Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il nostro Matto, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull’importanza del presente, dell’attimo che stiamo vivendo, ora. E sulla sua immensa densità. Buona lettura e condivisione.
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NIKON

In ciascuno dei tuoi istanti è contenuto, come in un nocciolo, il seme di tutta l’eternità.
Francesco di Sales
L’attimo presente: piccola eternità per noi.
Fénelon
Ma esiste qualcosa, in questa nostra fragile vita, che più di un fuoco d’artificio possegga l’eternità dell’istante?
Yukio Mishima
Viviamo in una cultura completamente ipnotizzata dall’illusione del tempo, in cui il cosiddetto “momento presente” è visto come una sottilissima linea infinitesimale tra un passato e un futuro considerati estremamente importanti. Non abbiamo alcun presente. La nostra coscienza è quasi interamente occupata dalla memoria e dalle aspettative. Non ci rendiamo conto che non c’è mai stata e né ci sarà mai alcuna esperienza al di là dell’esperienza presente. Continuiamo a confondere il mondo che descriviamo e misuriamo con le parole con il mondo in sé. Siamo talmente ossessionati da nomi, numeri, simboli, concetti e idee da aver smarrito il contatto con la realtà.
Alan Watts
* * * * *
La parola giapponese nikon richiama la nota macchina fotografica, la cui funzione è lo “scatto”, che si caratterizza per la sua repentinità, ovvero per il suo espletarsi in un attimo … nikon. In un attimo l’obiettivo – l’occhio della macchina – si apre e si chiude, e, proprio come l’Occhio della Coscienza, coglie un scampolo di eternità interrompendo il tempo quale ne sia l’oggetto. Il film che ha luogo nella Coscienza – e dove se no? – è una sequela di “scatti”, un susseguirsi di nikon, un ripetersi dell’irripetibile attimo: ἐν ἀτόμῳ (en atomo), l’indivisibile unità di tempo … scampolo di eternità.
Per questo, nikon può considerarsi sinonimo di kairos: il “tempo nel mezzo”, ovvero il “momento opportuno”, di cui lo Zen asserisce: «ogni momento è il momento opportuno», insomma, carpe diem!
Occorre precisare che il film – il succedersi degli eventi – accadono alla e nella Coscienza – all’Io puro –, quindi non sono la Coscienza-in-sé.
Maurice Merleau-Ponty:
«Io, veramente, è nessuno, è l’anonimo; è necessario che esso sia anteriore a ogni oggettivazione, denominazione, per essere l’Operatore, o colui al quale tutto ciò accade».
Si può comprendere come l’Io puro – la pura Coscienza – in quanto «nessuno» e «anonimo», risulti inconcepibile tanto alla ragione quanto alla fede positiva … ma non all’apofasi: soltanto Nessuno può essere tutti senza cessare d’essere Nessuno. Soltanto l’Anonimo può assumere tutti i nomi senza cessare di essere l’Anonimo. Soltanto l’Assoluto può relativizzarsi senza cessare di essere l’Assoluto.
Grazie al “fermo immagine”, all’istantanea, all’attimo che insta, cioè sovrasta, l’Occhio della Coscienza coglie e fa vivere il susseguirsi degli eventi permeandoli della sua essenza.
C.S. Lewis:
«L’istante è il punto nel quale il tempo tocca l’eternità».
Cesare Pavese:
«Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi»,
cioè … i nikon.
Tutta la cultura, tutto il sapere, tutto l’acquisibile – compresi gli apparati religiosi – sono stati e sono possibili grazie all’Occhio della Coscienza che vede, ascolta, tocca, odora, gusta: l’Occhio che capta ciò “di” cui, a posteriori, si crede, si pensa e si ragiona. L’Occhio della Coscienza è la pura identità dell’essere umano, la notte dei tempi, il nessuno, il fondo apparentemente oscuro donde nascono le apparenti luci del mondo, ossia ciò che risulta all’essere umano “normalmente” dormivegliante, mentre Elias Canetti fa notare che:
«I giorni vengono distinti fra loro, ma la notte ha un unico nome».
Ovvero: la luce della distinzione (che è buio) è possibile grazie all’Occhio della Coscienza (che è luce).
Non per nulla Vincent Van Gogh suggerisce:
«Io penso spesso che la notte sia più viva e più riccamente colorata del giorno».
La notte, il buio, la … camera oscura.
Marcello Veneziani, a proposito della macchina fotografica:
«Due secoli fa nasceva lo strumento che ha fatto da trait d’union tra la pittura e la pioggia di selfie che ci investe oggi. La camera oscura partorì il miracolo di trasformare la vita in mito, rendendo eterno il secondo in cui scatta il flash».
Il flash … l’illuminazione che accade in questo momento … nikon.
La camera oscura: l’inconscio … la partoriente.
Carl Gustav Jung:
«L’inconscio non è soltanto male, ma è anche la sorgente del bene più alto; non è solo buio ma anche luce, non solo bestiale, semi-umano, demoniaco, ma sovrumano, spirituale e, nel senso classico del termine, “divino”».
L’Occhio della Coscienza è una lampada:
«La lampada del corpo è l’occhio. Se dunque il tuo occhio è limpido, tutto il tuo corpo sarà illuminato».
È l’Occhio dell’Infante, dell’Incontaminato, dell’Innocente.
Jean de La Bruyère:
«I bambini si godono il presente perché non hanno né un passato né un futuro».
A proposito della fotografia, vale la pena di considerare il neologismo coniato da Fosco Maraini: empresente, ossia il presente emergente.
«L’empresente si riferisce a quell’attimo irripetibile in cui l’occhio del fotografo percepisce non solo la realtà esteriore, ma anche le “movenze del cuore e dell’anima” del soggetto. Non si tratta quindi di congelare un semplice istante di un flusso temporale nella ricerca di una sintesi, bensì godere di un momento carico di significato, in cui il presente emerge e si “srotola nel futuro”».
[…]
«Fra gli infiniti presenti ce n’è uno che sta a ridosso della sottile e ignota barriera che ci separa dal futuro: è il momento stesso in cui noi due stiamo parlando o – se vuoi – quello immediatamente percepito da chi leggerà queste righe. Esso emerge di attimo in attimo, non ha nulla di teorico o grammaticale, è – in qualche modo – l’attimo fuggiasco in cui si materializza l’esperienza, e in cui io ne entro in possesso. La sua restituzione, anche parziale, sotto forma d’immagine, consente di comunicare all’esterno il momento in cui il soggetto conoscente ha percepito e descritto la realtà in cui siamo immersi».
Gli ideogrammi che si leggono nikon sono 丹今.
丹 ni (tan), cinabro, pigmento rosso, sincerità, pienezza d’energia,
今 kon (ima), ora, adesso, momento presente.
L’ideogramma 今 lo si trova anche in:
Naka Ima 中今: “Sii nel mezzo di questo momento”,
ove 中 naka (chū) significa centro, medio, richiamando il già visto kairos: il “tempo nel mezzo”,
ed anche in:
Tattaima たった今: “in questo preciso momento”, “eccomi” … nikon.
Il patriarca zen Dogen esorta:
«Dovresti esaminare il fatto che tutte le cose e gli eventi di questo intero universo sono particolarità temporali (jiji) … tempo-esistenza significa invariabilmente tutti i tempi … Tutta l’esistenza e tutti i mondi sono inclusi in una particolarità temporale. Meditate su questo: c’è un’esistenza o un mondo escluso da questo momento presente? […] Nikon, quest’attimo esatto racchiuso in ognuno di noi. In quest’attimo si fondono passato, presente e futuro. Anche qualora vi siano infiniti momenti, tutti essi convergono in questo singolo attimo: nikon».
Vale la pena di insistere sulla domanda di Dogen che riguarda ogni essere umano, indipendentemente dalla religione che professa (o non professa):
«c’è un’esistenza o un mondo escluso da questo momento presente?».
IMPOSSIBILE rispondere affermativamente, poiché TUTTO accade adesso, è accaduto adesso e accadrà adesso; ogni pensiero sorge, sorse e sorgerà adesso, ogni parola è pronunciata o scritta, fu pronunciata o scritta e sarà pronunciata o scritta adesso. Ogni profezia fu concepita adesso ed ogni escatologia si compirà adesso. Quando «in principio Dio creò il cielo e la terra” era adesso. E proprio l’IMPOSSIBILITÀ di affermare che vi sia qualcosa di «escluso da questo momento presente», può provocare un salutare corto circuito nella mente abitudinaria, ostinata nella forma assunta, entità ognora congetturante impastoiata nel tempo e nella storia, nella politica e nell’economia, nella sillogistica filosofico-religiosa: uno scossone propedeutico al risveglio della Coscienza (la Bella Addormentata, la Luna) alla Luce spirituale (il bacio del Principe azzurro, il Sole), sicché, grazie allo sposalizio mistico, anch’essa può dire: IO SONO … ADESSO … NIKON!
Canta Franceso Gabbani:
«Ma non lo vedi?
E non conta se non ci credi,
Che siamo un momento
Tra sempre e mai più?
Viva la vita così com’è, questa vita che
è solo un attimo, un lungo attimo.
Viva la vita così com’è, questa vita che
è solo un battito, un lungo battito».
COSCIENZA, OCCHIO, LAMPADA: sinonimi di una realtà trascendente e nel contempo dote e facoltà dell’essere umano, a cui ora aggiungiamo SPECCHIO.
Nell’opera del patriarca Dogen si riferisce del KOKYŌ: l’“ANTICO SPECCHIO”, concernente la capacità, secondo che dice Cristo, di essere “nel” mondo ma non “del” mondo. Si tratta dell’eccelso stato in cui la Coscienza, come uno specchio (che è … nessuno!), non trattiene né respinge ma semplicemente riflette il mondo, restandone incontaminata. Sicché si può dire che l’Antico Specchio è simbolo di una facoltà non solo individuale, ma è anche e prima di tutto una realtà universale.
Essere “nel” mondo ma non “del” mondo è possibile soltanto grazie alla Coscienza incontaminata, ciò che rende conto del famoso:
«Non quello che entra nella bocca contamina l’uomo; ma è quello che esce dalla bocca che contamina l’uomo!»,
legge ineludibile e sottovalutata: se la Coscienza è contaminata, la bocca emette contaminazione per chi ascolta (ma anche si ritorce contro chi parla); e ciò per quanto cólto e forbito sia il linguaggio. Con poche parole un contadino che vive fra piante e animali può dire cose più nobili e profonde di un acculturato che odora di libri e fa grandinare il suo roboante e prolisso linguaggio a frastornare (ed inculcare?) la platea.
E già che ci siamo aggiungiamo anche IKKAMYŌ: “PERLA SPLENDENTE”, di cui sempre il patriarca Dogen dice:
«Un volta un monaco chiese al maestro Gensha Shibi: “Ho udito che l’intero Universo è una perla splendente. Come interpretarlo?”. Gensha disse: “L’intero Universo è una perla splendente. Cosa c’è da interpretare o capire?”».
Comparazione:
«Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».
Sintesi:
la «perla splendente» (kokyō) e la «perla di grande valore» (pretiosa margarita) sono la medesima perla:
connubio ante omnia saecula fra Coscienza universale e Coscienza inviduale, la cui celebrazione è possibile soltanto per Via Contemplativa, quindi anche oltre ogni congettura cerebro-intellettuale e rito quali mediazioni umane necessarie ma prepedeutiche.
Ogni Scrittura è necessaria per ricordare e riproporre lo Smarrito, ma il ricordo scritto – e interpreato – dello Smarrito non è lo Smarrito. Il ricordo è necessario per scuotere dicendo: ehi, svegliati!, ma poi va lasciato perché ha esaurito il suo compito. Il suono di campana chiama – opportunamente – a raccolta nel tempio, ma non è il tempio in cui regna il Grande Silenzio ed ormai tace. E questo tempio in cui inabita lo Spirito Santo, se è vero ciò che dice (non solo) Paolo, è se stessi: quindi entrare nel tempio significa entrare in se stessi, raccogliersi nell’Infinito per lasciarsi raccogliere dall’Infinito: operazione apofatica, catartica, liberatrice da zavorre umane.
Emil Cioran:
«Minuto di raccoglimento: assaporare la voluttà di non pensare a niente, riposarsi nella consapevolezza di una nullità calma, di una pausa nel supremo».
«Una pausa nel supremo»: meravigliosa espressione di una prassi!
Henri-Frédéric Amiel:
«Il raccoglimento, il ritorno al divino: sono necessari per attraversare la vita, le sue tentazioni, le sue dissipazioni, senza evaporare, dissiparsi o corrompersi. Questa fede interiore, poi, chiede di essere rinnovata tutti i giorni».
Il vedere è la funzione dell’occhio, al cui riguardo concludo con un’intenso brano di Merleau-Ponty che si collega a quanto osservato sopra, e che forse richiede di più che una sola lettura di passaggio:
«[…] Forse ora ci rendiamo meglio conto di tutto ciò che contiene questa piccola parola: “vedere”. La visione non è una certa modalità del pensiero, o presenza a sé: è il mezzo che mi è dato per essere assente da me stesso, per assistere dall’interno alla fissione dell’Essere, al termine della quale soltanto mi rinchiudo su di me.
[…]
L’occhio va inteso come “la finestra dell’anima” … L’occhio compie il prodigio di aprire all’anima ciò che non è anima: il gaio dominio delle cose, e il loro dio, il sole.
[…]
Dobbiamo prendere alla lettera quello che ci insegna la visione: che per suo mezzo tocchiamo il sole, le stelle; che siamo contemporaneamente ovunque, accanto alle cose lontane come a quelle vicine, e che perfino la nostra facoltà di immaginarci altrove […] di mirare liberamente ad esseri reali, dovunque essi si trovino, attinge anch’essa alla visione, riutilizza mezzi che ci vengono da essa […] Ogni entità visiva, per quanto individuale sia, funziona anche come dimensione, poiché si presenta come risultato di una deiscenza* dell’Essere».
* dal latino dehiscere: spaccarsi, aprirsi. Dunque l’Essere che in Sé non è un ente specifico e non ha dimensione poiché è immensamente piccolo e immensamente grande, si apre – sboccia – in una pluralità di entità-dimensioni che lo rappresentano e quindi lo rivelano. Insomma, le deiscenze sono vestigia dell’Essere. Bonaventura da Bagnoregio riferisce della «conoscenza di Dio nelle sue orme (in vestigiis suis) in questo mondo sensibile. «De te, altissimu, porta significatione», dice Francesco di Assisi a proposito di «messor lu frate sole».
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4 commenti su “Nikon, ovvero l’Infinita Importanza dell’Attimo Presente. Il Matto.”
Caro Matto, di corsa per mancanza di tempo, ( più tardi rileggerò il tutto )…
Mi sembra che all’elenco delle citazioni manchi quello sulla Gestalt e su quanto e come operarono sia Fritz Pearls che Eriksson per far recuperare l’attimo fuggente, onde guarire un bel po’ di persone attraverso la consapevolezza di sé nell’immediato, unico presente.
E poi ci sarebbe da citare la meravigliosa presenza dell’occhio “Udjat”- integro, sano, l’occhio destro-solare. Ma è una lunga/breve/ luminosa storia. Alla prossima.
Con affetto, A.
Debbo contenermi nel citare. Se no mi dicono che per essere un fautore del Silenzio scrivo troppo 😉
A proposito: come come? ti manca il tempo? ma … 🥰
Un abbraccio.
Caro Matto,
mi manca per il momento…😅.
Ti offro questa: ” Quando pronuncio la parola Futuro, la prima sillaba va già nel passato./ Quando pronuncio la parola Silenzio, lo distruggo./ Quando pronuncio la parola Niente, creo qualche cosa che non entra in nessun nulla. ” (Wislawa Saymborska).
🙏😊
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