Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il nostro Arrendersi all’Evidenza, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni a commento dell’articolo pubblicato ieri da Stilum. Buona lettura e diffusione.
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C’era una volta… cominciano così le favole. Quella del consenso informato continua più o meno così:
“Ho riferito al medico presente in sede vaccinale le patologie, attuali e/o pregresse, e le terapie in corso di esecuzione. Ho avuto la possibilità di porre domande in merito al vaccino e al mio stato di salute ottenendo risposte esaurienti e da me comprese. Sono stato correttamente informato con parole a me chiare. Ho compreso i benefici ed i rischi della vaccinazione, le modalità di somministrazione, nonché le conseguenze di un eventuale rifiuto al completamento della vaccinazione…”
Probabilmente, a chi l’ha chiesto, hanno spiegato che il contenuto della fiala rimane nel sito di iniezione nel deltoide, dove l’mRNA del vaccino viene rapidamente degradato, mentre la proteina spike viene prodotta e poi eliminata nel giro di pochi giorni. Si può starne certi che è così: l’ha detto un informato burocrate durante la procedura di consenso, minacciando velatamente sulle conseguenze di una riluttanza a firmare.
Poi però la favola continua e arriva il lupo cattivo. Così cattivo che non se va per tanto tempo, anche per un lustro intero, come la proteina spike fatta produrre dall’istruzione di RNA modificato (mrna).
Gli studi rilevano la proteina spike nei monociti a 245 giorni dall’iniezione. In circolo per oltre 1000 giorni. Non solo dura tanto, ma l’effetto indotto dalla somministrazione sperimentale ha un impatto enormemente maggiore di un’infezione naturale del virus, che produce un’esposizione alla proteina spike nell’ordine dei miliardi.
Una singola dose di queste iniezioni ha prodotto un’esposizione nell’ordine dei trilioni (un miliardo di miliardi).
Per il Dr McKernan non era mai stato progettato per fermarsi e il modRNA è stato somministrato tramite nanoparticelle lipidiche progettate specificamente per attraversare le membrane cellulari e trascriversi inversamente nel genoma delle cellule in tutto il corpo.
In sintesi: troppo, ovunque (anche non dovrebbe) e per tanto tempo. E non fa bene.
Il professor Kevin McKernan vanta una trentina d’anni di esperienza in genomica e studiando il contenuto delle fiale spacciate per salvifiche ha scoperto tra l’altro una contaminazione da DNA plasmidico fuori limite.
Per i lettori di Stilum Curiae questa non è una novità ed era emersa dagli stessi dati resi noti da Pfizer:
https://www.marcotosatti.com/ 2023/10/09/tutti-i-rischi-e-i- segreti-del-siero-arrendersi- allevidenza/
Pfizer ha modificato il processo inizialmente praticato per ottenere l’mRNA puro: la procedura era basata sulla reazione a catena della polimerasi (PCR) per amplificare il DNA da cui produrre mRNA. Poi, per riuscire a mettere a disposizione le ingenti quantità richieste, il procedimento è cambiato, utilizzando i batteri per ottenere l’mRNA tramite DNA plasmidico (il dsDNA).
In questa seconda modalità di produzione, a causa di difetti nella filtrazione, può residuare del dsDNA, contaminando l’mRNA poi ripartito in fiala. Per ovviare a questo inconveniente Pfizer è ricorsa all’enzima desossiribonucleasi, in grado di spezzettare il plasmide in frammenti.
Il professor Buckaults (altro luminare) spiegava che questo è anche peggio, poiché questi frammenti hanno la possibilità di modificare il genoma!
Sta di fatto (così dice il British Medical Journal, non una rivistina qualsiasi…) da quando l’mRNA viene prodotto con il nuovo procedimento ci sono maggiori contaminazioni.
Il dsDNA (derivante dai processi di produzione del mRNA) ha un potenziale oncogenico potendo interferire con il DNA naturale: il problema è che nelle fiale c’è e in certi casi è tanto. Questo è provato. Poco tranquillizza l’ammettere limiti < 330 ng /mg, che sarebbero già inadatti alla presenza concomitante dei nanolipidi, se poi le analisi non le fanno su tutti i lotti, considerando la variabilità di processo retrostante e quindi la possibilità che esistano dei lotti con valori di dsDNA molto più alti!
La contaminazione da DNA oltre il requisito di 330ng/mg dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e i requisiti di 10ng/dose della FDA è stata assodata in alcuni dei lotti testati. Nel caso peggiore, il 30% (30 volte il limite !) del materiale genetico presente nella fiala era costituito da DNA plasmidico.
Le Agenzie regolatorie erano avvertite del problema, dato che Pfizer aveva presentato all’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) i documenti comprovanti la presenza di DNA a doppio filamento (dsDNA).
Un livello di impurezza che avrebbe richiesto il richiamo precauzionale dei lotti, ma ciò avrebbe discreditato tutta l’operazione, per cui… un informatissimo silenzio.
Lo studio del Dr McKernan suggerisce che questo DNA può entrare nelle cellule e innescare una produzione continua della proteina spike attraverso i cosiddetti promotori criptici, nascosti nella struttura del plasmide. Una produzione che non avrebbe mai dovuto esserci e che non ha un interruttore di spegnimento.
La formulazione di Pfizer conteneva una sequenza promotrice SV40 non dichiarata, un segnale di targeting nucleare che non è mai stato comunicato alle autorità regolatorie. Questa sequenza non rimane semplicemente inattiva. Potenzialmente stimola la trascrizione a lungo termine ed è stato dimostrato che interagisce con p53, uno dei principali meccanismi di soppressione tumorale dell’organismo. Anche di questo Stilum Curiae aveva dato notizia quando i primi studi sparsero l’allarme:
Nel frattempo sono comparsi articoli più recenti, come quello pubblicato su Frontiers in Immunology: dato che i vaccini a mRNA contro il COVID-19 Pfizer-BioNTech (BNT162b2) e Moderna (mRNA-1273) sono elaborati all’interno delle cellule umane, si chiede se questa biologia intracellulare possa contribuire a stress cardiaco:
https://www.trialsitenews.com/ a/inside-the-cell-new-german- study-links-mrna-vaccine- spike-protein-processing-to- cardiac-stress-signals- 61a33868
La risposta è sì: le proteine spike derivate dal vaccino formano molteplici varianti e aggregati ad alto peso molecolare, associati a un aumento della segnalazione infiammatoria (IL-6 fino a circa 15 volte), stress ossidativo e ridotta proliferazione cellulare e altre alterazioni strutturali nelle cellule cardiache.
E’ uno studio interessante, con dati ancora da confermare, ma avvalora la correlazione tra la causa e l’effetto.
Anche lo studio pubblicato sulla rivista Human Vaccines & Immunotherapeutics va in questa direzione: il 92% degli individui sintomatici con sindrome post-vaccinale aveva la proteina spike nelle cellule immunitarie fino a 8 mesi dopo l’iniezione, sollevando preoccupazioni circa il carico di malattie croniche post-vaccinali.
https:// publichealthpolicyjournal.com/ new-study-spike-protein- detected-in-92-of-vaccine- injured-patients-up-to-245- days-after-injection/
L’hanno spacciata per long-Covid… ma è una sindrome post vaccino Covid-19 negativo (!) al SARS-CoV-2.
I ricercatori hanno scoperto che il 92% dei pazienti sintomatici presentava la proteina spike nei monociti non classici, un tipo di cellula immunitaria che pattuglia i vasi sanguigni. Il 67% la presentava anche nei monociti intermedi. Queste cellule possono innescare l’infiammazione e interagire con il rivestimento dei vasi sanguigni, potenzialmente alla base di molti dei sintomi riportati. Al contrario, solo 1 individuo su 10 tra quelli sani vaccinati presentava tracce rilevabili della proteina spike, il che evidenzia un forte legame tra la persistenza della proteina spike e le malattie croniche post-vaccinali.
Probabilmente è vero che chi ha voluto tutto questo sapeva benissimo che cosa stava e sta facendo.
Allora è il caso rileggere la conclusione dell’articolo del Prof. McKernan, lui pure un somministrato:
“A meno di introdurre la tecnologia CRISPR per rimuovere fisicamente questo materiale dal genoma, cosa che al momento non esiste come trattamento praticabile, non si conosce alcun modo per invertire il processo. Non sono arrabbiato senza una buona ragione. Sono un essere umano che vive in un corpo che è stato alterato in modo permanente senza il mio consenso informato da persone che sapevano esattamente cosa stavano facendo e che, nonostante ciò, lo hanno definito sicuro ed efficace”.
AAE
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(21) Marco Tosatti (@MarcoTosatti) / X
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1 commento su “Proteina Spike nel Siero anti-Covid. È Dannosa, lo Sapevano, Hanno Mentito. Arrendersi all’Evidenza.”
Grazie per l’ eccellente livello di competenza che traspare dall’ articolo nonché per tutto il tempo speso renderlo fruibile a noi lettori.
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