Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento su quanto sta accadendo in Medio oriente. Buona lettura e diffusione.
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C’è questo articolo di Inside Over. Cliccate sul collegamento per il video.

Sabato 28 marzo, i giornalisti Ali Shuaib, corrispondente di Al-Manar, e Fatima Ftouni, reporter di Al-Mayadeen, sono stati uccisi in un attacco con droni dell’esercito israeliano, che ha colpito l’auto su cui viaggiavano nel villaggio di Jezzine, nel sud del Libano. Nell’attacco è stato ucciso anche il cameraman Mohamad Ftouni, fratello di Fatima.
Dopo il bombardamento, un giornalista di Al-Mayadeen ha mostrato commosso quel che restava della macchina dei colleghi e ha raccolto una kefiah palestinese trovata nell’auto, ricordando Fatima: “Sognava una Palestina libera”.
Secondo testimonianze e video raccolti, Israele ha usato la tecnica del “double tap”, ampiamente usata nel genocidio a Gaza: consiste nel colpire un obiettivo e dopo pochi minuti lanciare un secondo attacco sullo stesso obiettivo, colpendo chiunque si avvicini per prestare soccorso.
L’IDF ha confermato l’uccisione di Shuaib, sostenendo che fosse legato all’unità di intelligence della forza Radwan di Hezbollah e che utilizzasse il lavoro giornalistico per “svelare la posizione dei soldati delle IDF operanti nel Libano meridionale e lungo il confine”.
Accuse non verificate che si inseriscono in una narrazione già ampiamente utilizzata dall’IDF contro i giornalisti a Gaza dove dal 7 ottobre 2023 sono stati uccisi oltre 300 operatori dell’informazione.
Come ha sottolineato il giornalista di Dropsite News Ryan Grimm, “Questo è un crimine contro l’umanità, ammesso pubblicamente”.
Pochi giorni prima un raid aereo israeliano su un appartamento di Beirut ha ucciso Mohammed Sherri, responsabile dei programmi politici dell’emittente televisiva Al-Manar insieme a sua moglie.
Il 19 marzo il giornalista Steve Sweeney è sopravvissuto a un bombardamento nel sud del Libano mentre documentava la distruzione di un ponte da parte di Israele. Dichiarando l’attacco deliberato, Sweeney ha dichiarato: “Come a Gaza, vogliono mettere a tacere i giornalisti che documentano e raccontano i loro crimini di guerra”.
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#lebanonunderattack #israel #journalistsarenotatarget
C’è questo post di Reichwingwatch.

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Ancora una volta, l’IDF è stata colta in flagrante mentre fabbricava prove per giustificare l’uccisione di un giornalista. Ali Shoeib, corrispondente di lunga data di Al-Manar TV che seguiva l’incessante offensiva israeliana nel Libano meridionale, è stato assassinato in un attacco aereo insieme alle colleghe Fatima Ftouni e a suo fratello, il cameraman Mohamed Ftouni. L’IDF ha immediatamente bollato Shoeib come un “terrorista di Hezbollah” appartenente alla forza d’élite Radwan, corredando l’affermazione con una foto opportunamente drammatica che lo ritraeva vestito da combattente, con il giubbotto da giornalista sostituito dall’equipaggiamento da combattimento.
Ma quando Fox News ha insistito per conoscere la fonte dell’immagine? La maschera è caduta: “Purtroppo non c’è davvero una foto del genere. È stata ritoccata con Photoshop”.
Ritoccata con Photoshop. Per diffamare un giornalista come militante e dare il via libera alla sua uccisione. Questo è il “esercito più morale del mondo” all’opera: ritoccare foto come propagandisti dilettanti perché la verità non si adatta alla loro narrativa di infinita “autodifesa”.
I sostenitori di destra a Tel Aviv e i loro complici statunitensi amano urlare di “scudi umani” e “terroristi con giubbotti da giornalista”, ma quando le prove svaniscono in un falso digitale, il copione cambia in “ops, colpa nostra”. Nel frattempo, i giornalisti che fanno il loro lavoro – denunciando i crimini dell’occupazione e le sofferenze dei civili – continuano a cadere sotto i colpi israeliani.
Non si tratta di un caso isolato di incompetenza, ma di una prassi consolidata. L’IDF ha una lunga lista di menzogne, video cancellati e “indagini” che assolvono chiunque abbia premuto il grilletto. Uccidono i giornalisti, poi ritoccano le immagini con Photoshop per giustificare il tutto. Il classico manuale coloniale: controllare la narrazione cancellando chi la racconta.
Il 99% – il movimento globale contro la guerra senza fine e l’apartheid – non si lascia ingannare. Mentre i guerrafondai difendono ogni immagine fabbricata, noi che abbiamo una bussola morale esigiamo che si risponda delle proprie azioni. Una stampa veramente libera, indipendentemente dalla nazionalità.
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E c’è questo post su Instagram. Cliccate sul collegamento per il video:

Nella notte del 29 marzo un bombardamento di artiglieria israeliano ha preso di mira il quartier generale del contingente di pace indonesiano delle Nazioni Unite (UNIFIL) di Adshit al-Qusayr, nel Libano meridionale.
Il ministero degli Esteri indonesiano ha confermato che la vittima era un suo cittadino.
Altri tre membri delle forze di pace sono rimasti feriti secondo un comunicato diffuso da UNIFIL in cui l’agenzia ONU afferma che “l’origine del proiettile non è ancora nota e l’UNIFIL ha avviato un’indagine per chiarire le circostanze dell’incidente”.
Come ha sottolineato il giornalista Craig Murray, i contingenti ONU in Libano “non sono mai stati attaccati da nessuno tranne che da Israele”.
Il 6 marzo le forze ONU del Ghana sono state attaccate da missili israeliani: tre soldati sono stati gravemente feriti.
Il 10 ottobre 2024 l’esercito israeliano ha preso di mira e colpito tre basi della missione Unifil nel sud del Libano.
L’attacco aveva colpito due basi italiane e il quartier generale della missione a Naqura, mettendo a rischio la vita dei mille soldati italiani che fanno parte del contingente ONU.
Da tempo il governo israeliano chiede il ritiro dell’UNIFIL, accusandola di offrire copertura a Hezbollah.
Dopo mesi di pressioni di Israele e Stati Uniti, a fine agosto il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha deciso di rinnovare il mandato della missione per l’ultima volta fino al 31 dicembre 2026, prevedendo un progressivo disimpegno a partire dall’anno successivo.
Nelle stesse ore dell’attacco contro UNIFIL, domenica 29 marzo il primo ministro israeliano Netanyahu ha ordinato all’esercito di ampliare quella che Israele definisce una “zona cuscinetto di sicurezza” nel Libano meridionale, ribadendo l’intento dichiarato del suo Paese di replicare il “modello Gaza” di occupazione.
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