Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sullo scontro fra Trump e il Papa. Buona lettura e diffusione.
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di Matteo Castagna
Robert Francis Prevost sembra un uomo pragmatico, pienamente in continuità con i suoi predecessori, nel solco del Concilio Vaticano II.
Nel battibecco piccato col Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e J.D. Vance, pur con espressioni differenti, hanno espresso al Vaticano delle critiche che vanno al di là di quanto abbiano detto, sia la politica che i media.
Ci si potrebbe chiedere perché il Tycoon sia stato così duro, dicendo che il connazionale Prevost starebbe seduto sul Soglio petrino perché lui sta sulla poltrona dello Studio Ovale, rimproverandolo di essere debole, di non capire la politica estera e quella sui migranti. Poi il Presidente Trump ha sottolineato l’elevato numero di morti provocati dal regime iraniano, inserendo l’intervento americano in una sorta di implicita “guerra giusta”, che sarebbe condotta, agostinianamente, in nome di Dio, per la difesa della civiltà cristiana dal presunto nucleare degli Ayatollah. Egli accusa di mancanza di collaborazione, che l’Amministrazione Statunitense allarga all’Italia di Giorgia Meloni e alla NATO, ovvero alla Ue.
Dal canto suo, il successore di Bergoglio, risponde a caldo di non avere paura di Trump, di non voler discutere con lui e di essere portatore di pace, perché portavoce del Vangelo. Poi va in Africa e, da lontano, alza i toni nei confronti dei tiranni che si muovono per interessi bellici propri, in questioni sporche. Ma non chiama alcuno di questi per nome e cognome. In tempi di guerra, Benedetto XIV, Pio XI, Pio XII si sono espressi duramente, senza fare sconti a nessuno, denunciando i regimi chiamandoli per nome, assieme ai loro capi. Si espressero anche con emblematiche encicliche, ovvero atti magisteriali infallibili e perpetui.
Ai loro tempi non esistevano gli ambasciatori, mentre dal 1984 la figura del Nunzio Apostolico funge anche da ambasciata vaticana. Perché mons. Caccia, di recente nomina, non ha fiatato né è stato richiamato dagli USA, come è uso fare quando avvengono scontri diplomatici tra capi di Stato? Forse che non è successo nulla di così grave come l’hanno posto presidenti e media? O il Vaticano è davvero “debole” per qualche motivo?
Nessuno ha espresso sorpresa, come chi scrive, dalla prima parte della replica del papa. Perché dovrebbe temere il Tycoon? Non crederà che voglia rapirlo, come pare desiderasse fare Hitler con Pio XII, oppure che possa prendere in considerazione di lanciare un drone sulla residenza pontificia? Lo escludo, senza dubbi, anche se Trump è imprevedibile.
Eppure, non si hanno ricordi di un mondo politico europeo così compattamente “devoto al Santo Padre”, come in questa occasione…Escludo, senza dubbi, che tutti i leader Ue si siano convertiti, anche se a Dio tutto è possibile.
Non si è letta una giustificatissima indignazione globale dei politici per le vignette blasfeme e oggettivamente vergognose, raffiguranti un improbabile ed impertinente Trump/Gesù Cristo, che non si può liquidare solo come un’americanata, perché il Tycoon ha una sua religiosità, tanto che si fa imporre le mani dai ricchi e potenti pastori evangelici, seduto a capo chino alla Casa Bianca, con la sua direttrice spirituale che lo osanna al microfono, come fosse il Messia…eppure anche tra le fila dei protestanti si sono levate voci di dissenso verso l’accostamento AI di Trump a Cristo, condiviso sul suo profilo Truth dal Presidente.
Poi, il cattolico Vice presidente ha invitato Prevost a stare attento sul piano teologico, ma è divenuto subito piuttosto patetico nel ricordare che a Dio piacquero le vittorie americane durante la II^ guerra mondiale, perché gli unici al mondo ad aver utilizzato la bomba atomica, finora, sono stati proprio gli americani, sulla cattolica Hiroshima e su Nagasaki, provocando un disumano eccidio di civili e sfigurando i superstiti! Escludo, senza dubbi che Dio abbia approvato quel genocidio nucleare, anche se ad alcuni piace pensarlo.
Secondo il Pew Research Center circa il 20% degli adulti statunitensi si definisce cattolico, il che corrisponde a circa 53 milioni di persone, il 53% delle quali si sono dichiarate elettrici di Trump. Molte hanno espresso pubblicamente, sui telegiornali, la loro disapprovazione per gli attacchi del loro Presidente verso Prevost e, in taluni casi, sdegno e rabbia, che paiono non preoccupare minimamente The Donald, nonostante si avvicini alle elezioni di midterm, avendo già perso nelle più recenti elezioni negli Stati che sono andati alle urne.
Per evitare di utilizzare male la religione per fini inappropriati, mi preme far presenti dei dati riguardanti Mammona. Gli USA sono da anni il principale paese donatore (25,3% nel 2024). Nel 2020 Bergoglio, a seguito dello scandalo sul palazzo di Londra e del “caso Becciu” tolse alla Segreteria di Stato la gestione di tutti fondi e la trasferì all’ Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) del presidente mons. Galantino.
Solo l’anno scorso, il solo Obolo di San Pietro ha ricevuto donazioni per 90 milioni di euro, su un patrimonio totale difficile da quantificare con esattezza, stimato in circa 3-4 miliardi di euro di valore mobiliare e immobiliare. Include oltre 5.000 immobili (di cui 1.200 all’estero), un portafoglio finanziario di titoli e circa 2 tonnellate d’oro, con utili annuali di gestione che superano i 35-45 milioni di euro. Lo IOR, ossia la “banca vaticana”, gestisce patrimonio per oltre 700 milioni di euro, con utili netti che nel 2024 si attestavano a 32,8 milioni di euro.
Nelle finanze del clero Usa un grande peso ce l’hanno anche i miliardari maxi donatori. Per esempio Timothy Busch, che da solo ha donato 15 milioni di dollari alla American Catholic University di Washington. Personalità schierate con Trump, come Sean Fielder, l’hedge funder che ha guidato la sfida contro l’Obamacare; Frank Hanna III, banchiere e filantropo attivo in “Regnum Christi” e finanziatore di una rete di centri studi conservatori, nonché il ricchissimo Peter Thiel, di recente a Roma per riservatissimi convegni, dal sapore poco ortodosso sull’Apocalisse.
La gestione operativa del Vaticano resta, però, in rosso, nonostante la chiusura di bilancio 2025 in attivo per 1,6 milioni di euro. Le spese per missioni, diocesi, attività del papa e personale hanno superato le entrate di 44,4 milioni, nonostante l’aumento delle donazioni. A spingere il bilancio in positivo sono stati gli investimenti, che da soli hanno fruttato 46 milioni, compensando le perdite operative. Perché tali risultati possano ripetersi negli anni a venire, la generosità dimostrata, soprattutto dai big americani amici di Trump è determinante.
A pensar male si fa peccato, ma 90 su 100 ci si azzecca. Nel 2025 Bergoglio scrisse ai vescovi Usa di mantenere la politica dei confini aperti? Non c’è problema: Donald Trump leva i soldi per riallocare i rifugiati e li punisce come ha punito Volodimyr Zelensky sospendendo l’invio di armi in Ucraina.
Fine del problema: la decisione è stata presa in modo fulmineo dal presidente Usa con una lettera del Dipartimento di Stato inviata all’Usccb, la Conferenza episcopale yankee, il 26 febbraio del 2025 (la lettera papale invece è del 10 febbraio). Data di entrata in vigore: l’indomani, 27 febbraio. E ciaone ai soldi. Il fondo totale, che il governo assegna a 10 Ong, tra cui il Vaticano, è stato l’anno scorso pari a 2 miliardi di dollari.
A darne notizia è stata “America”, la rivista dei Gesuiti americani: testata di idee molto progressiste. Prevost ha mantenuto, per ora, le stesse linee di Bergoglio, infastidendo non poco il Presidente Trump. Le divergenze su temi come l’accoglienza dei migranti, le politiche ambientali e i rapporti con le potenze orientali, nonché la guerra in Iran hanno innescato una reazione a catena, iniziata ancora con Bergoglio, che minaccia di prosciugare i canali finanziari che dall’America alimentano le casse del Vaticano e delle sue ramificazioni globali.
Il messaggio della Casa Bianca è il solito: la sintonia politica ha un prezzo, e la discordia rischia di avere un costo altissimo. Come ha spiegato Joshua Mercer, co-fondatore di Catholic Vote, un gruppo conservatore che ha fatto campagna per Trump nel 2024: “Non si possono fare errori così banali. Per rendere l’America di nuovo grande, si deve piuttosto permettere alle famiglie di crescere e prosperare”. Trump ha progressivamente chiuso i rubinetti e presto chiuderà quelli della Florida. Perderà certamente consenso, ma col consenso non si amministra l’ingente patrimonio della Santa Sede.
Pare che Prevost si stia guardando intorno, e non da adesso, dato che il mondo diventa economicamente multipolare, ma questo, si sa, non è gradito Oltreoceano…
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1 commento su “Alcuni Aspetti non Secondari (e Ignorati…) dello Scontro fra Trump e il Papa. Matteo Castagna.”
Caro dott. Tosatti, se sostituisce il post delle ore 11,46 con il seguente:
Bene ha fatto il sig. Castagna a esporre le sue perplessità sulla questione, ma io ne vorrei sottolineare un altro aspetto. E questo perché, ìo stesso credendo veramente i primi giorni a tutto il teatro che stava (e sta) accadendo, poi ho iniziato a trovare dei punti di contraddizione. Mi spiego.
Già a suo tempo (della elezione) avevo avanzato l`impressione (non certamente solo mia) che l´elezione di Prevost a papa sembrava essere stata l´esecuzione di una di quelle trame di cui la CIA americana da decenni si è mostrata maestra. Con il passare del tempo questo convincimento si è rafforzato anche se prove solide non ne ho mai viste (e qui mi riferisco solo alla elezione). Ma ciò nonostante, a differenza di un tribunale che prove ne deve avere per condannare, ciò non mi basta per scagionarlo dal sospetto di essere (Prevost) un asset dei globalisti più che un Papa.
Ora torno alla stranezza della situazione: un presidente americano, globalista e che pare che ormai abbia indentificato la sua unica strada per trovare la pace attraverso quante più guerre possibili, si scaglia contro un papa che sta là proprio perchè, secondo me, finora ha approvato le scelte globaliste? Questo non sta ne in cielo e soprattutto neanche in terra. Qualcosa non mi quadra. Cosa dunque? E qui espongo il mio dubbio (che forse smaschera cosa ci sta veramente dietro), e cioè:
se questo papa viene fortemente osteggiato (o quanto meno si inizia a profilare una concreta resistenza alla sua azione di trasformazione della Chiesa di Gesù in una chiesa modernista – ricordo: ecumenismo, messa tradizionale da abolire se possibile, Madonna di cui ci si deve quasi vergognare a considerarla Corredentrice accanto a Gesú, ambientalismo, sinodalitá, ecc.), ecco che la sua azione all´interno della Chiesa, azione che è secondo me indirizzata a destabilizzarla e alla fine a omogeneizzarla con le altre religioni, viene meno o quanto meno viene impedita a causa di resistenze interne crescenti (ed è per questo che le società segrete volevano dei papi modernisti, o no?). Insomma … a differenza di papa Francesco dove si è iniziata a formare la resistenza che però è apparsa scordinata (e che di fatto è venuta alla luce con la decisa azione del mons. Viganò), papa Leone potrebbe star iniziando ad incontrare delle gravi difficoltà che starebbero ritardando la tabella di marcia che io mi immagino che gli sia stata imposta da chi lo ha messo là.
E allora, visto che, sempre secondo me, i globalisti siedono sia sulla sedia della più potente istituzione temporale (USA), che nei posti che contano della più potente organizzazione religiosa (Vaticano) e visto che la seconda, nelle persone dei modernisti, ha bisogno di aiuto perchè non riesce a procedere velocemente nel raggiungere i suoi scopi (ripeto: di distruzione della Chiesa di Gesù che è stata da Lui visibilmente fondata su Pietro, il quale a Lui deve obbedire), cosa c`è di più semplice per la CIA di organizzare, dopo tutte le operazioni che ha organizzato per il mondo e a cui ha dato i nomi più fantasiosi, una ulteriore operazione a cui dare il nome (io mi immagino) di “Operazione recupero simpatia”?
Ìl ragionamento che sta alla base di questa ipotetica operazione è semplice: papa Leone è sospettato da molti (e questi credo che siano sempre di più) di essere un agente dei potentati terreni; e per levargli da dosso questa etichetta, quale migliore mossa esiste se non quella di farlo attaccare (non seriamente, ma così come si fa in un teatro il cui palco è il mondo) dai poteri globalisti per così far pensare alle anime belle: “Ma se il papa attuale attacca il presidente degli Stati Uniti a causa delle sue politiche globaliste, allora deve veramente stare in opposizione ai globalisti!”. In questo modo le anime belle, così mi immagino, e cioè quelle accettano tutto senza minimante provare a raschiare cosa ci sta veramente sotto le apparenze, sono servite e bevono pure in abbondanza dal calice rassicurante di questa sceneggiata: papa Prevost non è un globalista come si poteva sospettare ma sta lavorando per il bene della Chiesa. La prova è stata finalmente data. Chi non è con lui é contro la “chiesa”.
Ed io vado oltre con la mia fantasia: che forse le parole del presidente degli Stati Uniti d´America, Donald Trump, secondo cui “un intera civiltà morirà stanotte a meno che … ” (“a whole civilisation will die tonight, unless …”) sono state dette dal Presidente proprio allo scopo di provocare l´intervento del papa affinchè poi questi raccogliesse la solidarietá incondizionata di tutto l´universo cattolico, riformista, modernista, tradizionalista, conservatore, ecc. che sia?
Insomma, mi chiedo … qui forse qui i globalisti, non riuscendoci in altro modo, stanno tentando di ricompattare tutto lo schieramento cattolico che altrimenti rischierebbe di disintegrasi, giocando la carta teatrale dell´attacco (sì, perché mai si è avuto un capo di Stato che ha agito in questa maniera) contro il papa … papa che si é prestato all´azione reagendo solo a parole e non facendo null´altro, come ha fatto notare il sig. Castagna (attacco che al contempo ha danneggiato immensamente l´immagine del Papato – se il Presidente dice che il papa è un “debole”, sta di fatto attaccando la Chiesa cattolica nel suo complesso in quanto le anime belle penseranno che se un papa é debole, lo furono e lo saranno anche gli altri)?
E concludo scrivendo che se questa ipotesi forse nella realtà non ci sta, nei libri delle teorie delle cospirazioni e nei copioni teatrali ci sta perfettamente.
Ad ognuno i propri pensieri.