Il Concetto di “Dignità Infinita” è Infondato. Parola del Vescovo di Trieste.

7 Giugno 2024 Pubblicato da 15 Commenti

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato dal sito dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

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Palazzo Vicco Trieste, Foto Sergio Sergas (cropped), triestesegreta.blogspot.com

Il giallo sembrava destinato a restare irrisolto: perché mai Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, ha introdotto il termine «dignità infinita» nell’omonima dichiarazione [qui] di aprile?

La teologia parla sì di dignitas infinita, ma in pochissime occasioni e per applicarla solo alla Beata Vergine Maria, alla natura umana di Cristo e ai beati in paradiso [qui]. Perché allora introdurre un concetto poco fondato – e ancor meno trattato – nella Scrittura e nel pensiero occidentale?

Svela l’arcano Mons. Enrico Trevisi, Vescovo di Trieste, chiamato a trattare proprio della “Dignitas Infinita” di Fernández, su invito dell’Azione Cattolica di Trieste [qui]. Mons. Trevisi non è troppo entusiasta di questa nuova recente dichiarazione. Gli suona male, tra l’altro, quell’accenno, nelle prime righe del documento, alla “Dichiarazione dei diritti dell’uomo” (1948), non solo «guardata con un certo distacco da Pio XII perché non c’era un riferimento a Dio», ma anche perché si fa riferimento solo ai diritti e mai ai doveri. Parole sante.

E non è entusiasta per un secondo motivo: pur trattando delle grandi tragedie del nostro secolo – omicidio, genocidio, aborto, eutanasia, povertà, guerra, immigrazione, ecc… –, Fernández mette troppa carne al fuoco. «Sono temi difficili – commenta Trevisi – e questo documento non li risolve».

Cancellare la dottrina, vista come ostacolo

Dove invece l’entusiasmo del Vescovo si riaccende è su tutt’altra questione, accuratamente nascosta tra le pieghe del testo e che poco c’entra con la risoluzione delle tragedie umane. C’entra invece molto con i massimi sistemi della nuova teologia contemporanea. A Fernández e a Trevisi sta a cuore abbandonare tutto ciò che essi ritengono un vecchiume metafisico, linguistico e concettuale: parlare dei temi della vita e della dignità – dice Trevisi – «con il linguaggio della legge naturale, ci ha portato in un vicolo cieco».

Da qui la rivelazione: quando Fernández usa il concetto di “dignità infinita”, sa benissimo – afferma Trevisi – che non si tratta di «una categoria centrale del pensiero né antico, né biblico», però è necessario introdurre un nuovo «fondamento», che oggi ci consenta di «capirci, di parlare, di andare avanti a riflettere, piuttosto che spegnere la riflessione».

Sentire queste parole è qualcosa di sbalorditivo. Si vuole togliere di mezzo il fondamento certo della fede e ci si reinventa una nuova categoria (la “dignità infinita”), senza capo né coda, senza collegamento alla dottrina; e la si utilizza come surrogato, che dovrebbe far capire meglio all’uomo moderno cosa fare.

Ecco allora il punto, il nodo dei nodi del pensiero del Vescovo, comune a tutta la teologia degli ultimi decenni: per parlare con l’uomo di oggi, oltre ogni cultura e religione, è necessario distruggere ogni fondamento scandaloso e, a maggior ragione, lo scandalo cristiano. Per dialogare, però, un fondamento serve comunque, infinito almeno quanto Dio. Ma se tolgo Dio, cosa rimane? Ovviamente l’uomo.

Cosa di meglio, allora, che portare al culmine la svolta antropologica del secolo scorso e definire la dignità umana come «infinita»? C’è un’unica emergenza, dice il Vescovo: da decenni la Chiesa fa «una grande fatica di dialogo con la filosofia, con la cultura, con il mondo di oggi». Per cui l’unica soluzione è di «elaborare un lessico per poter fare un dibattito», poiché, «se non abbiamo le parole, come facciamo a discutere per riuscire a trovare una via umana, una via condivisa per tutelare e difendere la persona?»

Questo è il vero «vicolo cieco», secondo mons. Trevisi. Non il crollo della fede, in qualità e quantità. Non l’assenza di un apostolato. Non la carenza della predicazione cristiana. Non la scomparsa del cattolico nella politica. Non lo scadimento di un sacerdozio sempre più secolarizzato. Non la tiepidezza dei chierici e dei laici.

No, nessuna via divina. Bisogna invece trovare una «via umana», per cui a tutte le brutture del mondo ci sarebbero soluzioni condivise, senza necessità di scomodare il Dio cristiano.

“Uscire da una visione di una natura metafisica e immutabile dell’uomo”

Le parole di mons. Trevisi suonano assai paradossali e non perché la “Dignitas Infinita” di Fernández non abbia accuratamente sostituito stile e linguaggio, ma perché contiene continui riferimenti alla religione cristiana. Tutto, nella dichiarazione del prefetto, sembra avere un fondamento biblico: la stessa dignità, che poggia sull’uomo «immagine e somiglianza di Dio»; la necessità dei doveri assieme ai diritti; la sacralità della vita; Cristo come salvatore, come creatore, come Dio e come uomo; la libertà scaturita dalla Rivelazione.

Se il dialogo – secondo Trevisi o Fernández – si era interrotto per via di un linguaggio vecchio e dogmatico, come mai, ora che il linguaggio è moderno e discorsivo, tutti questi documenti ecclesiali sono pressoché ignorati da quel mondo con cui si vorrebbe parlare e cercare soluzioni?

La risposta è semplice: perché quel mondo non ha nessuna intenzione di rinunciare ad alcunché della propria religione (ebraismo, islam, buddismo, induismo, sciamanesimo) e della propria cultura (laicismo politico, teocrazia, usi e costumi, sharia, tribalismo). Solo il cattolico rinuncia volentieri al proprio tesoro e sostituisce, nel più completo disinteresse, ogni concetto della sua teologia con un altro, nuovo e senza radici. E pretende pure di porre questo nuovo concetto come «fondamento» meta-culturale e meta-religioso (poiché il dialogo lo si fa con tutte le religioni e culture).

Davvero ci si può illudere che la “Dignitas Infinita” di Fernández sia accolta trionfalmente dai non cristiani? Davvero ci si può illudere che un africano sostituisca il suo tribalismo con la fraternità, senza conversione e per il puro assenso alla dignità infinita dell’uomo?

Eppure il Vescovo di Trieste è convinto: «Se voglio entrare in dialogo con la cultura di oggi, devo anche provare a usare delle categorie comprensibili a loro. E l’operazione è che per la dignità infinita è stata fatta una fondazione nella creazione, nel principio della incarnazione e della redenzione». La dignitas infinita sarebbe una categoria comprensibile ad un indiano, la cui cultura conosce solo le caste e l’idolatria? E un ateo – come lo sono la maggior parte dei politici – dovrebbe riallacciare la dignitas infinita alla creazione, all’incarnazione e alla redenzione?

Non solo Trevisi non vede l’assurdità di questi argomenti, ma sposa una certa mentalità storicista: «Noi parliamo di dignità, di diritti dell’uomo, di libertà, sempre dentro una cultura, dentro una storia. Anche la riflessione più matura della legge morale naturale ha dovuto fare i conti con la storicità e con la cultura»; bisogna allora «uscire da una visione di una natura metafisica e immutabile dell’uomo, che non rendeva conto anche del suo essere culturale e storico». Tutto quindi deve ruotare attorno a questo che, un tempo, era indicato come relativismo.

Ha ragione il Vescovo. Siamo in un «vicolo cieco». E non per via della dottrina – oramai quasi estinta nella Chiesa – ma perché non è più possibile alcun tipo di dialogo, divenuto la sede di scelte opportuniste, di parole incomprensibili e di confusione globale.

Silvio Brachetta

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15 commenti

  • Esdra ha detto:

    Cultura e culto hanno la stessa radice, entrambi hanno riferimento all’opera dell’agricoltore che ha cura di ciò che non ha creato perché possa dar frutto , secondo la propria natura. Può ricavarsi uva dai rovi ?
    L’inganno del modernismo è proprio lo stesso del marxismo, non regge alla prova dei fatti, le conseguenze delle applicazioni di entrambe le ideologie sono puntualmente disastrose ma la propaganda di regime (che si autodefinisce cultura mentre è ciarpame,) presenta sotto altre maschere sempre la stessa minestra annacquata e riscaldata proposta dal serpente ad Adamo ed Eva. Voi dovete fare a meno di Dio, solo allora sarete veramente liberi.
    Quando butteremo a mare i sofismi di Kant, per ritornare all’umile G. B. Vico, per il quale vero è il fatto, non le idee, o peggio le ideologie e i capricci, riscopriremo il vero patrimonio della metafisica che permise alla cristianità di fondare la teologia. Il vero dialogo socratico solo apparentemente è scendere al livello dell’interlocutore che ignora ancora di poter conoscere la verità. A differenza dei sofisti Socrate voleva che ognuno giungesse alla conoscenza della verità.
    Le ideologie come l’Illuminismo volendosi imporre senza fondamento logico-metafisico sfociano puntualmente nella violenza e nel totalitarismo, non nel dialogo.
    I soldati di Napoleone in Egitto massacrarono i musulmani che non vollero affatto farsi “illuminare” dagli ideali della rivoluzione. Così vediamo come viene trattato chi in una scuola voglia insegnare ai fanciulli che l’uomo nasce dall’unione di un maschio e una femmina…
    Oppure chi voglia leggere i risultati della sperimentazione sui vaccini per il covid prima di lasciarsi “curare”.

  • giovanni ha detto:

    E ti pareva…………altro volenteroso picconatore all’opera, nel cambiare significato a parole e concetti immutabili. La demolizione dall’interno va’ avanti spedita, piuttosto nutrita la rappresentanza, si potrebbe addirittura parlare di legioni all’opera . Cosa non si fa’ per accontentare i padroni e servigli calda, calda, la nuova religione mondiale ? Speriamo durante l’opera , qualche calcinaccio, finendo loro sulla capoccia, abbia il taumaturgico effetto di rinsavimento. Altrimenti non vorrei essere nei loro panni…..

  • Arianna ha detto:

    Siamo al surreale

  • Elena Maria Palatini ha detto:

    Siamo al surreale

  • Adriana 1 ha detto:

    Una curiosità “storica”: il palazzo del Vescovado di Trieste venne eretto in pochissimo tempo da Fouché- in esilio dopo la Restaurazione sotto Luigi XVIII, fratello del Re ghigliottinato- e che ivi morì nel 1820. Fouché è considerato il fondatore della PP (polizia politica moderna) perfezionando gli spregiudicati sistemi inaugurati dal Cardinale Richelieu e dall’ex-Vescovo Talleyrand. Portò con sé preziosi e pericolosi dossiers che facevano gola a tanti, ma che fece in tempo a consegnare a Gerolamo Bonaparte affinchè li bruciasse(?). Le robuste e cupe grate delle finestre al piano terra testimoniano la prudenza dell’uomo. Ebbe una severa educazione religiosa presso i Padri Oratoriani, anche se non raggiunse gli Ordini Maggiori: fu noto- anche- per le stragi di Lione.

    • La Signora di tutti i popoli ha detto:

      Palazzo vico è situato sulla via Cavana a Trieste, da tempo rimodernata e completamente irriconoscibile ma tre decenni addietro via Cavana era famosa per le “peripatetiche” ottuagenarie o poco più: mi vengono i brividi solo a ripensare di passare per quella strada, allora fatescente e lercia, mentre “adescavano” i clienti che fuggivano. Come quelle poverine riuscissero a sopravvivere è un mistero.

      • Adriana 1 ha detto:

        Ricordo che qualcuna di loro accettò in pagamento poche lire e 2 francobolli,( il tocco di classe del giovane militare ).

        • Adriana 1 ha detto:

          La storia venne fuori sul “Piccolo” quando un “soldatino”, dopo aver “usufruito” si rifiutò di sborsare la moneta,
          lasciando alla disgraziata di turno solo i due francobolli.

  • La Signora di tutti i popoli ha detto:

    …ma Trevisi cosa cacchio ne sa di Tito, dell’Istria, dei profughi e dei campi profughi,dei comunistie e delle loro violenze, di piazza Unità, dell’Italia regalata da Moro (però lo hanno ammazzato, c’è correlazione!), delle foibe ?? Come si permette di parlarne?!

    https://m.youtube.com/watch?v=EX2RH4nVCKg&feature=youtu.be

    Ecco il neo vescovo Trevisi di Ts che, avviato furbescamente sulla strada amorfa, compiacente e prona, già collaudata da mons. Crepaldi [ (la chiesa che non c’è), emerito vescovo ma promesso nuovo antipapa] ora (vedi link) esalta Bergoglio e Mozzarella, i due campioni della apocalisse. Uno meglio dell’altro!!

    Per noi “ultimo resto”, quanto ad essere quello “piccolo” è da vedere, è davvero facile sfrondare dagli scampoli della cristianità i fasulli e i venduti! Cardinali, vescovi e preti: non se ne ne salva nessuno e Cionci se ne faccia una ragione: altro che petizione! Forse la Segreteria dello Stato Vaticano l’ha ricevuta ma NON l’ha diramata a nessuno (ehh gia!!) e perchè dovrebbe e anche se l’avesse diramata con grande dispendio di spesa raccomandata pure con avviso di ricevimento e oneri di fotocopiatura, chi è quel cardinale, vescovo che ne prenderebbe atto? Chi rinuncerebbe a 5.000 euri per dire che Bergoglio non è papa? Ma sono disposti a rieleggerlo di nuovo altre 100 volte pur di rimanere in una chiesa fantasma con auto blu e serviti dalle suore compiacenti e far visita peridica ai conventi, specie quelli femminili dove tutti ossequiati si mangia bene e gratis.
    Altro che far cantare almeno tre cardinali: “Vero Papa mortuus est” , forse cinguetteranno tre cardellini, ammesso che la stagione venatoria passata ne abbia lasciato qualcuno vivo.

    Perchè si presentino presto al cospetto di Dio per godere del Paradiso naturalmente, spero che i vescovi emeriti (…non vi dico cosa) e non emeriti di Trieste abbiano fatto il miracoloso siero di lunga vita anticovid… ma sono troppo furbi…l’ “atto d’amore” lo hanno fatto inoculare ai loro preti e agli altri fessi boccaloni che li hanno ascoltati… ma non importa: il Paradiso può attendere a lungo, molto a lungo, eternamente.

    • Emy ha detto:

      Grande

    • Esdra ha detto:

      La critica di infondatezza di una dichiarazione magisteriale siccome proviene da sinistra passerà come contributo prezioso e stimolo all’approfondimento.

    • Adriana 1 ha detto:

      Cara Signora,
      che pretende? La “cultura”- e quindi una certa religione buonista-woke ha volutamente obnubilato Monsignor Santin- Vescovo di Trieste e Capodistria-, e ha cestinato le sue testimonianze su una tragedia che lo vide presente come attivo difensore dei Giuliani ed Istriani- soggetti a genocidio da parte Titina- anche rischiando la propria vita.
      “Sunt lacrimae rerum” scrive Virgilio…Oggi il problema sembra essere quello del “tocco di mano-tocco da villano” di Brigitte Macron a Camilla (in Carlo Battenberg-Mountbatten-Windsor ).

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    A parte l’aggettivo che cosa intenderanno quei signori quando parlano di dignità? Onore? Rispetto? Diritto ad essere sfamato e curato anche se non vuoi far niente solo perchè sei un uomo o una donna? Ma?

  • Federico ha detto:

    I veggenti della Salette ci avevano avvisati due secoli fa…

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