Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione su quanto sta accadendo in Medio Oriente, ad opera di quello che può essere definito il vero Asse del Male, da Washington a Tel Aviv, passando per un’Europa ipocrita e complice, attiva e passiva. Buona lettura e diffusione.
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Cominciamo con un ricordo, quello di Shireen Abu Akleh, la giornalista cristiano ortodossa assassinata da un cecchino dell’esercito israeliano a Jenin, qualche anno fa. Non la prima vittima, e purtroppo neanche l’ultima, degli omicidi israeliani diretti contro i giornalisti testimoni e vittime privolegiate della violenza. In Cisgiordania e a Gaza.
Oggi Shireen Abu Akleh avrebbe compiuto 55 anni: era una delle giornaliste di guerra più esperte di Al Jazeera, è stata uccisa l’11 maggio di quattro anni fa dall’esercito israeliano, a Jenin, un centro abitato della Cisgiordania.
Indossava una giacca blu con la scritta “PRESS”, che la rendeva immediatamente riconoscibile come giornalista. Ma, appena arrivata, è stata colpita da un proiettile alla testa. È morta in ospedale, poco tempo dopo.
Ricordare lei significa ricordare tutte e tutti i reporter uccisi. Significa ricordare il regime di occupazione e apartheid cui era sottoposto il popolo palestinese ben prima del 7 ottobre. Significa ricordare le responsabilità della comunità internazionale, che anche in quella occasione non si era fatta sentire abbastanza contro le violenze israeliane.
Giustizia per Shireen Abu Akleh. Stop genocidio.
#ShireenAbuAkleh #Giornalista #Giornalismo #Palestina #Israele
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Poi c’è questo articolo di Inside Over:

Il Ministero della Salute iraniano ha denunciato che mercoledì 1 aprile raid di Stati Uniti e Israele hanno colpito l’Istituto Pasteur di Teheran, tra le principali istituzioni medico-scientifiche del Paese.
A riferirlo il portavoce Hossein Kermanpour, che ha definito l’attacco un possibile crimine di guerra.
Israele ha sostenuto – senza fornire prove verificabili – che l’istituto fosse coinvolto in un programma per lo sviluppo di armi proibite dalla Convenzione di Ginevra e quindi un obiettivo militare legittimo.
Una versione difficile da conciliare con il ruolo del centro, parte di una rete internazionale di ricerca e impegnato anche negli studi sul Covid-19 condivisi con istituzioni scientifiche globali.
L’episodio si inserisce in una serie di attacchi contro strutture legate alla sanità e alla ricerca in Iran: tra queste la Tofigh Daru Research & Engineering Company, specializzata in farmaci antitumorali, e la fabbrica farmaceutica Daro Bakhsh, tra le più importanti del Paese.
Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, dal 28 febbraio almeno 316 centri sanitari e di emergenza sono stati danneggiati. Un quadro che aggrava ulteriormente la crisi del sistema sanitario iraniano, già segnato da carenze di medicinali dovute alle sanzioni internazionali.
Negli ultimi giorni Israele ha preso di mira anche alcune università iraniane, tra cui due a Teheran e una a Isfahan, in quello che le autorità iraniane hanno descritto come un tentativo di minare il progresso scientifico del Paese.
Come reagiremmo, in Italia, se fossero bombardati l’Istituto Nazionale Tumori o il Politecnico di Milano?
Leggi l’articolo di @orceanwall al link nelle stories
👉🏻 Fai like alla pagina e segui gli aggiornamenti sulla guerra in Iran
Il Ministero della Salute iraniano ha denunciato che mercoledì 1 aprile raid di Stati Uniti e Israele hanno colpito l’Istituto Pasteur di Teheran, tra le principali istituzioni medico-scientifiche del Paese.
A riferirlo il portavoce Hossein Kermanpour, che ha definito l’attacco un possibile crimine di guerra.
Israele ha sostenuto – senza fornire prove verificabili – che l’istituto fosse coinvolto in un programma per lo sviluppo di armi proibite dalla Convenzione di Ginevra e quindi un obiettivo militare legittimo.
Una versione difficile da conciliare con il ruolo del centro, parte di una rete internazionale di ricerca e impegnato anche negli studi sul Covid-19 condivisi con istituzioni scientifiche globali.
L’episodio si inserisce in una serie di attacchi contro strutture legate alla sanità e alla ricerca in Iran: tra queste la Tofigh Daru Research & Engineering Company, specializzata in farmaci antitumorali, e la fabbrica farmaceutica Daro Bakhsh, tra le più importanti del Paese.
Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, dal 28 febbraio almeno 316 centri sanitari e di emergenza sono stati danneggiati. Un quadro che aggrava ulteriormente la crisi del sistema sanitario iraniano, già segnato da carenze di medicinali dovute alle sanzioni internazionali.
Negli ultimi giorni Israele ha preso di mira anche alcune università iraniane, tra cui due a Teheran e una a Isfahan, in quello che le autorità iraniane hanno descritto come un tentativo di minare il progresso scientifico del Paese.
Come reagiremmo, in Italia, se fossero bombardati l’Istituto Nazionale Tumori o il Politecnico di Milano?
Leggi l’articolo di @orceanwall al link nelle stories
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Poi c’è questo articolo di Euronews:
Francesca Albanese a Euronews: “La Germania deve smettere di fornire armi a Israele”
“È un inferno”: la relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese ha lanciato pesanti accuse contro Israele e l’Occidente. Ha parlato di disumanizzazione, di presunta “pulizia etnica” e chiesto la fine delle forniture di armi da parte della Germania.
È una delle rappresentanti più discusse delle Nazioni Unite e un’icona della battaglia filo-palestinese: Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi ha concesso un’intervista a Euronews, dopo aver, di recente, respinto le richieste di dimissioni di Germania e Francia. Parlando a La7, ha sottolineato che quello che sta subendo è un “attacco senza precedenti contro un esperto delle Nazioni Unite”, come riportatoa anche dal quotidiano tedesco Die Zeit.
A Berlino, Albanese ha recentemente presentato il film documentario “Disunited Nations” sulla situazione in Medio Oriente e sulle Nazioni Unite. Si tratta di un quadro critico di un’istituzione che, a 80 anni dalla sua fondazione, si trova ad affrontare gravi violazioni del diritto internazionale da parte dei suoi membri.
Prima della proiezione del film, la Società tedesco-israeliana ha chiesto la cancellazione dell’evento. Albanese “non è l’eroina dei diritti umani che cerca di presentarsi. Diffonde stereotipi antisemiti e banalizza il terrore antisemita”, ha dichiarato l’organizzazione.


Vede anche il conflitto regionale, in particolare la guerra in Iran, come una conseguenza di decisioni politiche sbagliate con gravi conseguenze per le popolazioni civili e la stabilità dell’intera regione. La relatrice speciale Onu ha quindi reiterato le accuse a Israele e Stati Uniti, così come le forniture di armi tedesche a Israele.
Euronews: Dottoressa Albanese, lei è qui oggi per presentare un film. Di cosa si tratta?
Albanese: “Disunited Nations” è un documentario in cui sono stata coinvolta senza capire bene in cosa sarei stata coinvolta. In un certo senso, è diventato un esame del sistema multilaterale internazionale, di cui faccio parte anch’io. È stata una sorpresa. Allo stesso tempo, è anche un documentario che apprezzo molto perché mostra il punto critico in cui ci troviamo e l’importanza centrale della Palestina e di Gaza in particolare, nonostante lo stato di negazione che parte del nostro mondo sembra avere nei confronti della Palestina.
Euronews: La Knesset, il parlamento israeliano, ha deciso di introdurre la pena di morte in Israele ma anche in Cisgiordania. Cosa ne pensa?
Albanese: Immaginate se i palestinesi introducessero la pena di morte per gli israeliani. Sarebbe uno shock, uno shock enorme. Ma oggi non c’è più nulla di sconvolgente perché i palestinesi in questa parte del mondo, e non solo in Israele, sono stati disumanizzati a tal punto che tutto ciò che accade loro sembra quasi giustificato.
Ho letto sui media tedeschi che si parla di pena di morte per i “terroristi”. Come è possibile che un’intera popolazione venga etichettata come terrorista? Questo è il punto in cui ci troviamo. È davvero incredibile rendersi conto del fatto che nel 2026, con tutte queste conoscenze e un sistema di diritti umani esistente, stiamo assistendo a un tale livello di disumanizzazione internazionalizzata di un intero popolo. È davvero profondamente brutale.

Euronews: Ci sono molte critiche alla legge appena approvata dalla Knesset. È d’accordo con chi afferma che la normativa è fondamentalmente diretta contro i palestinesi? O con quelli che dicono che non menziona esplicitamente i palestinesi. Come lo vede?
E queste leggi non saranno ovviamente applicate ad altri che ai palestinesi. Mentre Israele dovrebbe porre fine alla sua occupazione, illegale secondo il diritto internazionale, in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est e ritirarsi. La realtà è che lo Stato di Israele è di fatto ancora autorizzato a occupare, maltrattare e commettere crimini contro i palestinesi, comprese torture ed esecuzioni. Questo è il mondo in cui viviamo.
Euronews: Come descriverebbe la situazione attuale dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania?
Albanese: È un inferno. I palestinesi vivono in un inferno in Terra. Soprattutto nella Striscia di Gaza, quello che sta accadendo è incredibile. (…) Tutto ciò che esisteva a Gaza è stato raso al suolo. Le persone non hanno più case, vivono solo in tende – con solo miseria e malattie. È davvero incredibile che permettiamo che venga fatto loro questo.
Euronews: Il governo israeliano sta facendo abbastanza per arginare la violenza dei coloni estremisti in Cisgiordania?
Albanese: No. La violenza dei coloni estremisti non viene combattuta dal punto di vista israeliano. Piuttosto, viene proseguita in modo che ancora più palestinesi possano essere espulsi dalla loro terra. Molti tedeschi e altri europei potrebbero non voler sentire questo fatto o forse non vogliono capirlo. Ma basta con la strumentalizzazione dell’ignoranza nel nostro continente. Si tratta di capire la storia, di conoscerla e di affrontarla senza scusarsi.
Albanese: Ovviamente ogni guerra colpisce duramente le persone. C’è una frase – non ricordo chi l’abbia pronunciata – secondo cui le guerre vengono combattute dai giovani sulla base di decisioni sbagliate assunte da persone più anziane. E questo è esattamente ciò che vedo. Il popolo iraniano oggi è vittima di un’aggressione, oltre a soffrire da molti anni sotto il proprio regime. Ma un cattivo regime non giustifica l’aggressione che Israele e gli Stati Uniti stanno portando avanti contro l’Iran.

Pertanto, il mio grande rispetto e la mia solidarietà vanno al popolo iraniano, al popolo libanese e al popolo palestinese. Allo stesso tempo, ritengo che ciò che Israele e gli Stati Uniti stanno facendo finisca per danneggiare gli stessi israeliani e gli ebrei di tutto il mondo, perché vengono in qualche modo associati alle azioni di Israele. Questo è molto grave. Spero che questi attacchi ai diritti e alle libertà fondamentali cessino. Diritti che avrebbero dovuto essere dati per scontati già da tempo.
Euronews: Cosa significa la guerra in Iran per l’intera regione?
Albanese: Porta caos e distruzione in tutta la regione. Improvvisamente anche gli Stati del Golfo vengono coinvolti in una guerra regionale, perché l’Iran reagisce attaccando tutti i Paesi dove ci sono basi militari americane.
Sono tre anni che avverto del rischio di una guerra regionale perché sapevo che questo era uno degli obiettivi, soprattutto di Benjamin Netanyahu.
E l’ha raggiunto.
Euronews: Cosa può fare la Germania per porre fine al conflitto?
Albanese: La Germania dovrebbe rispettare il diritto internazionale. Questo basterebbe da solo a contribuire alla fine della guerra.
Non mi è sfuggito che l’anno scorso il cancelliere tedesco ha detto che Israele stava facendo “il lavoro sporco per tutti noi” attaccando l’Iran. Non so a chi si riferisca: ai governi occidentali, a certe popolazioni, ai tedeschi? Ma questo è molto problematico, perché la guerra è sempre un “lavoro sporco” e l’aggressione non è mai giustificata. L’aggressione è un crimine.

Affermare che Israele commette crimini per proteggere tutti noi è molto pericoloso. E oggi assistiamo all’uccisione e alla messa in pericolo di molti innocenti. Tutto questo deve finire. In primo luogo, la Germania dovrebbe smettere di fornire armi a Israele. Non perché lo dico io, ma perché la Corte internazionale di giustizia ha chiesto a tutti gli Stati che forniscono armi a Paesi che violano il diritto umanitario internazionale di astenersi dal farlo. La Germania, secondo fornitore di armi di Israele, deve quindi interrompere le sue esportazioni di armi.
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E infine, per capire qual’ è la quotidianità in Cisgiordania, guardate questo video…


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Marco Tosatti (@MarcoTosatti) / X
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1 commento su “La Guerra Sporca di I$r@ele e USA contro Giornalisti e Medici. Cisgiordania, Pulizia Etnica Quotidiana.”
Niente di nuovo per esportatori di democrazia libertà progresso e benessere… eppure qualcuno dovrebbe ricordare in questo paese… bombardati ripetutamente in seconda guerra mondiale… innumerevoli vittime civili tra cui… oltre trecento scolari e maestre scuola elementare quartiere Gorla Milano vittime di avveniristica democrazia amerikana!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/