Dalla Letizia Mitica all’Afflizione Storica. Il Matto.

1 Giugno 2024 Pubblicato da 175 Commenti

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione queste riflessioni del nostro Matto…Buona lettura meditazione.

§§§

DALLA LETIZIA MITICA ALL’AFFLIZIONE STORICA

*

Premessa

 

Nell’esposizione di quanto segue evito le maiuscole in quanto l’argomento è per me denso di ustionanti perplessità, mentre, per di più, con la sua geniale e dirompente espressività, il Masaccio mi tira un potentissimo pugno nello stomaco: l’atteggiamento del Cherubino e l’espressione di Eva mi sconvolgono.

 

 

Chiedo pertanto a chi mi legge dalle feritoie del fortino (rispettabilissimo) delle sue certezze dottrinarie, e pronto a sgranarmi contro il rosario della mitraglia caricata a pallettoni dogmatici, di esercitare un minimo di compassione nei confronti del sottoscritto rinunciando a premere il grilletto. Piuttosto, invito chi se la sente a chiudersi nella sua stanza e a fare mezz’ora di silenzio per dimenticare se stesso ed immedesimarsi nella scena del Masaccio (sconsigliato a chi è debole di coronarie).

 

* * * * * * *

 

Indubbiamente, questo mondo è tra le sgrinfie del dolore, della malattia e della morte, in una parola dell’afflizione. Non c’è essere umano che possa sottrarvisi. L’afflizione, nelle sua miriade di forme, è la forca caudina obbligatoria per chi nasce su questa terra, è l’artiglio che tiene avvinto a sé questo mondo, di cui uno migliore non si può che immaginarlo. Sennonché l’immaginare è come il sognare: a un certo punto ci si sveglia, e, giocoforza, non resta che ammettere che questo mondo in cui regna l’afflizione sia davvero il miglior mondo possibile.

La qualcosa non può non suscitare in me una grande perplessità. Infatti, l’alternativa all’afflizione è la letizia, e non posso non chiedermi perché mai il miglior mondo possibile non sia un giardino di letizia piuttosto che un lazzaretto di afflizione, quest’ultima manifestandosi non di rado con modalità che mi fanno gelare il sangue nelle vene (realtà, per me, di non secondaria importanza).

 

Ora, se l’afflizione è inevitabile, e costituisce la condizione fatale in cui versa questo mondo che è il migliore possibile, quale motivo si è costretti – dico costretti – a farsene? Quale motivo si può trovare che non sia  condizionato proprio dall’afflizione quale realtà inevitabile, di modo che sorge l’obbligo di giustificarla? E così, il per me indigeribile paradosso che consolida la perplessità si fa incombente: è giusto che il miglior mondo possibile sia un mondo afflitto! Giustizia e afflizione costringono il mondo e l’uomo nel loro stritolante abbraccio! Testa o croce? La moneta fatale lanciata in aria ricade mostrando, neanche a dirlo, la croce: il cinquanta per cento di probabilità che uscisse la testa era già escluso.

 

All’accadere concreto-storico dell’afflizione, si rimedia con risposte  che in ogni caso non possono che confermarne la fatalità, dovuta – così è stato scritto a giustificazione dell’afflizione – ad una trasgressione avvenuta in un luogo-tempo mitico, la cui conseguenza orrenda fu lo spalancarsi del luogo-tempo storico, restando però impossibile sapere non solo quale fu il tragico momento (anno, giorno e ora, specialmente per chi esige che  scienza e fede vadano a braccetto) in cui il non-tempo del mito precipitò nel tempo della storia, ma anche quale fu effettivamente l’atto trasgressivo dell’uomo rappresentato nell’episodio della mela.

 

In breve, l’uomo non sa nulla né delle sue origini né della letizia perduta, e deve affidarsi al mito ed alle illazioni che ne seguono, credendovi dalla sua condizione di afflitto. Fatalità per cui l’uomo nasce ignorante, vive da afflitto e muore afflitto e ignorante!

 

Pertanto, originariamente, il miglior mondo possibile dovette essere, stando a quanto è stato scritto, il lieto mondo mitico, dal quale l’uomo trasgressore precipitò – come? – nell’afflitto mondo storico, quindi soggetto alla giusta afflizione quale fio da pagare, con modalità, lo ripeto, che spesso mi fanno gelare il sangue nelle vene, e non possono far sorgere in me un’altra atroce perplessità, cioè quella della sproporzione tra la trasgressione mitica di uno (di due) e l’afflizione storica “meritata” (?) da miliardi di esseri umani per secoli e secoli!!! Un solo atto mitico ha spalancato le porte al tempo-spazio della storia, al lazzaretto saturo di orrore!!!

 

Così il lazzaretto, diventa esso stesso il miglior mondo possibile proprio grazie all’afflizione concepita, forzatamente, come necessario rimedio alla condizione raccapricciante provocata dalla trasgressione. L’afflizione è la giustiziera santificante della trasgressione, e l’uomo ha da essere beatamente convinto di essere giustiziato – e reso giusto! – dall’afflizione (una sorta di santo masochismo?). Ed un mondo storico in cui l’afflizione è la chiave della redenzione non può che essere esso stesso il miglior mondo possibile grazie all’ossimorica felix culpa!

 

Infatti, senza il potere redimente dell’afflizione il mondo sarebbe il peggiore possibile. Invece il mondo afflitto è un mondo fortunato! Il lazzaretto è il luogo della salute! La letizia mitica di cui godevano in due diventa recuperabile proprio attraverso la giusta afflizione storica di una sterminata moltitudine, della quale, però, com’è stato scritto, molti sono i chiamati e pochi gli eletti.

 

Già: non tutti ma molti, e ancor più misericordiosamente, pochi tra i molti: una selezione inflessibile fra i miliardi di esseri umani che piombano nello storico lazzaretto dei dolori certamente non di loro iniziativa! Ci sarebbe dunque un creatore che essendo onnisciente già sapeva come sarebbe andata a finire? Un creatore di miliardi di anime delle quali, sfruttando le loro imperfezioni storiche addossate loro a causa della trasgressione mitica, opera un radicale sfoltimento? Troppa gente? Non c’è posto per tutti in un ritrovato  paradiso di letizie?

 

A questo punto, continuando ad avvalermi della libera facoltà di riflettere, perciò senza rinunziarvi totalmente di fronte alle esegesi cogitate da altri, le quali, evidentemente, si sono impegnate nell’interpretare il mito e la storia esclusivamente per giustificarne l’afflizione e la perdizione di massa (l’inferno è giustamente pieno zeppo di peccatori fetenti per la santa soddisfazione delle anime candide e giuste!), a questo punto, dicevo, può sorgere in me un’ulteriore e drammatica perplessità. Infatti, non si vede a cosa dovrebbe servire la facoltà di riflettere se le esegesi del mito hanno da mantenersi, accuratamente rifinite, nel tema dell’afflizione redimente eliminando da se stesse la minima obiezione, e, di conseguenza, creando un rigido sistema di pensiero per il quale, poiché in esso tutti i conti quadrano, o, meglio, vengono fatti quadrare, la perplessità diventa una tentazione, e, persistendovi, un peccato.

 

È lampante, perciò, che lo scrivente stia peccando poiché sta cedendo alla tentazione in cui è … indotto dal dio! Sì: secondo la granitica esegesi fondata su un’intoccabile traduzione, è il dio che esercita la sua volontà nell’«indurre in tentazione»! Il dio a cui la sua creatura chiede di … rinunciare ad esercitare la sua volontà: «non ci indurre in tentazione”! E questo quando poco prima la medesima creatura aveva pregato: «sia fatta la tua volontà»! Siamo sulle più moderne montagne russe!

 

E qui altre domande roventi: ma non è il diavolo che induce in tentazione? e se è il dio, il diavolo che ci sta a fare? Il dio non è, piuttosto, colui che concede la grazia per non cedere alla tentazione?

 

O si deve sospettare che il diavolo sia la mano sinistra del dio? Si avrebbe quindi un dio che con una mano spinge la testa sott’acqua e con l’altra la tira su per i capelli? Quindi un dio che induce in tentazione è nel contempo aiuta (non tutti ma  pochi eletti!) nella tentazione?

 

E ancora: perché – perché! – il dio crea l’uomo nel giardino della letizia e poi lo mette alla prova? Perfino il dio pratica il do ut des? Perfino nel giardino della letizia è prevista la precarietà? Una botola attraverso cui precipitare – inevitabimente! – nel lazzaretto storico dell’afflizione? Il dio crea l’uomo lieto, che non sa cosa sia la libertà e non saprebbe che farsene visto che è lieto, e poi gli mette nella coscienza il tarlo della scelta fra … che? Fra il bene e il male? Ma se è creato lieto dal dio, il cui operato è da considerare perfetto, perché questa perfetta letizia che non conosce il male deve essere messa alla prova? Il dio della perfetta letizia (non il diavolo) induce in tentazione l’uomo lieto sapendo – sapendo! – che poi lo caccerà nel mondo dell’afflizione storica in cui non gli farebbe mancare (ancora!) la sua tentazione e …  il suo aiuto?! Oddio! Fatemi scendere dalle montagne russe!

 

Che presunzione e disperazione in tutte queste damande! Non c’è forse un rigido e perfetto sistema di risposte, grazie al quale il da pensare e il da rispondere è già stabilito ed esclude la libera riflessione? Ma l’uomo non è creato libero, come insegna la granitica esegesi? Ma certo! Però se la esercita … va all’inferno! L’inferno: in altri tempi, in cui sì che c’era la fede, non se ne dava forse un salutare assaggino con i roghi?

 

La medesima perplessità fa chiedere perché la trasgressione di uno nel mito debba essere addebitata e fatta pagare a tutti i suoi discendenti nella storia, fatto che scarta a priori la responsabilità individuale nel mito ma la fa debordare nella storia per ciascun individuo della moltitudine. Il primo trasgressore infrange la legge nel mito e la responsabilità di tale infrazione viene inesorabilmente addossata, e fatta pagare durissimamente, anche a ciascuno dei suoi posteri nella storia. Perciò il primo uomo non era responsabile in proprio dei suoi atti? Perché la trasgressione individuale mitica viene imputata a tutti nella storia? Perché la punizione dei trasgressori – il perdono dietro pentimento proprio no? – non è rimasta nell’ambito del mito? Perché cacciare dal luogo mitico della letizia i trasgressori, determinando la contaminazione di tutta la loro discendenza nella storia? Forse che invece di essere curati, dei sofferenti di malattia infettiva vengono cacciati – cacciati! – dall’ospedale e mandati in giro a contaminare quelli che incontrano?

 

Infatti, sempre stando a quanto è stato scritto, è il dio che espelle il trasgressore dal mito, senza dargli nemmeno una possibilità di rimediare, dal che se ne deduce che nel mito c’è solo un spietata giustizia e non anche misericordia, ciò che risulta dal linguaggio tagliente con cui il dio commina l’espulsione. Ma se la misericordia – e perciò la carità! – non esiste nel mito, perché lo è nella storia? Perché la misericordia e il pentimento sono previsti soltanto nella storia e non anche nel mito? Perché il dio rifiuta la misericordia nel mito e poi l’accorda – a durissimo prezzo – nella storia? Perché il dio compensa la sua volontà di tentazione con la sua volontà di misericordia?

 

O forse fra il dio del mito e il dio della storia c’è un’incompatibilità insanabile che nessun accorgimento esegetico può nascondere?

 

A meno che non si affermi che la facoltà di riflettere sia una conseguenza della trasgressione, poiché l’uomo mitico, essendo lieto, viveva integralmente la vita e perciò il suo stato contemplativo pre-trasgressione non necessitava di riflessione su checchesia. Infatti, quale sarebbe stato l’oggetto della riflessione se lo stato di letizia lo rendeva integro, perciò di nulla mancante, quindi superiore al “bene” e al “male” e quindi davvero libero? Per questo anche l’uomo storico, pur se non lieto ma afflitto, non dovrebbe riflettere?

 

Sennonchè ecco il serpente – la mano sinistra del dio? – che mi induce nella tentazione di riflettere, quindi proprio ora esercitando il suo influsso su di me, e pure questo è un episodio con cui si vuol colmare con il credere la lacuna del non sapere.

 

E già: chi ha scritto il mito? E perché, stando nella storia, lo ha scritto? Per fare da tramite e comunicare a coloro che non sanno e quindi debbono credere a ciò che non sanno? E chi ha raccontato il mito, sapeva oppure per fede ha scritto ciò di cui anche lui non sapeva? Con il mito abbiamo dunque un racconto di chi non sapeva per chi non sa e deve credervi?

 

Ed ecco che, dopo avermi indotto in tentazione (chi? il dio o il diavolo?), cioè a riflettere, offrendomi per invisibili mani muliebri una mela avvelenata per merenda, il serpente ritorna tra le fronde (il dio ritira la sua mano sinistra?).

 

Ma … Ahi! … ecco che sto pagando con l’afflizione (e ti pareva!) l’aver ingerito il frutto esiziale: un gran mal di stomaco che nessun gastroresistente può lenire e per di più aggravato dal pugno del Masaccio, mentre la morte continua a fluire nelle mie vene mista al sangue, conducendomi momento per momento alla dissoluzione.

 

Eppure, così dice l’esegesi, questo rientra nella letizia mitica di cui si può godere … nell’afflizione storica, grazie alla felix culpa.

 

Domande finali (di ispirazione divina o diabolica?): se la colpa nel mito fu beata poiché meritò una grande redenzione nella storia, non si può essere indotti in tentazione (dal dio o dal diavolo?) a concludere che nella storia più si pecca e più si provoca abbondanza di redenzione? La legge della bilancia, cioè dell’equilibrio, è chiara: su un piatto ha da mettersi tanto quanto si mette sull’altro. E se è così, non si deve ammettere che i pochi eletti possono fruire della generosa redenzione grazie alla massa dei peccatori? E non torniamo qui al paradosso secondo cui, com’è stato scritto, occorre che lo scandalo vi sia ma guai a chi lo provoca? E così, mentre la massa dei reietti (dei giuda!) che provocano la redenzione precipita ad intasare l’inferno, i pochi eletti ne approfittano e se ne volano beati in un paradiso di pochi metri quadri, ovviamente puntando irriconoscenti il dito accusatore ornato dal brillante farisaico anello, e non senza uno sprezzante sorrisetto, verso i loro procuratori di grazia.

 

Simone Weil:

 

«Ci sono solo due cose che trafiggono il cuore umano, uno è la bellezza, l’altro è l’afflizione».

 

Per ora (eternamente?), a me che sono inorridito dall’afflizione in cui lietamente affoga il miglior mondo possibile, non resta che continuare a trafiggermi con la Spada della bellezza: sublime seppuku!

 

Sì! Questa è la mia schésis, cioè la mia disposizione, che il Nisseno dice «di chi è stato afferrato dalla percezione verso l’invisibile bellezza».

 

L’Invisibile Bellezza: la Luce, la Via, la Verità, la Vita!

 

William Shakespeare:

 

«La bellezza da sola basta a persuadere gli occhi degli uomini, senza bisogno d’oratori».

 

«Senza bisogno d’oratori»: grande Guglielmo!

 

§§§

Aiutate Stilum Curiae

IBAN: IT79N0200805319000400690898

BIC/SWIFT: UNCRITM1E35

§§§

 

 

Condividi i miei articoli:

Libri Marco Tosatti

Tag: , , ,

Categoria:

175 commenti

  • Rolando ha detto:

    dimenticavo….. Gesù stesso, ebreo, nella sua lingua madre sicuramente ha detto, se l’ha detto: “questo il corpo mio” senza l’uso della voce del verbo essere “è”! Che invece troviamo nella traduzione in greco: toutò estì to soma mou”, a noi pervenuta.

  • Rolando ha detto:

    E, dopo il punto, riprendiamo …

    “già: chi ha scritto il mito? E perché, stando nella storia, lo ha scritto? Per fare da tramite e comunicare a coloro che non sanno e quindi debbono credere a ciò che non sanno? E chi ha raccontato il mito, sapeva oppure per fede ha scritto ciò di cui anche lui non sapeva? Con il mito abbiamo dunque un racconto di chi non sapeva per chi non sa e deve credervi?”

    Stando nella storia chi ha tramandato il mito, lo ha scritto inconscio su una pagina delle infinite pagine del libro della memoria storica ed inconscio degli infiniti cambiamenti che avrebbe subito ad ogni accesso della memoria che li vivificava.
    Già Platone ne è un valido testimone quando spiega l’origine con cui l’uomo ha chiamato e chiama il mito dei miti: “theos”, dio. Da cui deriva ogni ragionamento sul “to theion”, la divinità, la sua natura “altra”, ma che non può essere impressa nella memoria storica se non per analogia della stessa realtà cui appartiene l’uomo fattore (più o meno cosciente) di memoria storica.
    Molto importante quindi, secondo me, risulta il “come” è stato scritto il mito.
    Ma nella memoria storica è documentato anche un “perché” di questo “come”.
    Ed a spiegarcelo, secondo tre tempi storici del divenire della socialità umana, è proprio Crizia (43 fr19).
    Quanto poi all’innumeri pagine del mito, la memoria storica non sembra documentarci se nella sua convinzione (=schiavo del [proprio] pensiero) chi ha racchiuso in esse il mito, avesse anche legato tutta la sua fede/Fiducia.
    Ci sono miti che raccontano persino di una dea che si è autotradita nell’uso del mito per un eccesso d’amore troppo, troppo umano e procurando, involontariamente, indicibile sofferenza (eterna?) psichica a sé e fisico-psichica all’amato!
    I miti come i dogmi sono produzioni umane, frutto inconsapevole dell’uomo, frutto della coscienza della Natura.
    Sono per chi li desidera: aspetti duali umani di convenienza in chi è dotato di ignoranza, cioè in tutti.

  • Rolando ha detto:

    “Ancora uno, l’ultimo racconto” mormora Pimen “peccatore” nella tragedia del Boris Godunov di Aleksandr Puskin.
    Ancora un intervento nel tentativo di discernere tra dualità e dualismo nel confronto col pensiero del MATTO.
    E parto ancora dall’opera del Masaccio posta come in exergo all’esposizione del suo pensiero.
    Su due cose, mai finora accennate, rivolgo le mie considerazioni: la porta (entrata/uscita) del giardino di Eden ed i due corpi nudi di Adamo ed Eva.
    Noto che qui i due corpi non solo non indossano le foglie di fico che intrecciarono da sé per coprire il sesso, ma neppure hanno con sé quelle tuniche di pelle con cui l’Elohim Yhwh li aveva rivestiti prima di scacciarli fuori e mettere i Cherubini di guardia all’accesso!
    Vero è che Eva si copre le pudenda con le mani, ma Adamo si copre solo il volto!
    Non c’è nessuno là fuori a vederli…e solitamente anche il maschio, sorpreso nudo, istintivamente si copre con le mani in assenza di altro!
    Ma il dolore in Adamo sembra avere il sopravvento!
    Anche Omero nell’Odissea parla di un giardino di Eden. È il giardino di Alcinoo, re dei Feaci.
    Qui è la donna a trovare e soccorrere l’uomo tra i rottami che le onde del mare portano in spiaggia.
    Odisseo qui ha tutto! Eppure… gli manca l’intera sua umanità! Quella che il destino gli ha strappato, nonostante avesse usato tutta la sua astuzia, come ben racconta il mito di Palamede.
    Quel Palamede (Παλαμήδειος cioè “geniale”) che meritò addirittura l’aggettivo di geniale derivato dal suo nome perché fu l’unico che riuscì a superare Odisseo in una gara d’astuzia costringendo il re di Itaca a partire per Troia contro la sua volontà.
    E per Odisseo stare nel giardino di Alcinoo era contro la sua volontà!
    Questo mito stupendo di Palamede racconta inoltre come la verità che emerge nei processi giuridici altro non sia che la verità costruita dagli avvocati difensori e scelta dai Giudici! Può benissimo essere la falsità come quella costruita a sua volta per vendetta da Odisseo contro Palamede!
    E adesso veniamo a quel dolore di entrambi che sembra avere il sopravvento. Sembra!
    E se fosse una recita artistica quella che Masaccio vuol far passare per far capire all’Elohim Yhwh che sono contenti d’essere fuori da un giardino recintato con tanto di porta, perché qui li chiama il destino della loro natura?
    E lo dimostrano avendo lasciato dentro i vestiti! Volutamente, secondo Masaccio cristiano e cattolico! È qui, già in exergo, che io colgo una sintetica spiegazione tra dualismo e dualità.
    Mani, nel vangelo che egli compose secondo le 22 lettere dell’alfabeto armeno, dice espressamente, come riferisce al-Biruni nello al-Athar, “che è Lui il Paracleto annunciato dal Cristo e che è il Sigillo dei profeti”.
    Al-Biruni riferisce: “La saggezza (hikma) e la conoscenza (‘ilm in seguito a correzione; mss: a’mal) sono quanto gli apostoli del Dio non hanno cessato di portare di epoca in epoca. Così esse sono apparse per il tramite dell’apostolo chiamato ai Bidada (Budda) in India, e in un altro per mezzo di Zaradasht (Zoroastro) in Persia e in un altro per il tramite di ‘Isa (Gesù) in Occidente, poi attraverso me, Mani, apostolo del Dio nel paese di Babele”.
    A Roma oggi in papa Francesco? Ma!
    E punto sia.

    • Adriana 1 ha detto:

      Caro Rolando,
      grazie per aver ricordato tra i pochi notabili il grande, grandissimo Al Biruni genio e dotto fra i dotti che- tra le innumerevoli scoperte- anticipò Copernico e Galilei di circa 700 anni. Visto l’impegno messo da Agostino per ripulirsi dal Manicheismo, dapprima abbracciato, si credette che esso fosse una eresia cristiana ( la solita vanità ), invece di una concezione autonomamente iranica, anche se legata parzialmente al giudaico-cristianesimo.
      Interessante e originale la tua interpretazione della mentita afflizione dei Progenitori ( nel tuo testo mi pare manchi un “non”– non far vedere che erano contenti–).
      Perchè Eva non si copre la faccia ma il pube? Suppongo prima di tutto perchè qui pare già incinta e il suo gesto sembra piuttosto di protezione al ventre, poi, perchè non è lei il capo (in senso stretto e metaforico; è Adamo che china il capo riflettendo addolorato, non Eva che qui mi sembra esibire una gestualità e una sottomissione assai consentanei alle “raccomandazioni” alle donne di Paolo. La nudità di entrambi era comune alla pittura coeva al Masaccio; più o meno devotamente e strategicamente coperta riguardava però la coppia felice nell’Eden. Qui, forse, essa allude alla mancanza di protezione del Dio e alla perdita della dignità dei progenitori. Il grido scomposto spetta alla femmina umana, simile a quello dell’ Ecuba omerica straziata, che ulula come una “cagna”. Tra le pitture di Masaccio- secondo il mio modesto parere- spicca ancora un altro urlo femminile, rappresentato iconograficamente dalla capellatura biondissima della Maddalena sparsa sul suo manto color fuoco nella famosa Crocifissione pisana.
      Le tue notazioni sono sempre stimolanti.

    • Rolando ha detto:

      difensori e occusatori (ovvio)

  • il Matto ha detto:

    u

  • Rolando ha detto:

    Corrige. Su 157 compreso. Son autostordito! I pensieri nel cervello si formano come le onde di un oceano in tempesta e quando s’acquietano covano come il fuoco sotto la cenere. Otzi docet.

    • Adriana 1 ha detto:

      Otzi? L’archeoantenato?

      • Rolando ha detto:

        Si Otzi, l’uomo delle nevi. Il mio eroe, il mio idolo.
        Per conservarlo, quante cure e quanti costi! Ogni volta che vado da lui, provo emozioni che in nessun’altra parte del mondo da me visitata, ho provato.

        • Adriana 1 ha detto:

          Quante cure e quanti costi da morto; finchè era vivo nessuno si era preoccupato di togliergli i parassiti da dosso o di attenuare i dolori delle sue artrosi…la solita giustizia in ritardo…

          • Rolando ha detto:

            Che la sanità statale italiana fosse stata così scassata anche a quei tempi?!
            Comunque questo santo a me ha fatto persino un miracolo!

  • Rolando ha detto:

    Finora 41 interventi su 146 compreso, li ho fatti io.
    Compatitemi se IL MATTO ha richiamato il Serpente con la sua melodia!
    Vorrei e non vorrei … esser preso a sassate: son comunque divino anch’io [il serpente, badate bene!].
    Comunque Masaccio…non mi ha fotografato!

  • Rolando ha detto:

    Simpaticissimo IL MATTO amabile; un’ultima riflessione.

    “Sì! Questa è la mia schésis, cioè la mia disposizione, che il Nisseno dice «di chi è stato afferrato dalla percezione verso l’invisibile bellezza».”

    Tal Max Tegmark ha dichiarato: “UNA PERSONA COSCIENTE È SEMPLICEMENTE CIBO RIORGANIZZATO” ( TEDx Cambridge, 2014).
    Cos’è quindi la coscienza personale che crede di sapere che sa di sapere?
    Cibo o coscienza? O più follemente la stessa cosa?
    Forse per questo rebus dopo la preghiera dell’Angelus il papa Francesco augura: “Buon pranzo a tutti!”.
    La mia ultima nipotina di sette mesi, adesso apre la bocca prendendo simultaneamente con le manine la mano della mamma che tiene il cucchiaio con la pappa!

    • il Matto ha detto:

      A me risulta che la coscienza è il senso di essere anzi di esserCI.

      Io sono, tu sei, Adriana è chiunque è:

      NOI SIAMO QUI ED ORA.

      Peccato che con tutto quel che abbiamo in testa …

      • Rolando ha detto:

        “è il senso di esserci”. Esatto. …. che cogliamo grazie alla Natura che ci fornisce di sensi per cogliere anche la sua stessa esistenza. Mangiando.
        Il verbo “essere” che senso ha senza i sensi? In moltissime lingue non ha avuto e non ha tutta quella portata che ha avuto ed ha in altre.

  • Rolando ha detto:

    Pleroma, non preromana. L’intelligenza del cel è…..

  • Adriana 1 ha detto:

    Rolando, per cortesia, cosa sta scritto sulla lapide(?) di Priene
    a cui hai fatto riferimento?

    • Rolando ha detto:

      Cara Adriana1, la cosiddetta Iscrizione di Priene è un reperto archeologico ora conservato al British Museum. Proviene da un ritrovamento probabilmente appartenente ad un tempio di Apollo nelle vicinanze dell’antica Efeso.
      Il testo ovviamente in greco e si fa il nome dell’arkiereos che lo ha redatto.
      L’argomento stesso trattato depone per una datazione durante lo stesso impero di Cesare Ottaviano Augusto. Si tratta di regole per un adattamento del calendario greco locale a quello latino di Roma di Cesare e di Augusto.
      Nel contesto sta scritto che la Provvidenza [Prònoia] ci ha mandato Augusto [Sebastòn] per dare agli uomini la grazia del Salvatore [ emas sotera karisamene] superando in questo tempo le speranze di ogni aspettativa, non solo sorpassando chi è venuto prima di lui, ma anche non lasciando speranza di far meglio ai posteri.
      Dalla nona e decima riga viene l’idea della “pienezza dei tempi” che punto troviamo in San Paolo: “ote de elthen to preromana tou kronou”(Galati 4,4.). Poi tutto quello che Paolo scriverà del Cristo a metà secolo già è documentato qui per il compleanno di Augusto!
      Certo, bisogna ammettere che l’avesse vista o fosse a conoscenza del contenuto.
      Una cosa è certa che lo spirito [pneuma] soffia dove vuole, come Gv3,5-8 mette in bocca al suo Cristo! Ed a Paolo ha ispirato le stesse idee che ispirò anche all’arciprete del dio Apollo!
      Esiste poi un’altra lapide che si trova alla biblioteca nazionale di Parigi nel “Gabinetto delle medaglie” la cui provenienza è dalla Giudea e riporta un ordine di Claudio in cui si decretano pene per i ladri di cadaveri dalle tombe.
      Scrive Shakespeare che anche sotto quattro metri di terra… la verità viene a galla. Ma!

    • Rolando ha detto:

      Cara Adriana1, non so se sei a conoscenza di quando scambiando pareri con Stilobate io sostenevo che San Paolo fosse a conoscenza del mito di Er.
      Egli saggiamente mi rispose che non abbiamo prove, ma nessuno può escluderlo. La Cilicia confina con la Panfilia sede per eccellenza di tal mito. Se non vado errato e se ricordo bene.

      • Adriana 1 ha detto:

        Caro Rolando,
        e… risulterebbe che tra gli innumerevoli viaggi di Paolo ci fosse la Panfilia, terra multiculturale e di molti linguaggi
        – anche esoterici-.

  • Rolando ha detto:

    IL MATTO scrive, tra l’altro, queste parole:

    “Sennonchè ecco il serpente – la mano sinistra del dio? – che mi induce nella tentazione di riflettere, quindi proprio ora esercitando il suo influsso su di me, e pure questo è un episodio con cui si vuol colmare con il credere la lacuna del non sapere.”

    Premessa: più che la mano sinistra del dio, io direi: “il lato oscuro” di EL YHWH che si ricava dalle prime pagine del “suo” stesso libro!! E di ogni dio!
    Il suo influsso su di me sarebbe quindi ciò che colma in me col sapere la lacuna del non sapere. Ovviamente l’influsso del serpente! Ma nessun influsso colma in me il sapere di non sapere. Neppure quello di YHWH o di qualsiasi altra Divinità, Rashap/serpente compreso! Anzi YHWH lo dice esplicitamente: nessuno può sapere/conoscere di Lui!
    Ma c’è di più! YHWH arriva persino a proibire la stessa “formazione-di-pensiero”, cattiva/serpentina, nel cuore dell’uomo!
    L’unica cosa che si può onestamente desumere da tanto guazzabuglio è che nessun Dio di credo umano… “si muova” [Muovo, io (mi) muovo, (l’etimologia del termine “theos” in Platone)] così come pensa l’uomo che lo chiama “Dio” sotto il cielo stellato.
    Agostino se la cava col sospirare: irrequietum cor nostrum donec requiescat in te! Ma resta irrequieto il mio cuore sia che la pensi come l’altro, sia che la pensi come penso di pensare.
    E chiaro che un insieme che crede di pensarla allo stesso modo è più solido e forte di un insieme di pensieri diversi. Ma è sempre da un battito d’ali che si origina un disastro per tutti.
    E nel mondo dei pensanti ciò equivale a radicale sconvolgimento verso sempre nuovo ordine.

  • Rolando ha detto:

    Non affiliazione ma “afflizione”. Anche l’intelligenza artificiale IA, è afflizione-tristezza, seccatura e pure confusione!
    Chi mi libererà da questo corpo di morte? Ma chi mi dice che la morte non sia la vita e la vita la morte?

    • Adriana 1 ha detto:

      Caro Rolando: la “Malinconia” declinata in modo diverso, ma affine da due poeti “esperti” della singolarità dell’animo umano:”…O greggia mia che posi, di te beata/, che la miseria tua, credo, non sai!…O forse erra dal vero,/Mirando all’altrui sorte, il mio pensiero. ” ( Leopardi: “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia ” ).
      ” Addì cantava:- Tu sola, tu, vivi/ o greggia, che non mai dalla tua strada/ vedi la Morte ferma là nei trivi./ Vedo qualche smarrito astro che cade:/ muore anche l’astro….
      O greggia, solo chi non sa non muore!/ ”
      ( Pascoli- Poemi Conviviali- ” In Oriente ” ).
      Ai quali- spiritualmente- mi piace associare il finale dei
      “7 Samurai” di Akira Kurosawa…
      Goditi- anche per me- la Verona belcantistica, augurandoti che l’esecuzione del Mefistofele sia degna. ( Ma nessun Mephisto mai come Samuel Ramey !!!).

      • Rolando ha detto:

        “Essa era di là di quella porta e se n’udiva un mormorio fugace di quando in quando. Ed or la mamma è morta”
        (Pascoli. I due orfani).
        A quei tempi, noi s’avean paura, sì, ma non tanta!
        Ora siamo soli nella notte oscura.
        Scio quod redemptor meus vivit et in novissimo die de terra surrecturus sum et in carne mea videbo deum salvatorem meum: ego ipse et non alius et oculi mei conspecturi sunt.
        Peccato sia la più grande crux interpretum biblica!
        Carissima Adriana1!

      • Rolando ha detto:

        Oppure Adriana1 carissima….
        Nec miser impendens magnum timet aere saxum
        Tantalus, ut famast, cassa formidine torpens;
        Sed magis in vita divum metus urget inanis
        Mortalis casumque timent quem cuique ferat fors.
        E poi, detto a me:
        Aufer abhinc lacrimas, baratre, et compesce querelas!
        Ridere di sé soprattutto da vecchi!
        Tutto nel mondo è burla (Falstaff di Verdi).

        • Adriana 1 ha detto:

          Caro Rolando,
          mi riporti a care fatiche ( il cui senso da poco comprendo).
          E, sempre dal L.III del “De rerum natura”:
          “Atque ea minimum quaecumque Acherunta profundo/ prodita sunt esse, in vita sunt omnia nobis. ” (vv-978-979)

          • Rolando ha detto:

            Carissima. Sono andato a consultare e ….. sul mio testo questi due versi… li trovo sottolineati in rosso!
            Ah!

          • Adriana 1 ha detto:

            Caro Rolando,
            Sottolineati in rosso…non poteva essere diversamente.
            Io le chiamo “onde”. Talvolta spaventano , spesso danno serenità.

  • Rolando ha detto:

    Un’ulteriore riflessione, caro IL MATTO e relativamente a questo tuo capoverso:

    “L’afflizione è la giustiziera santificante della trasgressione, e l’uomo ha da essere beatamente convinto di essere giustiziato – e reso giusto! – dall’afflizione (una sorta di santo masochismo?). Ed un mondo storico in cui l’afflizione è la chiave della redenzione non può che essere esso stesso il miglior mondo possibile grazie all’ossimorica felix culpa!”.

    In questi tuoi pensieri io ci colgo, così come nel mio pensiero che tenta di entrare in armonia col tuo cercando di capire ed estendersi, una certa qual “tristezza” comune.
    Mi è capitato tanti anni fa, di leggere un libro di George Steiner da un titolo inquietante: “Le dieci possibili motivazioni della tristezza del pensiero”.
    Afflizione-tristezza è ciò che ci costituisce come animali, esseri, da cui emerge pensiero-come-immagine mai soddisfatto di sé.
    Questo è il male [il vero peccato secondo Platone] che origina desiderio di redenzione come riscatto.
    Chiaro che ogni dogma umano, perché nient’altro che umano, frutto della tristezza del pensiero umano – come già diceva Marcello di Ancira, un Padre conciliare di Nicea – è sempre frutto dell’uomo!
    Primus in orbe timor creavit deum. Da questa prima tristezza sono scaturite tutte le fantasie come sogni che non ci abbandonano né la notte né il dì.
    Ma è nato in pari tempo con l’affiliazione il desiderio di riscatto con l’uso del pensiero stesso.
    Già l’antica saggezza greca lo decretò: Patendo conoscere.
    E Crizia a spiegare che la redenzione non è un pensiero del dio, ma un lavoro umano mai terminato verso la Pienezza dell’Umanità.
    Anzi, dio, qualsiasi Dio, altro non è che creazione perenne di nuova afflizione!
    L’augurio più bello in assoluto è quello di Catullo:
    Sit tibi terra laevis et molliter ossa quiescant.
    Nobis, cum occidit brevis lux, nox est
    Perpetua una dormienda.
    Ma intanto: carpe diem.
    Ciao. Grazie.

    • il Matto ha detto:

      Grazie a te.

      Nel mio percorso apofatico, mi si fa sempre più evidente che c’è un “luogo”, o se vuoi uno stato, che trascende il bene-letizia ed il male-afflizione.

      Tu osservi:

      “Afflizione-tristezza è ciò che ci costituisce come animali, esseri, da cui emerge pensiero-come-immagine mai soddisfatto di sé”.

      Ciò stimola questa mia (personalissima) osservazione:

      il dualismo, che è prettamente umano (dunque non la dualità che è cosmica) si dibatte tra il bene e il male, tra la letizia e l’afflizione. In quel “luogo”, o in quello stato, non c’è nulla di simile, e cosa c’è, o cosa si è, è inconcepibile e indicibile. Non resta dunque che abbandonarsi al suo magnetismo.

      E, come dice, la canzonetta: “Sarà quel che sarà”.

      Ciao.

      • Rolando ha detto:

        Caro IL MATTO simpaticissimo, ma il rebus per me è sempre questo: dove si origina, da dove viene nel prettamente umano, che si dibatte nella supposta scelta, la cosiddetta “intenzionalità” di “libera” scelta. Dove si può trovare in lui? In ciascun Io? In ciascun Sé? O semplicemente in ogni cellula del suo corpo che elabora anche fino a due miliardi di molecole? Tanto lavoro, direi tanta creazione ma non vorrei essere frainteso, è forse frutto di intenzionalità o piuttosto albero? Davvero uno quando sceglie indovina dove sta la propria convenienza? Eppure ognuno sceglie e fa ciò che gli conviene. E poi piange magari. Proprio come ha fatto Adamo quando ha richiesto Eva perché tutto l’altro ben di Dio, gli lasciava una certa qual tristezza ( eppure aveva Tutto eccetto un sessualmente simile e la possibilità di filiare ); ed Eva quando ha detto a bocca piena: dai sbocconcella, “sentirai” quanto è buona….e bella! La mela?
        E Masaccio un istante dopo li fotografa ad perpetuam rei memoria! “Piangi fanciulla piangi” (G. Verdi)

        dualismo, che è prettamente umano (dunque non la dualità che è cosmica) si dibatte tra il bene e il male, tra la letizia e l’afflizione. In quel “luogo”, o in quello stato, non c’è nulla di simile, e cosa c’è, o cosa si è, è inconcepibile e indicibile. Non resta dunque che abbandonarsi al suo magnetismo.

        E, come dice, la canzonetta: “Sarà quel che sarà”.

  • Vedi meglio ha detto:

    “A proposito della “tentazione”, hai riportato il passo in cui scrivo che è il serpente ad indurmi in tentazione.
    Ma poi chiedo se è il Diavolo che induce in tentazione o è Dio, visto che gli si chiede “non ci indurre in tentazione”, secondo la ferrea, granitica, inamovibile traduzione.
    Ahò … manco uno dei “dogmatici” ha dato una risposta!”

    Forse perché anche i più dogmatici non si impiccano su una parola sola ma cercano di guardare il contesto ?.
    Se infatti il Pater finisce con ” liberaci dal male” (inteso, in greco, anche come maligno, la traduzione è equivalente) quale sarebbe questo male/maligno da cui Dio dovebbe liberarci se Lui stesso che è al contempo anche il male, il Diavolo?.
    Forse sarebbe il caso che iniziassi te, matto, a chiarire busillis come questo prima di lanciarti in considerazioni da matti…. ma chiaramente e’ chiedere l’ impossibile.

    • il Matto ha detto:

      “I dogmatici non si impiccano sulle parole”? Ma allora il polverone sollevato per la sostituzione di “non ci indurre” con “non ci abbandonare”, che si pone agli antipodi! me lo sono sognato?

      Tu che ci “VEDI MEGLIO” dovresti chiarire il pasticcio di parole che hai preparato per tergiversare tirando in ballo “il contesto”.

      “NON CI INDURRE IN TENTAZIONE”: è dunque il Padre nostro che induce in tentazione?

      Diciamo al Padre di non indurci in tentazione, evidentemente la tentazione a compiere il male! e poi gli diciamo “liberaci dal male” che Lui stesso ci induce a compiere? La faccenda non sta in piedi.

      “NON ABBANDONARCI ALLA TENTAZIONE” fa … quadrare i conti: è il Diavolo che ci induce in tentazione ed è il Padre che non ci abbandona ad essa dandoci la forza di non cedervi.

      E dire che stiamo parlando dell’acqua calda!

      • Vedi meglio ha detto:

        IL MATTO
        6 Giugno 2024 alle 15:34
        “Chi è che induce in tentazione? Dio o il Diavolo?
        Come dite? … Sto ascoltando … Dite qualcosa … per favore!”
        Hai fatto una domanda e hai avuto da me una ovvia risposta al dubbio angosciante che hai espresso nell’articolo : non puo’ essere Dio che induce in tentazione.
        Eppure questa è la traduzione corretta; sarebbe il caso allora di cercare più a fondo e riflettere meglio su altre possibili alternative ?.
        Ce la fai matto?.
        Non credo (del resto non ce l’ha fatta neanche questa falsa chiesa) vista la disonestà intellettuale con cui anche qui cerchi di intorbidare le acque passando da un dubbio espresso in modo chiarissimo alla difesa di una traduzione (peraltro sbagliata “secondo la ferrea, granitica, inamovibile traduzione” ) quando questa difesa non costituiva, neanche in minima parte, l’oggetto del discorso sin qui sviluppato.
        Stop.

    • Rolando ha detto:

      Perfetto, caro VEDI MEGLIO.
      Tu scrivi testualmente:
      “Se infatti il Pater finisce con ” liberaci dal male” (inteso, in greco, anche come maligno, la traduzione è equivalente) quale sarebbe questo male/maligno da cui Dio dovebbe liberarci se Lui stesso che è al contempo anche il male, il Diavolo?.”
      Hai già visto meglio. È la battaglia finale umana e storica dell’immaginario dei figli di Giuda: VICIT LEO DE TRIBU IUDA.
      Così si spiega il non inducas / eisenenkes emas : non spingerci in campo aperto per essere circondati dal nemico. Sed libera nos a malo / alla risai emas apo tou ponerù, ma salvaci dalla disfatta finale di Armaggedon, male totale per noi!
      Le allegorie si prestano molto bene ai tradimenti della realtà della memoria storica fattuale!
      Dio è un Uomo per tutte le stagioni della Storia a nord a sud a ovest e ad est.. Basta solo romanzare!

  • Adriana 1 ha detto:

    Caro Matto,
    del problema: “coincidentia oppositorum” (di male e bene) Romano Guardini si era già occupato nel 1964.
    Se clicchi: 30 giorni-il patto con il Serpente- (Massimo Borghesi) oppure ( se funziona ) ; https://www.30giorni.it/articoli_id_373l1.htm
    Dal Serpente a Lucifero a Cristo qui trovi un’ampia sinossi di argomenti e di autori. Libertà di indagine e di scelta per te e per chi voglia accedervi senza preconcetti.

  • Rolando ha detto:

    Caro IL MATTO, ogni parola della tua follìa apre la via ad un’altra follìa.
    Fermati attimo su questa follìa:

    “Sennonchè ecco il serpente – la mano sinistra del dio? – che mi induce nella tentazione di riflettere, quindi proprio ora esercitando il suo influsso su di me, e pure questo è un episodio con cui si vuol colmare con il credere la lacuna del non sapere.”

    Il lato oscuro del dio biblico! Io l’ho visto a Ebla, tra le testimonianze del suo tempio, del suo “fanum”, memoria storica. Impolverandomi, pensando.
    Ruderi del Tempio B, Tempio di Rashap, Dio del Male, XX-XVII secolo a. C.. Divinità degli Accadi.
    La stessa, medesima Divinità con lo stesso nome fa capolino nella bibbia ebraica, che dalla memoria culturale accadica dipende, sotto la figura del “serpente astuto”, immagine sacra del dio, che apre alla conoscenza l’uomo: “RASHAP [ =DIO ATTORCIGLIATO/ACCUCCIATO ] E-VERSO-TE BRAMA-DI-ESSO” (Gn 4, nona parola del versetto 7); cioè propria dell’uomo la brama di questo dio Rashap, dio del Male che entra di getto nelle prime pagine della memoria storica ebraica.
    Chiaro che Giobbe, Amos… Isaia, menti sostenitrici di un Dio solo per Israele, vedano e presentino il Lui (EL YHWH) tutte, assolutamente tutte, le qualità, funzioni e poteri di tutte le altre divinità, fino a scriverlo con lampante chiarezza! E dichiarare poi che: manus habent et non palpant; pedes habent et non ambulant… Deus autem noster in coelis est, omnia quaecumque voluit fecit…
    Caro Matto, grazie per le vie aperte a belle e piacevoli considerazioni.
    Per iscritto, in pratica, il NT comincia con le considerazioni di un Matto, un Folle, che non sa se è nel corpo o fuori dal corpo, e che lascia in testamento: ” IMITATORES MEI ESTOTE ” e non è ancora finito, concluso, finché si produrrà memoria storica.
    E tu pure contribuisci. Grazie
    Dai! Ancora… E chi conosce i confini?…
     

    • il Matto ha detto:

      Non c’è di che 😄

      A proposito della “tentazione”, hai riportato il passo in cui scrivo che è il serpente ad indurmi in tentazione.

      Ma poi chiedo se è il Diavolo che induce in tentazione o è Dio, visto che gli si chiede “non ci indurre in tentazione”, secondo la ferrea, granitica, inamovibile traduzione.

      Ahò … manco uno dei “dogmatici” ha dato una risposta!

      • Adriana 1 ha detto:

        Caro Matto,
        nella sinossi (ottima ed abbondante) di cui ti ho mandato i possibili due link trovi risposte anche su questo “problemino” ( che per Isaia non esisteva -Is.:45,7 ). Poi…che ciascuno mediti e scelga la sua risposta, in autonoma responsabilità.

        • il Matto ha detto:

          Ho letto i tuoi link suggeriti.

          Mi sembra di poter dire che “la conta resta per aria”.

          Da parte cattolica, il “non ci abbandonare alla tentazione” sembra più appropriato che “non ci indurre in tentazione”, quest’ultimo strenuamente difeso dai tradizionalisti conservatori, che però si sono ben guardati, almeno su questo blog, di rispondere al quesito neanche troppo complicato posto dal sottoscritto:

          Chi è che induce in tentazione? Dio o il Diavolo?

          Come dite? … Sto ascoltando … Dite qualcosa … per favore!

          • Adriana 1 ha detto:

            Caro El Loco,
            non li senti perchè, nella furiosa ansia di risponderti, hanno superato tutti i decibel immaginabili e hanno sfondato la barriera degli ultrasuoni- ti ci vuole una tecnologia apposita per rilevare le loro voci-. 🧐

      • Rolando ha detto:

        “Ricordati Israele “…..
        Come già ho accennato l’EL YHWH è l’unico Dio, l’unica Divinità per Israele, quindi non può non riassumere in sé tutte le altre qualità e possibilità di qualsiasi altra Divinità. Non è mai detto nell’AT esplicitamente che è “Onnipotente”, ma superiore in assoluto a qualsiasi altra Divinità, sì! Nel Deuteronomio c’è scritto esplicitamente: Quale popolo ha un Dio superiore a quello che hai tu, Israele? Ed è ad esso così vicino come io lo sono per te?
        Gesù è un figlio devoto del popolo di tal Dio. Ed è in questa devota mentalità che lo invoca come “Padre nostro”. La remissione dei debiti nell’anno sabbatico è una legge precisa di tal Dio ed in tal mentalità nessun figlio di Israele può impunemente sottrarsi. Quanto al tu non ci portare dentro il peirasmòn, ma liberaci dalla disfatta fatale, solo con una mentalità giudaica del tempo si può rettamente e storicamente capirne il senso. Israele con l’intervento di YHWH doveva sostenere la battaglia decisiva e finale su tutti i suoi nemici. Allora i nemici concreti ed empi per eccellenza erano i Romani, che profanavano il territorio sacro di YHWH, il solo legittimo Padrone. Quindi Gesù invitava i suoi compatrioti a pregare YHWH perché non li portasse dentro la battaglia, in campo aperto, in modo da non essere circondati dalle legioni nemiche e che, comunque andassero le cose, liberasse i suoi figli fedeli del Patto dalla disfatta totale!
        Solo così, con questa mentalità, anche attraverso il testo greco della preghiera che ci è pervenuto, si può essere vicini al pensiero del pio e zelante Gesù per la causa del popolo di Dio (EL YHWH). Chiaro poi che anche i pagani conoscevano un Patèr emòn e si può vedere una allegoria nella stessa allegoria.
        Ambrogio, Agostino erano inquieti su questu Tu soggetto che in-duceva in. E non solo loro…. Anche noi.
        Ma va tranquillo che al Dio, una volta che ci sia Dio, qualunque Mistero sia, non scappa nessun uomo ed alcunché. “Conosci te stesso” cui segue la misteriosa “èpsilon” sul Tempio di Delfi. Tu SEI. Soggetto Unico di ogni soggetto. Solo i Matti sono suo privilegiato possesso perché sfuggono ad ogni altro potere.

        • Rolando ha detto:

          Comunque il serpente è una Divinità e come tale attraversa e conserva la memoria storica.
          Viene attribuita al Cristo, sull’immagine del serpente di bronzo di Mosè. Gli Ofiti, una chiesa cristiana o scuola (hairesis) al pari delle altre, e ben testimoniata anche dall’intelligente ed irrequieto sant’Agostino, lo adoravano. Tutto ciò conferma la sintesi perfetta di Isaia 45,7 e non solo lui!
          E poi… il serpente è troppo bello e simbolico per ogni allusione. Il siero antivipera lo produce la stessa vipera.

        • Adriana 1 ha detto:

          Caro Rolando,
          “solo con la mentalità giudaica del tempo se ne può capire il senso…” Ottimo… A questo proposito vorrei chiederti se , secondo il tuo parere,
          sarebbe accettabile- a proposito del: “Date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio”- una spiegazione diversa da quella tradizionale.
          Tenendo presente che sulle monete allora in corso c’era la faccia dell’Imperatore, ossia di “Cesare”, tale iconografia- che offendeva i precetti dell’A.T.- doveva essere rifiutata da un Ebreo osservante e ri-data al rappresentante del popolo dominante, mentre “ciò che è di Dio”, ossia: la terra, il paese, Israele a Lui consacrato e da Lui voluto, a Dio doveva tornare ( eliminando il dominio romano e tutte le sue “abominevoli” monete ).

          • stilumcuriale emerito ha detto:

            Non è DATE ma RENDETE. Rendete = restituite.

          • Rolando ha detto:

            Carissima Adriana1, quello che espongo è il mio parere, che poi, alla fine concilia con ciò che tu pure hai scritto.
            In questo passo di Mc 12, 17, il Gesù ebreo e Galileo è fin troppo chiaro e… ironico: “….., ma la terra di Giudea a ELOHIM ADONAI”.
            Senza forse, Gesù ebreo conosceva fin troppo bene Esdra 22,44-45: “…i depositi per i Tesori di EL di loro”.
            E Giuseppe Flavio: “Gli ebrei, come sappiamo, non avevano un erario statale, ma solo il Tesoro del Tempio” A.J. XIV,113.
            Vangelo di Tommaso: “… e date a me ciò che è mio” (100, 2-3).
            Oceani di falsità cristiane sono stati riempiti per illustrare questo detto, messo in bocca a Gesù, come proferito dall’uomo più intelligente di tutta la storia umana ( esattamente così mi insegnavano in Seminario!), mentre è un detto di un astuto figlio di Israele che lotta con passione e con tutte le sue forze per la liberazione, l’emancipazione di sé e di tutto il popolo di YHWH dai Romani!
            Noi sappiamo che l’obbligatorietà del tributo a Roma va ricondotta a Domiziano (81-96 d. C.), comunque molto dopo la distruzione del 70, 74!
            Prima di Domiziano, che rende obbligatorio il FISCUS JUDAICUS, non circolavano in Giudea monete romane con effigie di imperatori e divinità!
            Il detto famoso può benissimo trattarsi di un falso storico interpolato/aggiunto solo dai tempi di Domiziano. Con buone e concrete ragioni storiche della politica di Domiziano.
            Potrebbe essere un denarius di Augusto e di Tiberio.
            Ma ciò che, qui, secondo me, è decisivo sta nel fatto che Gesù non parlava in greco e quindi, sicuramente, non usò i termini
            “Θεῶ e Θεοῦ”.
            Termini forieri di ogni romanzesca confusione, che sicuramente non tramandano il pensiero storico di Gesù ebreo e men che meno come Messia d’Israele!
            Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, MA a YHWH tutto ciò che è di YHWH! Come dire: Viva la Libertà!
            E traducendo, ma tradendo e falsificando: ma a Dio ciò che è di Dio. Cioè TUTTO!
            Nessuna costituzione potrebbe essere più perfetta per una Istituzione Vicaria.
            Io preferisco il “Viva la Libertà” dell’uomo Gesù.
            Altro che Ruini che mi disse che l’uomo Gesù non interessa se non si crede che è anche Dio!
            Di Dio è tutto. Non pavento.
            Ogni giorno devo serenamente lottare per la mia libertà! E lottare anche contro me stesso: video bona proboque deteriora sequor.
            Dum vivimur, sic est!

          • Rolando ha detto:

            Cara Adriana a te ed a tutti i lettori ed i frequentatori del sito del dott. Marco Tosatti in primis …. dall’arena di Verona:
            “Ave, Signor degli angeli e dei santi
            E dei volanti cherubini d’oro.
            Dall’eterna armonia dell’Universo….

          • Adriana 1 ha detto:

            Caro S.E.,
            ti ringrazio della correzione. Ho usato, a memoria, ri-date, nel senso di restituite. Leggerezza da parte mia probabilmente, ma è che non mi interessa l’esatta filologia delle parole “tradotte” e quasi sempre “tradite”,
            bensì di quelle che si trovano nel o nei testi originali, più vicine -se non alla realtà storica-, almeno alla storica trasmissione di un fatto. Del resto, anche il greco che abbiamo è solo una determinata versione dell’ aramaico che stava a monte.

    • Rolando ha detto:

      Nona parola del testo ebraico, ovviamente. Confermato anche a Qunram.

      • Adriana 1 ha detto:

        Caro Rolando,
        ti ringrazio per la tua sollecita e benvenuta cortesia.
        ( Scrivo da qui, dove trovo il-Rispondi- ).
        A questo punto mi chiedo quale tipo di moneta i cambiavalute, i”mercanti” del Tempio trasformassero in valuta templare (quella con l’immagine di Augusto o di Tiberio? Molto o poco diffusa anche prima di Domiziano? Il Tempio, quindi, possedeva una zecca?). Un’altra domanda riguarda il motivo per cui hai sottolineato la nona posizione di una parola chiave nel testo ebraico. Ha a che fare con la ghematria ( o i suoi derivati ) anche la posizione nel testo delle singole parole? Mia personale opinione: dalla translitterazione del testo ebraico ricavo l’impressione che si tratti di una lingua molto “dura”- incredibilmente distante dal greco e dal latino- e che, anche in relazione alle versioni che ci pervengono in tali lingue, esprima concezioni molto distanti dalla forma mentis delle medesime. Assai riconoscente, Adriana.

        • Rolando ha detto:

          Cara Adriana1, interessanti quesiti i tuoi.
          Quanto alla nona parola nel testo ebraico massoretico, intendevo indicare che è il nome stesso del Dio Rashap degli Accadi quello che viene tradotto come Male/Peccato, dal quale l’EL YHWH avvisa Caino di guardarsi. Quindi…. ancora una volta Isaia 45,7!
          Interessante la questione delle monete pagane circolanti in Palestina ai tempi di Gesù. Sicuramente la faccenda non riguarda solo quelle di zecca romana repubblicana od inizio impero.
          Quanto ad una zecca giudaica, abbiamo testimonianze di monete coniate tra il 62-69 durante la famosa insurrezione con la dicitura “A Gerusalemme la Santa”.
          Io propendo però a ritenere che tutta la questione del tributo romano nei vangeli sia tarda, anche se la questione diventa seria solo dopo la morte di Erode il Grande, con Coponio e con Giuda il Galileo.

    • Adriana 1 ha detto:

      Caro Rolando,
      grazie. Come ha fatto a sfuggirmi? Vero. In questa sede Enrico si presenta come: “Il Matto”, non come Matto.

  • Giovanni ha detto:

    Caspita, Nippo, Rolando e Adriana sono letteralmente scatenati. Hanno inondato l’articolo del
    ” matto ” di commenti, tirandone la ” volata “. Ragguardevole il ping pong di complimenti e condivisioni reciproche. Notavo che i loro interventi sono, in genere, mirati sul carattere Dogmatico della Dottrina Cattolica .

    • il Matto ha detto:

      Perché si stupisce? Non possono darsi convergenze di pensieri extra-convenzione?

      Una curiosità: se dipendesse da lei, lascerebbe che i tre “scatenati” continuino ad esprimersi o li censurerebbe?

      Cordialmente.

      • giovanni ha detto:

        Non sono stupito affatto, e’ solo l’analisi dei commenti di questi giorni sul blog, eppure genera in Lei il sospetto sulla liberta’ di opinione, sulla quale mi interroga. Quindi ha riserve rispetto al mio pensiero in materia e per questo chiede. Poche, generiche parole aprono in lei il dubbio. Quindi penso possa accettare che le riflessioni su tematiche di venti, trenta e oltre secoli fa’ lo possano generare in me’ , posto che anche Lei l’ ha sperimentato per le poche parole di ieri, scritte in Italiano, lingua in comune , senza siano intervenute traduzioni da altre lingue. Per il resto ognuno e’ libero di dire cio’ che vuole e di interpretare la storia secondo il suo modo di vederla. Naturalmente cio’ non inficia la volonta’ di un’ altro di vederla e interpretarla in maniera diversa.

    • Rolando ha detto:

      Esatto ragionamento, secondo me, caro Giovanni il tuo!
      Il dogma!
      Passa differenza tra il dogma in cui si è obbligati a credere, cioè prestare Fede/Fiducia/Fedeltà pena la dannazione eterna e l’assioma dei ragionamenti umani circa il conoscere!
      Ecco cosa scrisse un Padre conciliare alle origini dell’istituzione dogmatica della Chiesa cattolica, apostolica, romana, costantiniana:
      “ΤΟ ΔΟΓΜΑΤΟΣ ΟΝΟΜΑ ΤΗΣ ΑΝΘΡΩΠΙΝΗΣ ΕΧΕΤΑΙ ΒΟΥΛΗΣ ΤΕ ΚΑΙ ΓΝΩΜΗΣ”
      “IL DOGMA NASCE DAL PENSIERO ED OPERA UMANE”.
      Marcello di Ancira (Ancara 285-374).
      Nominato vescovo prima del 314 quando presiede il Concilio di Ancira (314). Nel 325 partecipa al famoso Concilio di Nicea.
      “Il dogma ha sempre divorato i suoi stessi padri!” (Adolf von Harnack).
      È un circolo vizioso: la Chiesa fonda i vangeli e poi su questi, scelti, fonda se stessa.
      Ma la memoria storica e universale è infinitamente più ricca di questa scuola di pensiero che fin dalle radici ha dichiarato eretiche tutte le altre consimili radici!

    • Balqis ha detto:

      Non capisco dove sia il problema. Sono arrivata a questo blog perché ho trovato per caso un articolo del Matto che mi aveva incuriosita. Poi ho scoperto i bellissimi articoli di R.S., ai quali a volte rispondo e altre no.
      Mi interessano meno gli articoli che mischiano religione e politica e, meno ancora, quelli che sono mera propaganda e che non implicano uno scambio essendo spesso nient’altro che enunciazione di slogan che non richiede risposta. Tranne nel caso in cui io ritenga di ravvisare una qualche mistificazione, che mi fa indignare, a questo tipo di commenti tendenzialmente non rispondo proprio, non trovando una base minima di elementi anche vagamente comuni su cui fondare un tentativo di dialogo.
      Tutto questo per dire che, se non c’è interesse e condivisione, non è obbligatorio rispondere. Alla Signora di Tutti i Popoli, alla quale mi sono in qualche affezionata nonostante le intemperanze verbali, mi sento di suggerire che il tentativo di “convertire” il prossimo via web è destinato al fallimento e costituisce un triste segno dei tempi. La conversione, cara Signora, è una cosa molto seria.

      • il Matto ha detto:

        Caro Tosatti sensei,

        ma allora i lettori te li faccio guadagnare, e non perdere!

        🤣🤣🤣

        • Balqis ha detto:

          Ehilà, simpatico Matto! Sono felice di averti reso felice, ma devo aggiungere al mio elenco Adriana e Rolando, grazie ai cui spunti – nel caso di Rolando davvero “spumeggianti”! – ho avuto la possibilità di approfondire aspetti della mia stessa cultura che non conoscevo. Pur essendo battezzata ed avendo avuto, almeno fino ad un certo punto, un’educazione cattolica, paradossalmente i miei primi parziali approfondimenti sono stati possibili solo quando, nella mia “seconda vita” mi sono ritrovata in terre musulmane e la necessità di comprendere, al di là della mia competenza specifica, mi ha portata a ricercare autonomamente i possibili elementi comuni su cui costruire un possibile dialogo, colmando le lacune – in campo storico, artistico, letterario, filosofico, ecc… – della cultura occidentale, ripiegata su se stessa dalla fine del Medioevo. Al Matto devo la scoperta dell’Oriente estremo, di cui dalle nostre parti si ignora praticamente tutto, ma temo che la mia vita (dubito che me ne verrà regalata una terza!), a questo punto, sia troppo breve per approfondire come vorrei. Ma non si può avere tutto! Un caro saluto a tutti!

          • Adriana 1 ha detto:

            Cara Balqis,
            prima di tutto ti rivolgo un ringraziamento per la posizione che immeritatamente mi attribuisci.
            Sono costretta, però a dissentire dalla tua affermazione riguardo alla chiusura, al ripiegamento della cultura occidentale successiva al M. Evo.
            Valga un nome per tutti: quello di Pico della Mirandola, un fine intellettuale aperto sia all’ebraismo che all’Islàm. Se lo si fosse seguito molti ” danni e biasmi e morti ” (cit.Ariosto) sarebbero stati evitati … e molto sangue. Invece venne “bloccato” proprio da quella Chiesa che tu- precedentemente- avevi elogiato come modernamente “razionale”. Inoltre, poichè la filosofia dell’umanista dava fastidio a molti (tra cui la Chiesa) gli capitò di “decedere” precocemente.
            Due mesi dopo la medesima sorte toccò al suo amico Poliziano. Le analisi autoptiche, anche recenti, confermano le dicerie sull’avvelenamento immediatamente successive alla sua dipartita: si trattava di arsenico. Un vero delitto…

      • La Signora di tutti i popoli ha detto:

        Anche io sono sensibile alla sua presenza qui pur fra matti, agnostici ed eretici ma che sono in fondo TUTTI miei poveri -come me- amati fratelli e lei, in qualsiasi cosa creda, è sempre la nostra regina di Saba.
        Non pretendo di convertire ma con amore spero, nonostante il mio cattivo esempio. Grazie cara!

        @ IL MATTO
        “ma allora i lettori te li faccio guadagnare, e non perdere!”
        Anche qui fra la permalosità e l’orgoglio… ma mi fa sorridere Enrico, lei suscita sentimenti materni anche se è monello, ma purtroppo è un uomo anziano che si preoccupa più delle brutte figure che dei motivi che le hanno causate e si vanta di quello che scrive solo perchè l’articolo è stato più volte commentato… tutto qui? Per questo si fa bello?? Si vanta di aver scritto sciocchezze perche tanti le hanno (purtroppo) lette e spesso avversate? E se poi perderà l’anima sarà comunque felice?
        Voglio rispondere definitivamente alla sua domanda se è Dio o il Diavolo a tentare:
        È lei, Enrico: lei!

        • il Matto ha detto:

          Cara Signora (ometto “Di tutti i popoli” per non contribuire alla sua esaltazione), come diceva il Cavaliere, “mi consenta”:

          la seriosità esasperata e la mancanza di giocosità sono caratteristiche delle persone tristi.

          Vede, cara Signora, come è già successo con altri partecipanti al blog, siamo giunti al punto che fra me e lei qualsiasi comunicazione è impossibile.

          La prego quindi di lasciarmi alle mie “sciocchezze” e di limitarsi a pascersi delle sue.
          🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    CONCLUSIONE??????
    Il Matto ha sempre ragione. Firmato: il Matto.

    • il Matto ha detto:

      Hai ragione. 😊

    • Rolando ha detto:

      CONCLUSIONE?????
      Il dogma non si discute!
      O si crede fedelmente, con obbedienza pronta, cieca e fedele, o si ragiona di qualcosa che non si sa, perché non si può sapere essendo Verità. Cioè Aletheia che come vuole la semantica del termine, senza-dimenticanza, non ammette che la schiavitù della ragione umana, la quale, poveretta, non può contenerla/ricordarla tutta la Verità, ma c’è chi te la propone come dogma vincolante per la vita eterna di salvezza.
      Prendere o lasciare. Ma in certi tempi non fu facile neanche lasciare: si dovevano pagare dei costi al Potere!
      La memoria storica è un affare che non ammette dogmi.

  • Huckleberry Finn ha detto:

    ” Poi miss Watson mi ha portato nel suo studiolo e si è messa a pregare, ma non ne è venuto fuori niente.
    M’ ha detto che se pregavo ogni giorno, potevo ottenere tutto quello che volevo. Ma non era mica vero.
    Io ci ho provato. Una volta avevo una lenza ma senza ami. Ho fatto tre o quattro tentativi per avere gli ami ma non ha funzionato. Dopo qualche giorno ho chiesto a miss Watson di provarci lei per per me, ma lei mi ha detto che ero proprio scemo….mi ha detto che i doni erano di ordine spirituale …per aiutare gli altri.
    Sono andato nel bosco e ci ho pensato un fracco di tempo ma non riuscivo a vederne alcun vantaggio per me – vedevo solo dei vantaggi per gli altri- così ho deciso che non dovevo più pensarci e lasciar perdere.”
    Cari E.A., Signora di tutti i popoli, stilumcuriale emerito e altri poveri malcapitati, capite che il livello del matto è questo ? quello di un 15nne che valuta il mondo e Dio con
    il suo esclusivo onfalometrico giudizio ?,.
    Dio non mi ha dato gli ami, mi hanno rigato la macchina mentre ero ia messa, il capo mi ha segato, e ,più avanti ancora, verso cose anche, purtroppo, tremende, ma sempre col proprio insignificante, ma smisurato, ego che gli fa rivendicare un “libero arbitrio” totalmente irraggiungibile in assenza della verità, unica cosa che rende liberi .
    Il codazzo poi di finti cattolici pieni di virgolettati , citazioni e di boria non v’ inganni, non hanno nessuna carta in mano se non la stessa presunzione del povero matto di essere misura di tutte le cose.
    P.s: Huck alla fine ha avuto l’ umiltà , non avendoci capito niente, di lasciar perdere discorsi fuori dalla sua portata.
    Il matto, essendo appunto matto, non arriva, purtroppo, neanche a questa elementare saggezza.

    • il Matto ha detto:

      🤣🤣🤣

      “Huck alla fine ha avuto l’umiltà , non avendoci capito niente, di lasciar perdere discorsi fuori dalla sua portata”.

      Ecco: non avendoci capito niente, caro Huck/HUCKLEBERRY, abbia l’umiltà di lasciar perdere.

      Sempre cordialmente.

    • Rolando ha detto:

      Huck caro…
      (Il) “matto di essere misura di tutte le cose.”
      Sei tu Huck, che fai un autodafè della sana ragione, perché essendo l’uomo, ogni uomo “MISURA DI TUTTE LE COSE” [ cremata/ valori ] anche il MATTO vi è incluso.
      La fiducia richiede ragionevoli basi.

  • La Signora di tutti i popoli ha detto:

    Risposta composita.
    @ FRITZ
    Chi fa il pazzo dicendo la verita, e non fa del male, perchè dovrebbe soffrirne? Vero è che la verità fa male… quindi paga.
    Chi invece la usa la follia per un gioco che mette scompiglio nelle menti altrui, le porta a deviare e le convince con artifici di una ragione, pur nella grande responsabilità, in questo mondo può passarla liscia oppure no, in fondo nè gli uomini nè la giustizia umana sono perfetti… ma dopo…
    Quanto a me, caro FRITZ, la pazzia di rimanere fedele ad un minimo di onestà mi ha sempre portato a pagare di persona: prima o poi gli uomini si vendicano ed eliminano chi li intralcia. Ma è lo scotto da pagare perchè noi cristiani siamo estranei a un mondo che non ci capisce.
    @ Adry-one
    Cara amica, lei non mi frega e non fregherà nessuno che voglia essere onesto con se stesso e con i suoi principi, perchè sembra che lei viva e si esprima con un astio represso e con una malcelata insoddisfazione personale e, non avendo una fede forte, ma più attaccata all’apparenza delle contraddizioni della sua mente contorta, riversa la sua spocchia, spesso insopportabile, su qualcuno… ed oggi è toccato ad E.A., che è la persona più dolce e cara del Blog e dunque che meno merita le sue offese e i suoi goffi ragionamenti per convincere del contrario.
    Lei Adry, con le sue conoscenze che sono belle e tante, rimane materialmente terra-terra nella comprensione di Dio, non nella sua esistenza (credo) ma proprio nella sua comprensione perchè lei non Lo ama: è frigida volutamente e consapevolmente verso il Suo Sposo.
    Strano che oggi non mi rinfacci Valtorta (che pizza!): davvero non so come potrebbe con la sua ignoranza di tale mistica che NON ha letto, ma si è ben affrettata a trovare sul web le critiche per poterla attaccare… meschinerie pure nella ricerca delle cattiverie su Valtorta… ma lei mi fa pena e dolcezza nella sua piccolezza ma io non ho nulla a che fare con lei e delle sue problematiche, cosa posso farci? Oggi però, certo in linea con l’articolo ma con una cattiveria maligna che la contraddistingue, mi da della pazza e pure questo le da fastidio! Che io sia pazza del nostro Dio la urta… ma io che cosa ho a che fare con lei se è lei che non vuole amare?
    Le consiglierei fraternamente di essere più rispettosa degli altri in uno spazio che è messo a nostra disposizione per esprimere delle idee o far domande fra amici e non per malignare fra babe, perchè io non le reggerò il gioco, chiaro?

    @ Enrico, non faccia il permaloso: il mio era un avvertimento fraterno perchè lei non si perda. Non una critica ai suoi poderosi errori.. sono anni che la leggo e conosco il suo repertorio. Ok, Enrico, rimane libero sempre di orientare la sua vita o quello che ne rimane ma che peccato per me perdere un fratello tanto amato! E credo che tutti qui le vogliano bene ma non tenti troppo Dio con la sua “pazzia”, non per niente lei la chiama così.
    Un abbraccio a tutti e tre!!

    • il Matto ha detto:

      Beh, che qui tutti mi vogliano bene mi sembra esagerato.

      Ma li legge certi commenti che sprizzano farisaismo e livore da tutte le parti?

      E poi , abbia pazienza, cara sorella: me si rende conto di quello che scrive?

      “Perché lei non si perda”: ma lei e proprio certa di essere al sicuro? perché non pensa a se stessa?

      “Orientare la sua vita o quello che ne rimane”: in che senso? che sono un vecchio rincoglionito? O che la mia vita l’ho sprecata con i miei “poderosi errori”? Ma lei è proprio sicura di non compiere poderosi errori?

      “Non tenti troppo Dio”: ma lei che ne sa del rapporto fra la mia anima e Dio?

      Non lo dico per ironia: cambi pseudonimo, non si presenti nella veste della Madonna, mi sembra che ciò produca in lei una certa esaltazione.

      Voglia perdonare la franchezza.

      Un caro saluto.

    • Adriana 1 ha detto:

      Cara Donna, Domina, Signora,
      va bene, va bene, sono sporca, brutta e cattiva, nonchè infelice e odiatrice. Lei ne fa una commedia da ridere su cui voi
      -anatemizzanti-
      applicate una maschera grottesca di tragedia, a imitazione di un
      ” povero attore che si agita e pavoneggia sul palco la sua ora, e poi non se ne sa più niente…” (Macbeth- atto V, sc. 5).
      Pensate invece a come è bello amare, pensate a quanto afferma Shakespeare nel Sonetto 118:
      ” Amore non è soggetto al Tempo…Amore non muta in poche ore o settimane/ ma impavido resiste al giorno estremo del Giudizio/, se questo è errore e mi sarà provato,/ Io non ho mai scritto, e nessuno
      ha mai amato “.
      Sarete più buoni, più belli, più puliti e più felici.

    • Adriana 1 ha detto:

      Non vedo come posso rinfacciare a Lei la Valtorta. Non è
      mica lei l’autrice di quella fiction devozionale.
      Comunque sul suo Vangelo, come su quello della Agreda
      c’è un articolo fresco, fresco, come un uovo di giornata.
      Lunghino ma succoso e ricco “non” di polemiche, ma di motivazioni.
      https://www.controapologetica.info/testi.php?sottotitoloLe%20Vite%20di%Maria.

      • Adriana 1 ha detto:

        Domandina- con simpatia-: perchè si dichiara “sorella di follia” del Matto, per poi inc—avolarsi quando mi chiedo se il suo umilissimo soprannome non sia, per caso, dovuto a uno stato morboso di sovra-ideazione?

    • Rolando ha detto:

      Carissima SIGNORA DI (quasi) TUTTI I POPOLI.
      Lei testualmente scrive:

      “Chi invece la usa la follia per un gioco che mette scompiglio nelle menti altrui, le porta a deviare e le convince con artifici di una ragione, pur nella grande responsabilità, in questo mondo può passarla liscia oppure no, in fondo nè gli uomini nè la giustizia umana sono perfetti… ma dopo…”

      1) Lei essendo donna (ritengo, ma non so) non è mai stata in Seminario. E mai quindi avrebbe potuto diventar sacerdote che è bocca del suo Vescovo, il quale col papa di Roma costituisce insieme a tutti gli altri Vescovi la Chiesa Docente. Euntes docete.
      Al massimo potrebbe desiderare di essere sacerdote, così come scrive di sé, in un noto passo, santa Teresa del Bambin Gesù, se non fosse stata donna.
      Bene. In Seminario ci insegnavano che nessuno ha la certezza assoluta di… salvarsi. Neppure lei con tutta la sua granitica inscalfibile fiducia nella “salvezza” personale ed altri.
      2)Poi che la follìa, qualunque cosa lei intenda, porti a deviare, altro non porta che ad un’altra follìa. Legga il suo San Paolo che da sé si dichiara autentico folle fondatore di follìa. Un autentico gioco politico basato sulla follìa della paura come ben insegnavano i padri costituenti del cristianesimo con a capo San Basilio, il quale chiaramente e spudoratamente sostiene che c’è “un principio al Principio del timor di Dio” ed è la paura culturale dell’umana politica da inculcare agli addomesticandi.
      Perché tutto è destinato a cambiare anche nella dottrina cristiana? Perché attorno all’altare non ci sono più “i fiori della Chiesa” come li definiva San Zeno: cioè i bambini e gli adolescenti da addomesticare al principio del Principio.
      A voglia Lei, carissima e stimatissima, definirsi SIGNORA DI TUTTI I POPOLI perché ferrea fedele “convinta” di un tal Depositum! È un “mistero” di santa ed immacolata follìa anche tal depositum! E sempre in cerca di giustificazione razionale della propria follìa!
      Con un empatico sincero, folle sorriso senza “mi creda”.

  • il Matto ha detto:

    Siccome mi basta il Vangelo (chiedo scusa se è poco) e perciò sono del tutto disinteressato a chiunque riferisce di vedere la Madonna e dice che “la Madonna gli ha detto”, e quindi a coloro che dicono “la Madonna ha detto” ripetendo quel che dicono coloro che dicono che “la Madonna gli ha detto”, sono andato a documentarmi circa la “Signora di tutti i popoli” e ho scoperto che si tratterebbe ( per mee il condizionale è d’obbligo) della Madonna apparsa 56 volte alla mistica di Amsterdam Ida Peerdeman, tra il 1945 e il 1959, ovviamente con il solito “la Madonna ha detto”.

    Ora, non mi spiego come una gentile interlocutrice di questo blog possa aver assunto, visto che ci crede, uno pseudonimo così impegnativo: e già, chi è che vi si nasconde? La Madonna???!!!

    In questo blog avremmo “la Madonna che dice” ???!!!

    Non sarebbe meglio che la gentile interlocutrice scegliesse un altro pseudonimo?

    Altrimenti non ci sarebbe da meravigliarsi se qualche interlocutore si presentasse un giorno con lo pseudonimo “Gesù Cristo”.

    • Fritz ha detto:

      Deduco dal tuo post che se ad un nick corrisponde una personalità correlata ergo la scelta è azzeccata.
      Nel tuo caso il nick ‘matto’ è azzeccato, forse per difetto ma è rappresentativo del personaggio che si fa conoscere da tutti per le assurdità di cui si compiace.
      Quanto al nick della Signora dei popoli ti leggo una certa invidia. Non ti piace perchè con dolcezza ti mette in guardia per una fine ingloriosa? Per me il nome di Maria è sempre il più bello sia come riferimento alla Madre di Dio, sia per ricordarci del suo compito assegnatole sul Golgota di rappresentare la misericordia di Dio. Per me il nome è appropriato. I suoi post sono intelligenti e pieni di speranza, parlano di lei e anche su argomenti più disparati riesce a dire qualcosa di utile mentre vedo i tuoi così incasinati, pieni di saccenza, senza sapienza, spingono alla disperazione, danno fastidio.
      Io al tuo posto non nominerei il nome di Dio con battute insulse.

      • il Matto ha detto:

        Carissimo FRITZ,

        come tutti, puoi pensarla come ti pare.

        P.S. A proposito dei miei “ post incasinati, pieni di et. etc.”: molto, molto interessante quel “danno fastidio”! 👹

      • Rolando ha detto:

        FRITZ carissimo, ma tu sai se Dio è il nome di Dio?
        Nell’AT originale, non quello tradotto ad uso degli alessandrini non c’è MAI, neanche una sola mezza-volta.
        E le scoperte di Qunram sono lì a confermarlo.
        Contro l’evidenza c’è solo l’irrazionalità pura. La fantasia più sfrenata.
        Va a leggere Platone che dice cosa significa questo termine! Donde deriva!

    • Rolando ha detto:

      Avevo già suggerito anch’io alla SIGNORA DI TUTTI I POPOLI di cambiare intitolazione.
      Se allude alla Madonna non solo è Peccato di Superbia ma per ciò che dice in suo nome vale la norma giuridica QUIS QUID PER ALIUM DIXIT SIBI DIXISSE PUTATUR.

  • il Matto ha detto:

    https://youtu.be/rfMUd2Cokzs

    Testo e musica una delizia

  • E.A. ha detto:

    @Adriana. Cara Adriana a questo punto mi diventa difficile capire effettivamente chi voglia nascondere la polvere sotto il tappeto, perché a dirla tutta lei insiste e ne ha ovviamente piena libertà, a sostenere alcune posizioni, ma evidentemente per affossarne a priori altre, quali la mia! Non perché sia chiaro io cerchi o voglia una sua “approvazione “, ma far passare che il mio intervento riguardasse tutti, solo perché lei in primis riteneva l’articolo “intoccabile”, non lo trovo ne’ corretto e tantomeno onesto, perché è chiaro, e provo a rispiegarlo, che la mia “contestazione” era a monte dell’articolo, che, dal punto di vista cattolico, ho trovato del tutto sconnesso e fuorviante, a partire dalle premesse, e su questo mi sono espressa. È vero conosco anche bene “le regole del gioco “ alla base degli articoli del Matto, e concordo con lei quando in fondo mi dice che gliene cala, se con questo intende il non partecipare, come d’altronde ho sempre fatto, a certe discussioni “riservate” ad una certa tipologia di linguaggio e di vedute, in cui evidentemente, dal mio punto di vista ( ovviamente opinabile), conta più l’apparato, perché il più delle volte approdano solo ad un surriscaldamento di animi con le tesi di cui si fanno portatori… stavolta però ho ceduto al richiamo delle sirene del Matto, su una tavola fin troppo “truccata”, questo ovviamente agli occhi di un misero credente come me, a cui può se vuole dare anche del bigotto, oscurantista e indietrista, ma che spererei possa ancora dire la sua, non al fine di impartire lezioni, tantomeno per uscirne “vincitore” , ma oltre che per un diritto alla parola, per un diritto di difesa di quella che per alcuni rimane, seppur sottilissima, labile ed esigua, una pur sempre linea di confine tra la pura “follia” ed un minimo sindacabile di “sanità “! La saluto.

    • il Matto ha detto:

      Che intende per “tavola fin troppo ‘truccata’”?

      • E.A. ha detto:

        Ne’ più ne’ meno di quanto già detto e che rimane alla base del mio primissimo intervento da lei liquidato come una mitragliatrice di colpi dogmatici…forse se le fosse interessato approfondirne i contenuti, per valutarne meglio il significato, mi avrebbe posto altre domande o chiesto ulteriori chiarimenti, ma evidentemente, caro Matto, non è questo lo scopo principale dei suoi articoli, per i quali valgono solo determinate risposte non cestinabili come dogmatiche, liberissimo di farlo… ma mi conceda a questo punto la stessa libertà di poter definire la sua tavola “truccata”, imbandita tra il Sacro e profano e dove dovrebbe essere scritto a chiare lettere che ai commensali non viene servito il Cattolicesimo!

        • Adriana 1 ha detto:

          Cara E.A.,
          ottimamente. Io però le ho chiesto delucidazioni dottrinali sulla lettera di S. Girolamo. Finora non ha risposto. Sono in attesa…

        • il Matto ha detto:

          Mi consenta di osservare che a proposito di “approfondimento di contenuti”, lei (come nessun altro dei, diciamo così, “dogmatici”) non è entrata nel merito di nessuna delle mie molteplici perplessità, limitandosi, come gli altri, a rilevazioni generiche.

          Per esempio: la sfido (simpaticamente) a rispondere: chi è che induce in tentazione? Dio o il Diavolo?

    • Adriana 1 ha detto:

      Cara E.A.
      perdoni, ma quando ho scritto: “Che gliene cale?” ( da “calere”, non “calare”: un latinismo un tantino ironico come quello impiegato nell’Armata Brancaleone ), non intendevo affatto proibirle di scrivere a chicchessia- tanto meno al Matto-. Quello che trovo fuori luogo è il suo tentativo di proselitismo fondato esclusivamente sulle ripetute citazioni di pagine di autori “Santi” o di testi “Sacri” interpretati secondo la tradizione ( ma quale? ). Ancora fuori luogo, perdoni, mi appare la sua pretesa che nessun altro intervenga o partecipi alla “sua” discussione- che invece è sempre pubblica- quando appare indirizzata ufficialmente ad Enrico. Non siamo alla Posta delle Dame. Ogni idea, ogni osservazione che qui viene proposta interessa TUTTI i lettori: nello scambio, nelle contraddizioni e nelle collaborazioni tra le Controversie e Suasorie dei lettori lo spirito si chiarifica e si arricchisce. Questo è uno dei principali meriti di tale Blog che esiste grazie alla liberalità (ossia generosità) mentale dell’illuminato ospite e direttore Tosatti. La esorto, perciò, a scrivere ancora e ancora con piena fiducia che esser seguita non significa venir per-seguitata e che nessuno gioca a carte( o a dadi ) su tavole truccate così come del resto,
      -ne sono sicura- non lo farebbe neppure lei.

  • il Matto ha detto:

    Chiaro che tra un Matto e dei Sani di Mente la comunicazione è assai difficile se non impossibile. Tuttavia noto che tra tutte le gentili interlocutrici e tutti i gentili interlocutori annoverabili tra i Sani di Mente ce n’è qualcuna/o che non è scevra/o da ombre di Mattitudine, le quali ombre permettono un certo contatto.

    Ringrazio tutti i Sani di Mente, compresi i recanti chiari segni, seppur appena accennati, di Mattitudine.

    Dal canto mio, magnetizzato dall’Archè, continuo nel mio matto volo fuori della gabbia: un’avventura strabiliante che mi fa sentire vivo, mentre mi apro la strada tra le nuvole nere del dubbio e le nuvole bianche dell’entusiasmo.

    In fondo, sempre più mi rendo conto lucidamente che tutte, ma proprio tutte le risposte che ci si può dare mentre si resta incatenati alla terra lasciano il tempo che trovano, poiché LA risposta vera, che è UNA SOLA, ed è appena un BISBIGLIO, non può trovarsi che oltre le nuvole del dubbio e dell’entusiasmo. E lassù non vi sono biblioteche zeppe di tomi, né sillogismi e dottrine. Lassù regna il Silenzio Primordiale, dunque la vera Pace.

    Sì, il dubbio e l’entusiasmo sono le mie ali. Ed il mio volo è inarrestabile.

    Un carissimo saluto a tutti.

    • La Signora di tutti i popoli ha detto:

      Fratello nella follia, mi fa ricordare quando nella mia organizzazione mi fu chiesto di operare un qualcosa che avrebbe dato denaro e privilegi ad un alto dirigente, con la promessa che ci sarebbe stata una ricaduta su me e su noi collaboratori. Mi rifiutai spiegando che non conoscevo chi fosse questo mio capo. E vista la mia impossibilità materiale di poter indirizzare questo flusso di denaro a “nessuno” ricordo che non instettero più: ero sicuramente pazza! E fu un bene per tutti perchè insistere con chi soffre di follià può essere molto pericoloso, per loro fu un ottimo deterrente per non continuare su una strada sbagliata e un modo di chiudere faccende male iniziate.
      Che gioia scoprire che dire la verità senza veli, sputtanado i capi, pur scambiata per mattitudine, ti da soddisfazione, ti lascia la coscienza pulita e ti fa salva, lasciata in pace in virtù di una evidente patologia, che potrebbe degenerare.

      Ecco perchè la capisco Enrico nella sua infermità, lei ha scelto di dire quello che vuole anche se nessuno la prenderà sul serio, o meglio ne avrà la scusa ufficiale per lasciarla perdere. Ora dipende perchè quello che però dice è comunque importante, per lei stesso: o è la verità o, se per comodità, serve per non pagare il dazio, procrastinando il tutto alla “resa dei conti”, lì però Enrico non potrà più celiare.
      Con affetto.

      • Fritz ha detto:

        Insomma Signora dei popoli tutti tu vuoi dire che chi pazzìa in questo mondo la passa liscia e che la tua disobbedienza passò impunita?

      • il Matto ha detto:

        Signora Sorella cara,

        il finale della sua missiva mi sa di giudizio sul mio matto destino. Lei mi parla di “resa dei conti” e di impossibilità di “celiare”, ovvero di perdermi, come ha scritto in altra missiva, in “sofismi ampollosi e sterili”, “osservazioni autocompiacenti” e “inconcludenti ossessioni”.

        Adesso, visto che anche lei annaspa nel lazzaretto dell’afflizione storica, e quindi si porta dietro le conseguenze della famosa Caduta, aspetto che mi dica qualcosa, con la medesima sicumera, sul suo destino, sulla sua resa dei conti, sul suo cristallino esprimersi e sul suo concludente e probante argomentare che la orneranno come la Regina in ori di Ofir quando si presenterà davanti all’Unico Giudice.🤩

        Cordialmente

      • Adriana 1 ha detto:

        Brevemente…
        vorrei che qualcuno mi dica se il presentarsi come “Signora dei popoli” ( e il crederci, visto il tono pomposo delle sue dichiarazioni ) è indice di sanità e non di palese “infermità” mentale. Per non farla sfigurare mi firmerò: Napoleone.

  • La Signora di tutti i popoli ha detto:

    Non so se passerà questo post, poichè sono spesso “bannata” dal padrone di casa, al quale comunque voglio bene, ma se posso, dico anche io qualcosa su questo articolo del nostro Enrico.
    Premesso, e lui lo sa bene, che non ho intenzioni offensive, direi che egli abbia in se la uno spirito inconscio e auto-remumerante per un uso deleterio del suo libero arbitrio e, credo, che la sua sia una sua eterna insoddisfatta ricerca di una “letizia” che possa annullare o addirittura confutare ciò che è una realtà per tutti: la sofferenza umana di fatto legata all’abbandono dell’Eden.
    Credo, e lo dico con sincertità avulsa da ogni critica alla persona, che “la libera facoltà” che Enrico si è presa per dire un sacco di cose (troppe per essere analizzate una per una) è ancora oggi (magari non se ne avvede) solo un gioco di sofismi ampollosi e sterili ai quali, la nostra cara E.A. lo ricorda molto precisamente, esiste per ogni domanda più di una risposta “in letteratura”.
    Quello che però mi è indicativo di Enrico, escudendo quelle sue osservazioni, purtroppo autocompiacenti sulle quali piace giocare (e alle quali guadagna pure qualche seguito umano dalla sua stessa indole inquieta) ma alla fine troppo semplicistiche, è questa che ritengo una frase emblematica:

    “’altra atroce perplessità, cioè quella della sproporzione tra la trasgressione mitica di uno (di due) e l’afflizione storica “meritata” (?) da miliardi di esseri umani per secoli e secoli!!!
    Un solo atto mitico ha spalancato le porte al tempo-spazio della storia, al lazzaretto saturo di orrore!!!”

    Mi rendo conto di quanto affermato dallo Stilobate e non riesco (sebbene mi sia un po’ antipatico) a dargli torto: caro Enrico se lei avesse amore per chi la legge, poichè non ha risposte per se stesso non provocherebbe motivi di sconforto e di perdita spirituale: non scaglierebbe queste pietre contundenti. Le manca l’amore per chi può cadere nelle sue inconcludenti ossessioni e questo non è giusto e potrebbe essere chiamato a rispondere.

    Credo che, se lei Enrico mi darà l’ok, cioè se ho correttamente compreso, lei mette e vede un grande dislivello fra la colpa (colpetta forse un po’ troppo minima e peraltro individuale, in fondo non tanto grave) di Adamo e gli effetti (grandi?) che questa causò: la triste peregrinazione umana sulla terra del genere umano.

    Torniamo alla ricerca della “letizia” (abbandonando peraltro il gioco provocatorio nel farci cadere in un inganno psicologico di un Dio che “tenta al peccato”, cosa già spiegata dalla E.A. e da una infinita esegesi, che lei dovrebbe acwuisire e non trascurare per giochi di parole) e chiediamoci chi e come fa che questa vita, divenuta purtroppo mortale (e faticosamente lavorativa), non possa essere comunque gioiosa e lieta nonostante tutto?
    È questa sua provocazione, Enrico, sulla quale ci fa riflettere… ma io oppongo un’altra realtà, che ci urla dentro con le parole della Vergine che svelava a Bernadette di essere “l’Immacolata Concezione”:
    “Io non vi prometto di rendervi felici in questo mondo, ma nell’altro”… 
    …Invitandola ad un cammino di conversione, per giungere alla grotta di Massabielle e dunque per raggiungere la felicità… le oppongo le parole di maria, caro Enrico!!

    Cari amici e carissimo fratellone Enrico: basta con i suoi giochi dialettici, rientri nel santo recinto. Posso dirle una cosa: la differenza fra il destino mortale dell’uomo e la sua vita eterna sta nell’amore; se sei amato e sei desiderato da Dio, donagli la tua fiducia e prova ad amare anche tu, non più sterile uomo solo, ma con la stessa intensità di Chi accettò di farsi crocifiggere Innocente per te, per lei Enrico! Torni nel Santo Recinto, tempus fugit!
    Con affetto la Signora.

  • Rolando ha detto:

    C’è un’estrema, misteriosa, nuda sofferenza unica in quella femmina ed in quel maschio umani colti dal Masaccio nel suo genio artistico!
    Tutto sembra annullarsi! Tutto! Ma soltanto “sembra”.
    Scrive Simone Weil: “La somiglianza della vicenda di Prometeo con quella di Cristo diventa di un’evidenza lampante. Le due fonti costituiscono un tutt’uno. È crocifiggendo Prometeo che Zeus ha aperto agli uomini la via della saggezza. La legge “mediante la sofferenza la conoscenza” può essere di conseguenza accostata al pensiero di San Giovanni della Croce”.
    Che è anche il pensiero di ogni Cristo Pensante della collina delle Croci di Vilnius. Cioè di ogni uomo [Gesù] dotato dal Dio della funzione [Cristo] cognitiva. Questa è la cattolicità!
    In questo senso si è con le parole del salmo: “Di [LUI] è la Terra e la sua pienezza, l’Universo e gli abitanti in esso”. Ogni sofferenza attua redenzione. Ma che dire della spada NERA del Cherubino?
    “E-espulse il adam e-fece-dimorare a-Est di-giardino-di-Eden i-Kerubim e fiamma-di la-spada la-rutilante per-custodire via-di albero-di le-vite” (Gn 3, 24).
    Che rappresenti il Potere dell’uomo di Autorità (senza sentimenti, quasi sereno babbeo) che si sente investito del comando: “guerra: uccidi!”. Chiunque si arroga questa funzione propria del Dio è empio verso Dio oltre che crudele. TU non ucciderai. Il comando è ad ogni TU.
    Caro IL MATTO, grazie ancora per le riflessioni che mi fai fare.

    • Adriana 1 ha detto:

      Caro Rolando: usurpare la “Funzione propria del Dio”, ossia di Colui che l’A.T. definisce: “Individuo maschio di guerra” e che, ivi, più volte afferma: “Io sono un Dio geloso”…Ben difficile non obbedire a, o non immedesimarsi nelle sue direttive, dal momento che parevano le uniche in grado di conquistare, o di far conquistare nuove terre ( a spese della completa strage di
      precedenti abitanti ed animali, ben inteso. )

  • Adriana 1 ha detto:

    Rolando caro,
    del resto, nel secolo XX°, bisogna ricordare che lo stesso “Papa Buono”, non potendo fare altro, si premurò di far coprire con cucchiaiate di gesso l’uccellino dei putti berniniani che svolazzano-candidamente- sotto le volte della Cupola di S.Pietro. “Ubi sunt peccata mundi”?

  • il Matto ha detto:

    Ma insomma!!!!: il libero arbitrio e quindi la libera riflessione, sono leciti o sono parole al vento?

    Davvero sono esercitabili, o tutti se ne riempiono la bocca e basta che gli altri … tacciano?

    Se sono leciti, occorre accettarne le conseguenze, se non sono leciti occorre affermare che sono una disgrazia.

    E allora: c’è un solo modo di pensare, parlare e scrivere?
    Se è così il libero arbitrio è una presa per i fondelli: “sei libero, ma se eserciti la tua libertà te ne vai all’inferno”.

    Mi auguro che non venga fuori qualcuno col solito “tomismo”, che in quanto ‘ismo’ è già un’ideologia.

    E questo vale per ogni religione e filosofia.

    Ripeto: sono libero di pensare o devo pensare così e così?

    Sono libero di pensare o devo pensare come chi ha già pensato per me?

    • stilumcuriale emerito ha detto:

      Sei libero di pensare ma prima di dire quello che pensi devi pensare a ciò che il tuo pensiero può produrre in chi ti ascolta . E, prima di parlare esercitare la virtù della PRUDENZA, se ci tieni al bene degli altri.
      (seconda o terza trasgressione, ma inevitabile da parte mia)

      • il Matto ha detto:

        Potresti dirmi CHI stabilisce se un pensiero produce un “bene” o un “male” negli altri?

        E che cosa sarebbe questo “bene” o questo “male”?

        E la PRUDENZA secondo CHI?

        Condividere dei dubbi è sempre e soltanto un “male”? E se servissero invece a risvegliare?

        Attento a quello che rispondi, perché se mi indichi punti di riferimento obbligatori vuol dire che siamo da capo a dodici, e cioè che il mio libero arbitrio e la mia libera riflessione sono una presa in giro perché devo pensare e parlare come mi dice qualcun’ altro che mi ha preparato il copione.

        • stilumcuriale emerito ha detto:

          Se ti proclami cristiano cattolico, e ne sei convinto, sai benissimo CHI ha stabilito che cosa può far bene e che cosa può far male e che cosa sia il Bene e che cosa sia il Male. Se invece sei credente nell’esistenza di un Dio non ben definito e vagamente personale allora puoi anche permetterti di criticarlo per come ha gestito e gestisce la Remunerazione spettante ad ogni uomo.
          Dei tuoi atti sei responsabile tu, ma come ben dice il Profeta Ezechiele (capitolo 18):
          [1] Mi fu rivolta questa parola del Signore:
          [23] Forse che io ho piacere della morte del malvagio – dice il Signore Dio – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?

          [24] Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette l’iniquità e agisce secondo tutti gli abomini che l’empio commette, potrà egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà.

          [25] Voi dite: Non è retto il modo di agire del Signore.
          Ascolta dunque, popolo d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?

          [26] Se il giusto si allontana dalla giustizia per commettere l’iniquità e a causa di questa muore, egli muore appunto per l’iniquità che ha commessa.

          [27] E se l’ingiusto desiste dall’ingiustizia che ha commessa e agisce con giustizia e rettitudine, egli fa vivere se stesso.

          [28] Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà.

          [29] Eppure gli Israeliti van dicendo: Non è retta la via del Signore. O popolo d’Israele, non sono rette le mie vie o piuttosto non sono rette le vostre?

          • Adriana 1 ha detto:

            Caro S.E.,
            trovo abbastanza sintomatico che, per confermare il tuo amorevole Cattolicesimo, tu vada a citare proprio il “discorso” che ad Ezechiele rivolge il Tetragramma, dove gode ad autogiustificarsi per tutte le crudeltà e le violenze compiute sul “suo” popolo… e per quelle ancora da compiere “se” esso Gli sarà, anche minimamente disobbediente.
            Ez.: “20-26″ ” Feci sì che si contaminassero nelle loro offerte facendo passare per il fuoco ogni loro primogenito
            per atterrirli, perchè riconoscessero che
            sono il Signore. “

          • il Matto ha detto:

            Mi sono espresso con insufficienza: intendevo CHI FRA UMANI, stabilisce etc. etc.

            Non è che uno che si proclama “cristiano cattolico convinto”, è autorizzato ad impugnare le Sacre Scritture a proprio uso e consumo per mazziare gli altri, che sono, manco a dirlo, brutti, sporchi e cattivi.

            Eh sì, perche il vizietto è da sempre molto diffuso: uno va a Messa, impara il Catechismo, dice il Rosario, manda a memoria le Encicliche e il Diritto Canonico è crede di stare a posto, potendosi così dare alla caccia degli untori.

            Di introspezione per individuare se, caso mai!, qualche immondezzuola da cui liberarsi ancora persista in se stessi nemmeno a parlarne!

            Il tutto senza considerare quanto evidenziato da Adriana.

            Ma poi; che significa davvero essere “cattolico”, ovvero “universale”?

        • Adriana 1 ha detto:

          Caro Matto,
          “Che significa Cattolico che vuol dire “universale”? ”
          Per un sacco di tempo significò “Colonialista”.

          • il Matto ha detto:

            Beh, mi rifacevo all’etimo secondo cui:

            il termine “cattolico” viene dal greco καθολικός, che significa propriamente “completo”, “tutto insieme”.

            Quindi unico, universale, insomma che vale per tutti.

            Evincimi sul “colonialista”: da incolto, oltre che Matto, è la prima volta che lo sento 😄

          • Adriana 1 ha detto:

            Colonialista l’ho detto io ripensando alla volontà di dominio che caratterizzò tanto Cattolicesimo, da Carlo Magno ai Conquistadores delle Americhe. Tra parentesi ci sono indizi che Papa Innocenzo VIII fosse stato- dietro le quinte- il vero promotore e finanziatore della Conquista di Colombo, che sembra sia stato uno dei suoi numerosi figli. Esiste anche una lapide a S.Pietro che mette in collegamento la sua figura al viaggio/i di Colombo.

      • Rolando ha detto:

        Così scrive Simone Weil: “Sofocle ha scelto le leggende più orribili (Edipo, Oreste) per portarvi l serenità. La lezione delle sue tragedie è: NON ESISTONO RAPITORI DELLA LIBERTÀ INTERIORE.”
        Bisogna star attenti a non confondere la Prudenza con la Paura che qualcosa cambi. Il cambiamento è la via, la verità, la vita verso la verità fondamentale.
        Veritas Domini manet in aeternum.

      • Balqis ha detto:

        Però anche gli altri, esercitando il proprio libero arbitrio, possono rispondere, esprimendo ciò che pensano. Un tantinello paternalista, caro Stilumcuriale! Come se la fede di alcuni in questo blog, presentata come inscalfibile, possa essere incrinata dalle riflessioni del Matto che, al contrario, potrebbero anche essere un mezzo per “rodarla”. In questo senso, si può dire che in realtà il Matto svolga una funzione fondamentale, dando vita a qualcosa di paragonabile alle quaestiones medievali, prezioso strumento dialettico per stimolare la discussione tra allievi che, per esercitarsi nell’approfondimento filosofico e teologico, prendevano posizioni differenti (disputatio). Mi rendo conto, tuttavia, che, in questi tempi un po’ beceri in cui la “quaestio”, da raffinata “palestra” intellettuale è diventata “magna” (da intendersi, per traslazione di senso, come “maccheronica”, cioè “improvvisata per ignoranza o per burla, o zeppa di errori e improprietà; anche, a proposito di lingua straniera parlata in modo goffo e approssimativo”) e viene sparata via YouTube con tono grossolanamente allusivo, l’azione dialettica del Matto finisca – ahimè – per produrre reazioni inconsulte ed aggressive, dove la disputatio da esercitazione diviene mero tifo calcistico.. Alla fine, quindi, comprendo il suo invito alla prudenza, evidentemente derivante anche (ma, purtroppo, non solo…) dalla consapevolezza della specifica capacità del medium nello stimolare la parte più aggressiva ed intollerante di quanti pure aspirano alla sfolgorante bellezza del Paradiso, ritenendo di possedere, più di altri, le “carte in regola” per meritarla. Del resto, non è il mondo terreno nel quale ci troviamo gettati proprio il regno dell’afflizione di cui parla il caro Matto?

    • Rolando ha detto:

      Se crediamo nel libero arbitrio, in base a questo stesso libero arbitrio ognuno si può ritenere arbitro dell’altro nella relazione. Ma “non esistono rapitori della libertà interiore” scrive Simone Weil appunto perché questa libertà interiore non ha Dominus cioè Padrone soggettivo. Nessuno può quindi rubarla. Relazione non è qualcosa di cui ci si può impadronire. È la stessa (irraggiungibile) verità (= senza dimenticanza). Come più volte disse anche papa Francesco.

    • Rolando ha detto:

      Caro IL MATTO,
      “Ma insomma!!!!: il libero arbitrio e quindi la libera riflessione, sono leciti o sono parole al vento?”
      L’arbitrio e la riflessione sono dati incontestabili sulla base dell’esperienza. In quanto alla qualifica di liberi ed in particolare libero arbitrio in riferimento alla decisione intenzionale, io nutro non poche perplessità.
      Dove sta la sede, l’origine dell’intenzionalità: nella nostra “mente”? E dov’è la mente? È un luogo o cos’altro? Ogni cellula del nostro corpo è sede di intenzionalità, capta bisogni che il cervello fa emergere come bisogni o sogni (desideri). E tutto sembra derivare, come insegnava anche Plauto, da una NEKESSITAS naturale. Se siamo fisicamente condizionati per Natura in che senso si può parlare di essere del tutto “liberi” nella produzione di una soggettiva intenzionalità?
      Dov’è la mia intenzionalità quando sotto l’effetto di prodotti chimici diventa altra?

      • Adriana 1 ha detto:

        “…sotto gli effetti di prodotti chimici… ” Questo è il grande problema, anche se non l’unico.

      • Adriana 1 ha detto:

        Caro Rolando,
        capisco e mi spiace. Il dolore deve esser stato essere immenso. Colpiti da certe esperienze ci si chiede quale sia la natura dell’uomo, a quali stimoli soggiaccia, quale sia la sua identità. Per gli Indonesiani delle campagne ogni uomo possiede 250 “anime” ed è una fatica tenerle buone tutte. Vi provvedono indossando nelle occasioni di festa braccialetti colorati a più giri- un giro per ogni “anima”, soavemente sorridendo.

      • il Matto ha detto:

        Ti rispondo con Giordano Bruno (dagli all’untore!)

        “L’anima è nel corpo come nocchiero della nave. Il qual nocchiero, in quanto viene mosso insieme con la nave, è parte di quella; considerato in quanto che la governa e muove, non se intende parte, ma come distinto efficiente. Cossì l’anima de l’universo, in quanto che anima e informa, viene ad esser parte intrinseca e formale di quello; ma, come che drizza e governa, no è parte, non ha raggione di principio, ma di causa”.

        A mio parere, quel che vale dell’anima universale, vale anche per l’anima individuale, la quale, in quella parte che è “deitade”, cioè la mente, come dice il Poeta, è imperturbabile, dunque superiore a tutte le vicissitudini.

        Qui inizia il grande, drammatico discorso sul distacco o apofasi.

        • Rolando ha detto:

          Giordano Bruno aveva intuito bene circa “l’anima”.
          Esattamente, se si riflette a fondo, come chi disse ai nostri giorni : “Una persona cosciente è semplicemente cibo riorganizzato” (Max Tegmark).

  • il Matto ha detto:

    Per GIAMPIERO (ma anche per tutti):

    “Se il tempo sacro risponde alla nostalgia profonda dell’eternità, lo spazio sacro risponde alla sete del Paradiso perduto; in questi superamenti della realtà empirica operati dal sacro, l’uomo ritrova parzialmente il suo destino originario e si dirige verso il suo compimento”.
    (Pavel Evdokimov, “Teologia della Bellezza”).

    Non è stupendo?

    “Nostalgia”, “sete”: due potenti propulsori!

  • Rolando ha detto:

    Cara Adriana1, ribadisco qui quello che in altra pagina evevo sostenuto.
    L’Eucarestia è il principale sacramento e medicina base per la remissione dei peccati.
    Infatti appare chiaro da parte di quasi tutti gli studiosi e teologi che il dogmatico Concilio di Trento non ha dichiarato di Diritto Divino il Precetto della confessione prima della comunione per chi è conscio di peccato mortale. Sembra essere soltanto una “ecclesiastica consuetudo”. (Les decrets du Concile de Trente, I, in HEFELE-LECLERCQ, Histoire des Conciles).
    Anche oggi Corpus Domini è stato sostenuto il medesimo concetto in TV da un prete cattolico. Portando esempi che è proprio l’avvicinamento ed il nutrirsi alla mensa del Corpo e Sangue del Signore, che porta il peccatore diffidente e sfiduciato a guarire.
    D’altronde Gesù stesso è dichiarato il medico per eccellenza. Sta tutto nel credere che l’Eucaristia è anche il corpo integro e totale dell’uomo Gesù (in unità di una sola sostanza o in unione di due?) con la sua Divinità.

    • Adriana 1 ha detto:

      Caro Rolando,
      ” Sta tutto nel credere…” .Vero. Ma, in tal modo, torniamo al principio ancestrale del bisogno di una vittima da sacrificare a una divinità per impetrarne la benevolenza. E’ difficile da accettare, o- forse- è un concetto talmente “sacro”, ossia “separato”( dalla ferocia strettamente umana, per es. ), da venirne “sublimato”- pur originando dalla più profonda istintualità conseguente allo “Choc primordiale ” (Luigi De Marchi)-: ossia alla terribile “scoperta” dell’inevitabile destino di Morte.

      • Rolando ha detto:

        Cara Adriana1, anche Luigi De Marchi mi citi!
        Certo sta tutto nel credere ed aver fiducia che sia così!
        Ma la realtà delle cose tutte come stanno ed evolvono non è così come ci appare. Cui contigit nasci instat et mori perché è sempre un’altra forma, tra le infinite e bellissime forme della medesima realtà. Ci sono più cose in cielo ed in terra che nel nostro piccolo guscio di noce, forma misteriosa di un istante!

        • Adriana 1 ha detto:

          Ah, caro Rolando,
          concordo sul guscio di noce- per natura provvisorio-, concordo su Amleto e sulle infinite forme, ma sul fatto che siano tutte “bellissime” ( o bellissime nei confronti della natura e dell’uomo ) lasciami avere qualche dubbio.

          • Rolando ha detto:

            Ah, Adriana1 carissima… quanto ad “infinite forme bellissime” …. è in me un certo qual indefinito condizionamento dovuto alla penetrante lettura del testo di Sean B. Carrol del 2006….
            Quanto invece alla realtà di un “libero arbitrio” nella formazione di una intenzionalità nel cosiddetto “spirito”, “anima” ed anche “mente” dell’uomo, nutro grossi e fondati dubbi e per dolorosa esperienza personale unica “per me”.
            Il riferimento, quanto a me, è ai prodotti chimici usati per salvarmi la vita. Non ero in rianimazione, dove anche qui il cervello chimico muove la bocca a dire cose dimenticate ed inconfessabili ed assolutamente non intenzionali, ma solo a letto in una stanza d’ospedale, attaccato a tutte le cannuccie e monitor immaginabili e possibili e con assistenza continua obbligata. Come abbia saputo che, in quel frangente in cui il cervello mi comandò di fare quello che ho fatto, ero solo, non lo so. Mi disse [chi?] che ero al Sant’Orsola di Bologna, ospedale in cui non ero ed in cui mai sono stato, ma solo sentito nominare anni prima. E di scendere giù, giù, nei sotterranei. Io [ ma non ero “IO” ] ebbi l’intenzionalità cosciente come nella realtà (ma ero nella realtà); mi liberai violentemente da ogni mezzo che mi teneva legato e scesi tutti i piani fino ai sotterranei dove mi trovò una infermiera di passaggio che capì la situazione. Io ero convinto di essere arrivato là dove la mia cosciente e libera intenzionalità decisamente voleva.
            Tutto irrazionale… e doloroso. Sì doloroso e non ti dico quanto. Ma non finché quell’intenzionalità si effettuava. Dopo e soprattutto anche per lo strappo del catetere dal pene. T’immagini se io volevo farmi tanto di male!
            Era una precisa intenzionalità fattuale dovuta ad una “libera” scelta, per me, non diversa da quelle che faccio.
            E qui mi fermo, tralasciando visioni, che altri mi dicevano che non c’erano. Ed anch’io capii dopo che non c’erano. Ma erano purtroppo le cose che erano e sono. Stop.

  • Balqis ha detto:

    Qualcosa di più attinente all’articolo

    “È possibile che tutte le idee di un essere umano non siano giuste, ma conoscenza significa lottare, pensare, fare osservazioni e adattare le proprie opinioni per raggiungere qualcosa. Non è che non dovremmo dire nulla finché non raggiungiamo ‘la conoscenza della certezza’ e la ‘verità della certezza’, perché è impossibile raggiungerle tutte in una volta se non attraverso la rivelazione. Dovremmo continuare a dire e pensare mentre ci avviciniamo ad esso. (…)
    Il paradiso che conosco o presumo di conoscere è soggettivo e relativo all’essere umano. Nel racconto della creazione, a quanto ho capito, la storia non viene negata. Semplicemente non è storia naturale. Il paradiso è piuttosto un’espressione filosofico-simbolica che tenta di analizzare l’uomo contemporaneo e l’enigma che si chiama umanità. Cosa significa paradiso? Significa paradiso. Vediamo che ci sono ancora persone in paradiso. Non ne sono ancora stati espulsi. Il loro mondo è pieno di benedizioni. Il mondo è pieno di gioia. L’uomo si sente ricco, soddisfatto e realizzato nella vita. (…) Chi non ha mangiato il frutto proibito che Dio gli ha chiesto di non mangiare, sta bene. È soddisfatto e felice.
    Ma cos’è quel frutto proibito? Sia l’Antico Testamento che il Corano parlano di percezione e coscienza. Conosco alcune persone paradisiache che trovano piacere in questo mondo, che trovano gioia nel vedere che è la stagione del latte fresco di pecora e dello yogurt. Percepiscono l’arrivo della primavera. (…)

    All’uomo che ha avuto tutto, che è soddisfatto e che non ha sentito alcun bisogno o sofferenza e che ha avuto solo piacere e benedizioni alla sua portata, è stato detto di non mangiare il frutto proibito. Ma fu ingannato dal diavolo e lo mangiò. Rifletté per la prima volta. È tutto molto chiaro cosa fosse quell’albero e lo sforzo degli interpreti islamici ed ebrei per verificare se si trattasse di un melo o di un covone di grano o altro è vano.
    È chiaro che dopo aver mangiato il frutto, come dice il Corano, Dio venne a vederli. Li ha chiamati, ma non sono venuti. Hanno detto che si vergognavano dei loro corpi nudi. Dio si rese conto che avevano mangiato il frutto di quell’albero. Vuol dire che prima non erano consapevoli della loro nudità, indecenza, bruttezza e sfacciataggine. Per questo erano felici. Per questo motivo erano in paradiso. Era per questo che erano felici. Per questo motivo erano in paradiso. È stato chiaramente e direttamente affermato nel Corano e nell’Antico Testamento che questo era il frutto della percezione e della coscienza. Il Corano ne fa esplicito riferimento. Dal testo risulta chiaro che non appena l’uomo ingoia questo frutto proibito, la vista del paradiso diventa un mondo terreno di dolori, più piccolo dei bisogni dell’essere umano. Questo è il significato della caduta e della discesa.
    Il Giardino dell’Eden è sulla terra ed è questa terra. Possiamo vedere ora come sempre che più gli esseri umani mangiano di quel frutto (coscienza) più sentono che la loro vita sulla terra è ristretta. Soffrono di più nel percepire le inadeguatezze degli altri. Meno mangiano, più hanno pace e pace. maggiore è il piacere che provano. (…)
    Ma perché questo frutto, che è stato mangiato più di una volta dall’uomo e viene continuamente mangiato, è proibito? Perché fa sì che l’essere umano cada da quel conforto, soddisfazione, agio e piacere e inizi a sentire le cose che mancano nel mondo”.
    A. Shariati

    • Rolando ha detto:

      Cara Balqis, condivisibile quanto scrivi. Ma la medesima rivelazione l’ha avuta anche Eschilo quando nel suo Agamennone espone il decreto di Giove: “Patendo conoscere”.
      Mi ha preso poi ilarità la tua affermazione: “Vuol dire che prima non erano consapevoli della loro nudità, indecenza, bruttezza e sfacciataggine. Per questo erano felici. Per questo motivo erano in paradiso.”.
      Mi sembra piuttosto un Limbo tal Paradiso. Non concepisco come si possa dirsi felici senza la coscienza conoscitiva di esserlo. Anzi, Adamo se si lamenta con Dio perché non si sente soddisfatto (sessualmente?) con tutto quello che lo attornia dopo averci provato, vorrà ben dire qualcosa!!! Allora Dio “capisce”….e zac! la donna.
      Adesso che siamo consapevoli, coscienti della nudità per tanti, forse troppi, essa è bellezza e piacere, altro che indecenza, bruttezza e sfacciataggine! Direi di più: è kàris, la grazia di Pindaro, la cui parola esprime un insieme di Piacere-Bellezza! Ed è più che logico che chi sostiene il contrario offende empiamente il Factorem coeli et terrae! A cominciare da quel cristiano che traducendo (= tradire) in quella fatidica pianta ci ha visto un melo! Michelangelo fu molto più fine ed intelligente. Dalla Creazione al Giudizio compreso. Non il Braghetta.

      • Adriana 1 ha detto:

        Rolando, per favore, risparmia dagli insulti Daniele da Volterra ( il Braghettone ), capace allievo del medesimo Michelangelo che, con i suoi “obbligati” interventi censorii, salvò per noi il Giudizio Universale opera che ,altrimenti, Paolo III avrebbe fatto cancellare…e che tanti- tra cui Biagio da Cesena (Minosse avaro e pederasta) avevano definito: “una stufa”, ossia una raccolta di corpi nudi simili a quelli che si trovavano nei bagni delle Bagasce, ( che si pulivano, a differenza di molti buoni cristiani ).

        • Rolando ha detto:

          Ah, sì Adriana cara, vero, verissimo anche questo …. che conoscevo ed ho umanamente dimenticato! Ecco a cosa serve un sereno dialogo!
          Vero, Adriana, vero! Ma è anche un’ulteriore, farsesca tragedia del Potere Autoritario Oscurantista.
          Oscurare! Oscurare! Peccato! Peccato! E per di più nella supposta casa del Dio.
          Come se tanta bellezza fosse il Peccato del Dio!
          Ah Lui no! Ma noi si! Come se tanta bellezza fosse Lui ( Dio antropomorfo) e non noi! Ah se avevi ragione Heinrisch Heine!

      • Balqis ha detto:

        “Vuol dire che prima non erano consapevoli della loro nudità, indecenza, bruttezza e sfacciataggine. Per questo erano felici. Per questo motivo erano in paradiso.”
        Caro Rolando, non sono io che lo dico: è Shariati. Ieri ero troppo pigra per rispondere con le mie parole al Matto, così le ho prese in prestito.
        Su quanto tu sottolinei ed, in generale, sull’afflizione di cui parla il Matto, di mio posso dire che, a pensarci bene, il fatto che la Chiesa intesa come istituzione (e quindi in stretta e multiforme relazione con il Potere, nel senso descritto da Foucault) si sia a lungo (ancora oggi, in realtà) concentrata in modo particolare su ciò che avviene al di sotto della cintola indurrebbe a pensare ad una spaventosa cattiveria. Infatti, l'”attrezzatura” fornita all’uomo allo scopo di moltiplicarsi non è stata dotata di un qualche strumento di regolazione/inibizione che impedisse che l’istinto alla moltiplicazione si indirizzasse verso direzioni non “legittime” ai sensi del sesto e del nono comandamento. Quindi il peccato “dalla cintola in giù” in qualche modo si configura come il peccato inevitabile, in quanto intrinseco alla stessa natura umana in senso puramente “fisico”! Sembrerebbe una perfidia bella e buona: condannati a peccare oppure negare la propria natura di “carne sregolata”! Una soluzione possibile al terribile dilemma potrebbe risiedere in differenti livelli di misericordia e perdono: ad esempio, rispetto al desiderare la donna d’altri (e Paolo e Francesca costituiscono un esempio), il disattendere il quinto comandamento richiede un’atto di volontà maggiore, che è volontà davvero malvagia perché presume di poter togliere la vita (potere che è solo di Dio). Inoltre, mi sembra molto sottovalutato il peccato di superbia, che pure è il primo dei sette peccati capitali ed è quello che caratterizza Satana. Dice, infatti, Agostino: «Il Diavolo non è un lussurioso, né un ubriacone, né altre simili cose: è invece superbo e invidioso».

        • Adriana 1 ha detto:

          Sai, cara Balqis,
          nutro il “sospetto” che Agostino,- come, del resto, fa ciascuno di noi- proietti su un determinato testo- sacro o pagano che sia-, niente altro che i tratti più salienti della propria personalità. Forse sarebbe necessario approfondire proprio le motivazioni dei suoi giudizi- piuttosto che dei testi commentati- al fine di giungere ad una- pur sempre limitata- comprensione dell’uomo , dell’epoca, e della dottrina.

          • Rolando ha detto:

            Cara Adriana, non solo i tratti più salienti della propria personalità, ma anche le mire per un vantaggioso posto in società così come il suo compare Ambrogio, che di sesso se ne intendeva pure molto bene scrivendo che faceva volare fino al settimo cielo! Naturalmente prima di acquisire un buon posto in società!

        • Rolando ha detto:

          Cara Balqis, non posso che condividere il tuo pensiero.
          Quello che non condivido è nella citazione di Shariati.
          “Vuol dire che prima non erano consapevoli della loro nudità, indecenza, bruttezza e sfacciataggine. Per questo erano felici. Per questo motivo erano in paradiso.”
          Allora o erano ebeti prima o lo sono diventati dopo.
          Fattostà, stando al testo, che Dio li scaccia quando, proprio in virtù della disobbedienza, sono diventati come Dio. Esattamente come uno degli ELOHIM, che è un altro par di maniche!
          Cioè proprio quando sono diventati consci di essere nudi e che tale nudità era consapevole sensazione di piacere e bellezza. Perché per la stessa ammissione del Dio ogni realtà creata era già e resta bella e buona!
          La mente politica di Paolo e lo stesso divagare fantasioso di Agostino soprattutto a sostegno della stessa, da buon intenditore in materia (forse) vi ha visto il Peccato cristiano, cattolico e romano per eccellenza.
          Surgit de medio leporum amaro aliquid quod in ipsis floribus anguit (Ovidio). Ma questo è un altro par di maniche e non ha niente da spartire con la bellezza ed il piacere assaporati quando vengono assaporati.
          Moravia diceva “quant’è bello questo Peccato!” Ed il prete che in Seminario ci portò a conoscenza di questa frase, piangeva a dirotto comunicandocela! Ricordo indelebile. Altri tempi.

          • Adriana 1 ha detto:

            Ah, Rolando, quando ti “slanci” permetti di osservare la tua metamorfosi in una impetuosa cascata di cultura e passione, con i suoi gorghi, le sue brucianti scintille, la sua frescura e una sua espressiva violenza che sa trovar la pace tra i limpidi botri dell’anima… Non saranno forse perciò del caro Lucrezio i versi che urgevano alla tua memoria?
            ” Quoniam medio de fonte leporum surgit amari aliquid quod in ipsis floribus angat. ” ( De rerum natura, libro IV,
            v. 1133 ) ( angat- angst ). In un verso quale ricchezza celata! Grazie per avermela riportata alla mente.

          • Rolando ha detto:

            Cara Adriana1, quant’è bello e piacevole incontrarsi con te nella bellezza e piacevolezza della saggezza prima che Cristo nascesse!!!
            La Pienezza dei tempi della lapide di Priene, copiata da Paolo, l’nfelice, è piuttosto l’inizio di un regresso.
            Non progredi est regredi.

    • Adriana 1 ha detto:

      Cara Balqis,
      chiunque sia Shariati- che non conosco e per la cui ignoranza chiedo scusa-, non capisco perchè Dio debba aver creato una copia di “bruttoni”, avendo- pare- la facoltà di creare una coppia “bella”. La Bellezza è dunque qualcosa che offende il Creatore?. Un qualcosa che vuole tenere per sé e per i suoi “colleghi” Elohim? Misteriosa è, inoltre, nel Genesi, sia l’esistenza, sia l’ubicazione dei 2 Alberi. Qualunque ne siano le posteriori spiegazioni dottrinali, essi sono proprio 2, nonchè collocati in spazi diversi nell’ambito del cosiddetto Eden. Siamo sicuri su quale fosse l’albero proibito?

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Trasgredisco alla mia dichiarazione di non voler più perdere tempo con Nippo perchè uno scempio del sale del pensiero come questo suo ultimo articolo non può essere lasciato passare sotto silenzio.
    Spargere a larghe mani dubbi senza suggerire risposte, per di più proponendosi come maestro di pensiero, è quanto di più delittuoso si possa fare. La gente è già piena di dubbi e divertirsi a spargerne altri non può che fare danni.
    Il grande divario tra Mito, Storia e Kerigma è già stato ampiamente esplorato, analizzato, discusso, da un grande teologo protestante Rudolph Bultmann (nato nel 1884 e morto nel 1976 ) che ha fatto scuola. Ma scuola di seria riflessione non di clamorose esternazioni di un signor nessuno che da troppo tempo si sta divertendo a prenderci in giro tutti.
    La distinzione tra mythos e logos risale alla cultura greca e nella storia del pensiero ha avuto alterne vicende. Alla fine il logos – discorso argomentato – parve avere il sopravvento sul mythos relegato al rango di storia fiabesca, leggendaria e per lo più senza fondamento reale. Ma il tema è stato ripreso in epoca moderna ed oggi ribolle più che mai nel pentolone del grande minestrone scienza-ragione-poesia,-fantasia-immaginazione-verità-imbroglio fino a giungere a forme di espressioni demenziali come l’intelligenza artificiale che non fanno altro che aggiungere confusione alla confusione.
    Più di tanto in un semplice commento non si può dire, ma sull’argomento esiste una vastissima letteratura alla quale può attingere chiunque voglia approfondirne la conoscenza.

    • il Matto ha detto:

      Birbaccione di un S.E.! 😄

      Non hai saputo resistere a sgranare la mitragliatrice! 😅

      Complimenti per la tua fantasia iper galoppante!

      “Scempio del sale del pensiero” : boooom!💥

      Tu solo, invece, avresti del sale in zucca?

      Non sei entrato nel merito di nemmeno una delle mie perplessità: come mai?

      Per “non perdere tempo” meglio abbandonarsi ad una mitragliata generica?

      Birbaccione!😍

      Un abbraccio.

      • stilumcuriale emerito ha detto:

        No non mi ritengo l’unico ad avere un po’ di sale in zucca. Ma quel poco che ho cerco di non sprecarlo.

        • il Matto ha detto:

          Ecco , allora, non sprecandolo, entra nel merito di almeno una delle mie perplessità, per esempio quella sul “non ci indurre in tentazione”, e, senza rispondermi citando a destra e a manca, fammi sentire il sapore del TUO sale.

        • Balqis ha detto:

          Però, caro Stilumcuriale, fatico a seguirti quando parti dal Matto ed arrivi all’intelligenza artificiale. Non è questo il “minestrone” che paventi? Non capisco, poi, il timore che gli interrogativi che pone il Matto possano seminare il dubbio: dai per scontato che la fede di chi legge sia così posticcia? O che siano arrivati alla fede improvvisamente folgorati, cioè senza aver attraversato un percorso di dubbi?

    • Rolando ha detto:

      STILUMCURIALE EMERITO carissimo.
      IN DUBIO LIBERTAS IN OMNIBUS CHARITAS (Aurelio Agostino, Dottore della Chiesa).

    • Rolando ha detto:

      La distinzione tra mythos e logos risale alla cultura greca .
      L’uno è favola e l’altro ragionamento.
      Tutti e due mirano ad un “vedere dentro”.
      E nel “vedere dentro” c’è chi fa del Logos un Mythos e chi del Mythos un Logos.
      Il decreto divino:
      “τὁν πάθει μάθος”

  • Rolando ha detto:

    Caro Matto, non Nippo. Scusa se non è lo stesso. I nomi sono un casino. Chiamami come vuoi. Contano le idee. Per quel che contano….

  • Rolando ha detto:

    Intanto Grazie, caro Nippo di questo tuo lavoro, foriero di tante considerazioni.
    Un Vulcano di idee.
    Ma soprattutto Grazie per quell’immagine parlante del Masaccio, che fin da giovane, quando mi sono imbattuto in essa, l’ho voluta in casa, sempre davanti ai miei occhi assieme a quella del Tuffatore di Pestum.
    Tu scrivi, tra tanto altro: “Con il mito abbiamo dunque un racconto di chi non sapeva per chi non sa e deve credervi?”.
    Interessante intanto la semantica della parola “mito” che ci rimanda al termine greco che nella sua radice altro non è che un “vedere dentro” inesauribile.
    Per me, non è propriamente un racconto di chi non sapeva e non sa, ma il ritrovamento di una chiave comune per aprire la settima porta ed oltre di tutte quelle proprie di ogni cervello umano e che può aprire per folgorarsi di luce….per….per…per…..”vedere dentro”.
    Quanto a Masaccio?
    Per il momento: tutta la bruttura del cristianesimo.
    Mi conforta solo la certezza che Gesù ebreo NON ha mai parlato di questo Peccato. Il suo (= di Gesù) “vedere dentro” non ha mai aperto questa finestra!
    Intanto mi fermo qui. Ciao. Grazie

  • Balqis ha detto:

    Caro Matto, forse è poco attinente all’articolo e ai legittimi interrogativi posti dal tuo libero arbitrio (ai quali potranno contrapporsi, spero pacatamente e senza assurdi anatemi, altrettanto legittime risposte da parte di altri differentemente orientati liberi arbitri), ma queste parole di Simone Weil (tratte da “Attenzione e preghiera”, recentemente pubblicato da Meltemi e curato da un vecchio amico) hanno piuttosto a che fare con la tua più generale personale ricerca. La pigrizia mi impedisce di andare a ricercare quale dei tuoi articoli (forse quello, molto poetico, del chiaro di luna, o forse quelli sull’idea di vuoto) abbia posto le domande per le quali propongo questa possibile risposta, che offre una interessante soluzione che definirei “dei differenti livelli”.

    «L’attenzione consiste nel sospendere il pensiero, nel lasciarlo disponibile, vuoto e penetrabile all’oggetto, nel mantenere in sé vicino al pensiero, ma a un livello inferiore e senza contatto con esso, le varie conoscenze acquisite che siamo costretti a utilizzare».

  • Giampiero ha detto:

    Non so lei sig. Matto ma io ho trovato non poco giovamento attraverso la conoscenza e l’approfondimento della teologia delle Chiese cosiddette Ortodosse. L’approccio più mistico-intuitivo e meno intellettualistico della teologia delle chiese d’Oriente è stato un ottimo viatico per affrontare le problematiche da lei sollevate.

    • il Matto ha detto:

      La ringrazio, caro Giampiero, per questo suo “impulso” che mi spinge a ritornare su due testi che apprezzai molti anni addietro: 1) Pavel Evdokimov, “Teologia della bellezza; 2) Sergej Bulgakov, “La Luce senza tramonto”.

      Da Evdokimov riporto una citazione di J. Hani, “Il simbolismo del Tempio cristiano:

      “Come al centro del cerchio c’è quel punto unico dove sono ancora indivise tutte le rette che da lì partono, così in Dio, colui che è stato giudicato degno di giungere a lui conosce con una scienza semplice e senza concetti tutte le idee delle cose create”.

      Cordialità.

  • Adriana 1 ha detto:

    Comunque, caro “Matto”, io non mi preoccuperei tanto delle vicende dei progenitori, a cominciare dalla datazione della loro creazione. Per secoli il Vescovo Anglicano (del 1600) James Ussher ritenne e fece ritenere che Adamo ed Eva fossero stati creati circa 4000 anni a.C.. Da dove ricavò questa “certezza storica”?
    Dal calendario ebraico che conta gli anni a partire dalla presunta data della creazione che, in base alle datazioni dell’A.T., è stata calcolata dalla tradizione rabbinica dal 3760 a. C..
    Precisamente, l’ anno 1 inizierebbe il 6 ottobre 3761 a.C..
    La creazione di Adamo viene quindi fatto coincidere con uno dei due Capodanni ebraici. Buona Domenica.
    Inoltre la testa del serpente verrà schiacciata dalla umana stirpe ( neutro in ebraico ).

  • il Matto ha detto:

    Carissima,

    non hai saputo rispondere ai miei umani interrogativi? E come potevi se sono anche i tuoi? 😂

    D’altra parte, anche la gentile E.A., DAL suo livello, si è guardata bene dal cimentarvisi.

    Interessante il racconto di Buzzati. Grazie.

    • Adriana 1 ha detto:

      Caro Matto,
      Il racconto di Buzzati si intitola-emblematicamente.:
      “L’uomo che volle guarire”. Per il suo stile e pensiero merita leggerlo tutto ( ho scoperto che si trova riprodotto anche in Rete).
      Quanto alle obiezioni ( anche quelle apparentemente dogmatiche o, corrivamente auto-dogmatiche ), desidero far presente che: ” I dubbi espressi da (alcuni) pensatori, le riserve che accompagnano le loro stesse convinzioni rendono onore al lettore.
      Non pretendono una ottusa acquiescenza o un’eco compiacente, ma un ripensamento ed una critica…motivata e puntuale. ” ( George Steiner ).

  • E.A. ha detto:

    Caro Matto, non c’è polemica nel mio intervento, tantomeno la domanda che sto per porle le assicuro non vuole essere né presuntuosa, né saccente, ma da leggere semplicemente così com’è… lei davvero è ancora a questo livello?! Perché, mi spiego, i suoi interrogativi sono quelli di chi o non ha ancora capito nulla, della Creazione, dell’Opera Redentrice, della libertà umana, del libero arbitrio, del Fine Eterno…(per quello che ci è dato di capire e di comprendere e che per chi “bussa”, “chiede”, “cerca”, non è mai poco o insufficiente, anzi…!), oppure sono interrogativi di chi, pur avendo compreso molto, non lo accetta, oppure si diverte o si affanna, vanamente, a confutarlo su un piano strettamente logico-umano, per approdare alla trita e ritrita, quanto fallace, fuorviante e direi anche banale conclusione che non esiste un’ Unica o nessuna Verità Infallibile, che nulla di certo scavalica o sormonta le nostre vite e che ognuno se la pensi e se la giri pure come vuole, ma non creda di avere mai ragione! E invece, grazie al Cielo, la Ragione C’È, a Governare un Universo, sono gli uomini che, è proprio il caso di dire, non vogliono vedere e sentire “ragione”, e si ostinano a sragionare, e questo ormai alle soglie del molto probabile “resoconto finale “, dentro al quale il dipinto di Masaccio continua a gemere, a gridare al mondo cosa significa sentirsi nudi, spogliati delle sembianze divine, dopo il rifiuto, e tutt’oggi cosa comporta ed ha comportato spogliare anche l’Umanita’ di Nostro Signore, Incarnatosi proprio in essa per Redimerla da quella macchia originale al Prezzo del Suo Sangue e riaprirle le Porte del Cielo! Sempre nudi ci troviamo e ci sentiamo, per scelta, ma l’angoscia e la pena più grande rimane quella di non volerlo ammettere! Un cordiale saluto.

    • il Matto ha detto:

      Gentile E.A.,

      vedo che, seppur con una certa delicatezza, non ha saputo resistere a mitragliarmi a colpi di dottrina. Ma va bene lo stesso.

      Ora, a parte che lei non è entrata nel merito di nessuna delle mie perplessità (paura di rimanervi invischiata?), mi sa che lei non ha mai letto, o ha letto a scappar via, i miei articoli precedenti, altrimenti non mi attribuirebbe la “banale conclusione che non esiste un’Unica o nessuna Verità Infallibile e che nulla di certo scavalca scavalica o sormonta le nostre vite”, quando, appunto nei miei articoli affermo l’esatto contrario. Soltanto che di infallibile c’è solo la Verità-in-Sé – l’Archè – e non gli esseri umani che le costruiscono intorno un sistema di pensiero e la propongono (o impongono?) pena la scomunica.

      Mi sembra poi che lei confonda il soggettivo, umano “avere ragione” con la Ragione Universale che è la Verità-in-Sé, la quale, vorrà concedere è fuori della portata della mente umana, a meno che, per apofasi, questa non si liberi di tutto ciò che crede di sapere e quindi di tutta la struttura di pensieri organizzati e acriticamente assunti (impresa per pochi ma non per questo illecita).

      Infine, quando lei mi chiede: “lei è ancora a questo livello?”, cosa vuole che le risponda? Di quale, anzi DA quale “livello” mi parla? DAL suo? Non mi resta che tacere.

      Cordialmente.

      • E.A. ha detto:

        Caro Matto, mi spiace che lei anche in questo mio intervento ci veda una scarica mitragliatrice “a colpi di dottrina”! Piuttosto e glielo dico sempre umilmente, ma sinceramente, sono proprio i suoi interrogativi ad essere, spesso e volentieri, scagliati come pietre, per poi lestamente ritirare la mano! Come vede non mi sono addentrata, volutamente, in questa “scarica”, per ribadire, non lo avesse ancora colto, proprio quello che lei stesso afferma “ che di infallibile c’è solo la Verità-in-Sé – l’Archè – e non gli esseri umani che le costruiscono intorno un sistema di pensiero e la propongono (o impongono?) pena la scomunica.”, ossia che è solo alla Fonte Primaria che ognuno può saziare la propria fame e colmare la propria sete, per non restare deluso, d’altronde cos’altro aggiungere alla Parola in Assoluto! Quello che lei definisce apofasi, altro non è che uno spogliarsi di se stessi, per riconoscersi e sentirsi nudi, e potersi rivestire di Colui che quella carne l’ha Plasmata! Il livello da cui personalmente parto è senz’altro il più basso e meno accreditato di tutti, ma solo da questo riesco indegnamente ed in infinitesima parte a darmi le risposte che lei dice di cercare! Le posto comunque volentieri se possono esserle utile le meditazioni di Sant’Agostino sul “non ci indurre in tentazione “ e le auguro ogni bene! “9. 9. Non c’indurre in tentazione, ma liberaci dal male 14. Sarà forse necessario anche ciò nell’altra vita? Non si dice: Non c’indurre in tentazione, se non dove ci può essere la tentazione. Nel libro del santo Giobbe leggiamo: Non è forse una tentazione la vita dell’uomo sulla terra? 15. Che cosa dunque domandiamo? Ascoltate che cosa. L’apostolo Giacomo dice: Nessuno quando è tentato dica che è tentato da Dio 16. Egli parla della tentazione cattiva dalla quale uno è preso in trappola e diventa schiavo del diavolo; ecco di quale tentazione parla. C’è infatti un’altra tentazione che si chiama prova; di questa tentazione sta scritto: Il Signore Dio vostro vi mette alla prova per sapere se lo amate 17. Che vuol dire: per sapere? Vuol dire ” per far sì che sappiate “, poiché egli lo sa già. Con la tentazione, con cui uno è ingannato e sedotto, Dio non tenta nessuno; è certo però che per un suo disegno profondo e misterioso, alcuni Dio li abbandona. Quando li abbandona, il tentatore sa bene che cosa fare, poiché in colui che Dio abbandona non incontra uno che gli resiste ma uno al quale fa subito vedere d’averlo in suo possesso. Perché dunque Dio non ci abbandoni, noi diciamo: Non ci far cadere in tentazione. Ciascuno in realtà – dice il medesimo apostolo Giacomo – è tentato dalla propria passione, dalla quale è attirato e preso in trappola. La passione poi concepisce e genera il peccato e il peccato poi, quando è stato consumato, genera la morte 18. Che cosa ci ha insegnato? A combattere contro le passioni sensuali. Poiché nel santo battesimo voi lascerete tutti i peccati, ma rimarranno le passioni contro cui dovete combattere una volta rigenerati. Resterà infatti il conflitto in voi stessi. Non si deve temere alcun nemico esterno; vinci te stesso e il mondo sarà vinto. Che male ti potrà fare un tentatore esterno, sia esso il diavolo o un servo del diavolo? Chiunque ti proponga un guadagno per sedurti, non trovi in te la cupidigia; che male potrà farti allora chi ti propone un guadagno? Se invece in te si troverà la cupidigia, alla prospettiva del lucro, t’infiammerai e sarai preso al laccio d’un perfido adescamento. Se al contrario in te non sarà stata trovata la cupidigia, la trappola rimane tesa invano. Il tentatore ti mette davanti agli occhi una bellissima donna; se nel tuo intimo avrai la castità, sarà vinta l’iniquità della tentazione esterna. Affinché dunque non ti prenda in trappola col metterti sott’occhi la bellezza d’una donna a te estranea, combatti nel tuo interno con la tua sensualità. Tu non vedi il tuo nemico, ma senti la tua concupiscenza. Tu non vedi con gli occhi il diavolo, ma vedi l’oggetto che ti piace. Vinci nell’anima la tua sensualità. Combatti, continua a combattere, poiché è tuo giudice colui che ti ha rigenerato: ti ha proposto la lotta, ti prepara la corona. Ma siccome senza dubbio sarai vinto se non avrai Dio che t’aiuti, se egli ti abbandonerà, ecco perché nell’orazione tu dici: Non farci cadere in tentazione. La collera del [divino] giudice ha lasciato alcuni in balia delle loro passioni: lo afferma l’Apostolo: Dio li ha lasciati in balia dei desideri sfrenati dei loro cuori 19. In che modo li ha lasciati? Non facendo loro violenza, ma solo abbandonandoli.”

        • Adriana 1 ha detto:

          Cara E.A., nessuno le toglie la sua personale soddisfazione di aderire a quanto, in alcune pagine, ha scritto S.Agostino- che, peraltro, per certe altre pagine rischiò la scomunica se non avesse dichiarato di sottomettere il proprio intelletto a quanto affermava l’Istituzione della Chiesa. Viva e sia felice, senza alcun bisogno di inalberarsi contro il Matto che-secondo lei-, o non ha capito niente (perchè è cretino), oppure perchè
          è semplicemente un vanitoso giocherellone da anatemizzare. Che gliene cale?
          Sembra che lei possieda la Fede per nascita e per Fitrat (Natura). E allora che discute a fare? La polemica si regge sugli argomenti, non sugli apofotegmi.
          Perciò, tranquilla, nelle sue scritture non è connotabile nessuna polemica: soltanto la copia di giudizi apodittici altrui -e pure scelti ad libitum-.

          • E.A. ha detto:

            Cara Adriana, sinceramente non capisco perché si senta da me così chiamata in causa tanto da rispondermi con un intervento che, mi scusi, continuo a non comprendere fino in fondo, ma ne percepisco un certo astio gratuito… se per inalberarsi lei intende il potere esprimere liberamente come tutti un pensiero, al quale peraltro il caro Matto ha replicato, come suo diritto e nel modo che ha ritenuto più opportuno, non capisco quale o dove sia il problema! Piuttosto è lei a coronare il mio pensiero di patentini o attestati di “cretinaggine”, da conferire, da parte mia, a qualcuno, forse e spero ignorando che, cristianamente parlando, il non capire non è mai sinonimo di incapacità intellettiva, quanto purtroppo e nella maggioranza dei casi di mancanza di volontà di “vedere” e “sentire”, o se preferisce, di volontà a rimanere “sordi” e “ciechi “ alla Parola del Signore! Ovviamente anche questo è libera di etichettarlo come un pensiero “apodittico altrui” e ad libitum, come è sempre libera di ritenere o considerare Sant’Agostino ed il suo pensiero come vuole, d’altronde è alla gentile attenzione del Matto , che l’ho umilmente sottoposto, in merito ad un suo interrogativo, per trarne eventuali ed utili spunti! Un caro saluto.

          • Adriana 1 ha detto:

            Cara E.A.,
            quindi…visto che il suo messaggio era indirizzato al Matto- su questioni testuali e di Fede che interessano tutti-, nessun altro che lei può/deve risponderle? Non mi pare che questa esclusività corrisponda né alla impostazione del Blog ( e neanche a quella della Religio cattolica ). Astio da parte mia? Ma neanche per sogno. Di fronte a questa sua asserzione le ribatto con la serena constatazione di Paul Valéry: ” Soltanto chi non è in grado di controbattere gli argomenti attacca la persona. ” Vecchia e scontata tattica…Del resto- mi conceda- è stata lei ad “attaccare” il Matto per prima: il suo lessico volutamente pudibondo non serve a nascondere l’autentico contenuto dei giudizi negativi espressi nei confronti della supposta “personalità” del Matto- non delle sue domande che- con una certa ingenua sincerità- egli riteneva di poter rivolgere ad un pubblico di fratelli amorevoli in Cristo, senza- perciò- venir considerato forzatamente o uno “stupidino” naturale o un compiaciuto intenzionale “apostata” . Cerchiamo di parlare chiaro in maniera argomentata: non serve nascondere la polvere sotto ad un tappeto dottrinale.

          • Adriana 1 ha detto:

            e.c. apoftegmi.

        • il Matto ha detto:

          Carissima E.A.,

          innanzitutto grazie per questo suo prestarsi alla conversazione.

          Le rispondo dopo aver considerato il passo di Agostino da lei proposto e mi permetto due osservazioni:

          La prima: c’è sempre – sempre! – una soggettività di mezzo quando si pensa, si parla e si scrive. Al riguardo, quelle che lei vede come pietre da me scagliate non sembra che siano viste come tali dagli altri gentili interlocutori (fatta eccezione per quel birbaccione di S.E. che, se potesse, mi imbavaglierebbe 😄).

          La seconda: in merito a “non ci indurre in tentazione”, sul quale ho indugiato fruendo della libertà di riflessione, lei non mi risponde direttamente ma delegando Agostino, il quale, con tutto il rispetto (anche per certe sue geniali intuizioni) resta un essere umano con la propria soggettività. A meno che qualcuno non venga fuori ad affermare che le parole dei santi sono Parola di Dio!
          Quindi Vangelo!

          Tutto quel che dice Agostino è di estremo interesse ma non risponde al quesito da me posto circa, appunto, chi è che ci induce in tentazione: è Dio, al quale infatti chiediamo “non ci indurre in tentazione”, o il Diavolo cdi cui è scritto: “Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo”? Chi pensa che questo quesito sia un sofisma, in realtà si sottrae all’impegno (scabroso) di rispondere in prima persona, e non citando altri.

          La modifica del Padre Nostro da “non ci indurre in tentazione” a “non abbandonarci alla tentazione”, che ha sollevato un putiferio inqualificabile, risponde al mio quesito: è il Diavolo che induce in tentazione ed è Dio che non abbandona ad essa donandoci la Sua grazia per resistere. Se no, occorre ammettere che il Diavolo è la mano sinistra di Dio.

          C’è dell’altro, ma mi fermo qui.

          Un cordiale saluto.

          • E.A. ha detto:

            Caro Matto, ho sottoposto alla sua cortese attenzione le meditazioni di Sant’Agostino innanzitutto perché le condivido in pieno! Ho sempre ritenuto quel “ non ci indurre in tentazione “ come un impedisci che noi ci inoltriamo, addentriamo ( col rischio di restarne avvinti) nelle tentazioni diaboliche, ben diverse dalle prove che il Signore ci manda, mai superiori alle nostre forze di resistenza e soprattutto finalizzate non alla nostra perdizione, ma alla nostra salvezza, per provare in primis a se stessi quanto amiamo il Signore e quanto siamo a volte disposti a metterci in gioco per Lui! In tal senso le tentazioni che il Signore affronta,liberamente,nel deserto, inteso come luogo di desolazione e di abbandono alle nostre più infime e sfrenate passioni, diventa una Lectio Divina su come opporsi e difendersi dal Maligno, qualora si cada, appunto, in tentazione! Anche questo “diventa “ un mio pensiero… per questo ritengo che il Fidarsi e l’Affidarsi al Signore, alla Sua Parola, Verità Infallibile, ed inesprimibile a parole umane, in cui nessuno può rimanere confuso, sia l’unico modo, l’unica via che può trasformare un semplice e sempre miserevole “soggettivismo” in un soggetto unico, vero, irripetibile e soprattutto “lucente”. D’altronde è la Fede a spostare le montagne…! Un caro e fraterno abbraccio, a presto!

        • Adriana 1 ha detto:

          Cara E.A.,
          l’Apostolo Giacomo evidentemente ci andava giù leggero.
          Legga- a proposito della pratica- cosa scrisse S. Gerolamo alla sua discepola Eustochio: ” Le mie membra erano coperte solo da un sacco lacero. Il mio corpo straziato giaceva sulla nuda terra. Eppure io, che per timore dell’Inferno mi ero condannato a quei tormenti e alla compagnia degli scorpioni, mi vedevo in mezzo a donne lascive e il fuoco della lussuria divampava nel mio povero corpo ridotto quasi in fin di vita. “… PER PAURA DELL’INFERNO: ottima ed equilibrata interpretazione di un sano Timor di Dio.

        • Adriana 1 ha detto:

          e.c. Invece di “risponderle”, “intromettersi” o, meglio, “partecipare”.

  • Adriana 1 ha detto:

    Ah, caro, carissimo Enrico,
    quale piacere ritrovare nel tuo scritto domande che sono anche le mie….con, in aggiunta, l’opzione: “Beati grazie alla meritocrazia negativa dei Dannati”. Tutto ciò mi fa pensare a quanta “energia” sia indispensabile alla salvezza dei primi e mi pone l’interrogativo da dove effettivamente possa provenire. Comunque, se è tua, è audacemente geniale.

    A questo proposito ( non chiedermene il perchè ) mi è “venuto” il desiderio di riportare -qui- un brano del sensibilissimo Dino Buzzati, tratto dai uno dei suoi “60 racconti”. In esso, un Regno ricco e felice “allontana” i propri “lebbrosi” rinchiudendoli in un recinto sorvegliato da cui nessuno che sia malato può uscire. La folla degli infelici si rassegna a mirare dall’alto e da lontano la città dello splendore e della gioia, accontentandosi di avere pietosa conferma della loro visione da quelle rare guardie il cui cuore non è stato totalmente indurito dal servizio. Ma il giovane cavaliere Mseridon rifiuta per sé la rassegnazione e- se l’unico mezzo necessario per guarire e fuggire è la preghiera- si immerge in essa per anni con un impeto “matto e disperatissimo”.
    Guarisce. Gli si spalancano le porte del fortilizio, la luce del sole lo illumina, ma egli arretra, il patriarca dei malati-rassegnati gli si accosta con premura…:
    “Il vecchio domandò: ” Che cosa vedi, Mseridon? Dimmi: vedi marcio e luridume dove prima tutto era glorioso? Al posto dei palazzi vedi ignobili capanne? E’ così Mseridon? ” ” Sì, s? tutto è diventato orribile. Perchè, cosa è successo? “. ” Io lo sapevo” fece il patriarca ” Io lo sapevo, ma non osavo dirtelo. Questo è il destino di noi uomini, tutto si paga a caro prezzo…le tue preghiere erano di quelle a cui non resiste neanche la collera del cielo. Tu hai vinto, sei guarito. E adesso paghi. ”
    ” Pago e perchè? ” ” Perchè era la grazia che ti sosteneva e la grazia dell’Onnipotente non risparmia. Sei guarito, ma non sei più lo stesso di una volta. Di giorno in giorno, mentre la grazia lavorava in te, senza saperlo tu perdevi il gusto della vita….Io lo sapevo. Credevi di esser tu a vincere e invece era Dio che ti vinceva. Così hai perso per sempre i desideri…Eri un gentiluomo, sei un santo, capisci come il conto torna? Sei nostro, finalmente, Mseridon! L’unica felicità che ti rimane è qui, tra noi lebbrosi, a consolarci…”
    Probabilmente io non ho saputo rispondere nemmeno ad uno dei tuoi umani interrogativi, ma forse, in qualche maniera, Buzzati sì.

    • il Matto ha detto:

      Ti ho risposto sopra.

    • Rolando ha detto:

      Cara Adriana1, mi ha colpito che tu sia stata colpita dall’idea espressa in questa sintesi: ” Beati grazie alla meritocrazia negativa dei Dannati”.
      Io ci vedo qualcosa di mitico superdiabolico ed empio.
      Ma non mi scandalizzo, confortato dal pensiero del sommo teologo Tommaso d’Aquino, l’Angelico, il quale chiaramente nella sua mitologia insegna che i fortunati che si sono conquistati il Paradiso, oltre la Visione Beatifica di Dio, godranno di un di più di beatitudine nel vedere le pene dei dannati all’inferno.
      Aggiungo io: per non aver creduto a questo mito cristiano..
      Ma empietà delle empietà (chiara è l’empia offesa al Dio) la beatitudine della visione di Dio NON È SUFFICIENTE, perché tanto teologo mitico dichiara esservi UN DI PIÙ. UN ULTERIORE BISOGNO. Non è proprio del tutto nuova la radice di tale empia idea perché la si ritrova anche in San Paolo, che i cristiani ebrei chiamavano il moktheròs, l’Impostore, l’Infelice.
      Sembra che la felicità, chiamiamola così, sia umana sia umana eterna consista nel godere delle pene atroci del proprio simile.
      Sull’Athos, tanti anni fa, e non l’ho mai dimenticato, mi sono imbattuto in monaci che pregavano anche per la salvezza dei diavoli. Altro che la settima finestra!….

      • Adriana 1 ha detto:

        Caro Rolando,
        ti ringrazio per questo riferimento all’Angelicus che ignoravo…talvolta mi vien da pensare che sarebbe stato meglio che il “bue muto” fosse rimasto tale ( almeno su certe questioni ). Con tale affermazione, infatti, il gran Maestro mi pare niente altro che un antesignano di Antonin Artaud che rappresentò un infernale Paradiso, o un Inferno paradisiaco dove i più Santi, coloro che sono posti sui gradini più alti della scala di Virtù sono esclusivamente i malvagi più efferati. E Antonin Artaud- non a caso- viene considerato un Maestro del “Teatro della crudeltà”.
        Che dire della crudeltà morale e pratica che continua a penetrare nelle dottrina “cristiana” e ne imbeve il terreno come torrenti carsici?

      • Adriana 1 ha detto:

        Rolando caro,
        ora la mitologia, con i suoi mitologhemi pare si chiami “storytelling” e viene usata per ogni argomento che paia debba interessare la comunità…proprio come ai tempi di S.Tommaso -; anche se, piuttosto di “mitologia”, è più opportuno chiamarla “leggenda” ( che si deve leggere ).

        • Adriana 1 ha detto:

          Naturalmente i Ghostwriter degli attuali media ( tutti) amano confondere la storia (history) con la storiella
          ( story ) o con la “légende” allo scopo di imporre il proprio potere ideologico ai devoti sudditi che, sempre affamati di gossip non si preoccupano del kerigma .

Lascia un commento