SINDONE E SUDARIO DI OVIEDO AVVOLSERO LA STESSA PERSONA. STUDIO DELL’UCAM CONFERMA IL VANGELO DI GIOVANNI.

 

Marco Tosatti

Un nuovo studio, compiuto in Spagna dall’Università Cattolica di Murcia (UCAM) ha confermato che la Sindone di Torino e il Santo Sudario, conservato a Oviedo hanno avvolto la stessa persona. Non solo: gli esami scientifici hanno rivelato che questa persona “soffrì una ferita” di tipo penetrante nel suo costato dopo che era già spirata. La concordanza con quanto raccontano i Vangeli, e in particolare quello attribuito a San Giovanni, che si pensa fosse presente nelle ultime ore di Cristo sul Golgota balza subito agli occhi.

Un gruppo di studio di medicina leglae guidato da Alfonso Sánchez Hermosilla, medico legale dell’Istituto di Medicina Legale di Murcia, direttore della Squadra di Ricerca del Centro Spagnolo di Sindonologia e consulente scientifico del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino.

Per arrivare a questa conclusione sono stati realizzati “Studi antropometrici criminalistici, anatomici e anatomo-patologici della Sindone e del Sudario”. “I suoi risultati portano a nuovi progressi della squadra di ricerca della UCAM che sta studiando il Sudario di Oviedo e che già in precedenza ha riscontrato altri elementi di evidenza per cui entrambi gli indumenti avvolsero la stessa persona”.

L’UCAM ha reso noto che sono stati compiuti “Studi sul sangue, sulla presenza di pollini, sulal conservazione del materiale tessile (lino) e sulla presenza di contaminanti organici e inorganici”.

“Le macchie di sangue sulle quali abbiamo lavorato sono sempre state qui, però nessuno le aveva studiate, e sono le uniche con queste caratteristiche. Fino ad oggi erano state attribuite a segni causati dalle ferite della flagellazione”, ha detto Sánchez Hermosilla. L’università ha spiegato che “Le macchie rilevate dai ricercatori e su cui si incentra lo studio hanno caratteristiche comuni e sono molto diverse dal resto, sia per la loro morfologia e complessità dopo l’analisi macroscopica, con un’alta concentrazione ematica e nel centro un cerchio più chiaro e ben delineato”.

“Questa macchia d’altronde diventa invisibile se la si osserva con un filtro infrarosso, come è normale per le macchie causate da sangue cadaverico, al contrario di quello che accade con il sangue vitale (…) Nel Sudario c’è solo una macchia con caratteristiche simili, denominata ‘macchia a fisarmonica’, attribuita alla stessa origine macchiante e conseguenza della piegatura del tessuto varie volte in forma di ‘presilla’ (sopraffilo) che sta sopra il rovescio della grande macchia centrale”.

L’UCAM informa che lo studio ha descritto in dettaglio “i tessuti e gli organi attraversati dall’oggetto puntuto nella sua ipotetica traiettoria”, e dà sostegno all’ipotesi secondo cui “Chi amministrò questo colpo di grazia aveva esperienza, dunque collocando la lama dell’arma in posizione orizzontale si poteva evitare facilmente le costole, per non dover provare più volte, qualcosa che apparentemente non avvenne, perché non appaiono quelli che in Medicina Legale si chiamano ‘lesioni di sondaggio’”.

L’università ricorda che “prima di questa nuova scoperta, e nel corso di questa ricerca, è stato scoperto nel Sudario di Oviedo un grano di polline di una pianta che secondo la palinologa del EDICES, Marzia Boi, è compatibile con la specie botanica Helicrysum Sp., identificata anche sulla Sindone”.

E non si è trattato di una contaminazione posteriore, “Perché si trova incollato al sangue; cioè giunse alla reliquia allo stesso tempo del sangue, non in un modo aleatorio”.

La persona che è stata avvolta sia nella Sindone che nel Sudario “era in posizione verticale quando subì una ferita penetrante che attraversò l’emitorace destro, con entrata per il quinto spazio intercostale e uscita per il quarto, vicina alla colonna vertebrale e alla scapola destra, lasciando macchie di coagulo di sangue e di liquido pleuro-pericardico su entrambi gli indumenti”.



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L’IMPASSE DEL PAPA, I DUBIA E IL GOSSIP IMPLICITO. UN PIANO DEL 2014…

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Marco Tosatti

Vi ricordate quanto il Pontefice ha tuonato periodicamente contro il gossip? Forse in questi giorni corre il rischio inconsciamente di cadere nello stesso comportamento; perché mi sembra che una forma di gossip – un gossip implicito – sia negare dignità piena di interlocutore alla persona “rigida, legalista, ecc. ecc.” che ha idee diverse dalle tue suggerendo che le sue critiche siano causate da problemi psicologici. O da una forma distorta di concepire l’esistenza o la sua fede. Invece di rispondere in concreto e nel merito alle questioni poste.

Così facendo però ci si espone al rischio che l’accusa venga capovolta: non può essere che i problemi psicologici, umorali, siano di chi si comporta in questo modo evasivo ed aggressivo, la sua reazione sia allo stesso tempo, segnale di una cattiva coscienza, dell’impossibilità uscire da un impasse, di dare una risposta netta e chiara?

Il sospetto di lesa maestà non basta. La facilità con cui si è andati a toccare nella questione dell’eucarestia ai divorziati-risposati punti centrali della vita di molti cattolici non si risolve con la denigrazione fatta in proprio o tramite gente di mano di vario genere, ahimè anche consacrata.

Si può pensare che in questo piano pensato da lontano si siano sottovalutati problemi e reazioni; e si sia preso poco in considerazione il valore centrale di ciò che si andava a toccare; cioè il rispetto dell’eucarestia, che è poi il nodo dei Dubia espressi dai cardinali.

Eppure non erano mancati i segnali di resistenza a un piano congegnato prima che il primo dei due Sinodi cominciasse.

Nel settembre del 2014, dopo aver avuto informazioni affidabili su quanto raccontava dei programmi futuri del Sinodo una persona che vi avrebbe giocato un ruolo centrale, scrivevamo su San Pietro e Dintorni:

“…. Il cardinale Kasper, che già vent’anni fa aveva una sua idea in proposito, non accettata in quei due regni, (Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) ha visto con l’avvento di Bergoglio l’opportunità di riproporla. A dispetto del fatto che da Manila a Berlino, da New York all’Africa la grande maggioranza dei suoi colleghi abbiano, ancora una volta, riaffermato la Dottrina della Chiesa, basata, ahimè, sulle parole di Gesù; uno dei pochi casi in cui l’enunciazione appare netta, chiara, definitiva, e neanche messa in dubbio dai tagliuzzatori professionisti di pericopi…

Insomma, le cose per Kasper & C. non hanno l’aria di mettersi molto bene. Ma forse c’è un modo, per aiutarlo. E per cercare di impedire che le voci fastidiose lo siano troppo rumorose.

Il primo punto consiste nel chiedere che gli interventi scritti siano consegnati con largo anticipo. Il che è stato fatto. Entro l’8 settembre chi voleva intervenire al Sinodo dove far pervenire il suo temino.

Secondo: leggere attentamente tutti gli interventi, e nel caso che alcuni di essi fossero particolarmente pepati, dare la parola a un oratore che prima dell’intervento spinoso, cercasse già di rispondere, in tutto o in parte, ai problemi sollevati dall’intervento stesso.

Terzo: se qualche intervento appare proprio problematico, dire che purtroppo non c’è il tempo necessario per dare la parola a tutti, ma comunque il testo è stato acquisito, e resta agli atti e di sicuro se ne terrà conto nell’elaborazione finale.

E in effetti non tanto il Sinodo, sarà importante, ma la sintesi che ne verrà preparata, e che porterà la firma del Papa come “Esortazione post-sinodale”. E’ molto probabile che non sarà un testo chiaro e definitivo, ma basato su un’interpretazione “fluttuante”. In modo che ciascuno leggendolo, possa tirarselo dalla parte che più gli fa comodo.

Umile osservazione di un povero cronista: ma se uno ha un piano così elaborato e astuto, perché parlarne di fronte a perfetti estranei durante una cena sontuosa?”.

Come abbiamo potuto vedere, tutto si è svolto come da copione, un copione preparato già all’inizio del 2014. Però come scrive il poeta Burns “The best laid schemes of mice and men”… spesso trovano intoppi; e questo schema ha trovato i Dubia.

Adesso il Pontefice regnante di Amoris Laetitia, Dubia e problemi collegati non vuole più sentire parlare, e chi lo fa, ci dicono, corre il rischio di subire qualche reazione stizzita, o uno scatto d’ira.

Ma temiamo che il problema non sia facilmente addormentabile; e non basta rinunciare all’incontro con i cardinali prima del Concistoro per risolvere la situazione. D’altronde le prospettive sono tutte perdenti. Rispondere ai cardinali, dire che chi è in peccato mortale oggettivo (con tutte le attenuanti del mondo) può avvicinarsi all’eucarestia è rompere con tutto quello che la Chiesa ha insegnato finora, e non bastano due noticine aumm aumm, un po’ di striscio, a ribaltare tutto. E’ una furbatina, ma di gamba corta. D’altronde tornare indietro come si fa? La prospettiva più probabile è lasciare che lo stato di confusione e divisione – lo scontro fra vescovi americani ne è un segnale – si propaghi e continui. Ma sempre con la spada di Damocle che in una situazione o in un’altra i Dubia si ripresentino al cospetto del Pontefice. Una bella impasse, Santità.



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