Covid. Sull’Evidenza dell’Immoralità dei Vaccini per l’Uomo Medio.

26 Aprile 2021 Pubblicato da 7 Commenti

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, un avvocato romano di grande esperienza ci ha inviato questa riflessione in tema di vaccini, da un punto di vista cattolico. Buona lettura. 

§§§

SULL’EVIDENZA DELL’IMMORALITA’ DEI VACCINI PER L’UOMO MEDIO

 

Non dovrebbe essere necessario essere eruditi o dotti teologi o formati dottrinalmente, e nemmeno cattolici, per poter valutare in coscienza la moralità di un atto. Qualora la questione morale di un atto dovesse essere di difficile lettura per il singolo o per la maggioranza delle persone investite dal problema, tutti ne sarebbero sollevati moralmente. E’ ovvio.

 

Con riguardo alla liceità dei vaccini quindi, se la questione morale sottesa fosse così articolata e impervia come molti studiosi ci raccontano, non si porrebbe il problema morale. Ognuno sarebbe assolto nella sua scelta di sottoporsi o no al vaccino, proprio grazie alla difficile individuazione razionale della sua bontà o malizia.

 

Appare invece evidente che, soprattutto trattandosi di scelta comportamentale dalle gravi implicazioni che investe di fatto l’intera umanità, è da escludere che appunto tutta l’umanità sia assolta da responsabilità morale nel vaccinarsi o meno. Tale atto ha quindi una valenza morale e non è possibile sottovalutarla. Allo stesso tempo tale valenza morale dovrebbe essere in astratto di facile discernimento.

 

Il criterio che dovrebbe illuminare il percorso razionale volto a capire quale dovrebbe essere il comportamento di ognuno, tiene conto del fatto che, proprio perché si tratta di una scelta che investe l’intera umanità, per cui la gamma di soggetti impegnati a valutare è infinita, si deve ritenere che il soggetto chiamato a decidere sia quello di conoscenza media, non lo studioso, non il teologo, non il cattolico che studia i documenti del Magistero e le questioni morali.

 

Quindi abbiamo: un soggetto medio, una condizione storica in cui l’umanità è afflitta da un virus, la proposta insistente e quasi impositiva di sottoporsi a un vaccino (accantoniamo le valutazioni in ordine alla paura che attanaglia molti: la paura potrebbe ovviamente costituire un’attenuante in ordine alla responsabilità morale della scelta, ma altresì un merito nel far prevalere le facoltà intellettive e volitive, nonostante appunto la paura).

Ognuno dovrebbe quindi avere gli strumenti e poter attingere facilmente alla propria esperienza per valutare la bontà dell’atto vaccinale, e tale esperienza, essendo comune a tutti, dovrebbe offrire delle evidenze e delle necessità che da una parte non dovrebbero richiedere approfondimenti scientifici o particolari condizioni antropologiche o culturali o religiose per essere conosciute, e dall’altra dovrebbero costituire la premessa delle ulteriori indagini e non potrebbero perciò essere contrastate o ignorate da qualsiasi successivo processo scientifico.

 

L’evidenza per il soggetto medio, attingibile senza eccessivi sforzi o dotte elucubrazioni, è che a meno di un anno dall’insorgere dell’epidemia, il vaccino non possa che essere ancora in fase sperimentale; non sia quindi già stato testato e non se ne conoscano con certezza scientifica gli effetti benefici nonché gli effetti collaterali. Il fatto che si tratti quindi di una terapia “sperimentale” costituisce un dato esperienziale ineludibile e insuperabile che non dovrebbe essere scalfito nemmeno dal pressante “pensiero unico” dominante.

 

E questo, sia considerando che si tratti di un vaccino vero e proprio, sia che si tratti di una terapia genica: ciò non rileva, proprio perché il soggetto medio non approfondisce tali profili, non fosse altro perché le sue fonti di conoscenza sono quelle basilari di informazione. Ovviamente, la conoscenza del fatto che possa non trattarsi di un vaccino, ma di una terapia genica, ancor più dovrebbe incidere sull’attivazione della prudenza.

 

Tornando all’improbabilità che il vaccino sia stato testato, ciò è confermato anche dal succedersi dei fatti, visto che il “mondo scientifico” risponde all’insorgere di eventi avversi con incertezza e palese non conoscenza delle cause, dimostrando l’inesistenza di una previa definitiva sperimentazione scientifica, e soprattutto dando esplicita conferma che la sperimentazione sia in atto proprio sui soggetti vaccinati. A fronte di ciò, l’uomo medio a maggior ragione deduce che il vaccino non sia stato testato e che sia l’uomo stesso a costituire la cavia della sperimentazione.

Tale fatto dovrebbe essere di per sé ignobile e aberrante e indurre chiunque a dubitare fortemente, per poi escluderlo, di poter contemplare come atto prudente e quindi moralmente lecito quello di sottoporsi alla sperimentazione. Sottoporsi quindi al vaccino, in quanto terapia sperimentale, costituisce un attentato alla propria vita e farlo fare ai propri cari o a terzi in generale è un attentato alla vita altrui, non essendo ponderabili sul piano scientifico e prudenziale gli effettivi benefici e soprattutto i danni.

 

Costituisce pertanto solo un interessante discorso accademico quello fatto da alcuni sulla “liceità” (!!!) morale dei vaccini, anche se derivati dall’utilizzo di feti abortiti volontariamente, che si avvale della teoria sulla cooperazione al male o sull’”appropriazione” del male. Non tutta l’umanità infatti può conoscere tale dato, non tutta l’umanità ha conoscenze rette sulla portata immorale dell’aborto indotto (ciò purtroppo a causa della dilagante coscienza lassa).

Soprattutto non tutti sono in grado di fare o seguire speculazioni così articolate come quelle degli studiosi che ci hanno allietato variamente sul punto, il che esclude la ricaduta morale sull’uomo medio: egli non ne sarebbe responsabile a priori, perché Dio non chiede cose difficili. Il discernimento sulla moralità degli atti è semplice come lo è Dio.

O comunque è alla portata di tutti, e non solo degli studiosi.

Inoltre, il fatto che questi studi portino a risultati antinomici comporterebbe l’opinabilità della scelta o l’equivalenza delle scelte, vaccino sì vaccino no, il che implicherebbe in generale la sua irrilevanza morale.

 

Volendo però affrontare la questione del materiale abortivo, qualora tale dato costituisse patrimonio dell’uomo medio che deve decidere se vaccinarsi o meno, la valutazione logica da farsi potrebbe essere la seguente. E’ escluso, per quanto detto, che il vaccino costituisca la soluzione di un problema di salute, non essendo sicuri i suoi effetti benefici e non essendo noti i suoi effetti nocivi; è quindi escluso che ciò possa superare il dubbio sulla sua liceità (anche il solo dubbio dovrebbe a maggior ragione fermare ogni atto positivo).

 

Ciò posto, è facilmente intuibile anche da parte di un soggetto medio che l’usufruire del risultato di un’operazione di laboratorio in cui siano stati utilizzati feti abortiti implichi una responsabilità morale, in quanto il trarre beneficio implica un consenso esplicito, per facta concludentia, una legittimazione diretta ed un incentivo alla moltiplicazione di quegli atti. Il soggetto medio non si pone il problema che si tratti di cooperazione al male, formale o materiale, o di appropriazione. Ciò che egli rileva è che ciò di cui usufruisce, costituisce il risultato di un atto intrinsecamente malvagio, immorale in sé, a nulla valendo la cooperazione previa, ma valendo sì la cooperazione postuma che è a quel punto diretta e non accidentale per il raggiungimento dello scopo. Chi si avvale del vaccino pur sapendo che è risultato di materiale abortivo non fa che “compiere”, realizzare, l’atto posto in essere all’origine in quanto atto posto proprio con la “finalità” del suo uso. E’ ingannevole pertanto il processo logico tipico della cooperazione al male: non ha importanza quale grado di partecipazione ci sia a monte dell’aborto, ma che si faccia uso di quell’aborto, il che è evidentemente molto peggio. Il lasso di tempo intercorso fra l’aborto e il trarne beneficio non ha rilevanza: è come se si potesse ritenere meno grave o irrilevante la ricettazione fatta oggi di un’opera d’arte rubata secoli fa. La ricettazione è sempre grave se ha come oggetto il frutto di un reato. Il trarre profitto da cose di provenienza illecita costituisce un reato ancor più grave laddove il male all’origine sia particolarmente riprovevole, e lo è addirittura anche laddove non ne siano responsabili gli autori del reato perché non imputabili o non punibili (per un raffronto con il codice penale vedi art. 648).

Sul piano morale, il fatto è viepiù riprovevole laddove è il mondo intero che dovrebbe ritenere lecito, secondo alcuni studiosi, l’uso del vaccino nonostante esso derivi da materiale abortivo. Viene quindi da costoro sottovalutato anche l’ulteriore aggravante data dal lucro (per di più enorme) che ne deriverebbe per la produzione farmaceutica a livello industriale. Gli studiosi che hanno dottamente scritto sul tema tranquillizzandoci sulla liceità morale dei vaccini, non hanno nemmeno considerato che, non trattandosi di una fattispecie morale ascrivibile a casi isolati, circoscritti, non quindi leggibili sotto la lente delle condizioni dell’atto singolo (quanto per esempio a stato di necessità, universalmente esclusa se non sotto l’ottica della paura, o quanto a gravità proporzionale, esclusa perché non risolutiva), ma trattandosi invece di atti di portata universale, essi sono ancor più abominevoli e deprecabili in quanto fanno dell’aborto la salvezza del mondo, con un sofisma che trasforma il male finora avversato (l’aborto), in bene per il genere umano. L’aborto che salva il mondo dal virus: l’esaltazione più ingannevole e diabolica di un atto che grida vendetta al cospetto di Dio. Se quindi non si tratta di cooperazione al male a monte, finisce con l’essere una cooperazione al male sia formale che materiale a valle, a nulla valendo la questione spazio-temporale, perché il consenso all’atto aborto ha una portata omnicomprensiva per il sol fatto di farvi ricorso per la propria salvezza. Ci si rende quindi fruitori consenzienti sia dell’intenzione che dell’atto materiale dell’agente principale.

Non c’è comunque nemmeno bisogno, sempre guardando le cose dal punto di vista del soggetto medio, di dimostrare l’erroneità delle teorie sulla liceità dei vaccini derivanti da materiale abortivo, in quanto tali teorie violano palesemente il principio di non contraddizione, quello per cui si opporrebbero all’evidenza della nocività intrinseca dei vaccini data dal fatto che sono sperimentali e che il sottoporvisi implicherebbe fare da cavie per testarli.

Ciò che fa inorridire gli animalisti, dovrebbe a maggior ragione far inorridire gli uomini.

§§§




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7 commenti

  • Matteo ha detto:

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    É veramente una follia..
    e Israele sarà l’ultimo a convertirsi!

    Aspetti negativi: ad libitum
    Aspetti neutri: i flaconcini saranno fully recyclable?
    Aspetto positivo: morire, a volte, è meglio

  • Innominato ha detto:

    La liceità morale di un ‘azione è tale quando causa, mezzo e fine sono moralmente leciti!
    LA CAUSA: immettere sul mercato vaccini non sperimentati in seguito ad una falsa pandemia creata ad hoc, per trarre un enorme profitto per chi li produce, saltando tutte le fasi fondamentali e costose per l’approvazione da parte delle autorità competenti attraverso l’ “emergenza sanitaria”. Il mantra è “nulla sia più come prima” IL MEZZO: vaccini per la cui sintesi si è voluto utilizzare cellule umane provenienti da feti abortiti( perchè?)!IL FINE: vaccinazione di massa(cavie)che non immunizzerà affatto, anzi, come i dati stanno già dimostrando, darà origine a tutta una serie di pandemie causate dall’evoluzione del virus nelle ormai famose variati!
    Altro mantra: “Bisognerà vaccinarsi ogni anno ”
    Se a ciò si aggiunge che chi si vaccina lo fa esclusivamente perchè “ha paura di prendere il virus” e ha bisogno di credere in un “salvatore”, mentre i più evoluti lo fanno per “poter andare in vacanza” mi sembra che sia del tutto inutile continuare a cercare “qualcosa di buono”(cattolicamente parlando) in questi vaccini!

  • alessio ha detto:

    I vaccini sono sicuramente immorali
    perché preparati con feti abortiti .
    Poi , da quello che ho capito io ,
    l’ mRNA si chiama così perché
    va ad agire sulle molecole di DNA
    nelle cellule per far agire gli
    anticorpi quando si manifesta
    il virus; ma non si può sapere
    che effetto farà a medio e
    lungo termine .
    Ci vorrebbe uno studioso che
    ci spiega con parole povere
    questo argomento .

    • : ha detto:

      Da quello che si legge – ma potrei aver capito male – il problema è che finora sanno solo che possono provocare mutazioni nel DNA del “vaccinato” (tra virgolette perché non è un vaccino), e quindi sia sulla sua salute, sia sul codice genetico che trasmette le caratteristiche ereditarie ai discendenti (con il rischio di malformazioni fisiche od altre). Dovranno aspettare il sorgere di questi effetti per poterli studiare.

  • IM ha detto:

    Sabato 17/4/2021, all’uscita dalla messa prefestiva, Agnese, mia cara amica, operatrice Caritas e componente della Corale, era entusiasta di dover fare a breve il vaccino. Discorreva con le amiche sulla preferenza del vaccino Pfizer rispetto a quello di Astrazenica (indottrinate dagli Organi dell’informazione ignare del fatto che Pfizer ha creato molte più reazioni negative). Sembrava quasi che ci fosse una gara ad accaparrarsi quanto prima il vaccino. Agnese, venerdì 23/4/2021 è finita in terapia intensiva e versa in condizioni disperate. Prego Stilum Curiae di continuare a sensibilizzare con informazioni veritiere in merito ai vaccini e tutti i frequentatori del sito di fare una preghiera per Agnese, che potrebbe salvarsi solo con un miracolo dal Cielo.

  • nicoletta ha detto:

    Articolo condivisibile. Preghiamo perchè Dio fermi questo Male immenso per tutta l’umanità, la quale purtroppo in grande maggioranza non vuole valutare questi aspetti, e non si pone troppe domande sulle conseguenze dell’assunzione del marchio della Bestia.

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