MESSA PER GUARESCHI A CINQUANT’ANNI DALLA MORTE. UN PROFETA ITALIANO DI CIÒ CHE VIVIAMO OGGI.

25 luglio 2018 Pubblicato da --

Marco Tosatti

<Ogni giorno di più uomini di molte parole e nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri>

Con colpevole ritardo Stilum Curiae pubblica la notizia di un evento speciale, che si è svolto sabato scorso: la messa di requiem a cinquant’anni dalla scomparsa di Giovannino Guareschi, un grande scrittore italiano (non vorrei sbagliarmi, ma credo sia uno dei più tradotti in assoluto in altre lingue), di quella razza rara e preziosa che sono gli umoristi, ironico soprattutto verso se stesso, e cattolico appassionato e fervente. Guareschi fa parte dei miei ricordi di infanzia, e soprattutto dei racconti della famiglia. Mi dicevano che mio padre, di cui non ho ricordo, perché se ne è andato con il Grande Torino a Superga quando chi scrive aveva poco più di un anno e mezzo ne era un lettore entusiasta, e un amico. Così è con particolare piacere che ospitiamo questo ricordo della cerimonia, arricchita da un’omelia bellissima, e tremenda nell’indicare ciò in cui viviamo. Grazie agli amici di Summorum Pontificum che hanno inviato il materiale che state per leggere.

È stata celebrata sabato 21 luglio, nella chiesa parrocchiale di Roncole Verdi, dedicata a S. Michele Arcangelo, l’annunciata S. Messa di Requiem nel cinquantenario della scomparsa di Giovannino Guareschi, che cadeva l’indomani, 22 luglio, domenica. La S. Messa cantata è stata officiata da Don Marino Neri, Parroco di Linarolo (PV) e Segretario dell’Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum. Ha assistito anche il Parroco di Roncole, Don Gianni Fratelli, che con grande disponibilità ha accolto la cerimonia nella chiesa parrocchiale. Il canto è stato curato dalla Schola Cantorum di Cremona.

La celebrazione è stata promossa dal Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum, che ha voluto così commemorare con la solenne preghiera di suffragio della Chiesa il grande scrittore, innamorato della S. Messa di sempre. L’opera e la testimonianza di Guareschi, sia come romanziere e novellista, sia come giornalista, hanno concorso in modo particolarmente efficace a mantenere vivo anche nelle giovani generazioni il desiderio della liturgia tradizionale, favorendone e quasi anticipandone la rinascita conseguente al Motu Proprio Summorum Pontificum.

La S. Messa, originariamente pensata solo come commosso ed affettuoso omaggio alla memoria del creatore del Mondo Piccolo, ha poi assunto il carattere del ricordo ufficiale. Al CNSP si sono affiancati, quali promotori della celebrazione, la Delegazione Provinciale di Parma dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore delle Reali Tombe del Pantheon e la Delegazione per l’Emilia Romagna degli Ordini Dinastici di Casa Savoia. Guareschi, come sappiamo, fu incrollabilmente monarchico per tutta la vita, mantenendosi anche in questo sempre esemplarmente fedele a ciò in cui credeva, ed è stato dunque ricordato anche in questo non secondario aspetto della sua ricca personalità.

Alla S. Messa ha assistito la Famiglia Guareschi, nelle persone del figlio Alberto (l’Albertino di cui così spesso scrisse il padre), della nipote Angelica e di numerosi pronipoti. Alberto Guareschi ha voluto sedere nel banco occupato di consueto dalla famiglia, anche in ricordo della sorella Carlotta (la Pasionaria), scomparsa nel 2015. A sottolineare il carattere di ricordo pubblico dell’Autore, hanno voluto essere presenti al rito, con i gonfaloni comunali, il Dott. Giancarlo Cottini, Sindaco di Busseto, nel cui territorio si trova Roncole Verdi, che fu la residenza in vita dello scrittore e ne ospita l’ultima dimora; e il Dott. Marco Antonioli, Sindaco di Roccabianca, comune natale di Giovannino. Al termine, dopo l’assoluzione impartita dal celebrante, i due Sindaci hanno deposto una corona sulla tomba di Guerreschi.

Erano anche presenti, con i labari dell’Istituto, Dionigi Ruggeri, Ispettore per l’Emilia-Romagna dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon; Roberto Spagnoli, Delegato per la Provincia di Parma dell’Istituto; Raffaele Galliani, Delegato per la Provincia di Bologna dell’Istituto; Daniele Tizzoni, Delegato per la Provincia di Piacenza. Erano altresì presenti il Delegato Regionale degli Ordini Dinastici di Casa Savoia accompagnato dal Vicario per la Provincia di Reggio Emilia, Alessandro Nironi Ferraroni. Tra i fedeli, infine, numerosi amici provenienti dai Coetus Fidelium delle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia.

Di particolare momento la bellissima omelia pronunciata da Don Marino Neri, che Vi offriamo qui di seguito.  

Omelia pronunciata da Don Marino Neri durante la S. Messa di suffragio per Giovannino Guareschi nel cinquantesimo anniversario della morte.

Roncole Verdi, 21 luglio 2018

Carissimi fedeli, da questa solenne liturgia di suffragio, che decanta meravigliosamente e implora la Misericordia divina sull’anima del defunto, siamo provocati a riflettere su quello che è il fine della vita di un uomo, a partire dal quale essa potrà, in ultima analisi, dirsi realizzata pienamente o fallita irrimediabilmente!

La considerazione del fine, infatti, è la prima cosa da farsi nell’approcciare una qualsiasi realtà dinamica, non statica, come è la vita umana. Poiché la vita cristiana è essenzialmente dinamica e perfettibile, almeno nell’attuale condizione di viatori, è necessario che anzitutto sappiamo dove andiamo, qual è il fine che intendiamo raggiungere, orientando a esso la nostra volontà. Il tempo vorticoso ed eccessivamente “rapido” in cui ci troviamo a vivere sembra spesso dettare ritmi e necessità che portano molti uomini sì ad agire, ma talvolta senza considerare il fine in vista del quale si agisce, se esso sia buono oppure no. Alla vita cristiana si possono così assegnare due fini: un fine ultimo o assoluto e un fine prossimo o relativo. Il primo è la gloria di Dio; il secondo, la nostra santificazione. Dio è infinitamente beato in se stesso e non ha alcun bisogno delle creature, è vero; ma Dio è amore, e l’amore, per sua natura, è comunicativo, tende a uscire da se stesso e a comunicarsi. Dio è il bene infinito, e il bene tende a diffondersi: bonum est diffusivum sui, dicono i filosofi. Ecco, per esempio, il motivo della creazione. Dio volle comunicare le sue infinite perfezioni alle creature, per la sua gloria estrinseca. Dio è sommamente beato e glorioso nella sua essenza. Tuttavia, comunicando le sue perfezioni, tra cui, in primis l’essere, alle creature, manifesta liberamente la sua glorificazione “al di fuori di sé”: la glorificazione di Dio da parte delle creature è, in definitiva, la ragione ultima della creazione. Tale è il fine ultimo e assoluto di tutta la vita cristiana. Verso questo fine l’anima che aspira a santificarsi deve mirare, verso di esso deve indirizzare tutti i suoi sforzi e i suoi desideri. Nulla deve prevalere. La santificazione della nostra anima non è, quindi, il fine ultimo della vita cristiana: sopra di essa sta la gloria della SS. Trinità, termine assoluto di tutto quanto esiste. E tuttavia, ciò che collega i due fini non è un legame puramente estrinseco (come se non vi fosse alcun rapporto tra di loro, ma fossero stati meramente giustapposti), bensì costitutivo: nella misura in cui un’anima vive per la gloria di Dio, essa progredisce anche nella personale santificazione, così come chi vuole essere santo (che significa meritare di vedere Dio nell’eternità), non ha altra strada che rendere gloria alla Trinità in quest’esilio terreno con una vita che sia “splendore della Verità” increata. La santità, in ultima analisi, consiste in un progressivo conformarsi a Cristo, sotto la mozione della Grazia, così da avere in noi i suoi stessi sentimenti. Farsi santi…un cammino per tutti, ma ahimè oggi sempre meno battuto. Conformarsi a Cristo…no, dice la coscienza moderna narcisisticamente egotistica, a nessun altro devo assomigliare se non a me stesso. Fare la volontà di Dio…giammai, solo la mia volontà, grida l’emancipato uomo post-moderno. E così facendo, non solo non ci si fa santi, ma ci si disumanizza lentamente, assumendo stili di vita, modelli di pensiero, atteggiamenti pubblici e privati indegni non solo di un’anima cristiana, ma anche di un retto intelletto naturale.

Quello che è l’attuale sfacelo antropologico, a vari livelli, Giovannino Guareschi intravvide oltre cinquant’anni fa, e ne additò ironicamente, ma non meno efficacemente le cause. Da uomo, da galantuomo qual era, vide l’avanzare dei “nuovi costumi” nell’Italia del dopoguerra; da italiano, vide l’avanzare della nuova politica (lui fedele al credo monarchico che non abbandonerà mai, coraggiosamente, fino alla sua morte), dalla quale dovette subire anche la carcerazione, nonché l’abbandono e l’oblio; da cattolico, vide l’avanzare del “nuovo” nella Chiesa, che sembrava promettere una primavera dello spirito, salvo poi essersi scoperti in un freddo inverno. A tal proposito, Giovannino, a più riprese ebbe a stigmatizzare un certo atteggiamento troppo “dialogico” nei confronti del mondo di molto clero e molti laici dell’immediato postconcilio, ma fu inascoltato…come tanti profeti (benché numerosi, laici ed ecclesiastici, oggi si siano uniti ai rilievi critici di Giovannino). Così, scrivendo idealmente a don Camillo, affermava il suo disappunto perché questi «aveva dovuto distruggere l’altare della chiesa parrocchiale e sostituirlo con la famosa “Tavola calda” modello Lercaro, relegando il Suo amato Cristo crocifisso in un angolo, vicino alla porta, in modo che l’Assemblea gli voltasse le spalle» (G. Guareschi, Lettera a Don Camillo, “Il Borghese” del 19 maggio1966). O ancora, sempre parlando al “suo” Don Camillo, con cattolico buonsenso, diceva: «Ognuno ha i suoi fatti personali da confidare a Dio [durante la Messa]. E si viene in chiesa apposta perché Cristo è presente nell’Ostia consacrata e, quindi, lo si sente più vicino. Lei faccia il suo mestiere, Reverendo [celebrando la Liturgia], e noi facciamo il nostro [pregando]. Altrimenti se Lei è uguale a noi a che cosa serve più il prete?» E a noi, che a cinquant’anni dalla morte, ci troviamo a ricordare, liturgicamente, la scomparsa di un grande uomo, di un grande italiano e di un gran cattolico, che dobbiamo fare?

Innanzi tutto, pregare: pregare per lui, perché nessuno, neanche il più santo, che si allontani da questa esistenza terrena e compaia davanti al giudice eterno può presumere di avere sufficienti meriti per essere salvo…può solo sperare nella Misericordia divina e nel suffragio dei vivi. E questo stiamo facendo, attraverso il s. Sacrificio dell’Altare che rinnova il Calvario e ne applica le grazie all’anima di Giovannino. Ma poi, considerando la vita e la testimonianza di quest’ultimo, dobbiamo da lui trarre esempio e auspicio per una civiltà migliore: «Che ove speme di gloria agli animosi/Intelletti rifulga ed all’Italia,/ Quindi trarrem gli auspici.» (U. Foscolo, Dei Sepolcri, 186-188). Oggi alla scuola di Giovannino Guareschi, del suo “mondo Piccolo”, del suo “Don Camillo”, vogliamo trarre esempio e coraggio per combattere la buona battaglia della Fede e della bella Civiltà Cristiana, preservando il “seme” tanto evocato da più voci e in più contesti, ma quanto mai veridicamente: «Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo nella terra resa ancora più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede a mantenerla intatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più: ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomini di molte parole e nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri», dice il Crocifisso a don Camillo. Oggi, una volta di più, è quello che dice a noi, oggi: salviamo il seme della Fede, della Tradizione, della vera umanità, e prima di tutto lasciamo che attecchisca nei nostri cuori e nelle nostre vite, irrorato dalla Grazia celeste, cosicché ne sortisca un albero robusto e ricco di frutti, alle cui fronde gli uomini smarriti possano trovare ristoro, conforto e speranza. Sì, quei frutti di opere buone che rallegrano il Sacratissimo Cuore di Gesù e che restano per la Vita Eterna. Amen.







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22 commenti

  • Nicola B. ha detto:

    Nel preambolo dell’articolo il dott Marco Tosatti ( quindi non io…) scrive che Guareschi era CATTOLICO APPASSIONATO E FERVENTE. Basta , questa definizione del dott Tosatti oppure non è abbastanza? È nel titolo dell’articolo viene anche definito PROFETA. Se ha dei problemi con Guareschi sono fatti suoi ma la smetta di sminuirne la grandezza che è riconosciuta in tutto il mondo. Tranne che dalla sinistra, e dai cattocomunisti ovvio….

  • Nicola B. ha detto:

    Io non ho mai parlato di plinianesimo ne di lega Nord. Ho parlato di massoneria che ha fatto guerra feroce allo stato pontificio. Punto . Leggere bene i commenti. Guareschi era un militante cattolico perché difendeva il Vangelo e la Chiesa Cattolica con i suoi scritti e la sua penna. E difendeva l’Italia dal pericolo comunista. Ce ne fossero a centinaia di migliaia di militanti cattolici come lui. Non era militante cattolico perché TAVOLTA saltava la Messa ? Ma che scherziamo?

  • Vittorio ha detto:

    Non conosco Guareschi. So che era credente ma non andava a messa. Rip

    • Nicola B. ha detto:

      Gentile Vittorio. In un vecchio articolo de Il Timone ( non mi ricordo più di chi fosse l’articolo) si diceva che Guareschi, ( di cui il Il Timone ha sempre scritto tanto, ( nell’ultimo numero di luglio c’è un sevizio proprio su di lui) talvolta saltasse la Santa Messa festiva perché aveva mille cose da fare. Rimproverato dal Parroco rispondeva sempre: ” Sì ma poi mi confesso….” Ecco lui era fatto cosi. Cari saluti.

      • Iginio ha detto:

        Appunto: non era un militante cattolico. Del resto nei suoi racconti a un certo punto scherza dicendo che, se i “cattolici” non avessero apprezzato i suoi racconti, avrebbero potuto rompergli un candelotto sulla testa.
        Ciò senza nulla togliere ai meriti e al valore di Guareschi. Ma non c’entra niente né col plinianesimo né con la Lega Nord.

  • Nicola B. ha detto:

    Per Igino. Per quanto riguarda i” favolosi anni ’60 ” saranno stati ” favolosi” per lei ma non per me. In quegli anni “favolosi” non mi facevo gli affari miei ma quelli della famiglia perché in quegli anni “favolosi” ho perso mio padre all’età di 17 anni. Io , mio fratello 12enne e mia madre lo abbiamo visto morire sotto gli occhi per un infarto che lo ha fulminato all’istante e fatto cadere morto in piscina. Perciò abbiamo fatto ognuno il nostro meglio per fare andare avanti la famiglia nonostante il dolore. Non ero tipo né da feste né da discoteche ne’ da Contestazione Generale caro amico cattocomunista. E se devo ringraziare qualcuno questo è stato mio padre che mi ha trasmesso la Fede e mia madre che mi ha tirato su. P.S quelli che consideravano brontolone ed arretrato Guareschi li vediamo ancora oggi : i cattocomunisti adulti e moderni, aperti al Mondo. P.S. si legga tutti gli scritti degli storici massoni o se non ha tempo vada sui siti storici seri che hanno indagato sui collegamenti tra massoneria e sostegno alla fine del Papato. Era talmente forte il loro ODIO per la Chiesa che cercarono di buttare nel Tevere la bara di un Pontefice durante il corteo funebre che ne portava la salma in una Chiesa di Roma., Questa è la Storia del loro ODIO ed opere che lei NON VUOLE VEDERE. P.S. si studi la Storia ma non da Wikipedia caro cattocomunista.

    • Iginio ha detto:

      Premesso che io negli anni Sessanta non ero nemmeno nato e che le conseguenze del “progresso” di allora le ho sperimentate da postero (e proprio per questo mi fanno arrabbiare quelli che allora c’erano ma facevano gli gnorri, salvo poi a settant’anni scoprirsi una vocazione “tradizionalista” con cui impartire lezioni al mondo), e premesso che le porgo le condoglianze per suo padre, resta il fatto che non ha proprio colto quasi nulla di quello che ho scritto. Mi spiace, ma a questo punto è un problema suo. Provi a rileggere con calma. P.S.: è la prima volta che mi definiscono cattocomunista, di solito sono considerato di destra e reazionario (e in effetti di sinistra non sono). Certo che se io sono cattocomunista, quando ne incontra uno vero, che fa? Sviene?

  • Nicola B. ha detto:

    ” L’unità di Italia non fu un complotto massonico ” Ah ah ah ah ah ah ah ah ah bellissima questa….Ma se sono loro stessi i massoni ad affermarlo nei loro convegni ( e se ne vantano pure) e lo affermano pure gli storici massonici stessi. Ma per favore……ma mi faccia il piacere….p.s. Guareschi è cantore e sinonimo di cattolicità doc. ….in tutto il mondo …altro che storie…..brontolone ? Forse perché ha inquadrato nel modo giusto i kompagni per quello che sono realmente?

    • Iginio ha detto:

      Le ha già risposto tanti anni fa Alessandro Luzio. Chi era? Eh… Quando si pretende di sapere la storia, occorre prima studiarla (astenersi Wikipedia). Le ha risposto anche un certo Alessandro Manzoni. O Cesare Balbo (non Italo Balbo), Silvio Pellico, Cesare Cantù…
      Le hanno risposto quei cattolici italiani (un solo esempio: Giosuè Borsi) che andarono alla guerra del ’15-’18 riconoscendola legittima perché l’aveva dichiarata il Re… E le ha risposto Giovannino Guareschi.
      Quanto al “brontolone”, non dice nulla sulla validità delle opinioni di Guareschi. Dice solo che era percepito come tale da una parte dell’opinione pubblica, che lo considerava arretrato. E questo, nel clima dei “favolosi” anni Sessanta (in cui probabilmente lei viveva ma in cui quelli come lei pensavano solo agli affari propri e a divertirsi), era una colpa imperdonabile. Non basta avere ragione, occorre anche saperla spiegare efficacemente.

  • Iginio ha detto:

    Beh, non vedo Guareschi come un esempio di militante cattolico. Inoltre la sua polemica contro De Gasperi fu un brutto episodio, intendo per Guareschi stesso. Non avrebbe dovuto credere a quelle accuse assurde.
    A parte ciò, Guareschi è esemplare come cantore dell’umanità del suo “mondo piccolo”, dei sentimenti di tale umanità. Purtroppo col tempo egli assunse un po’ il tono del brontolone antiquato e polemico e ciò gli ha nociuto in termini di efficacia.
    P.s.: finiamola con le accuse ai Savoia di matrice pliniana. L’anticlericalismo non lo inventarono i Savoia e l’unità d’Italia è un bene prezioso, non un “complotto massonico”.

    • Kosmo ha detto:

      L’anticlericalismo non lo inventarono i Savoia

      Giusto. L’antisemitismo non lo inventarono i Nazisti, per cui i nazisti andrebbero bene?

      l’unità d’Italia è un bene prezioso, non un “complotto massonico”.

      Che sia un bene prezioso, questo lo affermi tu. Non vuol dire che lo sia realmente.
      Ma anche ammesso che sia stato un bene, fatto come annessione forzata al Regno Sabaudo con guerre di conquista e trasformato in uno stato accentrato, non era certo la maniera giusta di farlo.

      • Iginio ha detto:

        Allora:
        1. l’anticlericalismo era praticato anche nell’Impero dei “cattolicissimi” Asburgo. Mai sentito parlare delle soppressioni di monasteri e chiese fatte da un certo Giuseppe II? O dei vincoli all’accettazione dei novizi negli ordini religiosi sotto un certo Carlo III di Borbone re di Napoli? I Savoia dal 1848 introdussero una monarchia costituzionale, con tanto di Parlamento. Che poi la maggioranza dei liberali di allora fosse anticlericale, non è dovuto ai “cattivi” Savoia ma al mutamento dello spirito pubblico, a partire dalle elites. Nella prima metà del Novecento a nessun cattolico italiano serio sarebbe venuto in mente di prendersela coi Savoia, a maggior ragione dopo i Patti Lateranensi del 1929. Nel 1946 a tantissimi cattolici venne spontaneo votare per i Savoia. Non amava i Savoia, pensate un po’, il cattolicissimo Alcide De Gasperi che però non è amato nemmeno dai “cattolicissimi” pliniani alla De Mattei. Come la mettiamo?
        2. Dire nel 2018 come si doveva fare l’unità d’Italia nel 1860 fa ridere. Intanto l’hanno fatta, e oggi, dopo più di 150 anni, è un fatto positivo che ha dato enormi frutti. Poi, che a molta gente piaccia solo il proprio campanile, non mi sembra non dico molto cristiano, ma nemmeno molto intelligente. Nessuno aveva chiesto ai Borboni di regnare a Napoli e in Sicilia, come nessuno aveva chiesto agli Asburgo di regnare nel Lombardo-Veneto e in Toscana. Perché questi vanno bene? Perché erano “cattolicissimi” :-)? Ho già risposto prima. Perché erano stranieri? Allora va bene anche l’Unione Europea di Bruxelles.

  • Lo spettro di qc ha detto:

    Con tutto il rispetto per l’uomo, essere monarchico ai suoi tempi significava essere pro-savoia, i quali Savoia
    – erano liberali
    – erano massoni
    – erano anticlericali
    – hanno usato un comunardo con la barba per fare il sacco di mezza italia
    – hanno usurpato i diritti territoriali della Chiesa fino a cannoneggiarla in casa
    – hanno umiliato e confinato il Papa (un grande Papa, un gigante) in pochi kmquadrati
    – hanno estromesso i cattolici dalla politica
    – hanno tradito e fatto arrestare l’uomo che li salvò dalla rivoluzione bolscevica evitando loro di fare la fine della famiglia zarista, questo dopo averlo appoggiato in ogni mossa per vile opportunismo
    – hanno compromesso la lungimirante politica sociale del Fascismo, asservendola agli interessi dei peggiori parassiti del capitale
    – hanno tradito gli Italiani scappando
    – hanno premiato Bava Beccaris per aver preso a cannonate gente che chiedeva pane da mangiare
    – hanno permesso agli americani di restituirci i mafiosi scappati
    ed altro.
    Che ci facessero gli emissari di questa casata ad una messa tridentina e cosa portasse Guareschi ad apprezzarli, francamente non me lo spiego…boh…

    • Lo spettro del fegato dello Spettro di QC ha detto:

      Per una volta sono d’accordo con il mio corpo 😀
      Che male abbiamo fatto noi italiani per doverci sorbire i Savoia, solo Dio lo sa!
      E speriamo di aver finalmente espiato questo “misterioso” delitto!

      • Vittorio ha detto:

        Ora l avete pure seppellito nel santuario di Vicoforte a Mondovì. Una volta solo i boss della Magliana potevano infrangere il codice canonico.

    • Adri ha detto:

      Spettro, sarà meglio che ritorni subito tra le tue fiamme, invece di insultare un grande uomo come G. Guareschi. L’omelia del sacerdote è talmente splendida e commovente che non ho saputo trattenere le lacrime, sopratutto pensando alla situazione attuale. Dobbiamo pregare molto.

    • Claudius ha detto:

      Il fatto che i Savoia nell’ottocento siano stati un flagello per la Chiesa e’ certamente vero, ma questo secondo te significa che se uno e’ cattolico deve giurare odio eterno a tutta la dinastia? E diventare repubblicano e antimonarchico per principio? Non capisco la tua logica.

  • pier luigi Tossani ha detto:

    Letta l’omelia. Speriamo di farcela. R.I.P., caro Guareschi.

  • Adriana ha detto:

    Autore dell’unico prete positivo della letteratura italiana.A casa avevo TUTTI i numeri di Candido- a seguito di trasloco donati alla Biblioteca civica-. I suoi libri. Ricordo l’amarezza della prigione. Ignoravo che Carlotta fosse scomparsa.Condoglianze alla famiglia.

  • Luigi ha detto:

    Questa sì che è una “predica” come Dio comanda. Retta dottrina e sana pastorale. Che Dio ci mandi santi sacerdoti!