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UNA DOPPIA APPARTENENZA IMPOSSIBILE?
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| L’AMERICANISMO MODERNISTA: SUA NATURA |
| L’americanismo o modernismo ascetico riduce la religione a sentimento soggettivo erompente dalla subcoscienza, sprofondando, così, sempre più nell’immanentismo e spalancando le porte alla psicoanalisi freudiana. Infatti il modernismo non si ferma alla pura conoscenza sensibile, ma va oltre parlando di subconscio e confinando, così, con il subliminale e addirittura con il preternaturale. |
| Il caposcuola della subcoscienza come radice del sentimento religioso è Frederic William Henry Myers (1843 – 1901), un parapsicologo che ha studiato il paranormale, l’occulto, la metapsichica, la telepatia e soprattutto la magia. Il suo “capolavoro” è il libro pubblicato postumo in due volumi: Human Personality and its survival of bodily death, (London, Longmans, 1903). Il filosofo pragmatista statunitense William James è stato un grande estimatore di Myers e di questo suo libro, che ha esercitato un notevole influsso sul pragmatismo e l’americanismo modernista. Myers ha studia l’io subliminale e il subconscio dal quale emanerebbe il sentimento o l’esperienza religiosa. Come si vede le radici del modernismo americanista classico e del neo-modernismo sono addirittura infere. Anche Antonio Fogazzaro come Myers «fu tra i primi in Europa ad interessarsi della psiche umana e dei fenomeni legati alla vita dello spirito [o meglio dello spiritismo], aprendo la strada a Bergson, a Freud e alla cosiddetta letteratura dell’interiorità […] allo scandagliamento delle profondità più oscure […] dell’anima. |
| L’Americanismo secondo Mons. Delassus |
| Monsignor Henri Delassus ha scritto un intero libro sull’americanismo (L’Américanisme et la Conjuration antichrétienne, Lilla-Parigi, Desclée De Brouwer, 1899). L’editrice Effedieffe (Proceno di Viterbo) ne ha proposto nel 2017 la II edizione ai lettori italiani. Raccomando vivamente lo studio illuminante di questo libro, che ci aiuterà a capire ciò che sta avvenendo sotto i nostri occhi sia da un punto di vista geopolitico (il mondialismo, la globalizzazione, l’invasione dell’Europa e la formazione del nuovo ordine mondiale) sia da un punto di vista religioso (il pan-ecumenismo di Assisi 1986 e “l’Onu di tutte le religioni” lanciato da Francesco nel 2015). |
| Trama dell’opera di mons. Delassus |
| In quest’opera il prelato francese spiega che tra tutti i soggetti inquietanti del mondo attuale, l’America del nord non è dei minori. Infatti, ciò che la caratterizza è “l’audacia nelle imprese industriali e commerciali ed anche nei rapporti internazionali, calpestando essa tutte le leggi della civiltà cattolico-romana” (p. 1 dell’edizione francese). |
| Purtroppo, tramite l’americanismo, gli Stati Uniti spingono la loro audacia anche nelle questioni religiose. Il termine “cattolicesimo americano” o americanismo (condannato da Leone XIII nel 1899) non è l’etichetta di uno scisma o di un’eresia, esso è “un’insieme di tendenze dottrinali e pratiche, che hanno sede in America e che di lì si spargono nel mondo cristiano e specialmente in Europa” (p. 3). L’aspetto più preoccupante dell’americanismo è quello dei “suoi rapporti con le speranze e i progetti del giudaismo, specialmente con le tendenze anticristiane delle leggi del mondo moderno e della società americana, che aspira a possedere il monopolio del pensiero rivoluzionario” (p. 7). Infatti, “esiste una congiura anticristiana che lavora, tramite rivoluzioni e guerre, ad indebolire e, se fosse possibile, ad annichilire, le nazioni cattoliche, per dare l’egemonia a quelle protestanti, come l’America, la Germania e la Gran Bretagna” (nota n. 1, p. 7). |
| Uno degli «elementi distintivi della “Missione americana” è il ritorno all’unità di tutte le religioni, tramite la distruzione delle barriere e delle differenze, giungendo ad un Congresso della tolleranza internazionale delle religioni, per lottare unite contro l’ateismo» (p. 124). L’indifferentismo o la tolleranza per principio, cui tende l’americanismo, consiste nell’equiparare “tutte le religioni, come egualmente buone” (p. 85). |
| “La cospirazione anticattolica penetra dappertutto, per distruggere – se fosse possibile – la Chiesa ed innalzare al suo posto l’israelitismo liberale e umanitario” (p. 89). “Tale cospirazione è diventata universale” (p. 90). “Tra spirito ebraico e americanista c’è un punto di contatto nei principi del 1789” (p. 91). “La presunzione o confidenza eccessiva in se stessi è la caratteristica specifica dell’americanismo… e gli ebrei sperano di farne uscire l’israelitismo liberale e filantropico” (pp. 92-93), cioè la neo-religiosità dell’era nuova. |
| Monsignor Henri Delassus (p. 94) spiega che il Magistero della Chiesa ha condannato tutti i falsi princìpi sui quali si fonda lo spirito americanista: i diritti dell’uomo (condannati da Pio VI); la libertà assoluta della persona umana, la libertà di pensiero, di stampa, di coscienza e di religione (da Gregorio XVI e Pio IX), il separatismo tra stato e Chiesa (da Leone XIII). Invece per gli americanisti occorre basarsi sul “liberalismo largo o latitudinarista e sulla tolleranza dogmatica ad oltranza, evitando di parlare di tutto ciò che potrebbe dispiacere ai protestanti e alle altre religioni” (p. 97). Per la Chiesa di Roma “il cattolicesimo è la vera religione, mentre per gli americanisti è solo una religione tra tante” (p. 100). |
| Purtroppo l’ideale religioso e geopolitico americanista (circa cinquanta/settanta anni dopo la condanna di Leone XIII) si è realizzato 1°) spiritualmente – inizialmente e in maniera latente – nel Concilio Vaticano II e poi – compiutamente ed apertamente – ad Assisi nel 1986 ed infine – parossisticamente – con Francesco e 2°) temporalmente con il teo-conservatorismo statunitense (dei repubblicani conservatori Reagan, Bush padre e figlio, che è stato continuato in politica estera anche dal democratico progressista Barak Obama) giungendo al suo completamento radicale. Infatti, «gli americanisti dicono che le idee ebraico/americane sono quelle che Dio vuole per tutti i popoli del nostro tempo. Ebraismo e americanismo credono di aver ricevuto una “missione divina” sul mondo intero. Purtroppo l’influenza dell’America con il suo spirito di libertà assoluta, si estende sempre di più tra le nazioni, di modo che l’America dominerà le altre nazioni» (pp. 187-188). |
| L’America sembra essere la “Nazione dell’Avvenire” (p. 190). Tuttavia – commenta il prelato – “se tale avvenire sarà quello dello sviluppo industriale e commerciale, sociale e politico, secondo i principi del 1789, ossia il progresso materiale e l’indipendenza assoluta dell’uomo da ogni autorità, anche divina; l’era che vedremo sarà la più disastrosa mai conosciuta. In essa l’America distruggerà le tradizioni nazionali europee, per fonderle nell’unità o pax americana” (pp. 191-192). |
| La base, o il minimo denominatore comune, di tale mistura di religioni, popoli, culture, è un moralismo sentimentale o “una vaga morale” (p. 192) soggettiva ed autonoma kantiana, “indipendente dal dogma, ove ognuno è libero d’interpretarla a modo suo” (p. 130). Essa si è realizzata oggi, tramite l’unione tra teo-conservatori americanisti con il sionismo e alcuni elementi conservatori-liberali del cattolicesimo europeo, che si uniscono per difendere la vita, l’embrione, contro il materialismo ateo (cosa buona in sé), ma a discapito della specificità della purezza del dogma (il che è inaccettabile), della tradizione culturale di ogni nazione e delle differenze etniche (le quali, se non vanno esagerate con la teoria della difesa della ‘razza pura’, che non esiste; non debbono neppure essere distrutte con l’offesa della razza in senso lato o del popolo, che ha una sua peculiarità di lingua, cultura, mentalità e religione). |
| “Il movimento neo-cristiano o americanista, tende a liberarsi dal dogma per fondarsi sulla bellezza dell’etica” (p. 60), “a rimpiazzare la fede con una cultura o una sensibilità di morale autonoma e indipendente, in una vaga religiosità superiore a tutte le altre religioni positive” (p. 76). Secondo la dottrina cattolica, “la fede senza le opere è morta” (s. Giacomo), ma “senza la fede non si può piacere a Dio” (s. Paolo). Quindi non bisogna disprezzare la morale, ma neppure ridurre la religione alla sola moralità, senza tener più conto dell’integrità dogmatica. |
| Monsignor Delassuss si spiega ancor meglio scrivendo che: “Vi è un’intesa tra ebraismo e americanismo, per sostituire la religione cattolica con questa Chiesa ecumenista o mondialista, questa pseudo religione democratica, di cui l’Alleanza Israelita Universale prepara l’avvento” (p. 193). L’americanismo è lo strumento del giudaismo liberale e filantropico-umanitario, il quale ha rimpiazzato la “fede” del giudaismo ortodosso (in un Messia personale e militante, che avrebbe ridato ad Israele il dominio sul mondo), con la “credenza umana” dell’ebraismo liberale (in un “messia idea”, ossia il mondo moderno, nato dall’Umanesimo, Protestantesimo e Illuminismo rivoluzionario, inglese, americano e francese, che farà cadere il mondo nel relativismo e nell’irenismo, i quali eroderanno il Credo cattolico e quel che resta ancora della Cristianità europea), “per condurre l’umanità, dolcemente, verso la Nuova Gerusalemme” (p. 195). |
| Lo spirito del “Mondo Nuovo” o dell’americanismo è caratterizzato (secondo il Delassus) dai princìpi dell’89, che sono “l’indipendenza dell’uomo da ogni potere umano e anche divino” (p. 196), vale a dire i diritti (o il culto) dell’uomo e lo spodestamento di Dio e della sua Chiesa. L’americanismo ha un duplice aspetto: |
| Dal punto di vista politico |
| È caratterizzato da un certo cosmopolitismo, che porta al mondialismo ed alla globalizzazione, le quali infiltrandosi in ogni nazione la corrompono per dominarla. Tale “regno o repubblica universale” è il sogno dell’Alleanza Israelita Universale, “centro, focolaio e vincolo della congiura anticristiana, alla quale l’americanismo porta un appoggio considerevole” (p.15). Il giudaismo talmudico si basa sulla lettura materiale (più che letterale) delle profezie del Vecchio Testamento. |
| Delassus scrive: “Leggete queste profezie nel significato materiale-terreno e vi troverete la risposta all’enigma, la spiegazione dell’attività febbrile giudaica, il sogno dell’ebraismo. Esso si crede, ancor oggi, il popolo destinato da Dio a dominare, materialmente e temporalmente, su tutte le nazioni… tramite la finanza, le banche, la stampa e i mezzi di comunicazione [o di distruzione] di massa” (pp. 20-21). Mentre a Roma il 29 giugno del 1869 si apriva il Concilio Vaticano I, a Leipzig si tenne un Concilio del giudaismo, il quale asseriva che “la realizzazione dei princìpi della modernità è la più grande garanzia per il presente e per il futuro del giudaismo” (p. 22). Purtroppo, continua il prelato francese, “due fenomeni sono sotto i nostri occhi: la preponderanza crescente del popolo ebraico e la tristissima crisi della Cristianità” (p. 24). Il punto d’incontro tra giudaismo e americanismo, va ricercato nei princìpi rivoluzionari del 1789, e particolarmente in due tesi: |
| “1°) Che tutte le nazioni rinuncino all’amor di Patria e si fondino in una repubblica universale; 2°) che gli uomini rinuncino, egualmente, ad ogni particolarità religiosa, per confondersi in una stessa vaga religiosità” (p. 25). |
| Questi ideali sono portati avanti dall’Alleanza Israelitica Universale, fondata nel 1860 dall’ebreo e massone Adolfo Crémieux, gran maestro del Grande Oriente di Francia. L’A.I.U. “non era soltanto un’internazionale ebraica, essa mirava più in alto: essere un’associazione aperta a tutti gli uomini, senza distinzione di nazionalità, né di religione, sotto l’alta direzione d’Israele… Essa vuol penetrare in tutte le religioni, come è già penetrata in tutti i paesi e far cadere le barriere, che separano ciò che un giorno dovrà essere unito in una comune indifferenza” (pp. 26-27). |
| Il prelato s’interroga: “Cosa significa penetrare in una religione? Soprattutto introdurvi le proprie idee. Il giudaismo cerca d’infiltrare le sue idee nella Chiesa cattolica? Sì, i suoi rappresentanti lo asseriscono” (p. 28). Le forze politiche di cui si serve il giudaismo liberale, filantropico e massonico sono: a) la democrazia; b) la libertà come valore assoluto; c) il cambiamento radicale (cfr., p. 153). Questo cambiamento radicale riguarda anche la vita spirituale, prefiggendosi il primato dell’azione sulla contemplazione. L’esaltazione dell’iniziativa individuale (propria del liberismo puritano americano), con un’eccessiva fiducia in se stessi (cfr., pp. 154-155). Il Benessere fisico e corporale (diverso dal benessere comune temporale), come “trasfigurazione del corpo” (p. 159). Il “sensismo empirista inglese, come radicale antimetafisica ed anticristianesimo” (p. 161). |
| Il prelato costata che oramai i nuovi cristiani americanisti, assieme agli ebrei liberali e umanitari, “aspirano ad un Messia che non è Gesù Cristo e neppure il messia militante personale dell’ebraismo ortodosso, ma un’idea di Benessere materiale e corporale che renderà l’uomo felice e ricco su questa terra” (pp. 164-165). Tale Benessere (con la maiuscola), consiste non nel possedere il necessario o il conveniente, ma nel “superfluo” (p. 166). I fedeli di questa nuova religiosità non vanno contrariati, bisogna dar loro sempre ragione, seguire la corrente, dir loro ciò che piace ed appaga i sensi (cfr., p. 167). |
| Dal punto di vista religioso |
| L’americanismo si serve dell’esoterismo, del massonismo e dell’ecumenismo per infiltrare la religione cattolica e – se fosse possibile – distruggerla. “La massoneria ha le stesse pretese e le esprime con le stesse parole” (p. 29). |
| Il giudaismo liberale è ancora più chiaro, quando dice che bisogna tendere verso “una nuova Gerusalemme, la quale deve sostituire Roma… La stirpe ebraica vuole stabilire il suo regno sul mondo intero, nell’ordine temporale e in quello spirituale” (p. 30). Anche l’americanismo si serve delle società segrete per ottenere i suoi scopi (cfr., p. 31) per rovinare le Patrie e la religione. La nuova “repubblica universale sarà governata dal popolo ebraico, unica vera genìa cosmopolita, apolide ed universale” (p. 33). Ed infine “dall’anticristo, supremo dittatore divenuto l’unica deità di questo nuovo mondo” (p. 42). |
| Gli Stati Uniti hanno il triste “privilegio di distruggere le tradizioni e le specificità nazionali e religiose europee, per fonderle nell’unità americana” (p. 44). L’americanismo vuol sostituire la polemica (polemikòs = attinente alla disputa dottrinale) con l’irenica (eirenikòs = che riguarda il pacifismo, la tolleranza e la conciliazione ad oltranza). L’americanismo è “assolutamente convinto, che gli Stati Uniti sono predestinati a produrre uno stato sociale, superiore a quello che si è vissuto sino ad ora” (p. 130). |
| Un altro caposaldo dell’americanismo è l’evoluzionismo religioso (cfr. pp. 101-108), secondo cui il dogma evolve o cambia radicalmente, sostanzialmente in maniera eterogenea e non omogenea; ossia si passa da una verità ad un’altra, secondo il bisogno e le esigenze dei tempi (cfr., p. 109), dacché la verità non è più la “conformità del pensiero alla realtà” (Aristotele), ma “l’adeguarsi del pensiero ai bisogni dei tempi e delle necessità dell’uomo moderno” (Herbert Spencer, Maurice Blondel). |
| L’altro pilastro su cui si basa l’americanismo è l’ecumenismo. Monsignor Delassus (p. 133) ci informa che a Chicago, tra l’11 e il 28 settembre del 1893 si svolse un Congresso o Concilio ecumenista di tutte le religioni (tranne la cattolica). In tale conciliabolo si stabilì che “la Chiesa cattolica dovesse fare le concessioni più generose verso le altre religioni” (p. 134); naturalmente Roma condannò. |
| Tuttavia, non si può non notare come nel 1962-1965 tali idee americaniste siano penetrate anche in ambiente cattolico durante il Concilio Vaticano II. Anche un pensatore laico, Sergio Romano, ha potuto notare che mentre il Concilio Vaticano I aveva affermato il primato del Papa, il Vaticano II ha insegnato la collegialità; mentre Pio IX ha condannato la modernità, Paolo VI l’ha abbracciata. Si sarebbe voluto, già nel 1893, “riunire i preti e i ministri dei culti più diversi, per associarli in una preghiera comune” (p. 147), naturalmente senza cadere (non si sa come) nell’indifferentismo (proprio come ad Assisi nel 1986). Tale congresso di Chicago è definito dal Delassus “vero concilio ecumenico dei tempi nuovi” (p. 148); le analogie con il Vaticano II sono, purtroppo, oggettive ed impressionanti. Il Delassus concludendo il suo studio sull’americanismo lo definisce con poche ma efficaci espressioni: “Compromesso con l’incredulità, concessioni all’errore, mutilazione del dogma, attenuazione del soprannaturale e facilismo di ogni specie” (p. 226). |
| Egli propone quindi il rimedio a tanto male: “Evitare lo scoraggiamento, come attitudine di coloro che sanno e conoscono la realtà, ma non hanno il coraggio di reagire [è il male che paralizza molti cattolici oggi]. (…) Dunque mai incrociare le mani, rinunciando alla lotta; anzi occorre impiegarle per la preghiera, la penitenza e l’azione culturale e dottrinale con conseguenze pratiche concrete (…). Occorre essere circospetti per non prestare, neppure involontariamente, aiuto al giudeo-americanismo. Quindi, non predicare il Benessere come fine ultimo, … il successo in questo mondo, … la trasfigurazione del corpo umano, … la preoccupazione disordinata degli interessi umani, … l’abolizione delle barriere tra religioni e culture, … la cessazione della polemica per sostituirle l’irenica, … l’annacquamento del dogma a favore di una moralità soggettiva, … la conciliazione tra lo spirito di Cristo e quello del mondo” (pp. 262-265). |
| Attenzione quindi a non cader nella trappola di non parlare più di modernismo, di Concilio Vaticano II, di Novus Ordo Missae con il pretesto di occuparsi del gender che sarebbe l’unico problema attuale, mentre è l’ultima conclusione pratica 1°) della post-modernità filosofica e 2°) del modernismo teologico, che hanno trionfato α) col Sessantotto, β) col Concilio Vaticano II e il Novus Ordo Missae. Questa è la tattica attuale della contro-chiesa per distogliere l’attenzione dall’origine filosofico/teologica dei mali pratici che ci affliggono. |
| L’AMERICANISMO nativista CONTRO L’IMMIGRAZIONE EUROPEA |
| I “nativisti” nordamericani (che in realtà erano venuti dall’Inghilterra nel 1620/30 e non erano nati affatto nel Nord America; anzi avevano sterminato 5 milioni d’Indiani d’America, i quali erano veramente nati lì) erano contrari all’immigrazione europea del XIX secolo, poiché la maggior parte degli immigrati erano Cattolici: Irlandesi, Italiani, Spagnoli e Tedeschi di confessione cattolico/romana. (Cfr. Antony Chester, “La mostruosa progenie di Babilonia la Grande”. Alle radici dell’anticattolicesimo americano, Rimini, Il Cerchio, 2026, p. 51). |
| Ai Puritani americani sembrava che nell’Ottocento la “loro” terra (che invece era stata rubata agli Amerindi) non era più al sicuro dal Papismo, per la quale teoria e prassi essi erano partiti dall’Inghilterra nel 1620 ed erano arrivati nella “Nuova Inghilterra” o Usa. Quindi occorreva reagire. |
| Si cercò, così, di dare un aspetto ancor più nazionale alla “chiesa” puritana americana: i Cattolici vennero ancor più presentati come “papisti, stranieri, inassimilati e inassimilabili allo spirito americano, ignoranti, appartenenti a razze inferiori: latine e mediterranee. Insomma, una grave minaccia allo stile di vita americano. Non era possibile essere simultaneamente buon americano e buon cattolico. La doppia appartenenza era totalmente condannata” (A. M. Greeley, An Ugly Little Secret. Anti-Catholicism in North America, Sheed, Andrews & McMeel, Kansas City, 1977, p. 27). |
| Se, sino al 1840 la Chiesa cattolica in Usa era composta soprattutto da fedeli di origine britannica; dopo il 1840 – con l’arrivo degli immigrati Irlandesi, Italiani, Tedeschi – conferì un tocco “straniero” (europeo, latino e mediterraneo) al Cattolicesimo statunitense; rafforzando l’identità anglosassone e angloamericana del Puritanesimo nordamericano. |
| Nella prossima parte vedremo l’acuirsi della propaganda anticattolica del Puritanesimo calvinista statunitense. |
1 Cfr. Leone XIII, Lettera Testem benevolentiae del 1899; H. Delassus, L’Américanisme et la conjuration anticrhétienne, Lille, Desclée, 1899.
2 Cfr. Ernest Jones, Vita e opere di Sigmund Freud, Milano, Il Saggiatore, 3 voll., 2000; D. Bakan, Freud e la tradition mystique juive, Parigi, Pavot, 1964, tr. it. Milano, 1977; E. Innocenti, Critica alla psicoanalisi, Roma, 4a ed., 1991.
3 Cfr. W. James, Frederic Myers’s Service to Psychology, in The Works of Williams James: Essays in Psychical Research, Harvard University Press, 1986; Id., Etudes et réflections d’un psychiste, Parigi, 1924.
4 F. W. H. Myers, Human Personality and its survival of bodily death, London, Longmans, 1903, 2 voll.; cfr. C. Fabro, voce Subconscio, in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, vol. XI, 1953, coll. 1458-1459; cfr. P. Parente, voce Subcoscienza, in Dizionario di Teologia dommatica, Roma, Studium, IV ed., 1957, pp. 400-401; Id., L’Io di Cristo, Brescia, Queriniana, 1955; F. Roberti – P. Palazzini, voce Metapsichica, in Dizionario di Teologia Morale, Roma, Studium, IV ed., 1968, 2° vol., pp. 1141-1143.; Id., voce Subcoscienza, ibid., pp. 1627-1628; Id., voce Spiritismo, ibid., pp. 1593-1594.
5 G. Sale, La Civiltà Cattolica, 2 aprile 2001, Antonio Fogazzaro. Un cattolico liberale e modernista, p. 9. |
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