La Demografia Sta Trasformando l’Economia Globale. Matteo Castagna.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo d cuore, offre alla vostra attenzione questi riflessioni digeopolitica globale. Buona lettura e diffusione.

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di Matteo Castagna
Spesso ci lasciamo coinvolgere da tutti gli argomenti, come se potessimo essere in grado di risolverli. Anzi, molti si fermano un gradino prima, ovvero al tifo da stadio per una parte o per l’altra. La tuttologia ideologica o para-ideologica è una deformazione della realtà, indotta da un approccio artificiale ed artificioso. Sicuramente l’AI, non avendo sentimenti né passioni, formulerà ragionamenti razionali, che non sempre faranno rima con buoni e giusti.

La giustificazione dell’analfabeta funzionale sarà la solita: “Ma l’ha detto l’AI…” come fosse il Vangelo. Ricorda molto gli anni ’80, quando c’erano tanti, che senza sentirsi tuttologi affermati ed autorevoli, affermavano con convinzione: “Ma l’hanno detto in TV”… come garanzia di verità. La deformazione del pensiero viene sempre dall’ appaltare a soggetti terzi di ragionare al nostro posto. Così, sempre più persone si adeguano al nichilismo per non far fatica: bisogni primari, lavoro più o meno specializzato, divano e smartphone. Di tutto il resto chissenefrega, viviamo alla giornata, salvo il piagnisteo costante e l’attribuzione di colpa agli altri.

Piove: governo ladro! E’ diventato il leit motif di un numero imprecisato di elettori, che, per questo, non vanno alle urne. La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ha raggiunto livelli record, superando i 6.000 miliardi di euro nel 2024-2025. Si stima una media di circa 35 mila euro di risparmi per persona. il 20/30% delle famiglie italiane non riesce a risparmiare. Con questi dati, qualsiasi governo è al sicuro. Chi ha almeno 15.000 euro sul conto corrente ogni mese, non fa rivoluzioni. Brontola al bar, ma rivoluzioni non ne fa.

Questo modello umano, creato dal benessere liberale, non può produrre né progresso né civiltà. Può solo subire fantozzianamente ciò che le élite hanno deciso. Cinico dirlo, ma il sistema Epstein non è forse figlio di questo nichilismo malato dalla perversione di una ricchezza usata per il male? Tante persone potenti, tanti volti noti e meno noti, ma tutti muti per anni, finché il prodotto avariato più evidente del nichilismo arrogante che si sente impunito è divenuto di dominio pubblico. Post mortem, per evitare l’implosione del potere globale.

Valentina Romei è una giovane giornalista italiana, nota per il suo lavoro come data journalist e analista per il Financial Times a Londra, che dimostra con il suo eccellente lavoro di ricerca e opinione, che esiste ancora una speranza, oltre la tuttologia dell’ignorante funzionale o solo gretto, e il nichilismo del riccastro senza scrupoli e del suo lungo codazzo di ipocriti al seguito. Siamo un popolo di allenatori, politici, economisti, strateghi, virologi, degustatori, giornalisti, piloti, orgogliosi onnipotenti da tastiera, ma nullità reali.

C’è qualcosa che nelle società passate capivano bene tutti, anche se non avevano niente: l’obiettivo di avere una famiglia numerosa, a prescindere dal reddito. La nostra società contadina ne è un esempio. Quella era la cellula fondamentale, riconosciuta ovunque, perché innata, come la più importante per il mantenimento della specie, del cognome, della buona fama di onestà, rigore, generosità, intelletto, laboriosità, capacità, virtù, onori militari o, semplicemente, per il ricordo di una persona comune, pregi e difetti.

Scrive, infatti, Romei sul prestigioso giornale inglese:
“Nello Shropshire, nel cuore dell’Inghilterra rurale, robot dotati di intelligenza artificiale sono presenti nelle case degli anziani per aiutarli a ricordare loro di prendere le medicine, monitorare la loro salute e persino organizzare le visite di assistenti e familiari. Le macchine sono solo uno dei modi in cui l’economia mondiale sta rispondendo al terremoto demografico”.

Dopo 60 anni in cui il tasso di fertilità si è dimezzato nelle economie avanzate, il numero di persone in età lavorativa in molti di questi paesi è già in calo o andrà presto in pensione. “Il modello di forza lavoro a lungo termine sarà costituito da assistenti assistiti da robot” – afferma Ben Maruthappu, un medico che ha co-fondato Cera, l’azienda proprietaria della tecnologia Genie Connect, implementata in 12 realtà locali.

La trasformazione demografica va ben oltre la carenza di manodopera, che sta trasformando i robot in assistenti, così come le sue conseguenze. La popolazione di molti Paesi è in netto declino, tra cui Giappone, Grecia, Italia e gran parte dell’Europa centrale e orientale. Lo scorso anno, per la prima volta dal 1945, la Francia ha registrato più decessi che nascite, un traguardo che il Regno Unito dovrebbe superare nel 2026.

L’invecchiamento provocherà durissimi contraccolpi economici. Il Financial Times ha interpellato su questo argomento 45 esperti, dai demografi a un economista premio Nobel. “Le persone dovranno lavorare più a lungo”, ma molte persone anziane in buona salute “vorranno lavorare più a lungo perché il lavoro ci fornisce delle reti sociali, ci dà un senso di autostima e ci fornisce delle competenze” – afferma Ian Goldin – professore di globalizzazione e sviluppo all’Università di Oxford. “Secondo i dati dell’ILO, già un quarto della popolazione giapponese di età superiore ai 65 anni è inserita nel mondo del lavoro” – scrive il FT.

Secondo un’analisi dei dati OCSE, condotta dal Financial Times, negli ultimi due decenni il numero di posti di lavoro tra gli ultracinquantenni nelle economie ricche è aumentato più del doppio rispetto a quello degli under cinquantenni. Allo stesso tempo, in molti di questi Paesi le persone possono aspettarsi di godere di buona salute almeno fino ai settant’anni.

Andrew J Scott, esperto mondiale di economia della longevità, mette in discussione la definizione tradizionale di vecchiaia, che “raggruppa tutti gli over 65 in un unico gruppo”, dando per scontato che queste persone “siano un peso morto per l’economia, il che è semplicemente folle”. Chiede maggiori investimenti “nel capitale umano nella seconda metà della vita… nella salute, nell’alfabetizzazione, nelle competenze e quindi rendere i lavori più adatti alle persone anziane”. Scott aggiunge: “Sarà così che otterremo un bel po’ di lavoro extra… Da un punto di vista demografico assisteremo a un modello molto più misto di lavoro e tempo libero”.

L’OCSE stima che negli anni fino al 2060 i cambiamenti demografici freneranno l’aumento del tenore di vita in una serie di paesi ricchi, ipotizzando i tassi di crescita della produttività passati. Mentre si prevede che l’impatto sugli Stati Uniti sarà minimo, il rallentamento per la Germania è dell’80%.
Questo dato è fondamentale, ma non se ne parla. Ci si limita a dare del bullo a Donald Trump. E’ assai semplicistico.

Egli sa benissimo che il declino demografico del Vecchio Continente, che in USA non c’è, è la sua vera grande debolezza, avvalorata dal fatto che le politiche UE hanno sempre cercato di sostituire le culle vuote coi taxi del mare pieni. Manodopera a basso costo e persone abituate a far figli provenienti dall’Africa, secondo i funzionari di Bruxelles sarebbero la soluzione al calo demografico. Aver garantito per almeno trent’anni il Bengodi che non c’è, ha trasportato in Italia e in Europa un’immigrazione selvaggia, arricchendo i soliti noti, con un disumano business sulle spalle di popoli, delle cui morti in mare sono i responsabili.

Secondo la nostra connazionale del Financial Times Per l’Italia e la Grecia le prospettive sono ancora più fosche: non un rallentamento della crescita del tenore di vita, ma un declino accelerato del PIL pro capite. Dean Spears, professore associato di economia presso l’Università del Texas ad Austin e autore di After the Spike, sostiene che, con meno persone, è più difficile per le aziende o i governi coprire i costi fissi per produrre beni e servizi. E con un numero sempre minore di persone che contribuiscono alla conoscenza, un futuro in declino “progredirebbe più lentamente del possibile”, aggiunge.

Nonostante i progressi tecnologici degli ultimi decenni, “la produttività dei paesi più avanzati del mondo è cresciuta a un ritmo sempre più lento”. Per quasi tutto il periodo postbellico, la produttività del lavoro ha subito un rallentamento. Dopo la crisi finanziaria del 2008, ha subito un ulteriore rallentamento, attestandosi in media solo all’1,2% tra il 2009 e il 2025.

“Il sostegno agli anziani dovrà essere ridotto e allo stesso tempo le tasse per i lavoratori dovranno rimanere invariate o aumentare”, afferma Charles Goodhart, professore emerito alla LSE e autore di The Great Demographic Reversal. La “cultura dello scarto” andrebbe fermata

Di conseguenza, il cambiamento demografico potrebbe aggravare la disuguaglianza in molti paesi. Arnstein Aassve dell’Università Bocconi sostiene che i gruppi più istruiti e con redditi più elevati in molti paesi stanno già iniziando a capire “che in futuro, il servizio sanitario pubblico e il sistema pensionistico pubblico non saranno più così generosi”. Mentre questi gruppi optano per l’assistenza sanitaria privata, “chi ha meno risorse rimarrà bloccato con il sistema sanitario pubblico”.

Circa due terzi della popolazione mondiale vive in paesi con tassi di fertilità inferiori al livello di sostituzione di 2,1 figli per donna. Nei paesi che ora formano l’UE, nel 2024 sono nati solo circa 3,5 milioni di bambini, in calo rispetto ai 6,6 milioni del 1961. “È possibile che migliorare la condizione degli individui non significhi aumentare il tasso di natalità”, avverte Claudia Goldin, professoressa di economia ad Harvard e premio Nobel.

In definitiva, afferma il professore di Oxford Jakub Bijak, qualsiasi soluzione ai problemi economici innescati dai cambiamenti demografici richiederà riforme che interessino l’intera società: dall’istruzione e dall’immigrazione alle politiche di genere, passando per iniziative su salute e welfare, fino al cambiamento tecnologico e all’aumento della durata della vita lavorativa. “Non esiste”, afferma, una “soluzione miracolosa” – conclude l’editoriale del Financial Times.

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