Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul caso del pittore Giovanni Gasparro, ingiustamente accusato di istigazione all’odio razziale per un suo dipinto. Del problema Stilum si è occupato ieri. Buona lettura e condivisione.
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La vicenda del pittore Giovanni Gasparro, assolto dall’ accusa di istigazione all’ odio razziale e religioso per la tela sul martirio di San Simonino da Trento, conferma che l’arte è e deve restare libera, e libero deve essere il pittore, così come lo scrittore, di raffigurare o raccontare vicende senza sottostare a diktat o a posizioni politicamente corrette.
Dove sta lo scandalo nell’ aver dipinto un santo venerato per secoli dalla Chiesa e sul cui martirio, come giustamente evidenziato da Radio Spada, esiste l’autorevole ricerca storica di Ariel Toaff che, pur non confermando l’omicidio rituale del bimbo nella sua veridicità storica, non esclude tuttavia che possa essere realmente avvenuto?
E non esclude nemmeno che possa essere stato compiuto da ebrei appartenenti ad una setta che effettivamente utilizzava il sangue umano nei suoi riti?
In particolare alcuni ebrei del posto furono accusati di aver rapito e ucciso Simonino per cavargli il sangue da utilizzare in un rito pasquale, accusa che va detto trovò sempre la Chiesa scettica e niente affatto convinta della tesi dell’ omicidio rituale.
Ma quando poi la devozione per Simonino crebbe nella comunità cattolica trentina, la Chiesa acconsentì a che fosse venerato come santo e che si diffondesse il suo culto con le tradizioni connesse.
Poi, dopo il Concilio Vaticano II, il culto di Simonino fu messo in discussione e alla fine cancellato su impulso di monsignor Iginio Rogger, impegnato ad imporre il rinnovamento conciliare nella Trento tradizionalista e tridentina, abbattendo le balaustre sugli altari, dichiarando guerra alle messe in latino e contestando i culti della tradizione, ad iniziare da quello del patrono San Vigilio, la cui storia fu da Rogger stesso ridotta a leggenda.
Il culto di Simonino fu vietato perché fondato, a giudizio dell’ illustre teologo e del vescovo Gottardi suo strenuo sostenitore nella lotta contro il tradizionalismo tridentino, su un falso storico e su convinzioni antisemite.
Poi però è arrivato Ariel Toaff, non un integralista cattolico ma uno storico ebreo, figlio del grande rabbino di Roma Elio Toaff, che scrisse di come la storia di Simonino poteva avere un fondamento storico, visto che effettivamente a Trento nel ‘500 esisteva una comunità di ebrei ultra ortodossi ed ‘eretici” che derogava al divieto di fare uso di sangue umano nei propri riti.
Non esiste dunque prova che la storia di Simonino sia vera (e chi scrive ha molto dubbi in tal senso) ma nemmeno che sia totalmente falsa o priva di alcun fondamento.
In questo dibattito storico- religioso si inserisce quindi la vicenda di Gasparro e della sua opera, che appunto è ispirata al martirio di San Simonino. E perché ad un pittore contemporaneo dovrebbe essere vietato di raffigurare un santo per secoli oggetto di venerazione nella comunità trentina, soltanto perché il suo culto è stato abolito dalla Chiesa per necessità legate all’ ecumenismo religioso e alla riconciliazione con il mondo ebraico?
L’arte deve essere libera di esprimersi e non può essere sottoposta a censure soltanto perché lo chiede la dittatura del politicamente corretto che ritiene Simonino un simbolo dell’ antisemitismo cattolico. E se l’artista vuole in questo modo riconfermare la sua devozione verso Simonino perché gli dovrebbe essere impedito?
Ma come, si grida alla censura quando i cattolici si ribellano contro l’arte blasfema che offende Gesù Cristo, la Madonna, i santi e poi vorremmo impedire ad un pittore di esprimere una sua libera espressione devozionale soltanto perché la storia, vera o no che sia, è imbarazzante nell’ ambito del dialogo fra cattolici ed ebrei?Non c’è odio razziale o religioso in una raffigurazione artistica, e questo al di là del giudizio storico sul personaggio e sui fatti connessi.
E allora, proprio mentre divampa la polemica per la presenza degli artisti russi e iraniani alla Biennale di Venezia, questa sentenza sembra proprio ricordarci come l’arte non si possa imbavagliare dentro le gabbie ideologiche e il conformismo, ma debba essere al contrario un grido di libertà e di libera espressione.
Americo Mascarucci
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