G@z@. Francesca Albanese alla Camera, il Rapporto ONU: Crimine Collettivo. Lavinia Marchetti

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato su Facebook da Lavinia Marchetti, a cui va il nostro grazie. Buona lettura e diffusione.

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FRANCESCA ALBANESE PRESENTA IL RAPPORTO ONU “GENOCIDIO DI GAZA: UN CRIMINE COLLETTIVO” ALLA CAMERA (3 FEBBRAIO 2026).
di Lavinia Marchetti
L’intervento è visibile e/o scaricabile da qui https://webtv.camera.it/evento/30276…
Oggi, 3 febbraio 2026, Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i Territori palestinesi occupati, ha tenuto una conferenza stampa presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (Montecitorio) per presentare il suo nuovo report intitolato “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”. L’evento – organizzato e presieduto dalla deputata Stefania Ascari (Movimento 5 Stelle) – è stato trasmesso in diretta sulla WebTV della Camera dei Deputati. Alla conferenza sono intervenuti diversi parlamentari dell’opposizione e altri esperti: i deputati M5S Stefania Ascari, Dario Carotenuto e Carmela Auriemma, il deputato PD Arturo Scotto, i senatori di Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro e Tino Magni, l’avvocato Fausto Giannelli e la prof.ssa Alessandra Annoni (docente di diritto internazionale, collegata da remoto). Questa platea politico-accademica sottolinea il carattere trasversale dell’iniziativa, che ha visto esponenti del M5S, Partito Democratico e Sinistra unirsi per dare voce al rapporto di Albanese.
PRINCIPALI CONTENUTI DEL DISCORSO E DEL RAPPORTO ONU
Durante il suo intervento, Francesca Albanese ha delineato i punti chiave del rapporto, denunciando che “il genocidio in corso a Gaza è un crimine collettivo, sostenuto dalla complicità di influenti Stati terzi”, i quali hanno reso possibili le politiche di occupazione, assedio e bombardamento perpetrate da Israele. Secondo Albanese, la devastazione di Gaza non avviene “nel vuoto”, bensì si inserisce in un disegno di lungo termine: Israele ha «strangolato, affamato e distrutto» la Striscia di Gaza attraverso una campagna di distruzione intenzionale e sistematica della popolazione palestinese, un progetto che si configura con il crimine di genocidio.
Albanese ha accusato Israele di aver condotto una campagna di annientamento “con la complicità di Stati terzi e imprese” che per decenni hanno fornito supporto militare, politico, diplomatico ed economico alla repressione dei palestinesi. “Attraverso azioni illecite e omissioni deliberate, troppi Stati hanno armato, fondato e protetto l’apartheid militarizzato di Israele, permettendo alla sua impresa coloniale di insediamento di metastatizzare in genocidio, il crimine ultimo contro il popolo indigeno della Palestina”, ha affermato Albanese durante la conferenza. Ha spiegato che questo genocidio è stato reso possibile da plurime forme di complicità internazionale: la protezione diplomatica garantita a Israele nei consessi internazionali “destinati a preservare la pace”, le collaborazioni militari (vendita di armi, addestramenti congiunti) che “hanno alimentato la macchina genocida”, l’assenza di sanzioni e la doppia morale di alcuni Paesi (per esempio l’Unione Europea, che pur sanzionando la Russia per l’Ucraina “continuava a fare affari con Israele”). Il rapporto, 24 pagine datate 20 ottobre 2025, è frutto di documentazione ONU e di 40 contributi di enti governativi e non, e descrive come questa “atrocità trasmessa in diretta” sia stata facilitata dal sostegno esterno.
Un elemento centrale del report è l’elenco di 63 Stati ritenuti complici, in varia misura, dei crimini a Gaza. Oltre a Israele come potenza occupante, Albanese sottolinea la responsabilità di Paesi terzi: “la responsabilità è condivisa e non ricade solo sulla Potenza occupante”, gli Stati terzi non solo devono astenersi dall’aiutare atti di genocidio, ma hanno obblighi positivi di prevenzione, obblighi che molti avrebbero violato. Tra i complici figurano numerosi Paesi occidentali ed extra-occidentali: Stati Uniti (indicati come attore principale), Germania, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Austria, Irlanda, ma anche Stati a maggioranza musulmana e araba (ad es. Egitto, per aver mantenuto relazioni di sicurezza ed economiche con Israele durante il conflitto). L’Italia è esplicitamente menzionata nel report: Albanese l’ha accusata di aver fornito “grandi quantità di armi, munizioni, tecnologie militari o dual use” a Israele attraverso collaborazioni opache e trasferimenti indiretti, ricordando che l’Italia è risultata il terzo maggiore esportatore di armamenti verso Israele durante la guerra, il che denota “la chiara intenzione di voler facilitare i crimini israeliani”. Nel report si citano inoltre esercitazioni congiunte (ad es. la partecipazione italiana all’esercitazione multinazionale “Iniochos 2025” in Grecia con Israele, USA, Qatar e altri) e l’uso di porti italiani per il transito di materiale energetico diretto in Israele, come ulteriori elementi della complicità italiana.
Albanese ha inquadrato la tragedia di Gaza come parte di un continuum storico di oppressione coloniale. Ha richiamato l’attenzione sul “regime di apartheid coloniale d’insediamento” imposto ai palestinesi e su un livello di violenza senza precedenti registrato sia a Gaza sia in Cisgiordania e Gerusalemme. Secondo la relatrice ONU, non ci si trova di fronte a mere “azioni belliche sproporzionate”, ma a un “progetto coordinato per annientare un gruppo umano protetto dal diritto internazionale”, cioè il popolo palestinese. Nel suo discorso, Albanese ha ricordato che già la Corte Internazionale di Giustizia all’Aja, con un’ordinanza del gennaio 2024, aveva evidenziato il “rischio di genocidio” in Palestina, attivando l’obbligo di tutti gli Stati di prevenirlo. Ha citato inoltre diverse fonti autorevoli che ormai riconoscono come genocidio quanto avvenuto a Gaza: storici israeliani, ONG come B’Tselem (“il nostro genocidio” hanno definito la strage), Physicians for Human Rights Israel, l’Associazione Internazionale degli Studi sul Genocidio, nonché una Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite che, dopo due anni di indagini su Israele/Palestina, ha concluso trattarsi di genocidio. “Il mondo ora si trova sospeso sul filo tra il collasso del diritto internazionale e la speranza di un rinnovamento”, avverte il rapporto, aggiungendo che tale rinnovamento sarà possibile solo “se si affronta la complicità, si rispettano le responsabilità e si rende giustizia”. In chiusura, Albanese ha lanciato un appello a favore di un nuovo multilateralismo fondato davvero sui diritti e la dignità di tutti, non di pochi privilegiati, richiamando l’urgenza di fermare le atrocità e di rinnovare gli sforzi internazionali per la pace e la giustizia.
REAZIONI POLITICHE E ISTITUZIONALI IN ITALIA
La decisione di ospitare Francesca Albanese a Montecitorio ha scatenato un aspra polemica politica. Esponenti della maggioranza di destra (Governo Meloni) hanno definito la presenza della relatrice ONU un atto oltraggioso e strumentale, accusando le opposizioni di “doppio standard”. In particolare, il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone ha dichiarato: “È un oltraggio al Parlamento la presenza di Francesca Albanese, un personaggio che ha superato ogni limite della decenza istituzionale, al convegno alla Camera con i deputati del Movimento 5 Stelle Ascari e Carotenuto”. Mollicone ha parlato dai microfoni di Radio Radío, denunciando la “doppia morale degli organizzatori”: a suo dire, da un lato la sinistra avrebbe occupato la Sala Stampa di Montecitorio pochi giorni prima per impedire un evento sgradito, “dall’altra accoglie con gli onori di casa un soggetto… che continua a sostenere in maniera impropria la linea filo-Hamas”. Il riferimento è a quanto accaduto pochi giorni prima: circa 30 parlamentari d’opposizione (PD, M5S, AVS) avevano effettivamente occupato la Sala Stampa di Montecitorio per bloccare la presentazione di una proposta di legge sulla “Remigrazione” promossa da esponenti dell’estrema destra extra-parlamentare (Casapound, Fronte Skinheads, ecc.), come se fossero la stessa cosa…iniziativa poi saltata fra cori di “Bella ciao” e “Fischia il vento” intonati dagli stessi deputati. Mollicone e altri esponenti di maggioranza hanno quindi accusato le opposizioni di impedire conferenze di destra bollate come neofasciste, ma allo stesso tempo di “farsi complici” di una figura, Albanese, tacciata di estremismo anti-Israele. “Rimaniamo basiti”, ha aggiunto Mollicone, di fronte a questo “doppiopesismo” (sì, è buffo leggerlo, ma tant’è…): chi si riempie la bocca di valori repubblicani, secondo lui, “oggi si fa complice di una figura che attacca il presidente Mattarella, svilisce la storia di Liliana Segre, definisce un ‘monito’ per i giornalisti l’assalto a una sede di un quotidiano nazionale”, ha tuonato, riferendosi ad alcune controverse dichiarazioni attribuite in passato ad Albanese. Mollicone ha perfino menzionato la partecipazione di Albanese, lo scorso 5 luglio, a un evento intitolato “Luci su Gaza” organizzato da una associazione legata a Mohammad Hannoun (attivista palestinese in Italia arrestato nel 2023 per finanziamento al terrorismo): secondo Mollicone, Albanese non avrebbe mai preso le distanze da quell’organizzazione nonostante l’arresto di Hannoun (la cui colpevolezza peraltro è ancora tutta da dimostrare, anzi..). Il leader M5S Giuseppe Conte, ha concluso Mollicone, “deve decidere se essere una forza filo-estremista o un’opposizione democratica e occidentale”, insinuando quindi che il Movimento 5 Stelle (promotore dell’evento) stesse oltrepassando i limiti dell’accettabile sostegno politico.
Sulla stessa linea si è espressa la deputata di FdI Sara Kelany, responsabile Immigrazione del partito, con dichiarazioni durissime. “Trovo vergognoso che i gruppi di sinistra esibiscano alla Camera… Francesca Albanese, una rappresentante dell’Onu che squalifica questa organizzazione e va in giro alimentando polemiche e posizioni assolutamente provocatorie”, ha affermato Kelany. Anche per Kelany, invitare Albanese a Montecitorio è un atto “irresponsabile e inopportuno”: “riteniamo temeraria questa iniziativa… assolutamente inopportuna come altre dei giorni scorsi”. Kelany ha ricordato che Albanese è stata sanzionata dal Senato USA (citando il provvedimento introdotto dal senatore Marco Rubio) con l’accusa di faziosità e antisemitismo, e l’ha dipinta come una figura che “ha più volte espresso posizioni inaccettabili sulla natura dell’organizzazione terroristica Hamas, responsabile del pogrom del 7 ottobre”, mostrando una “grave mancanza di equilibrio e imparzialità incompatibile col ruolo che ricopre all’ONU”. Secondo Kelany, ospitare Albanese in sedi istituzionali significa dare spazio a “personaggi che veicolano idee antisemite senza alcun rispetto delle istituzioni italiane”. In particolare, ha accusato la “paladina pro-Pal” (così definisce Albanese) di aver definito i tagliagole di Hamas ‘resistenza’ e di essere affiancata da parlamentari come Ascari “che invita terroristi” e Carotenuto (descritto ironicamente come uno che “zompetta tra una conferenza stampa pro-Pal e un convegno dei CARC pro Maduro”) – presenza, questa, ritenuta “incompatibile con l’autorevolezza istituzionale della Camera”, ha concluso Kelany. Tali attacchi personali riflettono il clima infuocato attorno all’evento, con la maggioranza di governo compatta nel delegittimare sia Albanese sia i promotori dell’incontro.
Anche altre figure istituzionali di centro-destra hanno fatto sentire la loro voce. Il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha definito la conferenza “un’iniziativa temeraria” e “ampiamente contestata”, ribadendo che la sinistra mostra il solito “doppiopesismo” occupando la sala stampa contro altri eventi ma poi accogliendo Albanese “nuovamente a parlare di genocidio” alla Camera. Gasparri ha ricordato che Albanese avrebbe chiamato “Resistenza” i miliziani di Hamas e l’ha accusata di aver fatto “sconcertanti e vergognose dichiarazioni” sulla senatrice a vita Liliana Segre e sull’assalto alla redazione de La Stampa. In parallelo, Elisabetta Gardini, vice-capogruppo FdI alla Camera, ha denunciato la “totale mancanza di coerenza” da parte delle opposizioni: Gardini ha sostenuto che Albanese manca di imparzialità e integrità secondo il codice di condotta ONU (richiamando le parole dell’ambasciatore italiano all’ONU Maurizio Massari), e ha parlato di “profili marcatamente antisemiti” emergenti dai suoi attacchi a Liliana Segre e dai presunti legami con ambienti di Hamas. Gardini ha avvertito che iniziative come quella di Montecitorio “rischiano di compromettere la neutralità e l’autorevolezza delle istituzioni parlamentari, trasmettendo un messaggio profondamente divisivo”.
Vale la pena notare che la posizione ufficiale del governo italiano rispetto al lavoro di Francesca Albanese era già fortemente critica nei mesi precedenti. Quando Albanese presentò lo stesso rapporto all’ONU (ottobre 2025), l’ambasciatore italiano Maurizio Massari prese le distanze definendo il documento “totalmente privo di credibilità e imparzialità” e accusando la relatrice di aver ecceduto il suo mandato. Massari lamentò il “completo disprezzo del codice di condotta” dei relatori ONU da parte di Albanese e ricordò come le sue prese di posizione anti-israeliane avessero già suscitato reazioni indignate in Italia, Paese in cui – parole di Massari – Albanese è diventata “un’icona pro-Pal” per una parte politica. Anche Danny Danon, rappresentante di Israele all’ONU, in quell’occasione l’aveva attaccata frontalmente dandole della “strega” e accusandola di antisemitismo. Queste tensioni internazionali spiegano in parte la veemenza della reazione politico-mediatica italiana attorno all’evento di Montecitorio: la figura di Francesca Albanese era già al centro di uno scontro diplomatico, e il suo arrivo in Parlamento ha amplificato fratture interne fra maggioranza (solidale con Israele) e opposizioni (più critiche verso le azioni israeliane a Gaza). I principali quotidiani e media italiani hanno ripreso la polemica: espressioni come “polemica in Aula”, “bufera su Albanese” e perfino titoli coloriti (“una strega si aggira per il mondo”) hanno accompagnato il dibattito pubblico, sottolineando la divisione tra chi ritiene necessario denunciare il massacro di Gaza anche con termini forti, e chi invece considera inaccettabile che tali posizioni abbiano spazio nelle istituzioni italiane.
RISPOSTE DI FRANCESCA ALBANESE ALLE CRITICHE
Francesca Albanese ha rigettato le accuse di parzialità e di indulgenza verso Hamas, cogliendo varie occasioni pubbliche per chiarire la sua posizione. Già nel presentare il report all’ONU (e in interventi mediatici successivi), la relatrice speciale ha ribadito di aver “sempre condannato Hamas” per le violenze contro civili e di riconoscere che “ogni attentato a civili viola il diritto internazionale”. Ha però aggiunto che questo non può far velo sulle responsabilità di Israele: “nessuno può giustificare la carneficina a Gaza, né tantomeno un’occupazione permanente divenuta apartheid e oggi genocidio, sotto gli occhi del mondo”, ha dichiarato recentemente. Di fronte alle critiche sulla sua presunta mancanza di equilibrio, Albanese ha risposto con fermezza: “L’Ungheria si sbaglia: non è vero che non ho condannato Hamas, e mi sorprende che l’Italia, mio Paese d’origine, si unisca a questo coro privo di fondamento. Avreste dovuto citare esempi concreti, invece di recitare i punti di discussione dell’ambasciatore israeliano”. Questa replica, pronunciata dopo gli attacchi ricevuti alle Nazioni Unite da rappresentanti di Ungheria e Italia, mostra come Albanese rivendichi la fondatezza del proprio lavoro e accusi i suoi detrattori di ripetere slogan propagandistici anziché confutarne i dati. Nessuno l’ha mai criticata per i dati che porta. Si limitano ad attaccare la persona.
Albanese ha anche risposto con sarcasmo alle offese personali. All’insulto di Danon (“lei è una strega”), ha ribattuto: “Se la cosa peggiore di cui mi può accusare è la stregoneria, la accetto. Ma stia certo che se avessi il potere di fare incantesimi, li userei per fermare i vostri crimini una volta per tutte e per assicurarmi che i responsabili finiscano dietro le sbarre”. Questa frase, riportata con evidenza sui media, ha ricevuto applausi e sintetizza la risposta di Albanese: lungi dal intimidire, lei rilancia l’accusa sui “vostri crimini” (rivolgendosi a chi la critica per conto di Israele) e invoca giustizia penale per i responsabili delle stragi di civili. In interviste e dibattiti televisivi italiani, Albanese ha continuato a difendere la definizione di “genocidio” per Gaza portando argomenti giuridici precisi. Ad esempio, durante una trasmissione su La7, di fronte a chi sosteneva che “nessuno può dire che è genocidio finché non lo stabilisce un giudice”, lei ha elencato le autorevoli istituzioni e figure (commissioni ONU, ONG israeliane, studiosi internazionali) che già qualificano la distruzione di Gaza come genocidio, aggiungendo: “Già la Corte dell’Aja a gennaio 2024 ha rilevato il rischio di genocidio… Quindi non possiamo dire che manchino gli elementi: c’è l’obbligo di prevenirlo”.
Quanto alle accuse di antisemitismo e di mancare di rispetto alla Shoah, Albanese le ha definite calunnie volte a distogliere l’attenzione dai fatti sul terreno. Ha chiarito di non accettare lezioni su cos’è un genocidio: “Non me lo deve insegnare lei… so bene che il punto chiave del genocidio è l’intento [di distruggere un gruppo]”, ha replicato a un interlocutore critico, sottolineando come la documentazione raccolta nel suo mandato (testimonianze dirette, prove video, dichiarazioni di esponenti israeliani) indichi proprio un intento eliminatorio verso i palestinesi di Gaza. Inoltre, Albanese ha ricordato la frase di Nelson Mandela, “la nostra libertà è incompleta senza la libertà dei palestinesi”, per situare la lotta del popolo palestinese nella più ampia cornice dei diritti umani universali. Di fronte alle contestazioni italiane, la relatrice ONU ha mostrato orgoglio e determinazione: “Io non ho paura. Il mio ruolo è osservare e descrivere la situazione”, ha detto in un’intervista, aggiungendo che continuerà a farlo nonostante le pressioni e le sanzioni personali. Ha lanciato infine un messaggio diretto ai palestinesi, sia all’ONU sia nelle piazze: “La vostra resilienza è onorata e il mondo si sta risvegliando con voi. Sarà al vostro fianco, come fece con il Sudafrica, fino alla vostra liberazione”. Queste parole, accolte con un lungo applauso all’ONU, riassumono il cuore del discorso di Francesca Albanese: denunciare quello che definisce “genocidio” a Gaza non è provocazione né estremismo, ma un dovere morale e giuridico per svegliare le coscienze e fermare una tragedia storica in corso.
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