Guerra contro l’Iran: Tre Lenti per Capire ciò che Sta Accadendo. Giulio Ferri.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, portiamo alla vostra attenzione queste riflessioni di Giulio ferri, a cui va il nostro grazie, sulla guerra in corso. Buona lettura e diffusione.

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Guerra contro l’Iran: tre lenti per capire ciò che sta accadendo

di Giulio Ferri

La guerra iniziata con l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine di febbraio 2026 segna una svolta geopolitica di portata storica. L’operazione militare — indicata da Israele come Operation Lion’s Roar — ha colpito obiettivi militari e politici iraniani, innescando una catena di reazioni che sta coinvolgendo l’intero Medio Oriente.

La crisi si è rapidamente estesa al traffico energetico globale: lo scontro ha provocato tensioni nello stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20 % del petrolio mondiale, con gravi effetti sui mercati energetici e sull’economia globale.

Ma ogni grande conflitto può essere letto a diversi livelli.
Ridurre tutto a una cronaca militare significa perdere la profondità del fenomeno. Per questo propongo tre lenti di valutazione:

  1. la lente geopolitica,
  2. la lente biblica,
  3. la lente della teologia della storia.

Non sono prospettive alternative: sono tre piani della stessa realtà.


1. La lente geopolitica: potere, sicurezza e imperi

Sul piano immediato la guerra è comprensibile attraverso la logica classica della geopolitica.

Israele percepisce da anni il programma nucleare iraniano come una minaccia esistenziale. L’Iran, dal canto suo, considera Israele un avversario strategico e sostiene milizie regionali — Hezbollah in Libano, gruppi in Siria e Iraq — che fanno parte della sua architettura di potere regionale.

Il conflitto attuale è dunque l’esito di tre fattori principali:

1. deterrenza nucleare
Israele ha cercato di impedire che l’Iran raggiungesse una capacità nucleare militare.

2. equilibrio regionale
Teheran ha costruito negli anni una rete di alleanze e milizie che circondano Israele.

3. rivalità globale
Gli Stati Uniti non difendono solo Israele: difendono anche la stabilità energetica mondiale e il proprio ruolo di potenza egemone.

Non sorprende che la guerra abbia subito prodotto effetti economici globali. Il blocco parziale dello stretto di Hormuz ha provocato un aumento immediato del prezzo del petrolio e forti oscillazioni nei mercati finanziari.

Da questa prospettiva la guerra non è religiosa. È strategica.

E tuttavia questa spiegazione, pur necessaria, non basta.

Perché il linguaggio usato dai leader politici, soprattutto in Israele e negli Stati Uniti, ricorre spesso a immagini bibliche e a categorie morali assolute — il bene contro il male, Amalek contro Israele, la civiltà contro il fanatismo.

La geopolitica, da sola, non spiega questo linguaggio.

Per capirlo dobbiamo passare alla seconda lente.


2. La lente biblica: profeti, Gesù e Apocalisse

Ogni volta che il Medio Oriente entra in guerra, molti cristiani e molti ebrei tornano a interrogarsi sulle profezie bibliche.

Questo non è sorprendente: gran parte della storia della salvezza si svolge proprio in questa regione.

I profeti

Nei libri profetici dell’Antico Testamento troviamo spesso la descrizione di conflitti tra popoli che circondano Israele.

Isaia, Geremia ed Ezechiele descrivono guerre, coalizioni di nazioni e crolli di imperi. Alcuni interpreti contemporanei vedono in questi testi analogie con la geopolitica attuale.

Ma bisogna essere prudenti.

I profeti non sono cronisti anticipati della geopolitica moderna.
Il loro scopo non è predire eventi militari specifici, ma interpretare la storia alla luce di Dio.

Quando i profeti parlano di guerre, parlano soprattutto di giudizio morale.

Gesù

Gesù stesso affronta il tema della guerra in modo sorprendente.

Nel Vangelo di Matteo dice:

“Sentirete parlare di guerre e di rumori di guerre.
Guardate di non allarmarvi: tutto questo deve accadere, ma non è ancora la fine.”

Queste parole contengono due insegnamenti fondamentali:

  1. le guerre fanno parte della storia umana;
  2. ma nessuna guerra può essere identificata automaticamente con la fine del mondo.

Gesù invita alla vigilanza, non al sensazionalismo.

L’Apocalisse

Il libro dell’Apocalisse è spesso citato in relazione ai conflitti mediorientali.

Ma l’Apocalisse non è un calendario geopolitico.
È una rivelazione simbolica sulla lotta tra il bene e il male nella storia.

Ogni epoca ha vissuto momenti in cui sembrava che la storia stesse precipitando verso l’Armageddon.

Eppure il messaggio centrale dell’Apocalisse non è la guerra.

È la sovranità di Dio sulla storia.


3. La lente della teologia della storia

Qui arriviamo al livello più profondo.

La teologia della storia non chiede semplicemente che cosa accade, ma che cosa significa ciò che accade.

San Giovanni Paolo II diceva spesso che la storia non è un caos di eventi, ma un dramma tra libertà umana e provvidenza divina.

La guerra contro l’Iran può essere letta, da questo punto di vista, come un segno di tre grandi crisi contemporanee.

1. La crisi dell’ordine mondiale

Il sistema internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale sta mostrando segni di disgregazione.

Le grandi potenze non condividono più una visione comune dell’ordine internazionale.

Quando questo accade, la storia tende a produrre conflitti sistemici.

2. La crisi antropologica

La guerra moderna non è solo scontro di eserciti.
È scontro di visioni dell’uomo.

Da una parte abbiamo società secolarizzate che fondano la politica sul potere e sulla tecnologia.

Dall’altra abbiamo movimenti religiosi radicalizzati che fondano la politica su interpretazioni assolute della fede.

Entrambe le visioni rischiano di perdere il centro: la dignità della persona umana.

3. La crisi spirituale dell’Occidente

L’Occidente possiede una potenza militare e tecnologica senza precedenti.

Ma spesso sembra aver smarrito il fondamento spirituale della propria civiltà.

Quando una civiltà perde il senso della propria anima, la politica tende a oscillare tra due estremi:

  • cinismo geopolitico
  • retorica apocalittica

Entrambi sono pericolosi.


Il rischio dell’interpretazione apocalittica

In questi giorni alcune voci negli Stati Uniti stanno interpretando il conflitto con l’Iran come un segno dell’Armageddon o dell’imminente ritorno di Cristo.

Questa lettura è teologicamente problematica.

La fede cristiana non autorizza a trasformare le guerre in strumenti di realizzazione delle profezie.

Dio non ha bisogno delle bombe per compiere il suo piano.

La storia della salvezza non procede attraverso escalation militari, ma attraverso la conversione del cuore umano.


Il vero centro della storia

Se c’è una chiave cristiana per leggere la storia, non è la geopolitica.

È la Croce.

Il centro della storia non è una guerra tra nazioni.
È il mistero della Redenzione.

Questo non significa ignorare la politica o la sicurezza internazionale.

Significa ricordare che nessuna potenza — né americana, né israeliana, né iraniana — può essere il soggetto ultimo della storia.

Il soggetto ultimo è Dio.

E Dio opera spesso nella storia non attraverso la forza, ma attraverso ciò che il mondo considera debole.


Conclusione

La guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran deve essere analizzata con realismo geopolitico.

Ma non possiamo fermarci lì.

La Bibbia ci ricorda che le guerre sono parte della storia umana, ma non ne sono il senso ultimo.

La teologia della storia ci ricorda che dietro le vicende delle nazioni si svolge un dramma più profondo: quello della libertà umana davanti a Dio.

Ogni guerra ci pone dunque una domanda.

Non solo: chi vincerà?

Ma soprattutto:

che cosa sta diventando l’umanità mentre combatte queste guerre?

Se la storia deve avere un senso, esso non nascerà dalla vittoria di una potenza sull’altra.

Nascerà solo quando l’uomo ricorderà che la storia non gli appartiene completamente.

Appartiene, in ultima analisi, a Dio.

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2 commenti su “Guerra contro l’Iran: Tre Lenti per Capire ciò che Sta Accadendo. Giulio Ferri.”

  1. “Se c’è una chiave cristiana per leggere la storia, non è la geopolitica. È la Croce”
    Grazie di aver avuto il coraggio di ricordarci la Croce, il centro della nostra fede. Troppo spesso dimenticata o addirittura sconosciuta nel suo significato salvifico ultraterreno e metastorico , ma terribile in prospettiva meramente terrena di salvezza=benessere

I commenti sono chiusi.

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