La Vita Negata: Il Nichilismo Bioetico nell’Età della Secolarizzazione. Un Libro di Matteo D’Amico.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, su segnalazione di Cinzia Notaro, a cui va il nostro grazie, offriamo alla vostra attenzione questa recensione. Ci scrive Cinzia Notaro che Paolo Azzone, psichiatra forense e responsabile lombardo di Liberi un Veritate, parla del  libro La Vita Negata: Il nichilismo bioetico nell’età della secolarizzazione. Edizioni Piane, Casale Monferrato, 2025 , scritto dal filosofo cattolico  Matteo D’Amico  che assume posizioni coraggiose e non convenzionali sulle principali questioni bioetiche, che nell’epoca delle pandemie, del gender e del suicidio assistito hanno assunto un’importanza rilevante nell’organizzazione sociale. Buona lettura e diffusione.

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La Vita Negata: Il nichilismo bioetico nell’età della secolarizzazione.

di Matteo D’Amico

Edizioni Piane, Casale Monferrato, 2025

Tutto pare essere ammalato e prossimo alla morte e ogni luce sembra tramontare irrimediabilmente su di un’Europa in rovina, come se una guerra invisibile e segreta, ma devastante, avesse macinato tutto il nostro passato e ridotto in macerie non solo le certezze più solide, ma l’idea stessa di verità”. Le parole del filosofo Matteo D’Amico sono dolorose, ma tragicamente vere: la civiltà europea è ormai prossima al termine di un declino plurisecolare. E’ indubbiamente una società morente. E della morte mostra di subire oscuramente il fascino.

Teschi campeggiano sulle T short degli adolescenti così come nelle mostre di arte moderna. Campagne mediatiche propagandano il suicidio degli adulti e degli adolescenti così come la soppressione di embrioni, feti o addirittura neonati. L’agghiacciante pratica dell’utero in affitto strappa i bambini alla madre che li ha portati in grembo per 9 mesi per farne prodotti commerciali da lanciare su un mercato sempre più ricco

La vita umana è oggi oggetto di una manipolazione spregiudicata. Lo sviluppo delle tecnologie biologiche e sanitarie consente di violare la sacralità del corpo e della vita con una facilità inimmaginabile fino a mezzo secolo fa. Le sconfinate potenzialità della tecnica e la spregiudicatezza della ricerca medica avanzano senza sosta e non tollerano il confronto con nessun tipo di limitazione.

In questo contesto il corpo dell’uomo diventa inevitabilmente un terreno di scontro tra morte e vita, tra le forze sociali e politiche desiderose di allentare qualsiasi restrizione alla manipolazione degli esseri umani e i pur esigui tentativi di resistenza. La questione bioetica assume dunque oggi una rilevanza centrale: dalle risposte che sapremo dare ai fondamentali quesiti della bioetica contemporanea dipenderà la forma che la società umana assumerà nel prossimo futuro. Con La Vita Negata, il filosofo Matteo d’Amico ci offre un testo fondamentale per comprendere in modo esauriente ed estremamente efficace la questione bioetica per come si propone oggi in quest’epoca di decadenza e d’involuzione.

Il filosofo affronta sistematicamente tutti i temi più importanti del dibattito bioetico contemporaneo: dalla morte cerebrale ai trapianti, dall’aborto al suicidio assistito, dall’ideologia del gender alla contraccezione e alla fecondazione artificiale. Matteo D’Amico esplora ciascuno di questi interrogativi etici alla luce della filosofia realista, che ha nella metafisica di Aristotele la sua fonte più autorevole. In relazione alla esplicita ed orgogliosamente rivendicata identità cattolica, D’Amico legge Aristotele attraverso il vertice osservazionale del tomismo, ma lo integra e lo arricchisce ricorrendo ampiamente alla prospettiva fenomenologica.

Nel solco delle indagini di Ivan Ilich (e del suo fondamentale Nemesi medica), D’Amico identifica nella medicalizzazione della società e nella parallela sacralizzazione della medicina un passaggio chiave nella riorganizzazione sociale e culturale in atto. L’uomo contemporaneo, privo di riferimenti metafisici, privo di qualsiasi orizzonte di senso, non possiede più alcun valore condiviso o significativa rappresentazione dell’uomo. Non gli resta che il corpo, e si volge sgomento al medico nella speranza di differire per quanto possibile il suo inevitabile declino e dissoluzione.

La figura del medico si confonde allora con il sacerdote e la scienza medica assume i caratteri di una nuova religione materialista. Questo fenomeno si è manifestato nella forma più eclatante durante la recente emergenza Covid-19, quando “le scelte più irrazionali e ingiustificate, che spesso di scientifico non avevano nulla” sono state giustificate proprio “con un vuoto appello alla scienza” (p. 241).

D’Amico chiarisce che l’inarrestabile involuzione etica dell’occidente globalizzato è radicata in un progressivo slittamento filosofico e ideologico. La modernità, ci spiega D’Amico, ha spezzato l’unità di materia e forma che costituisce la base ontologica della realtà all’interno della quali gli umani conducono la propria vita. “Con il meccanicismo cartesiano … l’ente è ridotto a res extensa, a mera cosa” (p. IV). Di conseguenza, l’uomo “non ha più, propriamente, una natura umana ma, … è pensato solo come una cosa umana” (p. VI).

Il corpo dell’uomo viene così silenziosamente abbandonato dall’anima, suo principio formale, e diventa mero substrato della infinita manipolazione di una biologia che si sente ormai onnipotente. Paradossalmente, sarebbe dunque proprio l’idealismo ad aprire la strada al materialismo spregiudicato e fanatico che caratterizza la nostra contemporaneità.

Matteo D’Amico analizza con dettaglio e lucidità il cammino della conseguente deriva bioetica. Una volta isolato il corpo dalla persona umana, immersa in una rete di legami interpersonali e di sangue, una volta privata la vita fisica del suo rapporto con una precisa ed irrepetibile identità, il corpo si offre come substrato passivo alle manipolazioni più eccentriche. Diventa oggetto di produzione attraverso azzardate tecniche di fecondazione, di liquidazione con l’aborto e le varie forme di suicidio assistito ed omicidio del consenziente, per divenire infine materia prima per sostenere le esigenze della medicina dei trapianti.

In una prospettiva più sociologica, D’Amico mostra come la filosofia materialista e la nuova etica che ne discende non si siano diffuse in modo del tutto spontaneo. Sono state anzi promosse da campagne di propaganda accuratamene organizzate, che mostrano di disporre di risorse impressionanti e contano sul sostegno illimitato dei mezzi di comunicazione di massa, e delle grandi istituzione internazionali del globalismo non meno che delle multinazionali del farmaco.

Sotto questo profilo Matteo D’Amico deve dolorosamente rilevare come anche la chiesa cattolica mostri di aver in larga misura rinunciato alla sua missione di autentica evangelizzazione: “Il desiderio di compiacere il mondo, anziché combatterlo, di sedurlo, anziché convertirlo, ha rimosso ogni tensione escatologica dalla predicazione della Chiesa, e ha portato a una completa cancellazione di concetti come peccato, grazia, vita soprannaturale, salvezza eterna” (p. XI).

Nonostante la gravità della situazione, l’autore confida che rimanga uno spazio alla speranza, o almeno alla testimonianza, e ci invita a tenere viva la fiamma dell’entusiasmo per “l’incendio del vero del bene del bello” (p. XII). Dalla lettura del libro il lettore potrà ricavare molti stimoli ed informazioni sulla questione beotica. E certo potrà valutare in modo più accurato se a suo giudizio questa speranza sia ancora giustificata.

                                                                                                                                                                                                                                                        Paolo Azzone

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