Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, la nostra Benedetta De Vito, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sui cattivi maestri, il conformismo e la finta logica al servizio della menzogna. Buona lettura e diffusione.
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Palazzo Ceva, che si innalza sulla scalinata di Magnanapoli, e ha sul gomito il foro di Traiano, è ora una scuola media, che gode del privilegio di affacciarsi sulla via Biberatica dove, come ci dice il suo nome, s’aprivano i bar degli antichi romani. Ma poco importa ai ragazzi che lì, come ovunque, vivono di risate e della allegra spensieratezza della verde età. Per motivi che forse ho già raccontato e che non ripeterò, un giorno di febbraio ero lì, in una classe, a parlar di letteratura e di Ottocento.
Cominciamo però dal principio perché il sale della storia è allo schiudersi del portone e al mio entrar subito dopo. Io alla portinaia: “Dovrei andare all’aula tale e tale…”. Risposta garbatissima: “La accompagno io”. E lo fa e la seguo. Attraversiamo un corridoio che cavalca, per così dire, un altro ingresso, il principale, dove due scalinate conducono alla nostra altezza. M’affaccio e vedo, dabbasso, un orrido corteggio di magliette appese, ce ne sono tante e tantissime, attaccate a fili che non vedo, e pare il bucato dimenticato da una domestica innamorata o un sit in di fantasmi. Patapufete, giù.
Io, finta tonta, chiedo: “Oh che cosa sono tutte quelle maglie appese?”. La gentilissima signora mi guarda sbigottita, colpita dal fatto che io non riconosca in quei panni stesi l’”evento artistico” al quale lei, tutti i docenti e anche i ragazzi hanno avuto il privilegio di assistere. Ci guardiamo, muso a muso. Non sorrido e siamo arrivate alla meta.
Basta, è ora di parlare ai ragazzi e metto in cantina quel che ho veduto. Che mi è rivenuto in mente stamane dopo aver visto, in stanca doposera, in televisione un certo programma che mostra tre case in gara e una soltanto sarà la vincitrice. Sì, mentre osservavo i pimpanti agenti immobiliari parlare con entusiasmo di quelle abitazioni triste, dai colori smorti, con dentro suppellettili messe lì a caso, senza memoria, senza sugo, senza storia, mi sono detta: “Cattivi maestri”.
E il ricordo è volato a quel giorno oramai di ieri e mi sono domandata: “Ma non c’è, tra i tanti cuori che lì battono, ragazzi, insegnati, bidelle, uno solo che dica “ma, non lo vedete, il re è nudo?!”. No, perché la menzogna si regge sul conformismo e nessuno, osando dir la verità, vuol apparir diverso e “matto”. Mutatis mutandis è ciò che accade lì e ovunque nel mondo all’incontrario in cui viviamo.
Oggi stesso, ad esempio, al telegiornale, Marco Cappato era lì a sviolinare sul suicidio assistito e lo mostrava come un toccasana, una bellezza, un esempio di virtù da mettere in Costituzione, e tutti zitti e applausi. Ma è un’autentica menzogna e sdoganare la morte di Stato per chi sta male e lo chiede è un grimaldello e il primo passo per arrivare chissà dove, sotto le tenebrose ali dell’arcinemico. Cappato, con i capelli al vento, è solo un pifferaio magico che conduce gli “stregati” ad applaudire il male. Come “l’artista” delle magliette a scuola ha ipnotizzato l’intero Palazzo Cesa. E persino io, che lì ero ospite, non ho pronunciato verbo, anche se la smorfia sul viso era già molto chiacchierina.
Cattivi maestri, sì, che traviano, con iniezioni di logica, il sentire del cuore, nel quale è scritta la perenne Legge del Signore. Insuperbito dalla vana certezza di poter fare da solo, l’uomo indurisce il cuore (dove i diavoli non possono entrare) e vive soltanto nella testa, dove tutti gli usci sono spalancati alla tentazione: occhi, orecchie, bocca. Poi basta un pifferaio che sappia dar senso coerente all’inganno e il gioco è fatto. Sulle passerelle dell’Alta Moda passano modelle che han vestiti messi a gambe in su (e che bello, che bello, applaudono gli addormentati), i giovani sventolano le bandiere dell’Islam, scambiandole per palestinesi (oh che bello, che bello e buonanotte) e le donne vanno in piazza per avere il diritto di uccidere i loro piccolini (oh che bella libertà del pifferaio). E si insegna sempre, sempre a protestare invece di portar la Croce e andare, faticosamente, avanti. Sì, cattivi maestri fan cattivi alunni e la cronaca ci racconta poi i frutti del tradimento.
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