Il Martirio Spirituale, la Solitudine e l’Offerta della Sofferenza. Laici e Consacrati. Cinzia Notaro.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Cinzia Notaro, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla presenza e il rapporto con Dio. Buona lettura e condivisione.

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Il martirio spirituale: quando la solitudine diventa incontro con Dio

Nel Cristianesimo oltre al martirio  del corpo  esiste anche un martirio di cui poco si parla, ovvero  quello spirituale .  È  di chi viene emarginato sul lavoro, ignorato in famiglia, dimenticato dagli amici, fino a ritrovarsi immerso in una solitudine profonda che inizialmente pesa, ferisce e fa soffrire … infatti  ” Se  il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia ” ( Giovanni 15,18-19 ), ma  con il tempo e attraverso la fede, questo isolamento invita ad  adorare il Signore vivo dentro di noi … difatti noi siamo il Tempio di Dio …  “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi”? (1 Corinzi 3,16) e ancora “Il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo” (1Corinzi 6,19 ).

Mentre il mondo è assetato e affamato di distrazioni, rumori, approvazione, i cosiddetti martiri spirituali nel distacco dal mondo e nella solitudine vivono liberi, conquistando una pace interiore nonostante le incomprensioni, le ingratitudini, le persecuzioni, l’esclusione.

Essi sperimentano la dolcezza di Dio, pascolano in prati verdi  e non mancano  di nulla (  Salmo 23:1-3 ) sotto le ali dell’Altissimo ( Salmo 91:1-4 ).

La società moderna teme la solitudine e cerca continuamente distrazioni, rumori … eppure proprio nella solitudine possono maturare la pace interiore e il discernimento .Non è un rifiuto della vita, ma una libertà,  quella dei figli di Dio.

Molti santi hanno attraversato questo “martirio invisibile“.

La tradizione cristiana vede in Maria la più alta forma di martirio spirituale.

Maria non morì martire nel corpo, ma soffrì interiormente in modo profondissimo: la profezia di Simeone — “E anche a te una spada trafiggerà l’anima” —, la fuga in Egitto, l’incomprensione verso Gesù e soprattutto la Croce, dove vide il Figlio morire.

Per questo la Chiesa cattolica la chiama spesso “Regina dei Martiri“. I santi spiegano che il suo dolore interiore fu continuo, silenzioso e totalmente unito alla volontà di Dio.

Agostino d’Ippona insegnava che non esiste solo il martirio del sangue. Anche la lotta quotidiana contro il peccato, l’umiliazione sopportata con amore e la fedeltà a Dio nelle prove sono una forma di martirio. Scriveva: “Ogni giorno sei martire, se ogni giorno combatti le passioni”.  Chi  resiste nella fede, pur senza persecuzione fisica, partecipa alla Croce di Cristo.

Giovanni Crisostomo parlava spesso della solitudine spirituale dei cristiani fedeli in un mondo tiepido o ostile. Diceva che la sofferenza nascosta, sopportata senza odio, è preziosa davanti a Dio quanto grandi opere esteriori.

Origene distingueva il martirio del corpo da quello della coscienza: rinunciare ogni giorno all’egoismo, alle passioni e al desiderio di approvazione umana è un sacrificio continuo.

Gregorio Magno parlava di “martirio nascosto” per chi vive nell’umiltà, nell’obbedienza e nella pazienza senza essere compreso dagli altri.

Giovanni della Croce fu imprigionato dai suoi stessi confratelli, umiliato, isolato e trattato come un traditore. Visse mesi di buio totale, fame e abbandono. Da quella esperienza nacque il tema della “notte oscura dell’anima”. Per lui Dio a volte toglie consolazioni e appoggi umani per purificare l’anima e unirla più profondamente a Sé.

Madre Teresa sperimentò per decenni una terribile aridità interiore. Nelle sue lettere racconta di sentirsi sola, senza consolazione, immersa nel silenzio di Dio. Eppure continuò ad amare e servire i poveri ogni giorno.

Teresa di Lisieux visse incomprensioni nel convento, fragilità fisica e profonde prove interiori contro la fede stessa. Scelse però di offrire tutto nel silenzio e nell’amore nascosto. La sua “piccola via” è proprio il martirio delle piccole cose vissute con amore.

Pio da Pietrelcina subì sospetti, isolamento, divieti ministeriali e accuse da parte di uomini di Chiesa. Molti anni della sua vita furono segnati da sofferenze interiori enormi e dalla sensazione di essere perseguitato anche da chi avrebbe dovuto sostenerlo.

Charles de Foucauld passò lunghi anni nel deserto quasi senza risultati visibili, in una solitudine radicale. Cercava di vivere la vita nascosta di Gesù a Nazareth: silenzio, povertà e abbandono.

Esiste oggi qualcuno disposto a vivere questo martirio?

Certamente si .  Monaci, religiosi, sacerdoti,  laici nel nascondimento senza riconoscimenti offrendo la propria sofferenza a Dio con amore.

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