Lo Splendore dell’Arte Sacra Siriana. Ora pro Siria.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Ora pro Siria, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

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Lo splendore dell’arte sacra siriana

 

Mar%20Musa%20El Habshi

 

di Claude ZEREZ* 

Il Vicino Oriente ha dato un contributo significativo alla storia dell’arte cristiana.

Gli affreschi di Doura-Europos, in Siria, sulla riva destra dell’Eufrate, svelano magistralmente la storia dell’iconografia cristiana orientale, spesso rimasta in secondo piano tra quella delle due grandi civiltà di Bisanzio e dell’Islam.

Una domus ecclesiae e una sinagoga adiacente ad essa, scoperte da una missione archeologica franco-americana nel 1920, rivelavano al mondo un intero ciclo di immagini risalenti alla metà del III secolo d.C., che rappresentavano scene dell’Antico e del Nuovo Testamento.

 

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Doura Europos: rappresentazione del racconto evangelico
della guarigione del paralitico

 

– L’arte nell’antica Siria: mosaici, figure geometriche, piante, mitologia greca e romana.

– I temi del cristianesimo primitivo: Cristo, la Vergine Maria, la Natività, il Battesimo, la Trasfigurazione, la Crocifissione e la Resurrezione del Signore e la Pentecoste

– Secondo un’antica tradizione, a San Luca evangelista si deve la prima immagine della Madonna.

“Quando i miei pensieri mi tormentano e mi impediscono di godermi la lettura, disse San Giovanni Damasceno; vado in chiesa. La mia vista è rapita e la mia anima loda Dio. Contemplo il valore del martire e il suo ardore mi infiamma. Mi prostro a terra per adorare e pregare Dio per intercessione del martire”. L’icona testimonia la presenza del santo; esprime il suo ministero di intercessione e comunione.

 

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chiesa di Mar Elian a Homs

 

L’iconoclastia ebbe inizio con il califfo omayyade Yazid nel 723 e con l’imperatore Leone a Costantinopoli tra il 717 e il 740, ma San Giovanni Damasceno difese invano la rappresentazione iconografica contro il califfo.

Nel 753, si tenne un concilio a Calcedonia con 337 partecipanti per difenderla. La difesero i cristiani melchiti e aramaici della Siria.

 

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L’ iconostasi e le porte

L’iconostasi è un elemento liturgico che simboleggia l’unione tra il regno divino e il regno terreno. Secondo Gregorio Magno, l’immagine è una Bibbia destinata alle masse non istruite. La chiesa è orientata e divisa in tre parti secondo la pianta del tabernacolo di Mosè e del Tempio di Salomone: il santuario sul lato orientale, il nartece a ovest e la navata, la parte centrale, tra i due. Il santuario corrisponde al Santo dei Santi, la dimora di Dio. Il Santo di Dio riposa e irradia in quel luogo. Simbolo del Regno, il santuario è separato dalla navata, dove si trovano i fedeli, da una parete chiamata iconostasi, che fu adornata con icone al tempo della vittoria sull’iconoclastia. Questa parete ha tre porte. La porta centrale è la Porta Santa o Reale, fiancheggiata da porte inferiori, chiamate Porta Nord e Porta Sud, che consentono il passaggio al clero.

La Porta Reale è affiancata dall’icona di Cristo a destra e dall’icona della Theotokos (Maria Santissima Madre di Dio) a sinistra. Immediatamente sopra di essa, l’icona dell’Eucaristia. La seconda fila è centrata sulla Deesis, la terza riunisce le icone delle feste liturgiche, la quarta è quella dei profeti e infine si trova la fila dei patriarchi. Questo è il mistero liturgico che si dispiega nel santuario.

L’iconostasi è ricoperta di icone vivaci, con al centro una composizione nota come Deesis, che simboleggia la supplica, l’intercessione: raffigura Cristo Vescovo che benedice l’umanità, ma anche giudice e maestro. Reggendo il Vangelo, appare come unico interprete della propria parola ed è la figura della Tradizione. È lui che, attraverso tutti gli elementi della Tradizione, spiega le sue parole terrene. È circondato dalla Vergine Maria e da Giovanni Battista. Le figure successive, che sembrano emergere dai loro archetipi (la Theotokos, archetipo del femminile, San Giovanni, archetipo del maschile), appaiono, introdotte dagli angeli, dagli apostoli e dai santi. È la Chiesa in preghiera, è la “follia della carità” che intercede per coloro che sono giudicati. La parola giudica, ma la suprema sapienza di Cristo Vescovo si confronta con la giustizia e la misericordia e anticipa il secondo significato della stessa icona: le Nozze dell’Agnello. La Theotokos, la sposa, figura della Chiesa, e Giovanni, l’ amico dello sposo, ci invitano tutti alla gioia perfetta del Regno.

 

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La deesis dà significato all’intera iconostasi. Splendente di testimoni, l’iconostasi offre le loro mani supplicanti. La chiesa prega per la Chiesa, la Theotokos porta il mondo nella sua preghiera e lo avvolge con la sua protezione materna. Ciò che sembrava un muro di separazione si rivela invece come un legame profondamente unificante: il Cristo totale costituito dai suoi santi. La porta regale si spalanca sulla visione del cielo.

I commentari liturgici spiegano in modo del tutto naturale il simbolismo immediato della porta, un’immagine di Cristo “attraverso il quale vedrete il cielo aperto” (Gv 1,51). La venerazione che questo simbolismo ispira permette solo ai membri del clero di attraversare questa porta, e solo dopo aver indossato i paramenti liturgici. Cristo porta oltre la sete di infinito nella sua essenza, la Porta Reale si apre sull’altare, luogo elevato dell’Opus Dei e centro attorno al quale si dispiega la sacra azione del culto. Solo Cristo è l’Amante che attrae l’amore ed entra in noi, affinché possiamo vivere di nuovo in Lui. «L’anima umana ha sete dell’infinito. L’occhio è stato creato per la luce, l’orecchio per i suoni, ogni cosa per il suo fine, e il desiderio dell’anima di elevarsi verso Cristo.

Davanti all’ingresso si erge il battistero; la sorgente catturata diventa una fontana di acqua viva. La Porta Reale si apre direttamente sul centro cosmico, il luogo elevato, il monte santo.

 

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Theotokos

In fondo all’abside si erge la Theotokos in Orante, o muro indistruttibile, Odigitria, colei che indica la via, guida, unisce tutti i fedeli nella sinassi eucaristica e copre il mondo con il suo velo di protezione: Madre della Vita, tu hai generato gioia e letizia che asciugano le lacrime del peccato.I quattro pilastri cosmici, sostegni terreni della rivelazione, sono i simboli dei quattro Vangeli: l’aquila, il toro, il leone e l’uomo. È questa gioia e pace celeste che le icone narrano. Quelle della Porta Reale – i quattro Evangelisti e l’Annunciazione – rappresentano una vera festa per gli occhi. Qui, il misticismo solare, attraverso l’oro e lo splendore dei colori dell’arcobaleno, colpisce, diventa quasi udibile e inonda ogni cosa di calore e luce.

Così, in ogni chiesa, anche al di fuori delle funzioni, si percepisce fortemente il flusso incessante della vita, poiché tutto è in attesa dei santi misteri. Tendendo verso il Regno, questa attesa risplende di presenze, e questo è il ministero liturgico dell’icona.

 

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Mar Musa, il seno di Abramo

 

La patria dell’icona è l’Oriente.

Fin dai tempi più antichi, l’iconografia è diventata parte integrante della tradizione e ha costituito una vera e propria teologia visiva.

L’evoluzione si è svolta in tre fasi:

1. L’epoca di Giustiniano, VI secolo, con il miracolo di Santa Sofia e la sua monumentalità.

2. Il primo Rinascimento bizantino sotto la dinastia macedone e quella dei Comeni, X e XI secolo, più adatto alla scala umana.

3. L’inizio dell’iconografia russa a Kiev e Novgorod, poi in Serbia, Bulgaria, e Siria. Infine, la grande arte rumena, la scuola cretese, i tesori del Monte Athos con la toccante arte del periodo turco, con Cristo Elcomenos che sale la scala di sua spontanea volontà, appoggiato alla croce.

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La scuola di Aleppo: Con il Patriarca Euftim (1572-1635) e gli artisti monaci Youssef Msawer e Abdahah Zakher (1714), con influenze europee; la scuola di Aleppo utilizzava acido di tuorlo d’uovo e aceto. Volti orientali, grandi occhi femminili, nasi fini, giovani con carnagione scura e capelli ben definiti. I colori: rosso, verde, foglie di melograno e datteri dorati. Analogamente, figure ispirate ai Persiani, che si possono vedere nella moschea omayyade e nelle case di Aleppo. L’icona non è firmata.

L’icona del Giudizio Universale nella Chiesa greco-ortodossa di Aleppo.

Influenze arabe (troni sul pavimento, Tavoli e abiti beduini (e donne piuttosto attraenti).

 

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Damasco, porta di Bab Touma

 

Un po’ di storia ….

Gesù Cristo nacque in Palestina, ma il Cristianesimo nacque in Siria dopo la conversione di Saulo sulla via di Damasco.

Durante il I secolo, Antiochia, l’antica capitale della Siria, ne divenne il centro. Il Libro degli Atti degli Apostoli offre un’informazione molto importante: “Ad Antiochia i discepoli furono chiamati per la prima volta cristiani”, e lì San Paolo affrontò San Pietro per la sua posizione debole nei confronti degli ebrei.

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E’ certo che Edessa, invece, fu il cuore del Cristianesimo di lingua aramaica (la leggenda del re Agbar e del Mandylion, un telo venerato dalle comunità cristiane orientali, su cui era raffigurato il volto di Gesù. Immagine ritenuta di origine miracolosa, che salvò Edessa e in seguito Costantinopoli).

Le prime tracce del Cristianesimo a Edessa risalgono al 200.

Dall’Oriente, e in particolare dalla Siria, provengono grandi santi, Padri della Chiesa (monaci e pensatori): Santo Stefano, Sant’Efrem, i Santi Sergio e Bacco, San Cosma e Damiano, San Giovanni Crisostomo, San Basilio Magno, San Gregorio di Nicea e, ai nostri giorni, i santi del Libano: San Charbel, Santa Rafqa, Sant’Hardini, oltre a cinque papi di origine siriana.

Il Cristianesimo si diffuse in tutto l’antico Oriente per il racconto orale e con il buon esempio, nonostante le persecuzioni da parte degli ebrei e degli imperatori romani fino a Costantino, che nel 313 lo riconobbe ufficialmente.

Da allora, ebbe inizio la vera tragedia del Cristianesimo orientale, a causa del clero asservito all’impero bizantino. Molti capi ecclesiastici, scampati all’incubo delle persecuzioni, diventarono, volontariamente o meno, uomini di potere soprattutto a Costantinopoli, grazie alle loro fastose residenze, allo status privilegiato e, soprattutto, alle loro vesti e tiare dorate che ancora oggi possiamo ammirare.

La Chiesa d’Oriente

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‘’La Chiesa deve avere un solo cuore ma due polmoni: la Chiesa d’Occidente e la Chiesa d’Oriente’’ (Papa San Giovanni Paolo II).

Ogni polmone ha lasciato un’impronta specifica: semanticamente si potrebbe dire che il genio degli scrittori orientali è intuitivo, speculativo, lirico e mistico, mentre quello degli scrittori occidentali è legalistico, pragmatico, morale e cartesiano.

L’icona in Oriente e in Occidente.

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Barad, basilica maronita

 

Cosa ha indebolito i cristiani d’Oriente? L’Oriente è uno spazio multiforme in cui si mescolano popoli, etnie e lingue diverse. Da ciò derivarono i numerosi riti che alla fine si sono completati a vicenda. Ogni varietà di rito può essere positiva nel relazionarsi con le culture antiche e ogni Chiesa presenta un volto diverso e complementare di Cristo.

Per i Caldei, Dio è il Grande Architetto; per i Copti, Egli è Parusia ed escatologia; per i Melchiti Cristo è l’Imperatore del Cosmo; per gli Armeni è sofferenza e persecuzione; per i Maroniti, Cristo è il semplice contadino lavoratore; per i Latini è ragione.

Questa diversità si tradusse in conflitti politici, dogmatici e cristologici.

L’imperatore, rappresentante di Dio sulla terra, ricevette la missione di guidare il popolo verso la salvezza e la fede cristiana. Sia in Oriente che in Occidente, la Chiesa si trovò di fronte a un paradosso: predicava la povertà come ideale, eppure era ricca; il suo clero era spesso composto da aristocratici con denaro, legni pregiati, tessuti scintillanti e profumi.

Di fronte a questa situazione, gli “uomini di Dio” fuggirono dalla vita mondana per incontrare Dio nel deserto. Nacque così il monachesimo, che fiorì con figure come Sant’Antonio il Grande in Egitto, gli eremiti (San Marone), i cenobiti (San Pacomio) e gli stiliti (San Simeone) in Siria e Palestina.

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resti del sito di san Simeone stilita – Aleppo

In seguito, questo monachesimo divenne un vero contrappeso all’iconoclastia.

– Le dispute cristologiche (riguardo alla natura di Cristo) derivano da incomprensioni linguistiche e da una mancanza di conoscenza reciproca (Prosopon in greco, Nefesh e Rawah in aramaico; ci sono oltre 40 parole per tradurre la parola “amore” in arabo e siriaco).

Possono essere sanate le divisioni del passato, fonte di tante ferite?

Crociate e cristiani d’Oriente, Antiochia, Gerusalemme e Costantinopoli,

il Grande Scisma del 1054, le ferite all’interno della stessa comunità tra cattolici e ortodossi melchiti, siriaci, armeni e, in seguito, protestanti….

Dopo 15 secoli di incomprensioni linguistiche che hanno ferito il corpo di Cristo, si è aperto un cammino di riconciliazione con Paolo VI e Atenagora, poi con Paolo VI e il Patriarca nestoriano. Le chiese eretiche del passato sono ora diventate chiese sorelle, e i conflitti tra le chiese orientali dello stesso rito (ortodossa e cattolica) hanno lasciato il posto al rispetto reciproco, alla comprensione e alla carità. L’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo ne è una testimonianza.

Perché i cristiani rimasero in Oriente mentre il cristianesimo scomparve dall’Africa? Perché l’Islam invase così facilmente l’Oriente a partire dal 633?

Mancanza di carità tra le comunità cristiane (antagonismo tra Bisanzio e gli Aramei, che cercarono aiuto presso i loro cugini arabi musulmani.

 

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tomba di san Giovanni Battista nella moschea Ommayade di Damasco

 

Inizialmente, ci fu un’ottima intesa con gli Omayyadi e gli Abbasidi. In seguito, califfi non arabi (Mamelucchi e Selgiuchidi) dichiararono la purificazione della terra dell’Islam da ogni impurità cristiana o ebraica, imponendo la Jizya e la Dzimma (protezione degli inferiori) nonostante il messaggio del Profeta Mohammad di proteggere i credenti dalla Gente del Libro (Vangelo e Torah).

Nel X secolo, l’80% degli abitanti del Medio Oriente era cristiano; nel XV secolo, il 60%; nel XX secolo, il 30% e infine, dopo i genocidi armeno, siriaco e greco, solo lo 0,01%. Attualmente, i cristiani della Siria, che costituivano il 10% della popolazione prima del 2010, rappresentano solo lo 0,1%. Ad Aleppo c’erano 350.000 cristiani prima del 2010; ora ne rimangono solo 17.000.

 

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Icona di Nostra Signora consolatrice dei Siriani

 

Ricordatevi nelle vostre preghiere della Chiesa di Siria” : Lettera di Sant’Ignazio di Antiochia ai Romani 9,1

( traduzione di Maria Antonietta Carta)

*Cristiano siriano di Aleppo rifugiato in Francia con la moglie e i due figli, esperto d’arte siriaca ed ex guida turistica per i pellegrini di lingua francese in Siria

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