Breve Storia Del Revisionismo (Prima Parte). Don Curzio Nirtoglia.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di don Curzio Nitoglia, a cui va il nostro grazie. Buona lettura e diffusione.

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di Don Curzio Nitoglia

 BREVE STORIA DEL REVISIONISMO

PRIMA PARTE

Prologo
Andrea Carancini ha scritto un interessante libro (nel quale ha riportato anche due saggi di Serge Thione David Skrbina), in cui spiega le origini storico/cronologiche e la genesi del “revisionismo”.
Il titolo del libro in questione è: “Le origini del revisionismo” (Genova, Effepì, 2025).
La morale che si può trarre dalla sua lettura è che la prima grande vittima della guerra è la verità storica; inoltre, soprattutto la seconda guerra mondiale, è stata un vero e proprio “massacro” della verità storicamente accertata, che è stata quasi annichilata e ribaltata. D’altronde già i Romani antichi dicevano “Vae victis! / Guai ai vinti!”; infatti, la storia la scrivono i vincitori a loro uso e consumo.
La prima guerra mondiale
Il primo capitolo del libro in questione è composto dal saggio di Serge Thion (pp. 15-76). L’Autore ci spiega che il termine “revisionismo” nasce e proviene dalla prima guerra mondiale e non dalla seconda come comunemente si crede (p. 15).
Infatti, dopo il 1914/1918 si riteneva revisionista uno storico che pensasse (come lo pensava anche la Santa Sede) che il “Trattato di Versailles” fosse stato ingiusto e troppo duro nei confronti della Germania e che avrebbe dato luogo a una seconda conflagrazione mondiale e che, perciò, avrebbe dovuto essere “rivisto, rivisitato o revisionato” per evitare un secondo immane conflitto ben peggiore del primo; di qui il termine “revisionismo/revisionista”.
Harry Elmer Barnes (1889-1968)
Uno storico revisionista statunitense (della prima guerra mondiale) è Harry Elmer Barnes, che scrisse circa quindici libri sull’argomento tra il 1920 e il 1930 (p. 18). In essi rivedeva la tesi univoca e manichea della totale colpa della sola Germania nello scoppio della grande guerra. D’altronde, il semplice buon senso o senso comune, che oggi difetta tanto all’uomo kantiano/contemporaneo, dice che quando due persone litigano, probabilmente la colpa raramente è tutta e soltanto di un’unica parte.
Barnes ha svolto un enorme lavoro tramite una minuziosa consultazione di archivi storici frequentati per lunghi dieci anni.
La seconda guerra mondiale
Inoltre, Thion sostiene pure che il III Reich – prima che scoppiasse la guerra del 1939/1945 – aveva proposto alle grandi potenze europee e atlantiche di accogliere a casa loro gli ebrei allora residenti in Germania, ma esse non vollero.
Conferenza di Evian, 1938
Infatti, queste potenze nazionali – repubblicane/democratiche o monarchiche – alla Conferenza di Evian-les-Bains (in Francia) del 1938 – si rifiutarono di accogliere gli ebrei residenti nel Reich germanico.
Accordo di “Ha’avara” o di “trasferimento” (1933-1939)
La Germania intavolò pure un negoziato con i sionisti installatisi in Palestina già quindici anni prima la creazione dello Stato d’Israele e aveva stretto con essi un accordo di “trasferimento = Ha’avara, in ebraico”, che consentì a 60 mila ebrei tedeschi di emigrare in Terra Santa e di non morire in Europa nord-orientale durante la seconda guerra mondiale.
Questa politica germanica fu chiamata dal Reich “soluzione geograficamente finale” del problema ebraico in Germania (p. 22). D’altronde, in Europa, gli ebrei più volte e in varie nazioni furono espulsi geograficamente, senza essere stati sterminati fisicamente, già a partire dal 612 (nella Spagna visigota) sino al 1492 (nella Castiglia) e al 1494 (nel Portogallo).
I campi di detenzione o concentramento tedeschi raccoglievano non solo gli ebrei, ma tutti coloro che erano ostili politicamente al III Reich, come succedeva in quasi tutte le altre nazioni (p. 23).
Secondo la documentazione su cui si è basato Thion, la propaganda di guerra dei servizi segreti delle nazioni ostili alla Germania ha lanciato la vulgata sterminazionista – tramite camere a gas “Zyklon B” – di sei milioni di ebrei nei lager tedeschi (p. 23), che con il processo di Norimberga è diventata “verità” storica e con la “guerra fredda” un super-dogma di “fede statale”, unica religione di Stato del Nuovo Ordine Mondiale.
Certamente, soprattutto negli ultimi mesi di guerra, in Germania sotto i pesanti bombardamenti degli Alleati, senza cibo, medicine, riscaldamento e sottoposti a un regime di lavoro molto duro … molti prigionieri dei lager morivano, anche per maltrattamenti (p. 28).
Il ruolo di Rassinier
Paul Rassinier (1906-1967) era un insegnante comunista francese, nel 1932 passò al Partito Socialista. Era un pacifista convinto e rifiutava totalmente ogni tipo di guerra. Durante la seconda guerra cominciò a stampare false carte d’identità per i resistenti, soprattutto ebrei, contro l’occupazione tedesca onde aiutarli a espatriare in Svizzera, che non era stata invasa dalla Germania (p. 29).
Rassinier fu denunciato alla Gestapo, arrestato e torturato, riportando una forte invalidità che lo accompagnò per tutta la sua vita (p. 29). Inoltre, fu internato nei lager di Buchenwald e Dora, non distanti da Weimar presso la Turingia.
Nel 1949, difronte alla vulgata della propaganda di guerra fatta dai vincitori (che attribuiva solo ai Tedeschi tutta la colpa e ogni danno), si decise di scrivere ciò che aveva visto e sperimentato sulla sua pelle negli anni di detenzione nei lager tedeschi.
Egli adottò un metodo storico/critico (ripreso dallo storico francese Jean-Norton Cru, 1879-1949) che gli consentiva di distinguere il vero dal falso nelle testimonianze di guerra, che nell’immediato dopoguerra erano spuntate come funghi non sempre commestibili (p. 30).
Ora, Rassinier non aveva nulla in comune con il Regime di Pétain a Vichy o con i movimenti fascisti europei; anzi, era stato non solo un partigiano antitedesco filo social/comunista, ma persino un torturato dalla Gestapo e internato a Buchenwald.
Perciò, andava combattuto più di tutti gli altri “revisionisti”, perché inattaccabile e più pericoloso; quindi, gli intellettuali saliti sul carro del vincitore all’ultimo momento si accanirono contro di lui in maniera analoga (e forse più vigliacca e meschina) a quanto aveva fatto la Gestapo.
Rassinier aveva avuto soprattutto la colpa di aver messo a fuoco una delle cause principali dell’orrore dei lager: il ruolo dei prigionieri politici che amministravano i campi di concentramento (“kapò”) e che spesso prendevano le decisioni che poi le SS avrebbero messo in pratica. Questi prigionieri politici erano soprattutto comunisti stalinisti e regolavano i conti con l’opposizione socialdemocratica, trozkista o anarchica. Tuttavia, nonostante la perizia e l’esperienza diretta di Rassinier in fatto di lager, l’enorme macchina della propaganda stalinista si scagliò contro di lui e lo fece a pezzi.
Rassinier fu uno dei primi e più qualificati a esprimere perplessità sulle camere a gas che sarebbero state costruite a posta per uccidere milioni di persone. Infatti, il mondo politico del dopoguerra oramai si trovava in piena guerra fredda e le tesi della propaganda bellica sia americana sia sovietica contro la Germania erano riproposte nell’occidente atlantico come nell’oriente sovietico tali e quali durante il 1939/1945. Nessuna rivisitazione storica che volesse verificare le reali responsabilità tedesche aveva diritto all’esistenza.
Il processo Eichmann (1961) aggiunse altra carne al fuoco contro non solo la Germania, ma l’Europa, che aveva lasciato fare, la Chiesa, gli Usa e gli ebrei europei che non si erano difesi come avevano iniziato a fare i sionisti a partire dal 1948, i quali incarnavano oramai il nuovo tipo di ebreo combattente, militante e non più perseguitato inerte e sconfitto e, perciò, da imitare (vedi Gaza 2024/26) e non da commiserare.
Gli avversari di Rassinier erano oramai gli Usa, l’Urss e in più il neonato Stato d’Israele (p. 32-33). Egli fu calunniato, divenne un “nazista”, messo da parte; perciò, la sua salute – che era stata rovinata al 90% dalle torture subite da parte dalla Gestapo – cominciò a declinare sempre più. Dopo circa 10 anni di processi passò a miglior vita il 28 luglio 1967 a soli 61 anni.
Robert Faurisson
Frattanto lo storico revisionista Harry Elmer Barnes era morto nel 1968; tuttavia entrava in scena un altro storico di gran valore: Robert Faurisson (1929-2018).
Le tesi revisioniste condensate da Faurisson
Le tesi revisionistiche riguardo alla seconda guerra mondiale furono sistematizzate dal professor Faurisson. Esse possono essere così riassunte: 1°) il III Reich avrebbe voluto l’espulsione degli ebrei dalla Germania e non il loro sterminio. L’inizio della seconda guerra mondiale rese tale piano  difficilmente attuabile e poi impossibile a partire dal 1942; 2°) se la Germania nazionalsocialista avesse voluto la distruzione dell’ebraismo tedesco, esso non sarebbe sopravvissuto; 3°) non ci sono prove scientifiche che le camere a gas dei lager tedeschi servissero a uccidere uomini; 4°) i forni crematori erano utilizzati per incenerire i cadaveri dei prigionieri defunti ma non gasati affinché non scoppiassero epidemie; 5°) gli ebrei che sono stati uccisi, lo furono perché sovversivi, spie o criminali non perché soltanto ebrei (pp. 41-42).
Ditlieb Felderer
È uno storico svedese nato nel 1942 ed è uno dei primi revisionisti non molto conosciuto, nato da una famiglia di ebrei austriaci. Egli è stato il primo (nel 1979) ad aver rivelato l’esistenza di una piscina e di un teatro ad Auschwitz (p. 47). Ha dimostrato che le porte del Crematorio 1° erano state costruite dai sovietici entrati ad Auschwitz assieme all’edificio intero, cammino compreso. Egli venne arrestato in Svezia e imprigionato.
Ernst Zündel
Attorno al 1990 in Canada un giovane di origine sveva, Ernst Zündel, nato in Germania nel 1939 ed emigrato in Canada, faceva il grafico. Tuttavia, iniziò a studiare la storia della seconda guerra mondiale per vedere se veramente la Germania fosse stata l’unica vera responsabile di tutti gli orrori dell’ultima guerra mondiale. Trovò alcuni libri dei revisionisti che s’ispiravano a Paul Rassinier ove ci si poneva la domanda se veramente fossero morti gasati sei milioni di ebrei. Ora, Zündel aveva dialogato da giovane con alcuni simpatizzanti nazionalsocialisti, pur non aderendo al nazionalsocialismo.  A partire dal 1977 iniziò a pubblicare, come piccolo editore, molti opuscoli e libri revisionisti; naturalmente fu denunciato e portato a processo nel 1985 (p. 57).
Malgrado la superiorità degli argomenti addotti dalla difesa di Zündel, egli fu comunque condannato a cinque mesi di prigione. L’editore canadese fece appello nel 1988 e chiese che fossero ascoltati alcuni noti storici revisionisti e non (Faurisson, Irving) e persino l’ingegnere Fred Arthur Leuchter, che progettava e costruiva camere a gas nei penitenziari statunitensi ove la pena capitale veniva eseguita gassando; egli avendo esaminato le mura delle camere a gas di Aushwitz concluse che la concentrazione e quantità dei resti di acido cianidrico o Zyklon B (ancora presenti nei laterizi delle mura delle camere a gas) non era sufficiente per uccidere uomini, ma solo per disinfestare gli insetti che avrebbero infestato i prigionieri (p. 61). Tuttavia, il giudice sentenziò che l’olocausto era un fatto notorio e quindi non poteva essere messo in dubbio e neppure in discussione (p. 60).
Da allora la repressione ha soppiantato la discussione e la ricerca storico/chimica.
Nonostante ciò Germar Rudolf, un giovane studente tedesco di chimica (nato a Limburg il 29 ottobre 1964) riprese e perfezionò l’expertise condotta da Leuchter arrivando alle medesime conclusioni (p. 63). Tuttavia, anch’egli fu condannato addirittura a cinque anni di reclusione (p. 66).
Conclusione
Queste pagine di Serge Thion ci aiutano a farci un’un’idea della genesi del movimento revisionista del primo dopoguerra 1914/18 e soprattutto della seconda guerra mondiale (prosecuzione della prima), che non è mai cessata e che ci sta attualmente portando (guidata da Us/raele) verso una terribile e fisicamente definitiva terza conflagrazione atomica.
Historia magistra vitae, ma quasi mai una maestra è stata meno ascoltata.
d. Curzio Nitoglia
fine della prima parte
1  Serge Thion: 1942-2017. È stato Ricercatore del CNRS (Centro Nazionale Ricerca Scientifica).
2  David Skrbina è nato l’11 giugno 1960, è stato professore e accademico all’Università del Michigan. Ha scritto sull’olocausto ed è stato licenziato dall’Università.

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