Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, il nostro Matto, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull’ispirazione. Buona lettura e meditazione.
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DELL’ISPIRAZIONE

Le parole presuppongono esperienze condivise. È come un sapore o un colore; se l’altro non ha visto quel colore o non ha percepito quel sapore le definizioni sono inutili. Si può comunicare solo ciò che è condiviso dall’altro.
Jorge Luis Borges
C’è chi si rivolge ai preti, chi alla poesia; io ai miei amici, al mio cuore, a cercare tra le frasi e i frammenti qualcosa di intatto.
VirginiaWoolf
Divino spirto è in noi; per lui movente
Vita godiam: l’estro, onde anch’io mi accendo,
Semi contien della divina mente.
Ovidio
L’ispirazione è un risveglio, una fuga da tutte le facoltà umane, e si manifesta in tutte le grandi conquiste artistiche.
Giacomo Puccini
Un vero grande uomo non può essere che umile. Egli conosce quanta pochissima parte abbia la volontà sua ne’ concepimenti di lui, quanto egli debba tutto ad un incontrollabile estro che non si sa, fino ad oggi, donde venga, come esploda, perché fugga.
Carlo Dossi
* * *
Premessa: in quanto segue, con “Altre Scritture” s’intendono quelle al di fuori dell’ambito religioso giudeo-cristiano.
Ispirazione: «propr. Soffiare sopra; fig. Instillare nell’animo un pensiero, un affetto, un disegno» (etimo.it): perciò l’ispirazione implica un ispiratore e un ispirato, e non sarà necessario insistere sul fatto che si tratta di una questione più che delicata. Si pongono infatti ben quattro domande strettissimamente collegate, alle quali non sembra così scontato rispondere:
1) chi afferma che un parlare o uno scrivere è ispirato, come fa ad esserne certo?
2) chi è l’ispiratore?
3) cos’è che viene ispirato?
4) l’ispiratore lascia intatta la soggettività dell’ispirato?
Riguardo alla domanda 1 (chi afferma che un parlare o uno scrivere è ispirato, come fa ad esserne certo?), s’intende certo non per credenza (il credere non rende ipso facto vero il creduto), ma per constatazione diretta, il che presuppone a sua volta un’ispirazione, dacché soltanto l’ispirazione può riconoscere se stessa: il simile si conosce con il simile, per dirla con Empedocle. «Si può comunicare solo ciò che è condiviso dall’altro» dice Borges.
Riguardo alla domanda 2 (chi è l’ispiratore?) occorre tenere presente che il campo degli scritti ispirati è davvero vastissimo, in quanto non comprende soltanto le Scritture dell’ambito strettamente religioso, bensì anche le Altre Scritture. «Qualcosa di intatto», che si trova per ispirazione, Virginia Woolf lo cerca «tra le frasi e i frammenti» che gli porgono «gli amici ed il suo cuore». L’esclusiva della spiritualità non necessariamente combacia sempre con la catalogazione nei sillogismi dottrinali propri della religione positiva (peraltro sé del tutto legittima).
E non si vede in base a quale criterio infallibile – o ritenuto tale per auto-referenza – si dia per scontato che l’ispiratore delle Scritture religiose sia altro e superiore a quello delle Altre Scritture che così non sarebbero. divinamente ispirate. «L’estro [l’ispirazione], onde anch’io mi accendo», dice Ovidio, è dovuto al «Divino spirto [che] è in noi».
E allora perché un’Altra Scrittura che scuote la Coscienza e la libera, seppur provvisoriamente, dagli orpelli terreni e l’attira verso l’Alto, non può scendere dall’Alto? L’Alto è soltanto di pertinenza religiosa? O piuttosto non anche di pertinenza spirituale, giacché, lo si ribadisce, religione e spiritualità non sono necessariamente combacianti? E se, come dice Puccini, «l’ispirazione è un risveglio, una fuga da tutte le facoltà umane», per qual motivo tale risveglio dal sonno umano, dovrebbe accadere soltanto nell’ambito religioso e sotto il suo rigido controllo?
Eugenio Montale:
«la poesia è la libertà che ci resta».
Christian Bobin:
«Ciò che sfugge al mondo è la poesia. La poesia non è un genere letterario, è l’esperienza spirituale della vita, la più alta densità di precisione, l’intuizione accecante che la vita più fragile è una vita senza fine».
Sempre Christian Bobin su Francesco e Chiara:
«Due bracconieri. Due nomadi sulle proprietà invisibili di Dio».
Dice «proprietà invisibili di Dio»: quindi, con esclusione di qualsiasi appropriazione umana dell’invisibile divino, aspirando al quale si può essere soltanto dei «bracconieri e nomadi», quindi agli antipodi dei legalisti religiosi.
E come dimenticare Socrate nel platonico Fedro?
«[…] Al terzo posto (terzo modello di mania) vengono l’invasamento e la mania provenienti dalle Muse, che impossessandosi di un’anima tenera e pura la destano e la colmano di furore bacchico in canti e altri componimenti poetici, e celebrando innumerevoli opere degli antichi educano i posteri».
E che altro sarebbero le Muse, ispiratrici di poeti, musicisti e studiosi, se non le omologhe degli Angeli? Sandalphon ed Euterpe, per esempio, non solo l’arcangelo e la musa della musica? Ed ecco che in una pausa nello scrivere questo articolo mi capitano sotto gli occhi, “per caso”, due aforismi a proposito della musica:
Émil Cioran:
«C’è in me una nostalgia di qualcosa che non esiste nella vita e nemmeno nella morte, un desiderio che su questa terra niente appaga, fuorché, in certi momenti, la musica, quando evoca le lacerazioni di un altro mondo».
Maurizio Pollini:
«La musica si impone sempre: a livello inconscio, sicuramente, agisce, talvolta, più del ragionamento».
E ancora, non è un Messaggero divino l’Ermes dei Greci o Mercurio dei Romani? E Vāyu, non è il vento ispiratore della tradizione vedica? E non sono, questi, tutti nomi dell’Ispiratore universale agitatore dell’istros, il furore, la passione ardente da cui l’ispirato è invaso e trasumanato? Estro di cui Carlo Dossi evangelicamente dice che «è incontrollabile, che non si sa, fino ad oggi, donde venga, come esploda, perché fugga».
Perché la religione, quindi il clero che la amministra, pretende che l’ispirazione divina sia soltanto una sua prerogativa? Non esistono anche altre espressioni divinamente ispirate? Soltanto un religioso clericale può essere ispirato dall’Alto? Il religioso clericale è l’esclusivo ispirato … d’ufficio? Poiché scende dall’Alto, e da sempre nel succedersi dei fatti storici, l’Ispirazione è metastorica, e se il Cristo è l’Assoluto che s’è incarnato nel Gesù storico, allora Esso è venuto a compiere tutte le Leggi, non soltanto quella veterotestamentaria. Perciò in ogni angolo della terra può esservi qualcuno che farà parte del Popolo Eletto: farà parte, non fa già parte: il Popolo Eletto è per “reclutamento” attraverso il tempo, non per predestinazione.
Riguardo alla domanda 3 (cosa ispira l’ispiratore?) si può rispondere: qualcosa di immediatamente vero, un sprazzo di Verità che giunge da dove «le parole si volgono via senza giungervi e così pure il pensiero» (Taittirîya-upanishad), pertanto qualcosa che trascende i pensieri, le parole e i concetti che possono subentrare soltanto dopo per riferire “di” ciò che è stato ispirato, ma, occorre tenere presente, sempre allusivamente: ogni descrizione, ogni scrivere “di”, mai può rendere integralmente un accadimento sovra-razionale, che non può essere còlto (quindi più che creduto) da chi fruisce della descrizione se non per … ispirazione o, se si vuole, anche per intuizione (intueri: vedere dentro), quindi oltrepassando la descrizione che, alla lettera, sparisce: un lampo di luce è luce, non una descrizione in parole e concetti che non può che essergli successiva e soltanto allusiva. Giorgio Colli nota che l’immediato finisce dove inizia il discorso, che ne rappresenta il tradimento, la distorsione e la contraffazione; Ludwig Wittgeinstein afferma che il vero, l’essere, non lo si può dire, si può solo dirne.
Per inciso, né l’ispirazione né l’intuizione avvengono per volontà umana: entrambe scaturiscono da sé medesime in momenti imprevedibili, e tali momenti riguardano in potenza ogni essere umano, indipendentemente dalla religione o non religione che professa.
Riguardo alla domanda 4 (l’ispiratore lascia intatta la soggettività dell’ispirato?), l’argomento si fa piuttosto spinoso, poiché se la risposta è affermativa, occorre ammettere che il riferire dell’ispirato non è indenne da un apporto del medesimo, quindi da un soggettivo “arrangiamento”, in cui esercitano la loro inevitabile influenza i fattori psico-fisici e contestuali che lo condizionano.
Ora, a differenza delle Altre Scritture, le Scritture religiose clericali vengono presentate come “Parola di Dio”, il che comporterebbe, a rigore, che lo scrittore le abbia vergate sotto dettatura, quindi assai di più che per ispirazione, poichè con totale trascendimento della propria soggettività, sicché davvero ogni parola scritta sarebbe Parola di Dio, o, meglio, tutte le parole sarebbero parole di Dio, perciò non esclusa la punteggiatura! Ma poiché tali Scritture vengono presentate non in quanto dettate ma ispirate, ecco che l’elemento soggettivo acquista tutto il suo peso in merito al riferire la Parola di Dio attraverso molteplici parole umane , ispirate sì, ma, è bene ripeterlo, non dettate.
Per inciso: si tralascia qui il complicato argomento delle traduzioni, notando soltanto che alla soggettività dello scrittore ispirato si aggiunge quella dei traduttori ed esegeti, sicché è lecito chiedersi quanto del messaggio primevo giunga davvero a coloro che fruiscono di testi tradotti e scritti, e per di più interpretati, posto che ben tre mediazioni si pongono per la trasmissione del messaggio: 1) dello scrittore ispirato; 2) del traduttore; 3) dell’interprete. Il tutto per il costituirsi dell’apparato accuratamente pensato e organizzato, con una risposta per ogni domanda, cui il fruitore deve credere con esclusione del diabolico, anatemizzabile riflettere in proprio.
Is-pir-azione indica un’agire dello S-pir-ito – pyr, fuoco, luce, calore – nella coscienza dell’essere umano che così ne resta i-spir-ato, infiammato, illuminato. Ora, se questo Spirito è divino (la radice div indicando la luce), cosa vieta di ritenere che sia il medesimo ad ispirare-illuminare Altre Scritture al di fuori dell’ambito religioso clericale? Per quale motivo uno scrittore religioso clericale è senz’altro ispirato-illuminato dallo Spirito Santo ed un Poeta o Prosatore non religioso clericale no? Qui la precisazione clericale aggiustatutto: “è un’ispirazione non piena”, quasi che lo Spirito Santo si possa misurare in quantità, non convince … pienamente.
Qui è interessante considerare l’effetto ispirativo-estatico su Georg Friedrich Händel (luterano) con riferimento alla composizione del Coro dell’Alleluja e innegabilmente omologo a quello paolino:
«Non so se ero nel mio corpo o fuori dal mio corpo mentre lo scrivevo. Lo sa Dio».
Dalla recensione a Walter Friedrich Otto, Le Muse e l’origine divina delle parole e del canto:
«Otto ipotizza cioè il carattere divino dell’autentica parola poetica e della musica, chiamate entrambe a esprimere il ritmo originario dell’esistente; la sua tesi è sostenuta tramite l’esperienza di grandi poeti classici e moderni, oltre che attraverso la propria accorata e personale rivelazione».
Paolo Lagazzi circa l’opera di Attilio Bertolucci:
«Ciò che gli interessava più di tutto era cogliere con i suoi versi delle ‘epifanie’, cioè dei momenti magici, quei momenti in cui la realtà manifesta qualcosa d’ineffabile, di miracoloso, qualcosa che, in termini proustiani, si potrebbe forse definire un punto d’intersezione fra il tempo e l’eternità».
Attilio Bertolucci:
«Un cielo così puro
un vento così leggero
non so più dove sono
dove ero.
O gaggìa nuda,
bruna violetta,
che nel calore fugace
appassisci in fretta.
Giorno che te ne vai
e non sai nulla di me e della violetta
che tanto amo
e del ramo nudo della gaggìa,
giorno, non andar via».
I primi quattro versi sono estatici: il cielo puro e il vento leggero dicono di uno stato s-pir-ituale elevato e confermato da quel «non so più dove sono/ dove ero», indice di un superamento dell’io psichico: superamento incomprensibile (e perciò incriticabile!) da chi non ha fruito di un’esperienza simile, la quale, può darsi anche al di fuori dell’ambito religioso ecclesiastico. Si riferiscono a qualcosa di prezioso, ad un «giorno» cui il poeta, nell’ultimo verso, dice di «non andar via» (ricordiamo ancora che dies giorno, si riallaccia alla radice div luce).
Sopra abbiamo osservato come l’estasi comporti il superamento dell’io psichico, cioè l’io ordinario e posticcio. Qui sotto, con Jack London, notiamo la conferma di ciò, con l’aggiunta di un’importante notazione circa l’estasi eroica bellica:
«C’è un’estasi che caratterizza il culmine della vita e oltre la quale la vita non può innalzarsi. E il paradosso di vivere è tale che questa estasi arriva quando si è sommamente vivi e viene come un totale oblio dell’essere vivi. Questa estasi, questo dimenticarsi di vivere, viene all’artista fuori di sé colto da una vampata di passione; viene durante la battaglia campale al soldato pazzo di guerra quando rifiuta la tregua».
Picco notevolissimo: l’estasi che «arriva quando si è sommamente vivi e viene come un totale oblio dell’essere vivi». L’esser vivi da bruco che va abbandonato (poiché «chi vorrà salvare la sua vita, la perderà») per l’esser vivi da farfalla (la psychè liberata), come suggerisce Lao Tze:
«Quello che il bruco chiama fine del mondo il resto del mondo chiama farfalla».
Chiaro che ogni poeta ispirato non può non essere un solitario, secondo che Virgina Woolf dice misticamente:
«Gli esseri umani non procedono tenendosi per mano per tutto il cammino della vita. C’è una foresta vergine in ciascuno di noi, un campo di neve dove anche l’impronta delle zampe d’uccello è sconosciuta. Qui ci addentriamo da soli e preferiamo che sia così. Avere sempre la solidarietà, essere sempre accompagnati, essere sempre compresi, sarebbe intollerabile».
Immagini stupende della Coscienza mariana «umile e alta più che creatura»: una «foresta vergine», un «campo di neve dove anche l’impronta delle zampe d’uccello è sconosciuta», campo immacolato non calpestato nemmeno dal più lieve pensiero (le zampe d’uccello, animale alato leggerissimo, che rimanda al supremo nitore – il Bianco Originario ultra-distintivo – di cui riferisce magistralmente l’ispirato monaco zen Tozan:
«Sul piatto d’argento fiocca la neve bianca
il niveo airone nella luce della luna si nasconde».
«Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché tali sono gli adoratori che il Padre richiede».
Dice IN SPIRITO E VERITÀ, perciò IN ALTO, nel dominio del Divino Estro, non nel basso istituzionale, ghiacciato nelle definizioni dottrinali ed esegesi.
E dice anche che L’ORA È GIÀ VENUTA!
Ma, a furia di spiegare, interpretare e profetizzare … CHI SE N’È ACCORTO?
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8 commenti su “Dell’Ispirazione. Il Matto.”
Esiste un “Genio” divino che “ispira” l’Artista…
Caro Matto, tu parli di Arte a un pubblico di Notai della Istituzione e di Cancellieri del suo Tribunale religioso, sordi (e ciechi) per l’abitudine alle Pandette degli usati Codici-.
Ti attendi, forse, che ti rispondano? Non lo faranno proprio perchè il pezzo è bello, particolarmente riuscito, dove manifesti sano entusiasmo e rispetto per le divine forme della più nobile attività dello spirito umano. ###
“Pubblicare un testo poetico da cui aspettarsi un grande successo è come gettare un petalo di rosa in un Canyon e attenderne il rimbombo dell’eco.” (Gongora).
Conosci già la risposta, cara Adry: non scrivo della mia esperienza (come del resto ciascuno fa) per avere consenso. Semplicemente propongo.
Dirò di più in sintonia “gongorana”: se avessi un gruppo consistente di estimatori comincerei ad insospettirmi sull’opportunità di pubblicare quel che risulta alla mia Coscienza. I riconoscimenti di massa non rifuggono da una certa ambiguità e da un certo fraintendimento.
C’è una “porta stretta che pochi trovano”, com’è scritto, a mio avviso senza alcun intervento supplementare apologetico di chi l’ha scritto.
Io non l’ho trovata ma faccio di tutto per trovarla. Seppur fra le brume, l’apofasi me la fa intravedere. Là, occorre giungere nudi, dopo aver lasciato cadere ogni indumento durante il cammino. Sono certissimo che intendi questo simbolismo.
Ciao.
Prima di te…e di me lo sapeva Rogier Van der Weiden, autore di un suggestivo quadro, protagoniste: le anime nude.
👍🙏
L’articolo pone una questione interessante – quella dell’ispirazione – ma finisce per scivolare in una confusione che nella tradizione cristiana è sempre stata evitata: identificare l’ispirazione artistica o spirituale con l’ispirazione delle Sacre Scritture.
La Chiesa non ha mai negato che l’uomo possa ricevere intuizioni alte, lampi di verità, momenti di estasi o di genio creativo. La storia della cultura – da Socrate a poeti e musicisti di ogni epoca – lo testimonia ampiamente. Ma proprio per questo la tradizione cristiana ha sempre distinto.
Una cosa è l’ispirazione artistica o filosofica, che può elevare l’animo umano e aprirlo al mistero.
Altra cosa è l’ispirazione biblica, che nella fede della Chiesa riguarda in modo unico le Scritture e la loro trasmissione della rivelazione.
Confondere questi due livelli non allarga lo spazio dello spirito: lo rende indistinto. Se tutto è ispirato nello stesso modo, allora nulla lo è davvero in senso proprio.
La tradizione cristiana, invece, ha sempre riconosciuto una gerarchia:
l’intuizione umana può sfiorare il vero; la rivelazione lo comunica.
Per questo l’arte, la poesia e la musica possono certamente elevarci, talvolta persino prepararci interiormente all’incontro con il divino; ma non diventano per questo fonte di rivelazione allo stesso titolo delle Scritture.
Altrimenti non si libera lo spirito: si dissolve semplicemente la differenza tra genio umano e parola rivelata.
Forse il problema non è che qualcuno sia “sordo all’arte”, ma che si scambi troppo facilmente l’emozione del genio umano per la voce della rivelazione.
Chi è l’Ispiratore di coloro che sono stati e sono al di fuori della cerchia ecclesiastica?
Caro Matto,
la sua domanda in realtà riceve risposta proprio nella distinzione che ho cercato di fare.
La tradizione cristiana non ha mai negato che Dio possa illuminare ogni uomo. Il Logos, che è Cristo, è “la luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,9). Per questo nella storia troviamo intuizioni profonde anche fuori dalla cerchia ecclesiastica: filosofi, poeti, artisti, pensatori che hanno colto frammenti di verità.
Ma qui sta il punto decisivo.
Queste illuminazioni naturali, che appartengono all’intelligenza e alla coscienza umana, non sono la stessa cosa della ispirazione delle Scritture, che nella fede cristiana riguarda in modo unico la rivelazione affidata ai libri sacri.
Dio può certamente muovere l’intelligenza dell’uomo, anche di chi non appartiene visibilmente alla Chiesa.
Ma questo non significa che ogni intuizione alta sia Parola rivelata.
San Tommaso lo direbbe con grande sobrietà: la verità può essere colta anche dai pagani, ma la rivelazione è un’altra cosa.
Dunque la risposta alla sua domanda è semplice:
l’ispiratore di ogni vero bene e di ogni vero barlume di verità è sempre Dio, ma non tutto ciò che viene illuminato da Dio è rivelazione.
Ed è proprio questa distinzione che la tradizione cristiana ha sempre custodito con molta più precisione di quanto oggi si faccia.
Un cordiale saluto.
Dunque la rivelazione in quanto “altra cosa” è superiore alla verità? Anzi alla Verità con a maiuscola, cioè a Cristo?