Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione due elementi relativi alle vittime dello sterminio israeliano nella striscia di Gaza. Da sottolineare che si tratta solo degli esseri umani uccisi in attacchi diretti, e di cui era possibile avere una documentazione. Buona lettura e condivisione.
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Il primo è questo articolo de Il Fatto Quotidiano:
Israele conferma i numeri di Hamas: 71.000 uccisi dai soli attacchi diretti. Il bilancio reale può arrivare a 600 mila

Il ministero della Difesa israeliano ha formalmente riconosciuto come parametro di riferimento le statistiche fornite dal ministero della Salute di Gaza (controllato da Hamas), indicando che circa 71.700 palestinesi sono stati uccisi dalle operazioni militari dal 7 ottobre 2023. E’ quanto riporta il quotidiano israeliano Haaretz. Un riconoscimento che rappresenta un drastico cambiamento di rotta per le autorità di Israele, che per tutta la durata del conflitto hanno descritto i dati provenienti dalla Striscia come mera propaganda di guerra, nonostante le agenzie delle Nazioni Unite e numerosi esperti di salute pubblica avessero dichiarato che i sistemi di registrazione dei dati a Gaza fossero storicamente robusti e credibili, e che nel corso del conflitto i dati fossero stati esaminati da governi, organizzazioni internazionali, media e ricercatori. Secondo fonti militari, però, la cifra terrebbe conto delle sole vittime di attacchi militari diretti, lasciando fuori i dispersi, molti probabilmente ancora sotto le macerie, i morti per fame, freddo, malattie e per la distruzione dell’intero sistema sanitario.
La linea tenuta dai funzionari israeliani per oltre due anni è stata quella dello scetticismo verso qualsiasi cifra prodotta sotto il governo di Hamas. Secondo la posizione ufficiale di Tel Aviv, i dati erano da considerarsi manipolati e privi di valore oggettivo poiché a Gaza la Sanità risponde direttamente all’organizzazione militante che controlla l’enclave dal 2007. Uno dei punti cardine dell’argomentazione israeliana riguardava l’incapacità, o la volontà politica, del ministero della Salute di non distinguere tra civili e combattenti all’interno dei suoi registri ufficiali. Poiché i membri delle milizie non indossano uniformi formali né portano documenti di identificazione separati sul campo di battaglia, Israele ha a lungo sostenuto che i numeri totali fossero sospetti e non potessero servire a valutare in modo imparziale l’impatto reale sulla popolazione. In diverse occasioni, infatti l’esercito (IDF) ha ribadito che Hamas operasse deliberatamente in zone popolose e utilizzasse strutture protette come scuole e ospedali come scudi umani, complicando ulteriormente l’accertamento indipendente delle vittime. L’arrivo del riconoscimento comporta dunque una revisione della portata del conflitto. Oltre le vittime di attacchi militari diretti, poi, resta da fare il bilancio di tutta la devastazione seguita all’offensiva israeliana, comprese le morti legate alla malnutrizione o al collasso totale delle infrastrutture civili.
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