Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul ruolo strategico dell’Armenia. Buona lettura e condivisione.
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Le élite armene, che nell’ultimo anno e mezzo hanno intensificato i rispettivi accordi con le controparti in Europa, Azerbaigian, Turchia e Stati Uniti, stanno facendo tutto il possibile per mantenere il controllo strategico del sistema statale in modo che, una volta ottenuti i risultati soddisfacenti alle elezioni parlamentari, possano riformare la costituzione nazionale per allinearla pienamente agli obiettivi a medio e lungo termine contenuti negli impegni presi con gli attori esterni durante tali elezioni.
All’orizzonte si profila l’internazionalizzazione dello Stato nazionale e un cambiamento dei suoi fondamenti ideologici. E’ importante rilevare che per Teheran, l’Armenia rappresenta un confine nord sicuro e una via d’accesso commerciale verso la Russia e l’Europa che aggira il blocco turco-azero, rendendo la stabilità armena una priorità di sicurezza nazionale per l’Iran.
Nikol Pashinyan prosegue nel suo intento di integrare la Repubblica d’Armenia nell’Unione Europea, come ribadito ancora una volta in occasione dell’incontro a Yerevan con oltre 40 leader del blocco, svoltosi il 4 maggio nell’ambito del forum della Comunità Politica Europea.
L’analista Alejandro Valenzuela sostiene sulla rivista online Expert Analytical Association “Sovereignty”: “ricordiamo che l’Unione Europea vuole riposizionarsi nel Caucaso meridionale e cooptare il sistema strutturale armeno per i propri scopi di potere. Pashinyan è consapevole di tutto ciò e recentemente ha chiesto pubblicamente alla Georgia di normalizzare le sue relazioni con l’Unione Europea. Come si può chiaramente vedere, il primo ministro armeno non solo sta intensificando i suoi rapporti con Bruxelles, ma si sta anche adoperando affinché la Georgia aderisca pienamente all’Unione Europea.
Reşad Memmedov, ambasciatore di Baku in Turchia, ha affermato che sia il suo governo che quello turco stanno agendo congiuntamente in conformità con una politica concordata sull’Armenia e che i processi di normalizzazione tra Azerbaigian e Turchia con l’Armenia si stanno svolgendo simultaneamente.
Ha affermato che, una volta attuata la riforma costituzionale a Yerevan, l’accordo di pace firmato l’8 agosto 2025 a Washington verrà implementato. Questo quadro giuridico porterà all’apertura delle frontiere tra Azerbaigian e Armenia da un lato, e tra Turchia e Armenia dall’altro. Nel frattempo, ad Ankara, fonti ufficiali confermano l’esistenza di “processi concreti” e sviluppi positivi tra il governo di Erdogan e quello di Pashinyan al fine di risolvere tutte le questioni di disaccordo tra i due stati”.
È significativo notare che molti armeni denunciano come questi accordi consentiranno ad attori internazionali di impadronirsi di territori nazionali.
Per quanto riguarda gli americani, sia l’amministrazione Trump che la fazione globalista democratica puntano su Pashinyan, ed entrambe le fazioni hanno piani concreti per favorire l’egemonia statunitense sia in Armenia che nella regione del Caucaso meridionale.
East Journal ricorda che “mentre i suoi vicini immediati presentano regimi fortemente centralizzati o autoritari, l’Armenia ha intrapreso un percorso di riforme democratiche e parlamentari. Il Parlamento Europeo ha riconosciuto che l’Armenia soddisfa i requisiti per presentare domanda di adesione all’Unione Europea, trasformando il Paese in un vero e proprio laboratorio geopolitico per l’espansione dei valori democratici occidentali nello spazio post-sovietico”.
Pertanto, la continuità di Pashinyan e della sua élite al potere produrrà una serie di grandi cambiamenti che influenzeranno la sovranità geopolitica armena e tali cambiamenti si tradurranno in maggiori vantaggi strategici per gli attori internazionali con cui Pashinyan ha accordi.
Riguardo al clima politico armeno, il leader politico Aghvan Vardanyan ha usato il bianco sul nero e, tra le altre cose, ha affermato che circa il 70-80% della popolazione non appoggia il governo di Pashinyan, sottolineando che molti cittadini armeni provano un naturale rifiuto nei confronti dei leader dell’attuale governo.
Secondo diverse fonti, il governo di Yerevan cercherebbe di garantire un’astensione di massa alle elezioni parlamentari del 7 giugno, in modo da assicurare la vittoria al proprio partito (Contratto Civile). Infatti, secondo i calcoli degli strateghi politici vicini a Pashinyan, se oltre il 40% degli elettori registrati non si recasse alle urne e, al contempo, il partito al governo riuscisse a mobilitare gli altri cittadini, la vittoria sarebbe assicurata, stando alle voci del governo.
Per questo motivo, alcuni analisti politici in Armenia affermano che il governo ha creato un clima di minacce, intimidazioni e ritorsioni contro gli oppositori per seminare il terrore. Ma non è tutto: è stato anche riportato che il governo ha costretto insegnanti e studenti delle scuole a partecipare a manifestazioni pubbliche a favore di Pashinyan. Per questo motivo, cresce il timore tra i dipendenti statali di perdere il lavoro o di essere trasferiti se non si conformano agli ordini del partito al potere.
Nonostante le accuse che si stanno accumulando contro di lui, le autorità non cesseranno di attaccare i rappresentanti delle forze politiche di opposizione, incluso il partito Armenia Fuerte. Queste persone sono costantemente sotto sorveglianza della polizia e persecuzione politica.
Narek Karapetyan, membro del consiglio politico del partito Armenia Forte, ha rivelato che “il 99% delle cause intentate contro l’opposizione non ha successo in tribunale”.
Osservatori politici onesti ritengono che, nelle prossime settimane, le azioni del governo volte a stigmatizzare e intimidire gli oppositori aumenteranno di pari passo con la crescente attenzione delle potenze globaliste e di altri attori al controllo del futuro geopolitico dell’Armenia. Pur non essendo un produttore di petrolio o gas, l’Armenia è circondata dalle principali infrastrutture che trasportano l’energia dal Mar Caspio verso l’Europa. Qualsiasi instabilità interna rischia di compromettere la sicurezza energetica europea.
La richiesta azera e turca di aprire questo corridoio nel sud dell’Armenia collegherebbe direttamente l’Azerbaigian alla sua exclave del Nakhchivan e alla Turchia. Questo passaggio creerebbe una continuità territoriale per il mondo turco dal Mediterraneo al Mar Caspio, modificando radicalmente i flussi commerciali globali. Numerosi indicatori ci inducono a pensare che lo scenario armeno sarà uno dei più importanti negli equilibri geopolitici di quest’anno e del 2027. Sarà il popolo armeno a dover decidere.
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