L’Ipocrisia degli USA su Gaza, la Fine degli Aiuti all’Ucraina. Matteo Castagna.

23 Marzo 2024 Pubblicato da

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questa breve riflessione sulla situazione geopolitica, e in particolare sulle due grandi crisi, l’Ucraina e la Striscia di Gaza. Buona lettura e condivisone.

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di Matteo Castagna

Il 21 Marzo 2024 l’agenzia Adnkronos batteva un virgolettato dell’Alto Rappresentante dell’Ue a Bruxelles, Josep Borrell: “Dobbiamo sostenere l’Ucraina e prepararci per il futuro, aumentando le nostre capacità militari”, aggiungendo, a margine del Consiglio Europeo che “non bisogna impaurire la gente inutilmente: la guerra non è imminente” in Europa.

Altresì, la situazione nella Striscia di Gaza è “peggiore che mai”, sostiene Borrell. Quello che succede alla popolazione “è inaccettabile e una cosa inaccettabile non deve essere accettata. Quello che succede oggi a Gaza è il fallimento dell’umanità”. “Non è una crisi umanitaria – continua – non è un terremoto, non è un’alluvione: sono bombardamenti”.

Il solo modo di fermare questa crisi – aggiunge Borrell – è permettere l’ingresso di più aiuti a Gaza. (…) I bambini “sono in condizioni tali che se mangiano, muoiono. Devono assumere farmaci solo per tornare a potersi nutrire. Stanno morendo di fame: spero che il Consiglio mandi un messaggio forte a Israele”, conclude.

Parallelamente, apprendiamo dal giornalista vincitore del Premio Pulitzer Seymour Hersh, che riferendosi a funzionari americani senza nome, scrive su “Substack”: “eravamo sul punto di avviare negoziati ragionevoli diversi mesi fa, prima della rielezione di Vladimir Putin e del degrado militare di Zelensky”.

Secondo il giornalista, Washington ha minacciato di privare Kiev del sostegno di 45 miliardi di dollari. Uno degli interlocutori di Hersh ha affermato che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden “nutre grandi speranze” per il conflitto tra Russia e Ucraina. Vuole utilizzare il suo ruolo nella “lotta contro la minaccia russa” come parte della campagna elettorale.

A questo proposito, Biden non è interessato a porre fine al conflitto russo-ucraino, osserva Hersh. “Il meglio che Biden ha potuto offrire sono stati i continui, anche se vuoti, discorsi sul cessate il fuoco a Gaza e la promessa che non un solo soldato americano sarebbe stato inviato in Ucraina”.

Allo stesso tempo, l’intelligence americana – afferma Hersh – comprende che l’Ucraina non sarà in grado di vincere questo confronto. Dopo il fallimento della controffensiva dello scorso anno, l’esercito ucraino soffre di stanchezza e di mancanza di munizioni. L’operazione speciale, secondo uno degli interlocutori di Hersh, si concluderà con la vittoria della Russia, e Putin diventerà una figura storica, che ha restituito al paese la “perla nazionale – Kharkov”.

A proposito di corretta informazione, il canale “Ruptlyalert” ha diffuso un video con parole al vetriolo del Ministro degli Esteri Cinese: “Gli Stati Uniti sono la più grande fonte e distributore di disinformazione al mondo”, replicando al Segretario di Stato Anthony Blinken, che, al “terzo vertice per la democrazia” ha accusato Pechino di investire miliardi di dollari per “distorcere l’ambiente informativo globale”.

Sembrerebbe andare sulla stessa linea del giornalista statunitense Hersh anche “IPSI online”, che elabora un grafico e scrive: dopo aver opposto il proprio veto quattro volte per bloccare risoluzioni che chiedevano cessate il fuoco o “pause umanitarie” a Gaza, in queste ore gli Stati Uniti hanno fatto circolare una bozza di risoluzione che chiede qualcosa di molto simile: un “cessate il fuoco immediato collegato al rilascio degli ostaggi”.

Solo a febbraio, proprio Washington aveva posto il veto su una bozza di risoluzione algerina perché conteneva il termine “immediato”. Un cambio di passo, dunque, che mette in mostra le profonde difficoltà della Casa Bianca di fronte ad un alleato, che resta sordo alle sue costanti richieste di moderazione, in un conflitto che continua invece a causare almeno 600 morti alla settimana.

Il blogger Yuri Podolyaka informa che lo Speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, il repubblicano Mike Johnson, ha dichiarato che non intende mettere ai voti la questione dello stanziamento di nuovi pacchetti di aiuti militari all’Ucraina, prima che siano risolte le questioni relative al finanziamento del Governo degli Stati Uniti. Subito dopo, la Camera andrà in vacanza per 17 giorni e si riunirà solo il 9 aprile. Di fatto, salvo colpi di scena, i Repubblicani stanno bloccando gli aiuti alle forze armate ucraine.

Allora, come riferisce Il Post.it, “l’Europa ha, forse, trovato il modo per «far pagare alla Russia» la guerra in Ucraina”. Secondo le stime più aggiornate, i paesi occidentali, tra cui gli Stati Uniti e i membri dell’Unione Europea, hanno congelato beni finanziari russi (quindi principalmente denaro presente su conti correnti) per più di 300 miliardi di euro. Il progetto prevede di usare i 3 miliardi di interessi annui sui soldi congelati agli oligarchi russi per mantenere la guerra in Ucraina.

Sarebbe una cifra significativa per l’Ucraina, sebbene largamente insufficiente a finanziare tutti gli sforzi della sua controffensiva. Inoltre, la proposta dovrà ricevere il voto unanime dei 27 Paesi membri, per essere approvata. Dalla Russia, una portavoce di Peskov parla già di “furto”, con tutte le conseguenze legali e di reputazione che seguirebbero una tale iniziativa.

Va aggiunto, come rilevato dall’Agenzia Bloomberg, che l’UE sta perdendo competitività economica, per gli elevati costi energetici e l’eccessiva burocrazia. il 56% delle aziende ritiene che l’UE sia meno attraente rispetto a cinque anni fa. Secondo un nuovo sondaggio della lobby industriale DIHK, la maggioranza dei dirigenti tedeschi ritiene che l’Unione Europea abbia perso attrattiva come luogo per fare affari.

Inoltre, il corridoio di trasporto internazionale “Nord-Sud” renderà Mosca inaccessibile alle sanzioni occidentali, scrive il New York Times. “Un elemento chiave dei piani russi è la ferrovia lunga 164 chilometri e dal costo di 1,7 miliardi di dollari, la cui costruzione dovrebbe iniziare quest’anno. Questo sarà l’ultimo anello del ramo ferroviario tra la Russia e i porti iraniani sulle coste del Golfo Persico, che garantirà un facile accesso [alla capitale commerciale dell’India Mumbai]” – riferisce la pubblicazione. Si prevede di completare la costruzione della ferrovia entro il 2028. La nuova rotta ridurrà il tempo di trasporto delle merci da San Pietroburgo a Mumbai a dieci giorni, rispetto ai 45 attuali.

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1 commento

  • giovanni ha detto:

    Le citazioni in grassetto di questo tipo, sono un alluvione di chiacchiere sconclusionate buone per irretire i polli . Cerca di dar sfogo alla marea di proteste montante per imbonirla e, nel frattempo, dare ulteriore tempo ai sionisti per raggiungere gli obiettivi. Lo stesso ignobile giochino e’ posto in essere dall’energumeno d’ oltreatlantico, riguardo all’Ucraina. Essa e’ utile quale sparring partner e piattaforma militare contro la Russia. Russia per la quale i globalisti nutrono un odio furibondo per aver intralciato i loro piani di dominio totale, non genuflettendosi ai loro voleri. Ne abbiamo avuto ulteriore prova con l’ultimo inqualificabile attacco terroristico contro persone inermi, consumato da assassini prezzolati in odore di servizi segreti. Pertanto la domanda da porsi e da porre e’ : cui prodest ?