Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione una novità editoriale, un libro del prof. Enrico Maria Radaelli sulla vexata quaestio della rinuncia di Benedetto XVI e sulla sua validità. Abbiamo chiesto all’autore una breve presentazione dell’opera, di cui lo ringraziamo caldamente. Buona lettura e diffusione.
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In questo libro è dimostrata l’assoluta invalidità della Rinuncia del 2013 di Benedetto XVI, dovuta a tre gravi lacune del Codex Iuris Canonici, da cui discende che dunque la Chiesa si è da allora auto-scomunicata e auto-scismata, tranne due Vescovi, e dunque, ancora una volta, la sua vita è salva.
Questo è l’unico libro sulla Rinuncia di Benedetto XVI che, enunciando tre fatti da cui non si può assolutamente prescindere, ma da cui invece tutti gli altri studi sul grave argomento prescindono, mostra qual è il reale stato religioso della Chiesa, oggi, in seguito a tale drammatico evento:
primo. È l’unico libro che espone gli unici veri ma molto eretici argomenti su cui si fonda la Rinuncia di Benedetto XVI; a causa loro essa è invalida e quindi nulla, per cui egli è rimasto Papa fino alla morte (e i due Papi eletti nel frattempo sono solo due antipapi), rilevando che tali molto eretici argomenti, formulati in modo da far credere di doverne eleggere il Successore, hanno la loro molto eretica origine proprio in quella che dovrebbe essere la più evangelica e sicura fonte dottrinale per la giurisdizione della Chiesa, ma non lo è più: il suo Codex Iuris Canonici! Chi lo ha scritto? Il Cardinale Ratzinger.
secondo. È l’unico libro sulla Rinuncia di Benedetto XVI i cui argomenti hanno ricevuto il riconoscimento esplicito e pubblico della loro veridicità da parte di ben due Vescovi, e il Vescovo è l’unica autorità cui la Chiesa riconosce la pote-stas iurisdictionis necessaria a emettere un giudizio dottrinale e giuridico qualificato su un qualsiasi atto della Chiesa, nel nostro caso sulla Rinuncia al Papato di Benedetto XVI.
terzo. È l’unico libro che, oltre rilevare i soli argomenti per cui la Chiesa oggi si è da se stessa portata a un passo dalla morte, ne propone però anche due possibili strade per del tutto miracolosamente salvarsi, ancora una volta, come promesso da Gesù Cristo in Mt 16,18 e Mt 28,20, essendo entrambe tali strade molto miracolose e quindi strettamente dipendenti unicamente da Dio e dalla fede in Lui, suo Sposo, Capo, Pastore e Maestro.
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14 commenti su “La Chiesa si è auto-Scomunicata? Un Nuovo Libro di Enrico Maria Radaelli.”
Rispondo a don Pier Paolo e al prof. Radaelli:
È davvero diabolico impugnare la
DICHIARAZIONE in italiano del 27 febbraio.
Quella che la massoneria ecclesiastica ha fatto sparire quasi subito perché Benedetto XVI lo dice chiaro e tondo di rinunciare all’esercizio ma NON AL MINISTERO PETRINO‼️ e aggiunge 6 volte: perché tale ministero è per SEMPRE ‼️
https://youtu.be/tqrEqx8bfL4?si=Zg4gq469WuWK4J5R
E che Benedetto XVI sia rimasto il legittimo papa fino alla morte, se pur in sede impedita (Can 412), lo ha CONFERMATO lui stesso anche l’11 febbraio 2013 in latino:
“Declare me MINISTERIO Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commissum renuntiare”.
https://youtu.be/EZoid8B6cMA?si=xwimR068fNKcytu
dichiarando ufficialmente di rinunciare solo all'”ESERCIZIO”
(MINISTERIUM), ma NON al “MINISTERO” (MUNERI – Munus Petrinum), così come invece previsto dal Codex Iuris Canonici.
«Can. 332 § 2. Si contingat ut Romanus Pontifex “MUNERI” suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur.»
ERGO:
“Bergoglio era un “impostore” in quanto messo al Soglio Pontificio “forzatamente” dalla massoneria ecclesiastica in un INVALIDO CONCLAVE, visto che Benedetto XVI NON HA ABDICATO FORMALMENTE, rimanendo così Papa e “INVALIDANDO” il suo successore.
«Ratinzger non ha rinunciato al MUNUS, (“muneri suo renuntiet”)
«come invece disposto per la validità dal canone 332.2 del Codice di Diritto Canonico, ma al ministerium. Come se un professore che si dimette dall’insegnamento senza lasciare la sua cattedra, rimanendo docente dell’Università».
Ma nel caso dell’elezione papale, secondo quanto stabilito dal diritto canonico, la sede “deve” essere vacante: il papa regnante deve essere morto o deve aver abdicato validamente.
Quindi, per il can. 126 (dottrina dell’errore sostanziale) essendo “NULLA” la rinuncia” di papa Benedetto e la SEDE NON VACANTE, il CONCLAVE 2013 è INVALIDO:
Can. 126 – L’ATTO POSTO per ignoranza o PER ERRORE, che verta intorno a ciò che ne costituisce la sostanza, o che ricada nella condizione sine qua non, È NULLO; altrimenti vale, se dal diritto non è disposto altro, ma l’atto compiuto per ignoranza o per errore PUÒ DAR LUOGO ALL’AZIONE RESCISSORIA a norma del diritto.
E per gli art. 76-77 della COSTITUZIONE APOSTOLICA UDG l’elezione a pontefice di Bergoglio risulta nulla e invalida e “SENZA” CHE INTERVENGA ALCUNA DICHIARAZIONE IN PROPOSITO.
Domanda al prof. Radaelli:
Assodato che BXVI è rimasto papa fino alla morte, se pur impedito nell’esercizio, (can.126) non crede sarebbe il primo DOVERE dei Cardinali di Santa Romana Chiesa (33-9 UDG) dichiarare la SEDE PETRINA LEGITTIMAMENTE VACANTE? Onde poter indire il VALIDO CONCLAVE per eleggere il suo legittimo successore?
Come previsto dall’art. 37 UDG?
Solo gli APOSTATI possono fingere di non sapere che il Conclave 2025 era ILLEGITTIMO e INVALIDO perché successivo alla morte di un antipapa che non ha il potere di rendere LEGITTIMAMENTE VACANTE la SEDE PETRINA‼️ (37-UDG)
O per voi anche il dott. SANTEZ prof. universitario di DIRITTO sarebbe un eretico?
https://www.ilsussidiario.net/news/francesco-antipapa-eletto-da-massoneria-prof-sanchez-ratzinger-non-ha-abdicato/2198280/
Dire che gli argomenti posti a fondamento della presunta rinuncia di Benedetto sono “molto eretici” rivela un possibile vulnus analitico della Declaratio; atto che, per definizione risulterebbe ben diverso da quello che appare a molti in quanto in diritto canonico si collega più alla decisio che alla Renuntiatio (rinuncia). Essa esprime infatti, per definizione, una determinazione del Papa emanata nell’esercizio della Sua potestà suprema (cann. 331 e 333 CIC). È in sostanza la forma con cui la decisione viene manifesta e resa efficace (cann. 37 e 54 CIC), mentre la Renuntiatio indica uno specifico atto sostanziale di rinuncia (can. 332 c. 2), difficilmente coincidente con la funzione generale delle “dichiarazioni” pontificie. Si faccia chiarezza su tali profili, si traduca bene bene il resto autentico pronunciato da Papa Benedetto e soltanto poi se ne potrà parlare.
Vorrei ricordare al prof. Radaelli il discorso di Mons. Gänswein alla Lumsa: “Papa Benedetto mi ha detto, per prima cosa: «Lei non faccia un saluto istituzionale, faccia un saluto personale da parte mia e dica a tutti: ‘Non ho meritato questa illustre lista di presentatori’. Io gli ho detto: «Santo Padre, se dico questo non mi credono, però obbedisco»; «O credete o non credete, se non credete leggete, o Geremia o Isaia. Non dico quale versetto e quale capitolo, ma lì è la risposta»”.
Capitolo 36, al versetto 5
“Quindi Geremia ordinò a Baruc: «IO SONO IMPEDITO e non posso andare nel tempio del Signore”.
Sede Impedita.
Bisogna solo inchinarsi a tanta Grandezza
Mi fa piacere vedere che su tutti i social moltissimi giovani creano e condividono video del Grande Benedetto XVI, si leggono commenti pieni di stupore e ammirazione scritti da persone lontane dalla religione. Ha convertito moltissime anime con le sue parole e la sua presenza serena e potentissima. Noi tutti passeremo caro professore, lui invece resterà nella storia come colui che ha salvato la Chiesa Cattolica (e non solo)
Sempre in tema di ‘Sede Impedita’ vedi la mia precedente risposta al commento di R.S.
La Chiesa è stata istituita da Cristo.
Può un uomo, fosse anche il Papa, modificare ciò che Dio ha istituito?
Se la risposta è SI, allora la “Declaratio” è valida e legittimi i papi successivi.
Se la risposta è NO, allora ha ragione il prof. Radaelli.
Radaelli detesta Ratzinger e quindi si è perso un passaggio.
Sede impedita.
Uno studioso serio non rifiuta a priori una possibilità.
Ad esempio un medico che non ammette che i sintomi accusati da un paziente sono causati da un farmaco. Continuerà a fare ipotesi sulla malattia, prescrivendo esami e terapie, ma non indagherà mai la vera causa della malattia che fa soffrire il paziente.
In alcune parti di Italia si dice gnucco, in altre de coccio…
Sulla ‘Sede impedita’ siamo d’accordo, ma manca ancora un passaggio fondamentale…
Qual era (è…) il Papa impedito?
1) Il Papa Emerito (senza più il munus, dato che affermò di aver ‘validamente’ rinunciato al ministero petrino)?
2) Il successore di Papa Benedetto (legittimo detentore del munus ma costretto al nascondimento, quindi — di fatto — privato dell’esercizio del ministerium per l’ostilità di ‘poteri forti’ facenti capo al ‘principe di questo mondo’)?
Can. 189 – §1. La rinuncia, perché abbia valore, sia che necessiti di accettazione o no, deve essere fatta all’autorità alla quale appartiene la provvisione dell’ufficio di cui si tratta, e precisamente per iscritto oppure oralmente di fronte a due testimoni.
[nel caso specifico tale ‘autorità’ — ordinariamente — sarebbe il Collegio Cardinalizio; tuttavia il Romano Pontefice ha piena facoltà di modificare le regole per la successione petrina, come confermato dalla stessa UDG; dunque Benedetto poteva designare un’altra autorità per espletare tale compito]
§3. La rinuncia che necessita di accettazione, se non sia accettata entro tre mesi, manca di ogni valore; quella che non ha bisogno di accettazione sortisce l’effetto con la comunicazione del rinunciante fatta a norma del diritto.
Papa Benedetto affermò (pubblicamente, di sua iniziativa, più volte e con la massima chiarezza) che la sua rinuncia al ministero petrino fu piena e VALIDA.
Poteva rinunciare validamente senza comunicare la sua rinuncia all’autorità responsabile della successione petrina?
NO!
Quindi?
Quindi deve aver designato un’altra ‘autorità’ (diversa dal Collegio Cardinalizio, dato che esso non dispone delle evidenza della rinuncia, ossia dell’atto scritto e/o del resoconto di due o più testimoni) alla quale ‘comunicare la sua rinuncia a norma del diritto’ ai fini della legittima successione.
Se ad esempio Papa Benedetto avesse assegnato tale autorità al futuro ‘Papa Emerito’ (oppure a una ristretta cerchia di Cardinali rimasti a lui fedeli) in sostituzione del Collegio Cardinalizio (a causa di quel ‘commissum’ — misfatto — che aveva già pubblicamente denunciato nella declaratio), solo così avrebbe potuto rinunciare validamente al ministero petrino a norma del diritto canonico, come disse più volte di aver fatto, e risolvere al contempo il problema della legittima successione nonostante l’usurpazione.
1) Che cosa avrebbe mai ottenuto Benedetto ‘portandosi il munus nella tomba’?
Il caos: sarebbe come mettere il pollaio nelle mani (fauci…) della volpe lasciare agli scismatici usurpatori (gli stessi Cardinali pre-2013 che incoronarono ‘Papa’ Bergoglio) la responsabilità di rimediare all’usurpazione eleggendo (forse… un domani… chissà…) un Papa presumibilmente legittimo pure essendo scismatico il Collegio che lo elegge (!!!). A quel punto sarebbe stato di gran lunga preferibile abdicare regolarmente e ‘passagli la palla subito senza tante storie’, per evitare quantomeno lo scisma!
2) Che cosa avrebbe ottenuto Benedetto trasmettendo segretamente il munus a un degno successore?
La futura salvezza della Chiesa, contenendo al contempo i danni che l’inevitabile usurpazione avrebbe provocato.
Credo che ci sia una forte componente pregiudiziale e una forte malafede nei confronti del Cardinal Ratzinger prima e di Papa Benedetto poi da parte del Professor Radaelli.
La Declaratoria di decisio con cui Benedetto XVI ha condannato, trattandosi infatti di un decreto penale, i Cardinali collusi con il modernismo e con lo gnosticismo luciferiano al fine di espungere dalla Chiesa Cattolica la sua parte perversa e malata.
Ratzinger non era un eretico, gli eretici sono coloro che da secoli hanno parassitato le gerarchie ecclesiastiche e che hanno portato allo sfacelo dell’antipapato di Bergoglio, nel quale si sono esplicitati tutti gli attuali mali che stanno devastando la Dottrina e la Tradizione Apostolica.
Chi sono questi due vescovi di cui parla Redaelli? Faccia i nomi.
E se invece Papa Benedetto XVI avesse detto ‘nient’altro’ che la verità — anche se non ‘tutta’ la verità, per ottime ragioni?
https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
Potrebbe un Papa pronunciare ‘solenni menzogne’ (come affermare pubblicamente, inequivocabilmente e in più occasioni che la sua rinuncia al ministero petrino fu valida, inducendo così molti in errore su una questione fondamentale) senza perdere credibilità agli occhi dei fedeli?
No: la menzogna non fa parte del repertorio del buon cristiano. Il diavolo è notoriamente ‘padre della menzogna’ (v. Giovanni 8, 44), mentre mantenere temporaneamente la segretezza su certi ‘dettagli sensibili’ in certi casi è cosa buona, giusta e necessaria, come suggerisce la logica e come insegnano la Bibbia e i Vangeli: in più occasioni Gesù pose ‘sotto sigillo’ verità che non era bene rivelare a tutti prematuramente.
Confido che tra non molto salterà fuori che Benedetto disse sempre e solo (per quanto poteva…) il vero.
la tesi di Enrico Maria Radaelli, che da anni sostiene l’invalidità della rinuncia di Benedetto XVI, è ben nota.
Non ho letto il libro del prof. Enrico Maria Radaelli, e dunque non intendo giudicarlo nel suo sviluppo argomentativo completo. Tuttavia, quanto riportato nella presentazione consente già alcune considerazioni di fondo, che mi paiono difficilmente eludibili.
In quella presentazione si ribadisce la linea già nota: rinuncia invalida, papi successivi da considerare antipapi, e perfino una Chiesa “auto-scomunicata” e “auto-scismata”, salvo due vescovi.
La mia riflessione, però, è questa: la tesi è forte nel tono, ma debole nel fondamento ecclesiale e canonico. Il punto decisivo del diritto non è costruire un sistema filosofico sul papato, ma verificare se l’atto di rinuncia abbia soddisfatto ciò che la Chiesa richiede per la sua validità. Il can. 332 §2 dice che, perché la rinuncia del Romano Pontefice sia valida, occorre che sia fatta liberamente e debitamente manifestata; non chiede formule sacrali particolari, né l’accettazione di qualcuno.
Ora, nella Declaratio dell’11 febbraio 2013, Benedetto XVI afferma di rinunciare al “ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro”, e aggiunge esplicitamente che dal 28 febbraio 2013 la Sede di Roma e la Sede di San Pietro sarebbero state vacanti, con conseguente convocazione del conclave. Questo, sul piano giuridico, è precisamente una manifestazione pubblica della volontà di lasciare l’ufficio.
Per questo, a mio giudizio, l’argomento secondo cui Benedetto avrebbe rinunciato solo al ministerium e non al munus non regge, almeno non nel modo assoluto in cui viene proposto. La Declaratio va letta nel suo insieme, non isolando un termine contro l’intero contesto dell’atto: Benedetto parla anche del munus Petrinum che non si ritiene più in grado di esercitare adeguatamente, e soprattutto dichiara vacante la Sede. Un atto giuridico si interpreta secondo il suo contenuto complessivo e la sua intenzione manifesta, non secondo un gioco terminologico estratto dal contesto.
Ancora più problematica mi pare la conclusione ecclesiologica: dire che quasi tutta la Chiesa si sarebbe auto-scismata, tranne due vescovi, significa introdurre una visione in cui la Chiesa visibile praticamente scompare e sopravvive in un resto autoreferenziale. Ma la fede cattolica non conosce una Chiesa salvata da micro-gruppi che dichiarano nullo tutto l’ordine visibile. I fedeli sono tenuti a conservare sempre la comunione con la Chiesa anche nelle azioni esterne; e una tesi che finisce per opporre quasi tutta la Chiesa a se stessa, come corpo ormai decaduto salvo pochissimi, scivola verso una logica settaria, non cattolica.
Neppure convince l’argomento dei “due vescovi” che avrebbero riconosciuto pubblicamente la veridicità della tesi. Il vescovo ha vera potestà nella Chiesa, certo; ma non basta il parere favorevole di uno o due vescovi per rovesciare da sé solo la realtà pubblica di un atto pontificio, di una sede dichiarata vacante e di un conclave celebrato. Qui si confonde il peso dell’autorità episcopale con una sorta di certificazione privata della legittimità universale.
Dunque:
Radaelli pone domande serie sul papato contemporaneo, ma sbaglia radicalmente quando trasforma tali domande in una costruzione totale: rinuncia nulla, antipapi successivi, Chiesa quasi tutta auto-scomunicata.
Questa conclusione non difende la Chiesa: la dissolve.
Non custodisce il mistero petrino: lo rende impraticabile.
Non rafforza la visibilità della Chiesa: la sostituisce con una sopravvivenza residuale affidata a pochi “illuminati”.
In breve: si può discutere e anche criticare alcune scelte successive alla rinuncia di Benedetto XVI — come il titolo di “Papa emerito”, l’abito bianco, la permanenza in Vaticano — che hanno rappresentato una situazione nuova e non prevista esplicitamente dalla prassi precedente;
ma non si può affermare, senza prove giuridiche realmente decisive, che l’intera Chiesa sia caduta fuori dalla comunione e che solo due vescovi ne siano rimasti immuni.
Una simile tesi non è una lettura realistica della crisi ecclesiale: è la costruzione di uno scenario in cui la Chiesa visibile scompare e viene sostituita da un presunto “resto” che si autolegittima.
Questo non è realismo cattolico: è una visione che, invece di spiegare la crisi, finisce per dissolvere la Chiesa stessa.
Non vedo l’ora di leggere il testo di Radaelli perchè, nonostante tutte le critiche che si possono sollevare, il Professore rimane un pilastro, oggi più unico che raro, dell’interpretazione profonda della crisi apostatica della Chiesa. Lavora sempre di fino, cesellando e rivedendo con scrupolo maniacale tutti i particolari delle proprie argomentazioni: si muove sempre come deve muoversi un teologo quando affronta temi così delicati, da cui dipende la salvezza delle anime – e cosa potrebbe essere più sensibilmente urgente che non questa salvezza? -.
In realtà difficilmente si possono contraddire le affermazioni di Radaelli, semmai, si possono discutere le soluzioni proposte; beh, è chiaro che qui ci si scontra con un’opera quasi impossibile all’uomo, riservata a Cristo, il quale tiene saldamente le sorti della Sua Chiesa nel divenire storico, e non potendo conoscere appieno i pensieri e i disegni di Dio, la prudenza è d’obbligo e la certezza è una chimera che evaporerà alla conclusione di tutta questa sofferta passione. Ciò premesso, la lettura del nuovo lavoro del Professore non può essere elusa, pena l’ignoranza di un approfondimento importante nel quadro attuale.
Quella che nel 2013 ha usurpato la cattedra di S. Pietro è la chiesa di satana (Mafia S Gallo), non certo la Chiesa Unam et Sanctam di Gesù Cristo, oggi costretta ad uscire dalle strutture occupate e che, in OBBEDIENZA al Suo ultimo Vicario BXVI, celebra nelle case dei fedeli.
Purtroppo, è grazie al SILENZIO e alla DISERZIONE dei (vescovi e cardinali) che la chiesa di satana, detta anche massoneria ecclesiastica, anche oggi 26 marzo 2026, attraverso il suo rappresentante
PREVOST, ha NOMINATO Mons. Heiner Wilmer, S.C.I., finora Vescovo di Hildesheim e neoeletto PRESIDENTE della CONFERENZA EPISCOPALE TEDESCA, nuovo Vescovo di Münster in Germania. Wilmer succede a Mons. Felix Genn, assumendo la GUIDA di una delle PRINCIPALI DIOCESI TEDESCHE.
🔷 Ma chi è il nuovo CAPO dei vescovi tedeschi?
▪️ Colto e molto “SINODALE”,
è considerato una delle punte di diamante della dottrina oggi di moda in Germania. (Dottrina anticattolica introdotta dal card. Reinhard Marx noto membro della Mafia S. Gallo):
▪️ riformismo spinto,
▪️ sinodalità tout-court,
▪️celibato sacerdotale facoltativo,
▪️convinto sostenitore di un ruolo maggiore per le DONNE nella CHIESA,
▪️convinto sostenitore di una “svolta” nell’insegnamento della Chiesa sulla SESSUALITÀ,
▪️favorevole alla BENEDIZIONE alle coppie gay…
| Il Foglio https://share.google/fbBnUyHccj4h9s2Jn
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/03/26/0235/00463.html
Libro nuovo, ma soliti datatissimi pregiudizi.
Il buon prof. Radaelli centra perfettamente il vero problema (Benedetto XVI non si è dimesso validamente ed è rimasto Papa fino alla morte), ma come effetto collaterale del suo colpo da maestro distrugge anche la ragione per la quale Benedetto XVI ha agito come ha agito.
Purtroppo una mente eccezionale come quella del prof. Radaelli ha sempre avuto poca umiltà nei confronti di una mente superiore alla sua.
E’ una vita che detesta Ratzinger, a volte anche con buoni argomenti, ma sempre con troppo astio per essere sereno.
Dunque: nel punto primo c’è del vero, salvo dare dell’eretico (gratis) a Benedetto XVI e anche una possibile uscita di sicurezza, per ora non assodata, riguardante Leone XIV).
Domande per il prof. Radaelli: esiste o no -canonicamente- la “Sede impedita”? Se sì, esiste la possibilità che la formula e i tempi delle dimissioni di Papa Benedetto XVI ne configuri l’impedimento? Ammette o no, il prof. Radaelli, che le parole in latino pronunciate da Benedetto XVI sono state cambiate nel testo scritto poi diffuso e manipolate nella traduzione in tedesco? E se sì, un sospettuccio non gli viene?
Al punto secondo la Rinuncia al papato di cui si parla è una qualsiasi di quelle storicamente avvenute (esempio di Celestino V) o si deve tornare a mille anni prima del 2013? Negli ultimi mille anni ci sono stati quattro papi che hanno rinunciato a munus E ministerium, ma Benedetto XVI ha detto di essere stato il primo e lui la storia della Chiesa (nonché il diritto canonico e il latino) li conosceva benissimo. Infatti lui ha rinunciato SOLO AL MINISTERIUM non al munus, primo a farlo dopo Benedetto VIII, che nel 1012 mollò il ministerium all’antipapa Gregorio VI. O no? Dà fastidio perchè l’ha detto il paria Andrea Cionci? La verità resta tale anche se la dice chi ci sta antipatico. O per il prof. Radaelli Ratzinger è talmente antipatico da non poter dire la verità? Lui, il Papa dei valori non negoziabili e della Verità al primo posto?
Al punto terzo solo un appunto: è la Grazia a proporre argomenti e soluzioni alla Chiesa. Un libro sarebbe davvero un po’ poco.
La fede, la speranza (Spe salvi) e la carità (nella verità) sono opera divina, non strumenti nelle nostre mani. Lo strumento è da meno di chi lo usa e se la fede fosse “nostra”, sarebbe inferiore a noi. Invece è da Dio. Nostra è solo la capacità di riempircene e ci vuole tanta umiltà. Benedetto XVI, l’umile operaio nella vigna, ne aveva. Si è messo lì, vedendo la Chiesa in mano ai lupi. Canonicamente li ha disintegrati.
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