Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha pubblicato su X un durissimo attacco all’ipotesi che l’attuale Sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Edgar Peña Parra, venga nominato Nunzio in Italia. Lasciando così libero papa Leone XIV di nominare un altro Sostituto; che è la terza figura gerarchica nell’amministrazione della Chiesa, con poteri equivalenti a quelli del Minsitro dell’Interno in uno Stato laico, ma anche più ampi. Fra l’altro è il personaggio della Segreteria di Stato che ha maggiori contatti, e più frequenti, con il pontefice. Mons. Viganò sostiene che invece di essere promosso a Nunzio, si dovrebbe procedere nei suoi confronti in un contesto giudiziario ecclesiastico.
l’attuale Sostituto ha però alle spalle una storia controversa, nella Maracaibo di cui è originario. Vi offriamo quindi l’articolo, in tre lingue, che Stilum ha pubblicato nel 2019:
Marco Tosatti
Era di questo periodo, un anno fa, quando mi è arrivata la telefonata di mons. Carlo Maria Viganò, in cui diceva che avrebbe avuto piacere a incontrarmi per un’intervista sul caso McCarrick. Sapete che cosa è accaduto dopo: l’intervista si è trasformata in un memoriale, scritto dall’arcivescovo, apparsa il 26 agosto. Adesso, a un anno di distanza, posso vedere quanto fosse giusta la sua previsione. Quando gli chiesi, dopo che avessimo finito di leggere e fare un po’ di editing al suo memoriale, quale si aspettava sarebbe stata la reazione del Vaticano e del Pontefice, mi rispose più o meno così. Non faranno nulla, mi faranno attaccare personalmente, non risponderanno nel merito e aspetteranno che su tutta la questione cali il silenzio.
Il che è esattamente ciò che è accaduto. Dopo la prima risposta del Pontefice sull’aereo da Dublino – non dirò una parola -, papa Bergoglio ha lasciato passare molti mesi prima di rispondere a Valentina Alazaraki di Televisa che non si ricordava se Viganò gli avesse parlato di McCarrick il 23 giugno 2013. Una giustificazione così zoppa, ed evidentemente incredibile (era stato il papa, a chiedere di Viganò; e la risposta era stata di una gravità inaudita) da far tacciare il Pontefice di mentitore da molte persone.
Nel frattempo McCarrick è stato condannato con un procedimento amministrativo; molto comodo per tutti i suoi complici di ieri e di oggi (Viganò ne ha nominati diversi, nella sua testimonianza; e nessuno di essi ha fiatato, e tanto meno ha detto: lei mente! Come farebbe qualunque persona innocente accusata di omissioni, complicità e silenzi scandalosi).
Così come è stata insabbiata sul nascere la richiesta, americana, di un’inchiesta apostolica sul caso McCarrick , probabilmente per evitare che venissero scoperchiate pietre pericolose.
È stato promesso, molti mesi fa, una decina, che tutti i documenti del caso Viganò conservati in Vaticano sarebbero stati esaminati, e eventualmente resi pubblici. Ne avete saputo più nulla? Eppure non dovrebbe essere difficile rintracciarli, quei documenti, se, come aveva denunciato l’ex Nunzio, alla Congregazione per i Vescovi c’era un voluminoso dossier su McCarrick…Notte e nebbia. Certo un esempio di trasparenza l’abbiamo avuto dal cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, che è stato appena riconfermato – anche se ha compiuto 75 anni – alla guida della Congregazione. Nella sua filippica contro Viganò, ha ammesso finalmente che in effetti Benedetto XVI aveva imposto restrizioni o sanzioni al cardinale americano. Ma perché non ha detto che esisteva una lettera, scritta dal suo predecessore cardinale Giovanni Battista Re, in questo senso – quindi non solo un richiamo verbale – che di sicuro sarà sia a Roma che a Washington? Curioso, no?
Nel frattempo ogni singolo documento emerso in relazione al caso McCarrick, incluso il memoriale di mons. Anthony Figuereido, segretario di McCarrick e suo uomo di fiducia a Roma, ha confermato che l’ex Nunzio ha detto al verità, una verità che nessuno nel Vaticano del rinnovamento e della trasparenza vuole vedere. Così come vogliono evitare di vederla i giornalisti che si occupano di Vaticano. Il che è comprensibile: fare domande scomode, indiscrete e che stonino con gli usuali alleluja della stampa, nazionale e internazionale per il Pontefice così innovatore vuol dire guadagnarsi occhiate maligne da parte del Gran Capo e dei suoi giannizzeri…
McCarrick è roba vecchia, direte voi. Ma di recente mons. Viganò ha lanciato accuse gravi contro il nuovo Sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Pena Parra. Il Washington Post, che le aveva ricevute, ha preferito non pubblicarle, dicendo di non essere in grado di aver conferme. E lo stesso ha fatto il Catholic Herald, nella sua nuova vita filo-vaticana. Scusateci, ma questo ci sembra incredibile.
Mons. Viganò nella sua intervista cita un collega venezuelano, Gastòn Guisandes Lopez, attualmente direttore di “Que Pasa”, a Maracaibo. Molti anni fa Lopez scrisse due articoli, in cui parlava di una lobby gay di preti di Maracaibo, comprendente sedici sacerdoti, fra cui Pena Parra. Guisandes Lopez cercò di farsi ricevere due volte dal nunzio in Venezuela, mons. Dupuy, senza riuscirci. Guisandes Lopez però gli scrisse una lettera, denunciando tutti i fatti contenuti negli articoli. Secondo Viganò questo documento, e i risultati di un’inchiesta fatta in loco sono in Segreteria di Stato: li vide con i suoi occhi.
Guisandes Lopez è vivo e vegeto. Stilum Curiae e Infovaticana, che non hanno certamente i mezzi delle grandi agenzie internazionali, o dei giornali, sono entrati in contatto con lui. Guisandes Lopez ha confermato personalmente a Gabriel Ariza tutti i fatti raccontati da Viganò, articoli e denuncia al Nunzio compresi. Non vi sembra strano che nessuno abbia avuto – nei grandi mezzi di comunicazione – la curiosità di verificare se quelle notizie scandalose che riguardano una delle più potenti persone del Vaticano, adesso, non trent’anni fa, fossero vere?
A me sì. E mi chiedo se sarebbe accaduto lo stesso se si fosse trattato di un ministro di Trump, o di Putin, o – perché no – di Salvini. Che pena.
E intanto, un anno dopo, tutte le domande poste da Viganò attendono ancora una risposta. E non sono questioni minuscole: riguardano la buona fede e l’affidabilità delle massime autorità morali, i vertici della Chiesa cattolica. Ma sembrano non interessare i giornalisti. Che si guardano bene dal porre domande fastidiose ai potenti. Le critiche e i dubbi li riservano per Viganò…

It was in this season, a year ago, when I received the phone call from Msgr. Carlo Maria Viganò, in which he said he would like to meet me for an interview on the McCarrick case. You know what happened after that: the interview turned into a witness, written by the archbishop, which was published on August 26th.
Now, a year later, I can see how right his prediction was. When I asked him, after we had finished reading and doing some editing at his text, what he expected the reaction of the Vatican and the Pope to be, he answered me more or less like this. They will do nothing, they will attack me personally, they will not answer on the issues and they will wait, hoping that time and silence will fall on the whole question.
Which is exactly what happened. After the Pope’s first response to the plane from Dublin – I will not say a word – Pope Bergoglio let many months pass before responding to Valentina Alazaraki of Televisa. He said he did not remember whether Viganò had told him about McCarrick on June 23rd, 2013. Such a lame, and obviously unbelievable justification (it was the Pope, who asked for Viganò; and the answer had been of an unheard-of gravity) succeeded in having the Pontiff described as a liar by many people.
Meanwhile McCarrick was sentenced in an administrative proceeding; very convenient for all his accomplices of yesterday and today (Viganò has named several of them in his testimony; and none of them has answered nothing; nor any of them said: she lies! How would any innocent person accused of omissions, complicity and scandalous silences behave like that?
Just as the American request for an apostolic inquiry into the McCarrick case was shelved in the bud, probably to prevent dangerous stones from being uncovered.
It was promised, many months ago, a dozen more or less, by the Vatican, that all the documents of the Viganò case preserved in the Vatican would be examined, and eventually made public. Have you heard more about it? I did not. Yet it should not be difficult to trace them, those documents, if, as the former Nuncio had denounced, the Congregation for Bishops had a voluminous file on McCarrick … Night and fog.
Certainly a peculiar example of transparency we have had from Cardinal Marc Ouellet, Prefect of the Congregation for Bishops, who has just been reappointed- even though he is more than 75 years old – at the head of the Congregation. In his tirade against Viganò, he finally admitted that in fact Benedict XVI had imposed restrictions or sanctions on the American cardinal. But why did he not say that there was a letter, written by his predecessor cardinal Giovanni Battista Re, in this sense – so not only a verbal reminder – that will surely be both in Rome’s and Washington’s archives ? Curious, isn’t it?
Meanwhile, every single document emerged during these twelve months in relation to the McCarrick case, including the memorial of Msgr. Anthony Figuereido, McCarrick’s secretary and his trusted man in Rome, confirmed that the former Nuncio told the truth, a truth that nobody in the Vatican of the renewal and transparency wants to see.
Just as journalists who deal with the Vatican want to avoid seeing it. This is understandable: asking uncomfortable, indiscreet questions that disregard an are out of tune with the usual national and international alleluja for the Pontiff means earning evil looks from the Grand Chief and his Janissaries …
McCarrick is old stuff, you say. But recently Msgr. Viganò has launched serious accusations against the new Substitute at the Secretariat of State, Msgr. Pena Parra. The Washington Post, which had received them, preferred not to publish them, saying it was unable to confirm. And the Catholic Herald did the same, in his new pro-Vatican life. Excuse us, but this seems scarcely credible.
Mgr. Viganò in his interview quotes a Venezuelan colleague, Gastòn Guisandes Lopez, currently director of “Que Pasa”, in Maracaibo. Many years ago Lopez wrote two articles, in which he spoke of a gay lobby of Maracaibo priests, – sixteen priests, – including Pena Parra. Guisandes Lopez tried to be received twice by the nuncio in Venezuela, Msgr. Dupuy, without success. However, Guisandes Lopez wrote him a letter, denouncing all the facts contained in the articles. According to Viganò this document, and the results of a survey carried out on the spot are in the Secretariat of State: he saw them with his own eyes.
Guisandes Lopez is alive and well. Stilum Curiae and Infovaticana, who certainly do not have the means of large international agencies, or newspapers, have come into contact with him. Guisandes Lopez personally confirmed to Gabriel Ariza all the facts recounted by Viganò, articles and denunciation to the Nuncio included. Does it not seem strange to you that no one has had – in the major media – the curiosity to check whether those scandalous news concerning one of the most powerful people in the Vatican, now, not thirty years ago, were true?
To me, yes. And I wonder if the same would have happened if it had been a minister of Trump, or Putin, or – why not – by Salvini. What a pity!
And meanwhile, a year later, all the questions asked by Viganò still await an answer. And they are not minuscule topics: they concern the good faith and the reliability of the highest moral authorities, the leaders of the Catholic Church.
But journalists don’t seem to care. Journalists who are careful not to ask annoying questions to the powerful people. They reserve their critics and doubts for Viganò …
Texto en Español.
Infovaticana
En esta misma época, hace un año, me llegó la llamada telefónica de Mons. Carlo Maria Viganò, en la que me decía que le gustaría reunirse conmigo para una entrevista sobre el caso McCarrick. Lo que pasó después, lo saben ustedes: la entrevista se transformó en un informe, escrito por el arzobispo y publicado el 26 de agosto pasado. Ahora, un año después, puedo ver lo acertada que fue su previsión. Cuando le pregunté, después de acabar de leer lo que habíamos escrito y tras editar un poco su informe, cuál sería, en su opinión, la reacción del Vaticano y del Pontífice, me respondió más o menos esto: no harán nada, harán que me ataquen personalmente, no responderán en mérito a toda la cuestión y esperarán a que sobre todo este caso se extienda un manto de silencio.
Es exactamente lo que ha ocurrido. Después de la primera respuesta del papa en el avión de vuelta de Dublín -no diré nada-, el papa Bergoglio dejó pasar muchos meses antes de responder a Valentina Alazaraki, de Televisa: no se acordaba si Viganò le había hablado de McCarrick el 23 de junio de 2013. Una justificación tan absurda y, claramente, increíble (había sido el papa el que le había preguntado a Viganò sobre McCarrick; y la respuesta había sido de una gravedad inaudita) que hizo que muchas personas tacharan al papa de mentiroso.
Mientras tanto, McCarrick ha sido condenado mediante un proceso administrativo, muy útil para sus cómplices de ayer y de hoy (Viganò nombró a varios de ellos en su testimonio; ninguno de ellos ha dicho nada y mucho menos han dicho: ¡usted miente!, como haría cualquier persona inocente acusada de omisiones, complicidad y silencios escandalosos).
También se ocultó en cuanto surgió la petición, que venía de Estados Unidos, de una investigación apostólica sobre el caso Viganò, probablemente para evitar que se descubrieron hechos peligrosos.
Hace unos diez meses se prometió que todos los documentos del caso Viganò custodiados en el Vaticano serían estudiados y, si procede, serían hechos públicos. ¿Han sabido ustedes algo? Tampoco debería ser muy difícil localizar esos documentos si, como ha denunciado el ex nuncio, en la Congregación para los Obispos hay un voluminoso dosier sobre McCarrick… Noche y niebla. Ciertamente, un ejemplo de transparencia nos lo ha dado el cardenal Marc Ouellet, prefecto de la Congregación para los Obispos, que acaba de ser confirmado nuevamente -aunque ya ha cumplido los 75 años- como cabeza de la Congregación. En su filípica contra Viganò admitió que, efectivamente, Benedicto XVI había impuesto restricciones o sanciones al cardenal americano. Pero, ¿por qué no dijo que existía una carta sobre este asunto escrita por su predecesor el cardenal Giovanni Battista Re -y, por lo tanto, no sólo un recordatorio verbal- que seguro está en Roma como en Washington? Curioso, ¿no?
Mientras tanto, cada uno de los documentos que han surgido en relación al caso McCarrick, incluido el informe de mons. Anthony Figuereido, secretario de McCarrick y su hombre de confianza en Roma, ha confirmado que el ex nuncio ha dicho la verdad, una verdad que nadie en este Vaticano de la renovación y la transparencia quiere ver. También quieren evitar ver esta verdad los periodistas que informan sobre el Vaticano. Es comprensible: hacer preguntas incómodas, indiscretas y que desentonan con los habituales aleluyas de la prensa nacional e internacional por el pontífice, tan innovador, significa ganarse la antipatía del Gran Jefe y sus jenízaros…
McCarrick es un asunto ya pasado, dirán ustedes. Sin embargo, recientemente mons. Viganò ha lanzado acusaciones graves contra el nuevo Sustituto de la Secretaría de Estado, mons. Pena Parra. El Washington Post, que las había recibido, ha preferido no publicarlas escudándose en que no podía confirmar susodichas acusaciones. Y lo mismo ha hecho el Catholic Herald, en su nueva vida filo-vaticana. Me perdonarán, pero esto es increíble.
Mons. Viganò, en su entrevista, cita a un colega venezolano, Gastón Guisandes López, actualmente director de Qué Pasa, en Maracaibo. Hace unos años, López escribió dos artículos en los que hablaba de un lobby gay de sacerdotes de Maracaibo que incluía dieciséis sacerdotes, entre los cuales Pena Parra. Guisandes López intentó en dos ocasiones que le recibiera el nuncio en Venezuela, mons. Dupuy, sin conseguirlo. No obstante, Guisandes López le escribió una carta denunciando todos los hechos relatados en ambos artículos. Según Viganò, este documento y los resultados de una investigación llevada a cabo in loco están en la Secretaría de Estado: los ha visto con sus ojos.
Guisandes López está sano y salvo. Stilum Curiae e Infovaticana, que ciertamente no tienen los medios de las grandes agencias internacionales, o de los periódicos, se han puesto en contacto con él, que ha confirmado personalmente a Gabriel Ariza los hechos relatados por Viganò, incluidos los artículos y la carta de denuncia al nuncio. ¿No les parece extraño que nadie haya tenido -en los grandes medios de comunicación- la curiosidad de verificar si esas escandalosas noticias que atañen a una de las personas con más poder en el Vaticano ahora, no hace treinta años, son verdaderas? A mí sí me lo parece. Y me pregunto qué habría sucedido si se hubiera tratado de un ministro de Trump, o de Putin, o -por qué no- de Salvini. ¡Qué pena!
Mientras tanto, un año después, todas las preguntas planteadas por Viganò siguen esperando una respuesta. Y no son preguntas insignificantes, pues conciernen a la buena fe y la fiabilidad de las máximas autoridades morales, los vértices de la Iglesia católica.
Pero todo esto parece que no interesa a los periodistas, que evitan con gran cuidado plantear preguntas demasiado incómodas a los poderosos. Las críticas y las dudas las reservan para Viganò…
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E c’è anche questo articolo pubblicato da Korazym.org:
Dossier dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò
In un mio recente intervento per la Catholic Identity Conference a Pittsburgh [qui si trova il video integrale in inglese e sottotitoli in italiano, e inoltre il testo integrale nella traduzione italiana (ripreso dal blog Duc in altum): Un video sconvolgente dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò: “Questa non è la Chiesa di Cristo, ma un’antichiesa massonica” – 1° novembre 2020] , ho parlato dell’eclissi che oscura la Chiesa di Cristo, sovrapponendole una anti-chiesa di eretici, corrotti e fornicatori. Il Cattolico sa che la Chiesa deve ripercorrere le orme del suo Capo, Gesù Cristo, sulla via della Passione e della Croce, e che gli ultimi tempi saranno segnati da una grande apostasia che colpirà il corpo ecclesiale sin nei suoi vertici. Così, come sul Golgota il sinedrio pensava di aver sconfitto Nostro Signore facendolo condannare a morte da Pilato, oggi il sinedrio vaticano crede di poter abbattere la Chiesa consegnandola nelle mani della tirannide globalista anticristiana.
Dobbiamo quindi valutare quanto oggi avviene con uno sguardo soprannaturale, alla luce della battaglia che l’élite sta conducendo contro la civiltà cristiana. L’attacco inizialmente mosso dall’esterno contro il monolite cattolico si è evoluto, dal Concilio Vaticano II in poi, in un’azione di infiltrazione capillare, nella società civile con il deep state e in quella religiosa con la deep church. Il nemico è riuscito a penetrare all’interno dello Stato e della Chiesa, ad ascendere ai vertici, a costituire una rete di complicità e connivenze che tiene tutti i suoi membri legati dal ricatto, avendoli scelti proprio in ragione della loro corruttibilità. Non a caso i funzionari onesti sono sistematicamente ostacolati, emarginati, fatti oggetto di attacchi.
In queste ultime settimane, la stampa ha dato notizia dell’ennesimo scandalo finanziario vaticano, a seguito del quale Jorge Mario Bergoglio ha rimosso dai suoi incarichi ufficiali e privato delle prerogative cardinalizie Giovanni Angelo Becciu. Chi pensa che questa rimozione servirà a contrastare la corruzione della Curia Romana rimarrà sconcertato dall’apprendere che chi ha preso il suo posto come Sostituto e che dovrebbe sanare i disastri della malagestione e degli intrallazzi di Becciu è altrettanto, anzi ancor più ricattabile del suo predecessore. Questa ricattabilità è il requisito indispensabile per poter essere manovrabili da chi, pur presentandosi come riformatore della Curia e castigatore di un non meglio identificato clericalismo, si è di fatto circondato di personaggi corrotti e immorali, promuovendoli e insabbiando le indagini che li riguardano.
Quando arrivò a Roma nel 2018, chiamato da Bergoglio per ricoprire la carica di Sostituto alla Segreteria di Stato al posto di Angelo Becciu, l’Arcivescovo venezuelano era già “chiacchierato”. Un rapporto sul suo conto segnalava la sua condotta immorale: in quanto Delegato per le Rappresentanze pontificie, mi erano pervenute informazioni preoccupanti sul Monsignore e prontamente ne riferii al Sostituto Sandri. Ne ho parlato pubblicamente il 2 Maggio del 2019, nella mia intervista al Washington Post, ma il giornale preferì omettere i passaggi su Peña Parra. Visto che in Vaticano i dossier compromettenti sembrano destinati a non esser consultati, cerchiamo di conoscere meglio quale sia il curriculum che ha condotto questo Monsignore fino alla Segreteria di Stato.
Il giovane Edgar Peña Parra, alla vigilia dell’ordinazione sacerdotale, era già segnalato come omosessuale notorio, al punto che nel febbraio 1985 l’Arcivescovo Roa Pérez riferì al rettore del Seminario Leon Cardenas di avere da tempo dubbi sul candidato, di aver appena ricevuto segnalazioni in tal senso, oltre ad aver appreso che già al terzo anno di formazione era stato espulso dal Seminario San Tommaso d’Aquino. La notizia di questa espulsione era stata nascosta, secondo l’assistente spirituale padre Leyre, da un altro sacerdote, don Roberto Lückert Leon, che avrebbe falsificato il rapporto. Lückert Leon, nel frattempo, è diventato Arcivescovo, ora emerito, di Coro e potente presidente della Commissione per le Comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Venezuelana. Le segnalazioni inviate al superiore di Peña Parra non gli impediscono di essere ordinato sacerdote il 23 Agosto 1985 e di essere successivamente inviato alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, dove si formano i futuri diplomatici della Santa Sede.
Nel 1990, il 24 Settembre 1990, viene accusato di aver sedotto due seminaristi minori della parrocchia di San Pablo, che sarebbero dovuti entrare quello stesso anno nel Seminario Maggiore di Maracaibo. Il fatto avvenne nella chiesa della Madonna del Rosario, dove era parroco il reverendo José Severeyn; fu denunciato alla polizia dai genitori dei due giovani e fu esaminato dal rettore del Seminario Maggiore, reverendo Enrique Pérez, e dal direttore spirituale, reverendo Emilio Melchor. Il reverendo Enrique Pérez, ex rettore del Seminario Maggiore, ha confermato per iscritto l’episodio.
Nell’Agosto del 1992, quando era alunno della Pontificia Accademia Ecclesiastica, Edgar Peña Parra è coinvolto con lo stesso José Severeyn nella morte di due persone, un medico e un certo Jairo Pérez, uccisi da una scarica elettrica nell’isola di San Carlos, nel lago di Maracaibo. Nel dossier si aggiunge il particolare che i cadaveri furono trovati nudi, vittime di macabre pratiche omosessuali. Severeyn viene poi rimosso dalla parrocchia dall’allora arcivescovo monsignor Roa Pérez, e viene nominato Cancelliere dell’arcidiocesi, trovandosi così nella posizione di poter distruggere o contraffare i documenti riguardanti questi casi.
Nel Gennaio 2000, il giornalista di Maracaibo Gastón Guisandes López mosse gravi accuse contro alcuni sacerdoti omosessuali della diocesi di Maracaibo, fra i quali Peña Parra. Nel 2001, Gastón Guisandes López chiese per due volte di essere ricevuto dal Nunzio Apostolico in Venezuela monsignor André Dupuy, ma il Nunzio si rifiutò di riceverlo, ma l’anno successivo riferì in Segreteria di Stato questi episodi scandalosi in cui era stato coinvolto Edgar Peña Parra.
La relativa documentazione si trova pertanto negli archivi della Nunziatura in Venezuela, dove, a partire da quella data, si sono succeduti come Nunzi gli Arcivescovi Giacinto Berloco (2005-2009), Pietro Parolin (2009-2013) e l’attuale nunzio Aldo Giordano. Essi hanno avuto a disposizione i documenti relativi a queste accuse nei confronti del futuro Sostituto, come pure ne hanno avuto conoscenza i Segretari di Stato i Cardinali Tarcisio Bertone e Pietro Parolin, e i Sostituti Leonardo Sandri, Fernando Filoni e Giovanni Angelo Becciu [1].
Nonostante i dossier inviati alla Segreteria di Stato, dal 2003 al 2007 Peña Parra presta servizio presso la Nunziatura di Tegucigalpa in qualità di consigliere: da qui nasce il rapporto con il Cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga e con mons. Juan José Pineda, il quale fu consacrato Vescovo nel 2005, quando Peña Parra era in Honduras.
Maradiaga è noto alla cronaca per scandali finanziari, tra i quali spicca la truffa ai danni di Martha Alegria Reichmann, vedova dell’ex Ambasciatore dell’Honduras presso la Santa Sede. [2] Il Cardinale è uno dei principali consiglieri di Bergoglio, è un personaggio chiave del Consiglio di Cardinali a cui è affidata la riforma della Curia e della Chiesa, e ha svolto un ruolo decisivo in nomine importanti, come quella del Cardinale Blase Cupich (insieme con McCarrick) a Chicago e del nuovo Sostituto alla Segreteria di Stato, l’Arcivescovo Peña Parra. Ricordo inoltre che nell’aprile 2015 la fondazione Open Society di George Soros ha versato 650mila dollari a due organizzazioni cattoliche progressiste, PICO e FPL, per «influenzare singoli vescovi in modo da avere voci pubbliche a sostegno di messaggi di giustizia economica e razziale allo scopo di iniziare a creare una massa critica di vescovi allineati con il Papa». Il Card. Maradiaga, in relazioni con PICO, non fu estraneo nemmeno a questa interferenza del menzionato sedicente filantropo nella politica americana, con la complicità della parte filo-bergogliana dell’Episcopato.
Le due organizzazioni destinatarie dei versamenti sono state scelte – spiegano i documenti – perché impegnate in progetti a lungo termine che hanno lo scopo di cambiare «le priorità della Chiesa cattolica statunitense». La grande occasione è data dalla visita del Papa negli Stati Uniti e la fondazione di Soros punta esplicitamente ad usare i buoni rapporti di PICO con il cardinale honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga, tra i principali consiglieri di papa Francesco, per «impegnare» il Pontefice sui temi di giustizia sociale e anche avere la possibilità di inviare una delegazione in Vaticano prima della visita di settembre in modo da far ascoltare direttamente al Papa la voce dei cattolici più poveri in America.
Pineda è invece accusato di illeciti finanziari, di molestie e abusi sessuali, oltre che di coltivare una rete di relazioni con omosessuali (anche prostituti) in Honduras e all’estero, ai quali avrebbe anche donato appartamenti, automobili, moto e viaggi con i fondi della Diocesi. È parimenti accusato di aver difeso e coperto altri casi di abusi commessi da chierici. Il 28 maggio 2017 un gruppo di 48 seminaristi ha denunciato un modello diffuso e radicato di pratica omosessuale, lamentandosi degli assalti di Pineda. Inutile dire che il Cardinale Maradiaga non ha voluto tener in alcun conto le accuse, nonostante il suicidio di un seminarista di Santa Rosa de Copán, dopo che questi aveva scoperto che il suo amante in Seminario aveva iniziato un’altra relazione. Non basta: si deve ricordare che Maradiaga, nel Dicembre 2017, aveva affidato a Pineda il governo dell’Arcidiocesi, durante le sue continue e prolungate assenze dalla diocesi; e che la maggior parte degli incontri sessuali del suo Ausiliario avvenivano a Villa Iris, residenza del Cardinale.
Nello stesso anno 2017, Pineda è stato rimosso dall’incarico di Vescovo ausiliare di Maradiaga senza dare alcuna motivazione ai fedeli di Tegucicalpa. Il Visitatore apostolico mons. Alcides Casaretto ha consegnato a Bergoglio un corposo rapporto sul suo conto, assieme alle accuse di un gruppo di Cattolici, scandalizzati dal silenzio della Santa Sede.
Dal 1993 al 1997 Peña Parra è inviato con incarichi diplomatici alla Nunziatura in Kenya. Nel 1995 diventa Monsignore, nel 1999 viene inviato a Ginevra come membro della Rappresentanza Pontificia alle Nazioni Unite. Nel 2002 è nominato membro della Nunziatura in Honduras e nel 2006 viene mandato alla Nunziatura in Messico. Nel 2011 riceve la Consacrazione episcopale e viene nominato Nunzio in Pakistan, poi nel 2015 in Mozambico. Il 15 Ottobre 2018 Bergoglio lo nomina Sostituto in Segreteria di Stato, su raccomandazione del Cardinale Maradiaga.
Emiliano Fittipaldi su Domani ricorda che Peña Parra, in base alle carte dei magistrati della Santa Sede, avrebbe avuto dal 2018 al 2019 un ruolo chiave in alcune scelte finanziarie che causarono alle casse vaticane perdite per oltre cento milioni di euro. I magistrati parlano anche di trattative segrete del Sostituto venezuelano. Sarebbe stato proprio Peña Parra, uno degli uomini più potenti del Vaticano e scelto personalmente da Bergoglio, ad «aprire il cancello del pollaio a volpi fameliche», per usare un’espressione di Fittipaldi.
Particolarmente sconcertanti e gravi appaiono il comportamento e le responsabilità del Segretario di Stato Card. Parolin, che non si è opposto non solo alla nomina di Peña Parra a Sostituto – cioè a suo primo collaboratore – ma prima ancora a quella di Arcivescovo e Nunzio apostolico, nel gennaio 2011, quando Parolin era Nunzio a Caracas. Prima di tale importante nomina viene infatti istruito un rigoroso processo informativo per verificare l’idoneità del candidato. Ma ancor più inquietante è che Bergoglio, per un ruolo così importante nella Chiesa, abbia scelto un collaboratore accusato di crimini tanto gravi.
Le recenti esternazioni di Bergoglio circa le unioni civili omosessuali; il numero impressionante di Prelati omosessuali dei quali si circonda persino nella sua residenza di Santa Marta, a partire dal segretario personale Mons. Fabian Pedacchio, improvvisamente rimosso e sparito nel nulla; gli scandali che quotidianamente emergono circa la lobby omosessuale vaticana: tutti questi elementi lasciano intendere che l’Argentino voglia legittimare l’ideologia LGBTQ non solo per assecondare l’agenda mondialista e demolire i principi immutabili dalla Morale cattolica, ma anche per depenalizzare i crimini e gli abusi dei suoi collaboratori, proteggendo il cerchio magico che coinvolge Maradiaga, Pineda, Peña Parra, Zanchetta e tutta la lavender mafia vaticana.
Mi chiedo se lo stesso Bergoglio, del quale molti ignoravano l’esistenza fino al 13 Marzo 2013, non sia sotto ricatto da parte di chi beneficia così impunemente della sua clemenza. Questo spiegherebbe il motivo che porta colui che siede sul Soglio ad infierire con tanta spietatezza nei confronti della Chiesa di Cristo, mentre usa tutti i riguardi con personaggi notoriamente corrotti, pervertiti e quasi sempre implicati in reati sessuali e finanziari. L’alternativa – circa la cui plausibilità si vanno giorno dopo giorno raccogliendo inquietanti elementi – è che la scelta di Bergoglio di circondarsi di persone viziose e quindi ricattabili sia deliberata, e che lo scopo ultimo che egli persegue consista nel demolire la Chiesa Cattolica, sostituendola con una sorta di ONG filantropica e ecumenica asservita all’élite mondialista. Dinanzi a questo tradimento da parte di chi ricopre il Papato, un’opera di trasparenza e di chiarezza non può escludere, per essere efficace, colui che da oltre sette anni proclama a parole di voler far pulizia in Vaticano e nella Chiesa.
[1] Si noti che Sandri è stato creato cardinale nel 2007, Filoni nel 2012e Becciu del 2018.
[2] https://lanuovabq.it/it/maradiaga-i-soldi-e-lamico-abusatore-coperto
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(21) Marco Tosatti (@MarcoTosatti) / X
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6 commenti su “Mons. Peña Parra Nuovo Nunzio in Italia? Attacco Durissimo dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò.”
VERE PAPA BXVI MORTUUS EST‼️
«… Alla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto…Non sarà più in grado di abitare gli “EDIFICI”… SARÀ UNA CHIESA PIÙ “SPIRITUALE”… povera e diventerà la Chiesa degli indigenti»…
http://www.korazym.org/65921/la-profezia-di-ratzinger-del-1969-sul-futuro-di-una-chiesa-della-fede-e-quel-piccolo-gregge-di-credenti
È da illusi pensare che la chiesa si salvi solo attraverso la messa Vetus Ordo… epperò celebrata con piena coscienza in modo scismatico con la chiesa di satana al potere da 13 anni.
E pertanto, i primi responsabili del disfacimento della Chiesa Cattolica sono i cardinali apostati che, anziché assolvere il loro primo dovere di dichiarare la Sede Petrina LEGITTIMAMENTE Vacante dalla morte dell’ultimo vero papa BXVI (37 UDG), si ostinano a riconoscere loro capi gli antipapi eretici Bergoglio e Prevost.
MA IN QUESTO MODO HANNO INTERROTTO LA SUCCESSIONE PIETRINA‼️
Senza rendersi conto che non esiste niente di più grave!
Perché interrompere la SUCCESSIONE PETRINA significa togliere a Gesù il diritto di governare visibilmente la Sua CHIESA attraverso il successore di BXVI…
e darlo a SATANA.
Ergo:
Se il CASTIGO della terza guerra mondiale è ormai alle porte… la colpa non è solo dei cattivi che governano il mondo e la chiesa, ma anche del SILENZIO e della DISERZIONE dei “cattolici” … in primis dei cardinali che mancano al loro primo dovere di dichiarare ufficialmente:
VERE PAPA BXVI MORTUUS EST‼️
https://www.marcotosatti.com/2026/02/27/prima-diocesi-al-mondo-a-scomunicare-chi-partecipa-alla-messa-tradizionale-scismatico-infovaticana/
La natura dell’acqua è quella delle creature che allegramente ci nuotano dentro.
Me l’ero segnata per una barzelletta sui colmi. Poi è arrivata la Kaja Kallas.
https://ilsimplicissimus2.com/2024/05/28/la-terza-guerra-mondiale-e-una-questione-filosofica/
-L’ultima uscita di Borrell è di magistrale stupidità: quando un giornalista gli ha chiesto se le politiche dell’Ue stessero portando il mondo verso la Terza Guerra Mondiale, ha semplicemente respinto la questione e ha detto che si trattava di un argomento “filosofico” di cui lui non era responsabile. Egli esegue solo le istruzioni dei capi di Stato e di governo dell’Ue e non può occuparsi di questioni “filosofiche” come la possibilità che una guerra nucleare distrugga il continente.
È del tutto evidente a chi non si sia messo una benda davanti agli occhi che personaggi come questi obbediscono ad altri poteri, quelli formalmente nascosti, ma concretamente evidenti di cosche economiche finanziarie di rito globalista che hanno ancora in mano il potere reale e che sono disposte persino a una guerra catastrofica per la quale non sono nemmeno preparati o comunque di rischiare il tutto per tutto pur di non perdere la loro rendita di posizione planetaria.-
Candida domanda: ma perché chi sta lì apposta non leva altissima la voce a denunciare l’abisso e la lampante strutturalità dell’orrore?
https://exsurgedomine.it/250502-sinovatican-ita/
-Darrick Taylor scriveva su Crisis Magazine del 14 Maggio 2024: «(…) il Vaticano, per ragioni inspiegabili, ha mandato a negoziare Theodore McCarrick. Non è una grande forzatura ipotizzare che il Partito Comunista Cinese abbia ricattato una figura così compromessa, e non è assurdo pensare che qualcosa del genere possa essere la ragione del disastroso accordo. Le cospirazioni più fantasiose riguardanti Francesco hanno a che fare con la sua elezione, e potrei essere persuaso che i governi interessati sarebbero disposti a esercitare influenza su un’elezione papale.-
https://www.ricognizioni.it/la-cina-il-network-gay-e-gli-imbarazzi-vaticani/
La Cina è smartphone e vicina. Cia, Mossad, massonerie et universi Epstein molto di più. O forse come Alarico hanno avuto virtù di religione davanti alle Sacre Mura e gli ultimi sessant’anni sono stati solo incenso e voto di martirio a san Tafazzi.
Quando i cardinali di S R. Chiesa comprenderanno che è ora di cacciare con la frusta gli usurpatori della Cattedra di S. Pietro che da 13 anni perseguitano i veri Sacerdoti, in disprezzo del Sacro Magistero infallibile di tutti i legittimi papi, in particolare dell’ultimo papa BXVI che, con “SUMMORUM PONTIFICUM”, ha dato facoltà a tutti i Sacerdoti di celebrare la messa tradizionale senza il permesso del vescovo?
Da notare che l’arcivescovo Carlos Alberto Breis Pereira, nominato da Bergoglio il 3 aprile 2024 e poi confermato da Leone XIV per l’arcidiocesi di Maceió (Brasile), anche quando era in vigore il “SUMMORUM PONTIFICUM”, nel 2010 aveva già PROIBITO il vecchio rito nella sua diocesi, in totale disprezzo e DISOBBEDIENZA all’ultimo vero papa Benedetto XVI.
Tuttavia, è con immenso dispiacere, che devo constatare che anche molti tradizionalisti si ostinano a DISOBBEDIRE all’ultimo Papa BXVI, nonostante i suoi numerosi sforzi verso di loro. E non comprendono invece, che, solo riconoscendo il S. Magistero infallibile suo e di tutti i papi concilari, rientreranno in piena comunione con Cristo e con la Sua Chiesa.
Quella Chiesa Unam et Sanctam che niente ha a che fare con la chiesa massonica di satana che governa in vaticano dal 2013.
Come non capire che, per salvare la Sua Chiesa, Gesù ha bisogno dell’umile OBBEDIENZA ai Sacri Pastori da Lui stabiliti?
E non ai falsi pastori stabiliti dalla massoneria ecclesiastica?
Maria, Madre della Chiesa, intercedi per noi Tuoi figli, che da tre anni siamo orfani del Successore di Pietro Benedetto e della SS. Eucarista celebrata “validamente” in comunione con lui e con la “Sua” Chiesa.
https://open.substack.com/pub/bigmodernism/p/bishop-excommunicates-all-catholics?utm_source=share&utm_medium=android&r=4jh4a5
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Che pena.
Siamo ri-piombati all’epoca di Teodora e Marozia, con la differenza che bisognerà chiamare costoro Teodor# e Marozi#.
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