The Acolyte, Star Wars più G*a*y di Sempre, a Dispetto delle Perdite. Walt Disney si Rivolta nella Tomba..

20 Giugno 2024 Pubblicato da 3 Commenti

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato dagli amici di Pro Vita & Famiglia, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

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La linea editoriale e culturale woke non paga. Peggio: è del tutto controproducente. Lo scrivevamo su queste colonne lo scorso anno, rilevando come il 2022 per Netflix e Disney fosse stato un anno semplicemente terribile, con perdite economiche disastrose. Una notizia talmente vera che proprio la Disney era stata costretta, per fronteggiare perdite di svariati miliardi di dollari, a procedere con qualcosa come 7.000 licenziamenti. Eppure, si sa, per l’ideologia non contano i fatti, bensì lo schema: per cui, anche se i risultati aziendali sono quelli di un bagno di sangue, si deve continuare sereni verso il burrone.

Deve essere stato più o meno questo, c’è da immaginare, il ragionamento che gli amministratori dell’amatissimo brand di programmi per bambini deve aver fatto. Non si spiegherebbe, diversamente, come mai sulla piattaforma Disney+ si sia deciso di tingere di arcobaleno la mitica saga di Star Wars, con la serie The Acolyte.  A rendere nota questa decisione sono stati la protagonista Amandla Stenberg e la creatrice della serie Leslye Headland, che hanno spiegato che la loro serie potrebbe essere lo show di Star Wars «più gay di sempre». Parole che non sembrano esagerate, purtroppo. Una recensione dei primi episodi di The Acolyte pubblicata su YouTube, segnala infatti come si possano vedere «due madri che concepiscono due gemelli» come parte della trama.

Nel corso di una intervista, la Headland – dichiaratamente lesbica, guarda caso – si è pure chiesta, ironicamente, se qualcuno potesse seriamente affermare che C-3PO è etero, sottolineando che R2-D2 potrebbe essere lesbica.  In ogni caso, tutto si può dire fuorché una simile deriva non fosse in qualche modo annunciata: apertamente, peraltro. Sempre la Headland infatti, un anno fa – nel corso della Star Wars Celebration – aveva affermato che The Acolyte sarebbe stato codificato come queer. Insomma, eravamo stati avvertiti. Ma c’è di più. La serie, infatti, su Disney+ Italia è codificata come 12+, dunque adatta per bambini dai dodici anni in su.

Tutto ciò, però, non è il primo esempio, purtroppo, di una nuova puntata di brand e colossi dell’animazione che abbracciano l’ideologia arcobaleno. Già nel 2021, per fare un esempio, la DC Comics aveva annunciato in occasione del National Coming Out Day che «la vita di Jon Kent, il Superman della Terra e figlio di Clark Kent e Lois Lane» avrebbe preso una «nuova direzione audace» in una versione allora inedita della serie dei fumetti Superman: Son of Kal-El.

Il colpo di scena pubblicizzato dalla società di fumetti prevedeva, in quel caso, la rivelazione del personaggio principale come bisessuale. Sempre la DC Comics ha poi pubblicato Batman: Urban Legends #6, in cui Robin, lo storico compagno di avventure Batman, intraprende una relazione romantica con un altro uomo. Insomma, The Acolyte va ad inserirsi in un filone tristemente consolidato, oramai. Questo però, ovviamente, non rende meno triste questa ennesima puntata dell’ideologizzazione dei film e prodotti dell’animazione. Che in teoria avrebbero la sola funzione di intrattenere e divertire, mentre nei fatti sono sempre più prodotti finalizzati all’indottrinamento. Come Pro Vita & Famiglia ha raccontato in precedenza, sono anni che la Disney, per tornare a noi, è al servizio dell’ideologia arcobaleno.

Basti pensare al video di una conferenza tenuta nell’ormai lontano 1998 all’Università della California da Elizabeth Birch, dirigente dal 1995 al 2004 della Human Rights Campaign, la più grande organizzazione Lgbt americana. Ebbene in quel filmato, dopo essersi accertata che tra il pubblico non vi fossero giornalisti – e probabilmente senza sapere di essere ripresa – la Birch riferisce di uno scambio di battute avuto con Michael Eisner, amministratore delegato della Walt Disney Company per oltre vent’anni, cui lei disse che il 30 per cento dei suoi dipendenti fosse gay, prima d’esser da costui corretta: «Ti sbagli, Elisabeth, sono il 40 per cento».

Lo ricordiamo: parliamo del 1998, dunque di un’era geologica fa rispetto ai progressi e alle conquiste Lgbt degli ultimi anni. La Cnn fissa invece addirittura al 1984 l’anno in cui in casa Disney è iniziata una metamorfosi di apertura verso il pubblico Lgbt. Se questo fosse vero, significa che certo indottrinamento prosegue da ormai 40 anni. Il dramma e in un certo senso la novità è che neppure le perdite registrate ultimamente – perdite catastrofiche, lo si ribadisce – stanno fermando tutto questo processo. E The Acolyte ne è la chiara conferma.

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3 commenti

  • Chiamatemi pure Torquemada. Me ne farò una ragione ha detto:

    Che belli i tempi in cui Paperino e i nipotini, ginta la sera, si inginocchiavano a terra per pregare….

  • Nicoletta Trotta ha detto:

    Ma che vadano a zappare la terra, questi ectoplasmi annoiati! Basta!

  • Adriana 1 ha detto:

    Nessuno mi dica che non c’è un “progettino” in Alto Loco di minoranze “vittime” che aspirano a comandare come e più delle maggioranze.

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