G@z@. I$r@ele Conferma H@m@s: 71.000 Uccisi in Attacchi Diretti. Il Totale può arrivare a 600 mila.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione due elementi relativi alle vittime dello sterminio israeliano nella striscia di Gaza. Da sottolineare che si tratta solo degli esseri umani uccisi in attacchi diretti, e di cui era possibile avere una documentazione. Buona lettura e condivisione.

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Il primo è questo articolo de Il Fatto Quotidiano:

Israele conferma i numeri di Hamas: 71.000 uccisi dai soli attacchi diretti. Il bilancio reale può arrivare a 600 mila

Secondo fonti militari riportate da Haaretz, la cifra non tiene conto dei dispersi, molti ancora sotto le macerie, dei morti per fame, freddo, malattie e per la distruzione dell’intero sistema sanitario.
Israele conferma i numeri di Hamas: 71.000 uccisi dai soli attacchi diretti. Il bilancio reale può arrivare a 600 mila

Il ministero della Difesa israeliano ha formalmente riconosciuto come parametro di riferimento le statistiche fornite dal ministero della Salute di Gaza (controllato da Hamas), indicando che circa 71.700 palestinesi sono stati uccisi dalle operazioni militari dal 7 ottobre 2023. E’ quanto riporta il quotidiano israeliano Haaretz. Un riconoscimento che rappresenta un drastico cambiamento di rotta per le autorità di Israele, che per tutta la durata del conflitto hanno descritto i dati provenienti dalla Striscia come mera propaganda di guerra, nonostante le agenzie delle Nazioni Unite e numerosi esperti di salute pubblica avessero dichiarato che i sistemi di registrazione dei dati a Gaza fossero storicamente robusti e credibili, e che nel corso del conflitto i dati fossero stati esaminati da governi, organizzazioni internazionali, media e ricercatori. Secondo fonti militari, però, la cifra terrebbe conto delle sole vittime di attacchi militari diretti, lasciando fuori i dispersi, molti probabilmente ancora sotto le macerie, i morti per fame, freddo, malattie e per la distruzione dell’intero sistema sanitario.

La linea tenuta dai funzionari israeliani per oltre due anni è stata quella dello scetticismo verso qualsiasi cifra prodotta sotto il governo di Hamas. Secondo la posizione ufficiale di Tel Aviv, i dati erano da considerarsi manipolati e privi di valore oggettivo poiché a Gaza la Sanità risponde direttamente all’organizzazione militante che controlla l’enclave dal 2007. Uno dei punti cardine dell’argomentazione israeliana riguardava l’incapacità, o la volontà politica, del ministero della Salute di non distinguere tra civili e combattenti all’interno dei suoi registri ufficiali. Poiché i membri delle milizie non indossano uniformi formali né portano documenti di identificazione separati sul campo di battaglia, Israele ha a lungo sostenuto che i numeri totali fossero sospetti e non potessero servire a valutare in modo imparziale l’impatto reale sulla popolazione. In diverse occasioni, infatti l’esercito (IDF) ha ribadito che Hamas operasse deliberatamente in zone popolose e utilizzasse strutture protette come scuole e ospedali come scudi umani, complicando ulteriormente l’accertamento indipendente delle vittime. L’arrivo del riconoscimento comporta dunque una revisione della portata del conflitto. Oltre le vittime di attacchi militari diretti, poi, resta da fare il bilancio di tutta la devastazione seguita all’offensiva israeliana, comprese le morti legate alla malnutrizione o al collasso totale delle infrastrutture civili.

Al momento le forze armate israeliane sono impegnate nell’analisi dei database palestinesi, che identificano oltre il 90% delle vittime con nome e numero di documento, nel tentativo di determinare quanti tra i caduti fossero effettivamente combattenti. Analisi che si inserisce in un contesto legale internazionale estremamente teso, con lo Stato di Israele che affronta accuse di crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio presso le corti internazionali e lo stesso primo ministro Benjamin Netanyahu sotto processo per queste accuse. La proporzione di civili uccisi è un elemento decisivo per i giudici: lo scorso settembre, il capo di stato maggiore Herzi Halevi ha dichiarato trionfalmente che “oltre il 10% della popolazione di Gaza è stata uccisa o ferita”, che significa 230.000 vittime. “Questa non è una guerra soft, abbiamo tolto i guanti fin dal primo minuto”, disse in quell’occasione. Ma alla luce della devastazione e della crisi umanitaria seguite all’offensiva israeliana, studi indipendenti pubblicati su riviste scientifiche come The Lancet e basati sul confronto con conflitti precedenti, rapporti verificati e metodologia epidemiologica, hanno suggerito cifre più elevate, tra i 300 mila e i 600 mila morti. I 71 mila riconosciuti ora da Israele sarebbero dunque la stima più prudente di un sistema di rilevamento anch’esso disintegrato dall’offensiva.

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Questo è il commento di Francesco Agnoli, con buona pace do certi catto-sionisti senza pudore:
Chi dà queste cifre? Hamas! Non crederete mica ad Hamas! Quante volte abbiamo sentito queste stupidaggini? Ripetute all’ infinito… Non bastavano le foto delle macerie, le dichiarazioni dei ministri di Israele che dichiaravano di voler spazzare via due milioni di persone, i video dei giornalisti puntualmente uccisi, le dichiarazioni di medici senza frontiere, chiesa cattolica, associazioni israeliane, medici occidentali di tutto il mondo… ?
Ora è l’ IDF a riconoscere, e i giornali di Israele a rilanciare, che il numero di 70 mila morti è accurato. A questi vanno aggiunti circa 800 mila profughi, migliaia di dispersi sotto le macerie, i feriti, i malnutriti ecc.
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