Mons. Viganò nel Contesto della Crisi della Chiesa Neo-Mondialista Bergogliana. Americo Mascarucci.

25 Giugno 2024 Pubblicato da 12 Commenti

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci mi ha scritto queste riflessioni sulla vicenda di mons. Viganò, che vi giriamo. Buona lettura e condivisione.

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Caro Marco

Il fatto che monsignor Carlo Maria Viganò sia sotto inchiesta da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede con l’accusa di scisma è senza dubbio un momento di grande chiarezza soprattutto per lui, se non altro perché si mette la parola fine alla propaganda di chi lo accusava di fare il gioco di Bergoglio.
Questo si è detto di Viganò, che in fondo era utile al pontefice regnante consentendogli di poter affermare che anche i suoi peggiori nemici ne riconoscevano la legittimità al punto che, diversamente dai vari Minutella e company, nessuno a Roma sembrava  preoccuparsi di lui lasciandolo libero di attaccare, anche in modo virulento, Bergoglio.
Viganò, non presentandosi davanti all’ ex Sant’Uffizio, dichiarando di non riconoscerne l’autorità e rifiutando di difendersi, ha in qualche modo già confermato il divorzio dalla Chiesa di Francesco da lui definita “satanica” e lo scisma di cui è accusato.
Lui si vanta di essere un nuovo Lefebvre, seppur con tutte le differenze del caso come ben evidenziato da Aurelio Porfiri, e il rappresentante di una Chiesa altra, opposta al nuovo ordine mondiale e garante dell’ ortodossia cattolica. Sempre Porfiri sottolinea: “Io credo che la figura di mons. Viganò sia interessante anche per un altro fatto. Il suo tentativo di agganciare la spaventosa crisi di fede con il declino morale, civile e politico che il mondo sta vivendo. Questo, paradossalmente, quasi agganciandosi proprio a quella lettura dei segni dei tempi voluta dal Concilio Vaticano II da lui ora tanto osteggiato”.
Ecco, monsignor Viganò ha avuto sicuramente questo merito, aver smascherato l’inganno di una Chiesa che nel tentativo di abbracciare il mondo in perfetto spirito conciliare ha finito con il sottomettersi alle regole del mondo contemporaneo rinnegando se stessa, fino a pretendere di adattare il magistero alle logiche del nuovo ordine mondiale, come le derive sinodali hanno dimostrato, e come ha dimostrato soprattutto la nuova linea politica della Congregazione per la Dottrina della Fede, la stessa che ora lo processa per scisma, improntata al più sfrenato modernismo.
E in tutto ciò si è mosso in maniera confusa e contraddittoria un papa che, mentre incoraggia certe svolte affidando i dicasteri strategici a figure spiccatamente moderniste, fa filtrare posizioni tradizionaliste come il no all’ordinazione dei seminaristi gay  passando come “omofobo” (vedi il riferimento alla troppa “frociaggine” nei seminari). Ma siamo sicuri che siano stati i suoi nemici conservatori a far filtrare quelle dichiarazioni?
O è invece proprio una strategia tutta filo bergogliana per spuntare le armi a quelli come Viganò, e dimostrare che hanno  torto nell’ accusare il pontefice di essere al servizio del nuovo ordine mondiale e delle lobby Lgbt proprio mentre la Chiesa favorisce le svolte mondialiste con interpretazioni fornite dall’ex Sant’Uffizio alquanto surreali (del tipo si possono benedire le unioni gay ma senza riconoscerne la validità)?
E allora, di fronte alla grande confusione che governa la Chiesa come dare torto a Viganò nel definire un onore l’accusa di scisma e una grande farsa il processo intentato contro di lui? Resta da capire in che “zona” si collocherà ora monsignor Viganò.
I lefebvriani non sembrano considerarlo affine a loro accusandolo di promuovere un nuovo sedevacantismo nonostante la dura critica al Concilio Vaticano II e non sembra nemmeno destinato a poter trovare un terreno comune con il fronte del “Codice Ratzinger” visto che nelle sue critiche al Concilio, l’ex nunzio non ha mancato di accusare lo stesso Benedetto XVI di essere un modernista, pur mettendo in discussione la legittimità di Bergoglio come papa con motivazioni diverse da quelle espresse dal collega Andrea Cionci nel suo best seller .
E allora? Quale futuro per monsignor Viganò? Presto lo sapremo.
 
Americo Mascarucci 

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12 commenti

  • Balqis ha detto:

    Quando è troppo è troppo. Siamo alla blasfemia: Cionci, in un video volgarmente intitolato “V’inganno'”, annuncia che presto svelerà il perché la transustanziazione non si verifica. Si tratta di un attacco gravissimo al cuore della Chiesa cattolica da parte di un personaggio privo di scrupoli.
    Sostiene, inoltre, che presto chiederà diritto di replica a questo articolo. Poveri noi!

    • Giovanni ha detto:

      Se così fosse ci avvieremmo, in tempi relativamente brevi, all’abolizione del ” Sacrificio Perpetuo “. Supremo il segno Apocalittico.

    • Tamina ha detto:

      https://www.youtube.com/watch?v=fj3CInCGMyQ
      Si riferisce a questo video? Perché avete un tale disgusto per la verità, per la logica, presentata con garbo?

    • Cooper ha detto:

      Nel video dice che la transustanziazione “finirà”, quindi si riferisce al futuro. Non so che cosa intenda, ma forse si basa anche su alcune profezie, dalle quali sembra di capire che si arriverà a qualcosa del genere: ricordo la Emmerick, ma ce ne sono pure altre che sono un po’ più esplicite. Certo è che se veramente un giorno si dovesse arrivare a modificare uno degli elementi che rendono possibile la transustanziazione, avremo finalmente la soluzione della cosiddetta “magna quaestio”: ma sarà troppo tardi. Per noi, non per Dio.

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    A parer mio il caso Viganò è legato in parte alla crisi della Chiesa, ma va letto anche come caso personale. Mons. Viganò ha 83 anni e tanti suoi coetanei, con un passato meno brillante del suo, sono cardinali . Otto anni fa, la deminutio capitis toccata a Mons. Viganò ha certamente influito sui suoi atteggiamenti, ora sfociati in fatti concreti, verso la suprema autorità della Chiesa, oggi ufficialmente rappresentata (validamente o no , questo è un discorso per preti bilaureati) da Papa Francesco.
    Riassumo brevemente i fatti di 8 anni fa. Viganò al raggiungimento del settantacinquesimo anno di età, in ottemperanza alle leggi canoniche vigenti, rassegna le dimissioni. Vista la sua alta carica (Nunzio Apostolico in USA) Francesco avrebbe potuto non accettarle e confermarlo nella carica, magari nominandolo cardinale.
    Invece le accetta immediatamente e lo nomina Vescovo, o Arcivescovo, di una inesistente diocesi. Anche Viganò è un uomo: certe pacche possono far male e possono diventare parte delle motivazioni che sostengono successivamente determinati comportamenti. Lo stimolo finale che ha dato origine ai due atti di cui stiamo parlando ( divulgazione del testo della convocazione e rifiuto di presentarsi) è costituito dall’atto di convocazione. Tutto questo non ha alcunché a vedere col caso Mons Lefebvre.
    O no?

  • Sereno Graffiante ha detto:

    Caro Mascarucci, i lefebvriani manifestano una volta di più le loro ambiguità, contestando il CVII e la linea bergogliana, di cui continuano tuttavia a riconoscerne l’autorità. Le concessioni di Bergoglio alla FSSPX sono lì a testimoniare che un accordo “di fatto” sussiste, si tratti di comunione “imperfetta” o che altro.
    Mons. Viganò, come alcuni hanno acutamente suggerito, dovrebbe avere il coraggio, per il bene della Chiesa cattolica, di andare sino in fondo nella sua azione di denuncia che, facendo prioritariamente leva sul c.d. “vizio di consenso”, inizi a scoperchiare la cupola.

  • nato ieri ha detto:

    per un certo tempo Monsignor Lefebvre non ha escluso cfhe Montini non sia papa ma semplice impostore che vuol farsi passare per il pontefice (vedi in merito il mio scritto in francese Aux sources de l’alternance dans l’Églie catholique pp.167 sgg.

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