IL PAPA, L’ABORTO, E LO STUOLO DEI LECCA CALZINI

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Marco Tosatti

Il bel testo del Papa che prolunga indefinitamente quello che è già successo per tutti i dodici mesi scorsi ha provocato qualche sconforto a chi segue con amore non scevro di lucidità l’informazione; e a chi segue le vicende interne della Chiesa.

Il documento del Pontefice, al N.12, recita così:  “Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti  in questo cammino di speciale riconciliazione”.

Parla di peccato grave (qualche giorno fa ha parlato di  “crimine orrendo”), di pentimento, di riconciliazione. Cioè di qualcuno che non intende commettere di nuovo ciò che ha fatto, vuole riconciliarsi con Dio, va a confessarsi – elemento non trascurabile in tutto questo processo – e cerca l’aiuto della Chiesa.

Insomma, tutto un lavoro, un processo, un percorso, come si usa dire adesso.

Dai titoli dei giornali l’impressione è varia. Si può capire che finalmente la Chiesa, grazie a un gesto rivoluzionario del Pontefice, adesso perdona chi commette un aborto; oppure che finalmente perdona i colpevoli; che infine i preti possono assolvere i responsabili (ma già prima molti religiosi potevano, e da un anno tutti i sacerdoti); fino ad arrivare a chi suggerisce che il Papa abbia come passato un colpo di spugna su questo peccato, definito, lo ricordiamo da lui stesso, poco prima, un crimine orrendo.

Se leggiamo alcuni commenti il piatto si fa ancora più ricco e variato. Ora  la peccatrice ha la possibilità di cambiar vita (Prima no?); in realtà ha già espiato con il dolore provato; dopo questo allargamento indefinito della possibilità di assolvere da parte dei preti cade il ruolo di “grande peccatrice” della donna, anche perché molte di quelle he hanno abortito lo avrebbero fatto non per una loro scelta, ma per questioni culturali; e infine grazie al Pontefice la Chiesa non è più una spcie di ente che emana norme ma una madre pronta ad aprire le braccia ai peccatori.

Capisco e perdono i titolisti. E’ un mestiere difficile, ingrato e in cui si perde sempre. Capisco un po’ meno persone e colleghi che frequentano preti e papi se non dai trentacinque anni in cui è capitato a e, almeno da un numero sufficiente di lustri per ricordare le parole piene di affetto  di misericordia verso le donne che hanno un aborto alle spalle di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

“Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto. La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancor rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al  vostro bambino, che ora vive nel Signore”.

Quello che avete appena letto era Giovanni Paolo II, nell’Evangelium Vitae, del 1995. Se l’immagine che ne esce è quella di una Chiesa arcigna e matrigna, io sono un coccodrillo arancione.

Ma tant’è! Nello sforzo di dimostrare che la Chiesa comincia dal Conclave del 2013 si fa di tutto. E poi ci sono quelli che cercano di ingraziarsi il sovrano regnante accusando i suoi eterni nemici, i Rigidi, i Conservatori, i Kattivi di sempre, insomma; e nell’entusiasmo mescolano a presunte critiche e resistenze a questa decisione papale (in vigore già da un anno, non dimentichiamolo) la richiesta di chiarimenti sull’Amoris Laetitia presentata da quattro cardinali, e finora rimasta inevasa.

Come ha chiamato gli adulatori, il Pontefice? Lecca calzini? Ecco.

P.S. La sensazione di qualche giorno fa era giusta. Anche se l’oggetto non era quello ipotizzato.



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UTERO IN AFFITTO. UNA PETIZIONE PER ABOLIZIONE E REPRESSIONE DELLA NUOVA SCHIAVITÙ.

Su La Stampa racconto di un’iniziativa di ieri: una conferenza stampa trasversale, organizzata da ProVita Onlus, per denunciare e condannare la pratica dell’utero in affitto; e per lanciaRe contestualmente una raccolta firme per presentare alle autorità una petizione affinché si faccia valere nel concreto la legge penale (art.12, comma 6, l. 40/2004) vigente che punisce l’utero in affitto. Una norma che secondo gli organizzatori della petizione viene troppo spesso lasciata inoperosa.

 

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Hanno chiesto l’abolizione e la repressione di questa nuova forma di schiavitù e sfruttamento degli esseri umani le Senatrici Maria Rizzotti (FI), Laura Bianconi (NCD), Donatella Mattesini (PD). Sono intervenuti anche la giornalista Monica Sargentini del Corriere della Sera e il direttore del quotidiano Avvenire, Marco Tarquinio .

 

ProVita e le inchieste dei media hanno denunciato da tempo le agenzie straniere che guadagnano milioni di dollari promuovendo la pratica dell’utero in affitto, che è vietato e punito dalla legge italiana (l. 40/2004). Ma le agenzie straniere approfittano dell’inerzia dei magistrati e delle autorità, vengono egualmente a cercare clienti in Italia, in un mercato in crescita: già nel 2004, Tarquinio rilevava tale crescita si attestava su livelli del 1000%.

 

Toni Brandi, presidente di ProVita, ha presentato il DVD “Breeder, donne di seconda categoria“, che è stato distribuito ai presenti e che sarà presto disponibile sul sito www.notizieprovita.it: un documentario che raccoglie le testimonianze reali delle persone coinvolte nel turpe mercimonio dell’utero in affitto, e raccontano ciò che hanno subito e le conseguenze psicofisiche dell’operazione.

Questo è l’articolo originale su San Pietro e Dintorni.



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IL PAPA TUONA CONTRO IL GENDER. HO UNA DOMANDA – PER ORA – SENZA RISPOSTA.

Marco Tosatti

 

Il Pontefice oggi ha detto cose importanti. Riprendiamo dall’ANSA: “C’è ‘un grande nemico oggi del matrimonio: la teoria del gender’, ha detto Papa Francesco nel suo discorso durante l’incontro con il clero a Tbilisi. ‘Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio – ha affermato rispondendo a una delle testimonianze, quella di una madre di famiglia -. Ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee: ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono. Pertanto difendersi dalle colonizzazioni ideologiche’. ‘Il matrimonio è la cosa più bella che Dio ha creato. La Bibbia ci dice che Dio ha creato uomo e donna e li ha creati a sua immagine: cioè l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio’, ha detto ancora il Papa”. Lasciando intendere chiaramente che solo fra uomo e donna si può avere matrimonio.

Molto chiaro, no? Però nella mia povertà ho una domanda. Se è convinto, come certamente è convinto, di tutto questo, perché picchia in testa a vescovi, cardinali e laici che si battono proprio contro i mali che ha denunciato oggi, e predilige e sceglie quelli che certe questioni e battaglie preferiscono schivarle?

Non ho una risposta. E mi dispiace.

Questo, per chi è interessato, il collegamento alle parole del Papa.



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