Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione la presentazione di un nuovo libro di Sergio Russo e Costanza Settesoldi, Benedetto XVI Gloria Olivae. Buona lettura e condivisione.
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BENEDETTO XVI “GLORIA OLIVAE”
Il Papa che non rinunciò, bensì svelò il Segreto dei segreti: quello di Fatima!
Il Terzo Segreto di Fatima è senz’altro il segreto meglio custodito e, allo stesso tempo, il più enigmatico del XX secolo… e continua ad esserlo anche nel XXI!
Quel che fu svelato il 26 giugno 2000, essendo pontefice Giovanni Paolo II – ciò è un dato oramai assodato, e dai più autorevoli studiosi in materia – rappresenta solo il testo in cui viene descritta la grandiosa visione di Fatima, riguardante il futuro della Chiesa e, per conseguenza, anche del mondo intero. Manca dunque il secondo testo, quello in cui vi è la spiegazione, fornita dalla Santa Vergine ai tre pastorelli, di quella medesima grandiosa visione escatologica.
Che il messaggio di Fatima non si sia esaurito tutto quel 26 giugno dell’anno Duemila, lo testimonia una fra le molte, però esemplare, “contraddizioni” che si sarebbero in seguito manifestate.
L’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger, quel 26 giugno 2000, durante la Conferenza Stampa di presentazione del suddetto documento, esordì dicendo: «Chi legge con attenzione il testo del cosiddetto Terzo segreto di Fatima, resterà presumibilmente deluso o meravigliato dopo tutte le speculazioni che sono state fatte. Vediamo qui raffigurata in un’istantanea e con un linguaggio simbolico di difficile decifrazione la Chiesa dei martiri del secolo ormai trascorso. Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato.»
Lo stesso Joseph Ratzinger, una volta divenuto Sommo Pontefice della Chiesa Universale, Benedetto XVI cambiava totalmente registro comunicativo.
È ovvio quindi che le sue affermazioni successive hanno un peso ed una valenza molto, ma molto più vincolante! Anche perché prima, non essendo Pontefice, non era il decisore, mentre allorché diveniva Pontefice il tutto veniva a ricadere sotto la sua piena e diretta disponibilità, responsabilità e decisione. La sua azione da Pontefice e oltretutto sostenuta dallo Spirito Santo (presente anche nel magistero ordinario).
Dieci anni più tardi, durante il suo pellegrinaggio a Fatima, nel maggio del 2010, dichiara solennemente: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa…»
È risaputo che, quando cacci la verità dalla porta, essa “caparbiamente” rientra da cento finestre… ed una di tali finestre sono senza dubbio le apparizioni di Akita, avvenute in Giappone dal 1973 al 1981, una delle poche Apparizioni Mariane approvate quasi subito dall’Ordinario del luogo, mons. John Shojiro Ito, ma non solo, anche una delle rarissime Apparizioni Mariane approvate dalla Chiesa universale (1988).
Ma perché Akita rispecchia Fatima?
Per il fatto che chi le approvò, a nome di tutta la Chiesa, definì gli eventi di Akita come “affidabili e degni di fiducia” (cardinale Joseph Ratzinger).
Ed infatti, nel 1998 l’ambasciatore filippino in Vaticano parlò di Akita allo stesso cardinale Ratzinger e il cardinale “mi confermò personalmente che questi due messaggi di Fatima e Akita sono essenzialmente la stessa cosa”.
Ma ecco le parole che il futuro Papa Benedetto XVI rivolse a Mons. Ito nel 1988: «Eccellenza, Lei vuole inviare un investigatore sul posto affinché la Chiesa possa pronunciarsi sulle Apparizioni. Non ho bisogno di un investigatore. Questo segreto a volte corrisponde parola per parola al Segreto di Fatima.»
E quali sono queste “parola per parola” identiche al segreto di Fatima?
Il segreto di Akita/Fatima è il seguente (è la Madonna a parlare): «Come vi ho detto, se gli uomini non si pentono e non si correggono, il Padre infliggerà un terribile castigo a tutta l’umanità. Sarà un castigo più grande del diluvio, quale non si è mai visto prima. Un fuoco cadrà dal cielo e spazzerà via gran parte dell’umanità, buoni e cattivi, senza risparmiare né sacerdoti né fedeli. I sopravvissuti saranno così affranti che invidieranno i morti. Le uniche armi che vi resteranno saranno il Rosario e il Segno lasciato da mio Figlio. Recitate ogni giorno le preghiere del Rosario. Con il Rosario, pregate per il Papa, i vescovi e i sacerdoti. L’opera del diavolo si infiltrerà perfino nella Chiesa, in modo tale che vedremo cardinali opporsi ad altri cardinali e vescovi contro altri vescovi. I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e combattuti dai loro fratelli. La chiesa e gli altari saranno saccheggiati. La Chiesa sarà piena di coloro che accetteranno compromessi e il diavolo spingerà molti sacerdoti e anime consacrate ad abbandonare il servizio del Signore. Il demonio si scaglierà soprattutto contro le anime consacrate a Dio. Il pensiero della perdita di così tante anime è la causa della mia tristezza. Se i peccati aumentano in numero e gravità, non si potrà più parlare di perdono.» (Da notare la data: 13 ottobre 1973, anniversario dell’ultima visione e miracolo di Fatima!).
Padre Teiji Yasuda è stato il direttore spirituale, incaricato direttamente dal vescovo, di seguire tutto lo svolgersi delle apparizioni e, proprio tale sacerdote riportò tutti i fatti e le parole in un libro, del quale chiese tuttavia la pubblicazione soltanto dopo la sua morte.
E che cosa contiene di così compromettente quel libro, da differirne addirittura la pubblicazione dopo la morte del suo autore?
«… Suor Agnes corse subito nel mio ufficio per raccontarmi il messaggio angelico che era seguito all’apparizione e che confermava ciò che pensavo. Ma questo messaggio doveva restare nascosto, perché era legato ad un evento molto grave per la Chiesa Cattolica: l’arrivo di un falso papa, un papa anticristo che, come Giuda, avrebbe venduto Gesù e la Chiesa Cattolica ai nemici, e ridicolizzato il ruolo della nostra Madre come Corredentrice.»1
Ciò è quanto leggiamo nel libro su Akita di padre Yasuda, la cui pubblicazione è rimasta nascosta e che è stato scritto in giapponese. Tuttavia, il padre Elias Mary riuscì a recuperarne una copia in giapponese e a farla tradurre lui stesso in inglese.
A questo punto come s’inserisce Benedetto XVI con la sua Declaratio, e in che modo svela il Segreto di Fatima?
Ebbene, allora vi informiamo che è appena stato pubblicato un libro (reperibile sulla piattaforma di Amazon, qui), intitolato BENEDETTO XVI “GLORIA OLIVAE” Il Papa che non rinunciò, bensì svelò il Segreto dei segreti: quello di Fatima! (2026), per mano degli autori Costanza Settesoldi e Sergio Russo i quali, attraverso una rigorosa ricostruzione filologica e giuridica della Declaratio (letta l’11 febbraio 2013, durante un Concistoro convocato dallo stesso Papa, il cui testo non è riportato fedelmente sul sito vaticano… e qui la vicenda è complessa da descrivere adesso, ma comunque è tutto documentato nel suddetto libro) del cui testo vi riportiamo il nucleo centrale, chiave di volta per capire come Benedetto XVI, ben lungi dal rinunciare al papato, ha viceversa svelato il “piano segreto” che i cardinali (soprattutto quelli cosiddetti appartenenti alla “mafia di san Gallo”, a cui però si sono associati, inconsapevolmente, anche altri diversi cardinali) hanno tramato nei riguardi del vero ed unico Sommo Pontefice, Benedetto XVI, il “Gloria Olivae”, la gloria dell’Orto degli Ulivi appunto, del Getsemani della Chiesa, del Venerdì Santo della Chiesa, così come scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica: “La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima Pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e Risurrezione.” (CCC, 677).
E il Santo Padre, Benedetto XVI, andando consapevolmente e liberamente innanzi alla Croce, ha reinverato, a nome di tutta la Chiesa, il supremo sacrificio del Calvario, operando così, in questi fatidici ultimi tempi, come egli stesso a più riprese ha definito: “un gesto senza precedenti, che ha cambiato il corso della storia…”
D’altronde lo aveva già preannunciato il Signore stesso a tutti i suoi discepoli, agli Apostoli in particolare, a Pietro nello specifico – ed oggi alla Chiesa sua sposa, che non può sottrarsi al suo destino di redenzione universale: “Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti.” (CCC, 675) – “prova” nella quale Dio avrebbe permesso che si “percuotesse il pastore e fossero disperse le pecore”, unico preludio (necessario) tuttavia, alla vera, gloriosa e meravigliosa Resurrezione!
“Fratelli carissimi, vi ho convocati a questo Concistoro non solo a causa delle tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi LA DECISIONE DELLA GRANDE ORA per la vita della Chiesa. Dopo aver esaminato più e più volte la mia coscienza davanti a Dio sono giunto alla cognizione certa [è la certezza morale della decisione] che aggravandosi i tempi [non si tratta del semplice invecchiamento fisico, il latino per invecchiare è senesco] le mie forze non sono più adeguate ad esercitare con equità il munus petrino.
Sono ben consapevole che questo munus debba tenere fede [exequor è un verbo deponente dal significato attivo e non passivo come viene tradotto, significa procedere, camminare dietro, inseguire, in questo caso, seguendo la sua essenza spirituale, si può anche tradurre con tenere fede a; significa ancora: perseguire il reo] alla sua essenza spirituale non solo con l’esercizio della giurisdizione [lo ius agendi è anche l’azione penale] e della parola [la pronuncia della sentenza, del magistero, che è pure correzione], ma altresì con la sofferenza e la preghiera [la Croce e l’intercessione, il munus santificandi]. Tuttavia, nel mondo della nostra epoca soggetto a rapide trasformazioni e messo sottosopra da rivendicazioni (morali) soverchianti per la vita di fede, per comandare la barca di San Pietro e per annunciare il Vangelo è indispensabile anche quella misura di vigore [vigor riguarda la vigenza, ossia la forza delle leggi, del corpo normativo] del corpo (normativo ed ecclesiale) e dell’anima (cioè, dei principi morali non negoziabili), vigore che negli ultimi mesi in me (cioè, nel mio Pontificato) viene sminuito [minuo è un passivo presente e significa: viene svalutato, contestato, privato di efficacia giuridica] al punto di dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il potere di governo che mi è stato affidato. Per questi motivi, ben consapevole della portata [ecclesiologica, giuridica, escatologica; dichiarazione delle fattispecie, di cui ai canoni 412, impedimento di ufficio ecclesiastico; 1375, usurpazione di ufficio ecclesiastico; 751, scisma, eresia e apostasia – tutto documentato nel fascicolo Herranz –; 1331, scomunica latae sententiae; 1329, estensione della scomunica a tutti i concorrenti nel delitto] del presente atto, in piena libertà dichiaro [renuntiare regge: mihi commissum ita ut… (esse) et conclave convocandum esse ad eligendum] di svelare/annunciare/denunciare/testimoniare:
– che il segreto/il compito che il giorno 19 aprile 2005 è stato affidato (commissum) per mano dei cardinali alla cura [al potere esecutivo, che è potere attuativo, ministerio] del Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me consiste [esse è in fondo, e costituisce il predicato nominale di ciascuna definizione rivelata: commissum esse ita ut sedes vacet et conclave convocadum esse ad eligendum novum summum pontificem] nel fatto che all’ora ventesima dal giorno [a partire, a contare dal giorno: non usa il genitivo diei, che avrebbe consentito di tradurre “all’ora ventesima del giorno 28”, ma usa la preposizione a + ablativo, dal giorno 28, che inquadra il giorno 28 come dies a quo, che non si computa secondo il canone 203: dies a quo non computatur] 28 febbraio 2013 [Gesù è il Sole di Giustizia, il Sommo Pontefice ne è il Vicario, è chiaro che la fine del giorno 28 febbraio 2013 non è alle ore 24, bensì all’ora del tramonto del sole: ora sesta, secondo l’orario italico-romano; ore 18, secondo l’orario napoleonico; l’ora ventesima, a partire dalla fine del giorno 28 febbraio, corrisponde dunque all’ora che va dalle 13 alle 14 del 1° marzo 2013] la Sede di Roma, la Sede di San Pietro sia vuota/vacante [art. 675 CCC, è anche il Deposito della Fede ad essere svuotato, di pari passo alla Dichiarazione che denuncia la Sede vacante];
– e che il conclave è da convocarsi perché si elegga un nuovo sommo pontefice da parte di questi cui compete [cioè, cui è applicabile il pondus della Declaratio, in termini di nullità dell’elezione stessa e di tutti gli atti successivi del neoeletto, di scomunica e di estensione soggettiva delle scomuniche a tutti i concorrenti nel delitto, ex canone 1329].
Fratelli carissimi, vi ringrazio di tutto cuore per tutto l’amore [amore umano, diverso da caritas e perciò non pienamente ordinato] e il lavoro (anche la fatica ed il lavorìo) con cui con me avete portato (anche, apportato) il peso del mio servizio, e vi chiedo perdono per tutte le mie mancanze. Ora affidiamo la Santa Chiesa di Dio alla cura del suo Sommo Pastore, nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua Santa Madre Maria che assista con la sua materna bontà i padri Cardinali nell’estirpazione2 del nuovo sommo pontefice [eligere non va tradotto col significato di “eleggere”, poiché per ogni elezione pontificia è normativa la imploratio allo Spirito Santo, il Quale, ovviamente non può essere sostituito da Maria Santissima, per cui il solo servizio, al quale può essere associato l’intervento efficace di Maria, consiste nella estirpazione del nuovo eletto, non potendo al contrario consistere nella cooperazione al delitto della sua propria elezione].
Per quanto mi riguarda, anche in futuro vorrei servire di tutto cuore la Santa Chiesa di Dio con una vita dedicata alla preghiera.”
Così è… se vi pare!
Costanza Settesoldi e Sergio Russo
1 Durante l’omelia per la celebrazione della festa della Madonna di Guadalupe nella Basilica di San Pietro, il 12 dicembre 2019, Bergoglio ha parlato in modo sprezzante di un titolo dato a Maria dalla Tradizione della Chiesa: “Per il Papa, solo questi titoli toccano l’essenziale, mentre molti altri, come quelli riportati nelle Litanie lauretane, riflettono piuttosto la pietà popolare. D’altra parte, rifiuta risolutamente il titolo di corredentrice: «Fedele al suo Maestro, che è il Figlio suo, l’unico Redentore, non volle mai prendere per sé nulla del Figlio. Non si è mai presentata come una corredentrice.»
Al termine di questa omelia, pronunciata alla vigilia del cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, aggiunge: «Quando la gente viene con storie che dovremmo dichiarare questo, o fare questo altro dogma o quello, non perdiamoci in assurdità.»”
(Questa è la traduzione di Zenit, agenzia di stampa vicina alla Santa Sede. Un altro sito, in lingua inglese dello stesso tenore, lo traduce come: “Non lasciamoci ingannare dalla stoltezza.” L’originale, in spagnolo – ne nos perdamos en tonteras – si traduce esattamente così: non perdiamoci in queste sciocchezze, in questa follia, in questa “sciocchezza”. È quindi chiaro che per il cosiddetto “papa” voler dichiarare la Santissima Vergine Corredentrice sarebbe una “stoltezza”, termine che traduce adeguatamente il suo pensiero.)
2 Per l’uso di tale termine cfr a riguardo i relativi podcast del dr. Cionci e del prof. Corrias.
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9 commenti su “Benedetto XVI Gloria Olivae. Un Libro di Sergio Russo e Costanza Settesoldi.”
È una questione d’amore. È solo nell’amore che la verità, che tanti si sforzano di scoprire, si svela con immediatezza e senza dubbi, occorre lasciar parlare il cuore per sapere la verità. Dall’Amore è nato un Corpo divino e sulla terra quel Corpo da millenni ha il cuore di un papa fatto a immagine e somiglianza di un Pietro che ebbe l’onore di vedere il suo Creatore.
Semplice: il papa così costituito come quel Pietro è sempre legittimo e dunque è sempre papa indipendentemente dalle diverse le tesi in campo o da logiche ferree. Regnante o no, non importa se materialmente o solo soffrendo e pregando, ma é un papa regolare e legittimo sempre, secondo il Munus dei Pietro che lo hanno preceduto. Quel papa oggi -col Munus- nel momento del suo fiat ha la stessa potestas di quel Pietro che ebbe lo Spirito assieme a Maria e agli apostoli. Quel papa se usurpato o deposto (ma chi mai può deporlo dalla sua identità??) rimane il PAPA è il cuore del Corpo Mistico che vive in comunione lieta con i fedeli e con a capo il Cristo.
Chi compra libri e si avvale di dimostrazioni teologiche, canoniche e storiche, di testimonianze o di confessioni, per sapere chi è l’ultimo vero papa non avrà sicurezze spirituali, perchè nel campo della fede i fatti non sono fattuali e le prove non provano nulla.
È il cuore che sa o per lo meno ha senzazioni vere anche se non necessariamente dimostrabili.
È la fede già in piccolissime quantità che sa spostare alberi e montagne e che ci sussurra la certezza che Bergoglio è stato un impostore e che Prevost ne è un altro. Poi vengono i libri, le prove, le certificazioni e le spiegazioni logiche ma solo di ciò che il cuore già sente e sa; poi verranno nel tempo svelati i mandanti di questi fantocci, i danni che hanno provocato, la gerarchia che hanno corrotto e le anime che hanno sedotto e ucciso.
Ma il cuore sa già, ad un solo suo sguardo o alla prima parola udita di Ratzinger come papa, se ci fu poi un suo successore che abbia suscitato la medesima certezza di essere anche lui un vero Pietro.
È Solo la fede che conferma i fatti solo se sia viva o ravvivata in Cristo; la fede diviene certezza e può parlarci, sbalordirci col suo sensibile contenuto d’amore, tangibile forza divina interiore, estranea alle realtà del mondo e alle sue logiche.
Siamo senza papa vero, ma per amore non dubitiamo delle Verità di fede, poichè Chi ci amò non poteva mentire in punto di morte: Dio non tarda o si dimentica delle Sue promesse e le Sue piaghe aperte ogni attimo Gli ricordano che la Chiesa vuole il suo Pietro, e lo avrà.
“Benedetto XVI Gloria Olivae. Un Libro di Sergio Russo e Costanza Settesoldi”
Si legge, si parla, si dice ancora di “abdicazione” e di “dimissioni” riguardo il plateale quanto storico gesto della Declaratio = Renuntiatio dell’ex vescovo di Roma, ex Sommo Pontefice, ex papa Benedetto XVI, al secolo Jozef Ratzinger. Appare d’obbligo chiarire che questi due termini, falsamente, impropriamente, disinvoltamente usati per identificare e definire il clamoroso e quasi singolare gesto che ha stupito il mondo, di cui tanto si discute e lo si farà per i secoli a venire, non hanno nulla a che fare con la declaratoria di decisio di B. XVI. Infatti, il sommo pontefice non è un monarca di uno stato laico o a capo di un impero retto dal potere temporale, né un dipendente di azienda o un rappresentante del popolo di uno Stato, di una Regione, di una Provincia, di un Comune… che presenta le proprie dimissioni al proprio superiore o all’ufficio preposto. Difatti, se vale la norma che il munus ricevuto sarebbe di natura divina e che egli sarebbe il vicarius Christi in Terra, allora a chi avrebbe dovuto presentare le mal definite dimissioni, o ancor peggio la propria abdicazione? Sgomberato il campo da questo corno del dilemma, peraltro mai esistito nella verità degli atti ufficiali della Chiesa, ma che ancora esiste e resiste nella narrazione volgare e mediatica e in ambienti anche clericali e pseudo culturali ad essi riconducibili, eventualmente, permarrebbe il mero e subdolo scopo di confondere e depistare, alludere e deviare, nascondere e manipolare, blandire ed assuefare i meno provvisti. Nell’affermare che “il papa è uno”, di B. XVI, senza mai specificare quale delle due ex figure papali allora viventi, se ne può dedurre che il papa legittimo sarebbe solo colui che avrebbe ricevuto il munus petrino in modo valido canonicamente, proceduralmente e legittimamente, de facto et de iure, perché i fatti pesano più delle etichette convenzionali.
L’assurda parodia del doppio papato di matrice o ispirazione rhaneriana, l’iniziale influenza hegeliana su Ratzinger ed altre amenità sono stati degli artifizi filosofici teorizzati ed estrapolati ad hoc dal cilindro dei mistificatori seriali, contrari se non ostili, invisi all’ex papa ed ex papato di B. XVI, atti a screditarne dalle fondamenta la sua ipotetica concezione del papato romano e dell’essere e fare il papa.
Benedetto XVI ha rinunciato, validamente, liberamente, pubblicamente, legittimamente al suo ruolo di vicario di Cristo, o no? Non può esistere una rinuncia a metà così come non può esserci un papa a metà, o due papi a metà. Così come non può esserci un papa legittimo ed un papa contro, o antipapa coesitente, cooperante, di cui uno mite, innocuo, retto nella dottrina ed orante ed uno irruento, malvagio e sacrilego. Se quest’ultimo, in qualche modo sia prevalso nella via pratica del condurre il papato romano e la Chiesa alle soglie dell’abisso, si certifichi la sua validità e legittimità canonica in primis: la risposta non è ancora pervenuta, neanche la linea successoria dell’attuale, forse, Sommo Pontefice – papa Prevost – ha smorzato la tensione lavica di fondo, né ha adoperato una terapia d’urto necessaria a ristabilire l’ordine delle cose e fare definitiva chiarezza in tal senso.
Così, diversi attori si sono affaticati a ricomporre e decifrare il puzzle inerente la clamorosa ed inaspettata rinuncia dell’ex papa B. XVI, migliaia di articoli pubblicati, riflessioni, studi, volumi tematici, podcast, interviste, caroselli, seminari, conferenze varie continuano a popolare ambienti di dialogo sulla Magna Quaestio, senza che vi si possa arrivare a porre l’ultima pietra, l’ultimo tassello sull’annoso problema e le sue criticità legate alla decisione di rinunciare al ministero petrino di B. XVI. Il sigillo definitivo non avrà luogo nel breve periodo con ogni evidenza, la Chiesa ha tempi lunghi e meditati di per sé stessa, passeranno generazioni per disvelare la vera natura di tale singolare gesto, forse, dei suoi retroscena possibili, delle cause prime, degli effetti indotti, del fine primo ed ultimo a ciò afferente, recondito, implicito, sfuggente, o forse fin troppo chiaro, evidente, sottile, tangente, deducibile, urlato sommessamente al mondo laico e cristiano, prossimo e distante, simile e diverso, Urbi et Orbi.
Ciò che è emerso fin’ora è solo una contrapposizione tra opposte fazioni di pensiero, una caterva di risorse tendenti ad auto-conservarsi, al reciproco discredito, alla presunzione di ragione e validità di una tesi piuttosto che di un’altra, ricorrendo financo all’invettiva gratuita, allo scherno, scadendo nel ridicolo ed evidenziando la pochezza di chi ha consumato o consuma la propria esistenza senza il beneficio della ratio, del logós, del decoro, della pertinenza, in un interminabile gioco delle parti senza il plauso del direttore di gara, occupato nelle segrete stanze oltre le mura leonine. Diverse sono state le possibili decifrazioni del gesto di B. XVI, diverse le tesi in campo, diverse le conclusioni, diverse le prese di posizione, alcune ragionate, documentate, condivisibili, ardite e non senza pezze d’appoggio; altre flosce, addomesticate, parziali, deraglianti. In nuce, se una è la Sedes Sancti Petri, uno dev’essere, necessariamente, il papa, regnante o no, legittimo o no, regolare o no, uno è il munus ricevuto secondo lo spirito della Chiesa, non può esistere un soglio bicefalo né de facto né de iure, a meno che non vi si trovi dinanzi ad una usurpazione della cattedra petrina, una deposizione, una esfiltrazione. Tra tutte le possibili formule interpretative, la più suggestiva appare senz’altro quella legata al terzo segreto di Fatima, la via profetica, a beneficio di chi sappia e voglia intendere, ed ancor di più quella, allusivamente, interrelata del “Grande Prelato”, il predestinato bisbetico di Trinacria Caelum, altrimenti assimilabile come Leonis Mariae, il burbanzoso bi-prete, bi-teologo e bi-scomunicato.
MC , 26.01.2026
Cara amica… che strano che nessuno le abbia replicato nè c’è chi abbia contraddetto l’ultimo vero Leone col suo “Satis Cognitum”. Ma un motivo c’è, poichè nessuno potrebbe dare alla “pantera americana” una dignità pontificia che non ha, neanche quel cucciolo dagli artigli affilati in talare grigia che qui gira prezzolato.
Quanto al video https://youtube.com/shorts/_M9f-O1dgBc?si=5tWTEnYi0blm0L6v di Mirco Agerde non bisogna ingannarci.
Il Messaggio citato è importantissimo ma l’interpretazione, seppur personale, non c’è affatto stata. Il tizio non è stato messo certo dalla Vergine di Schio in quei luoghi sacri e con tutte le sue vie crucis e le preghiere Agerde si tiene ben attaccato al un Vescovo Bergogliano e al falso papa Prevost.
Quali messe e quali sacramenti sono dati ai fedeli ignari a Schio? Quello cum Prevost??
Bella profezia che parla di un papa che rimette a posto le cose nella Chiesa, ma come mai l’Agerde non fa il paragone con l’occupante del papato? Lo ritiene vero papa ma distruttore della Chiesa pure lui? E perchè non lo sconfessa come apostata? Comodo tacere e fare gatekeeping con le profezie di un santo che ora non può gridare… eccome griderebbe Renato Baron se fosse contemporaneo di questo falso papa o del precedente pampero!!
Non bastano le vie crucis notturne a salvare la Chiesa ma prima bisogna svergognare e scacciare l’impostura affinchè quel papa profetizzato possa tornare a governare la Chiesa e scacciarne l’eresia accumulata, ma Agerde non ha il coraggio nè gli serviranno tutte quelle preci a salvarsi.
Tutta l’opera di Renato Baron e quello che ha costruito è stato abbandonato nelle mani dell’anti-chiesa; persino questo messaggio inedito è stato strumentalizzato per confondere le menti dei cattolici allontanandole dal comprendere il falso papato. Questo non piace a Maria, Mirchetto caro.
Leone XIII in Satis Cognitum ribadisce:
“La Salute della Chiesa dipende dalla “dignità” che si dà al Sommo Sacerdote”. (all’ultimo legittimo papa BXVI che mai ha abdicato e ancora manca del suo successore)
Appello ai cardinali di Santa Romana Chiesa:
E. R. permettetemi di rivolgere il mio accorato appello a Voi, Pastori fedeli a Cristo e al Suo Vangelo, che per amore del gregge disperso, avete il coraggio di ammettere che da 13 anni ci troviamo di fronte a quella grande impostura religiosa di cui parla il CCC al n. 675; S. Giovanni in Apocalisse 13 e la Madonna di Fatima, quando ci annuncio’ che “Satana” si sarebbe introdotto fino al “VERTICE” della Chiesa.
Infiltrazione massonica predetta anche da papa Leone XIII nella sua preghiera di esorcismo a S. Michele Arcangelo:
[…] NEMICI molto furbi hanno messo le loro mani empie su tutto quello che la Chiesa, sposa dell’Agnello immolato, ha di più prezioso e l’hanno saturata di amarezza.
Là dove si stabilirono la SEDE del beato Pietro e il Pulpito della Verità per la luce delle nazioni, LÀ HANNO POSTO IL TRONO dell’ABOMINIO della loro empietà; cosìche, colpendo il “Pastore” possano disperdere il gregge.
Ed che il Pastore di cui parlava Leone XIII é papa BXVI, lui stesso lo dichiara ufficialmente l’11 febbraio 2013, quando ha parlato di un manipolo (commissum) di cardinali che lo hanno costretto a rinunciare al “MINISTERIUM” (ufficio) e restare papa in sede impedita:
“Declare me “MINISTERIO” Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV “commissum” renuntiare”.
e confermato il 27-2 in italiano:
https://youtu.be/tqrEqx8bfL4?si=Zg4gq469WuWK4J5R
Ma dichiarando ufficialmente di rinunciare all’ “ESERCIZIO” (ministerium) e non al “MINISTERO” = “muneri suo renuntiet”
così come invece previsto dai Sacri Canoni, BXVI non ha ABDICATO FORMALMENTE, rimanendo lui il legittimo Papa e “INVALIDANDO” il suo successore:
Codex Iuris Canonici.
«Can. 332 § 2. Si contingat ut Romanus Pontifex “MUNERI” suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur.»
Dunque, E. R. cosa aspettate a dichiarare formalmente le elezioni di JMBergoglio “nulle e invalide, perché avvenute con papa BXVI vivo e non abdicatario? (Can. 332§2- 126 CJC e art. n.76 -77 UDG);
Elezioni invalide, che sappiamo essere state programmate da tempo dalla cosidetta Mafia S. Gallo o massoneria ecclesiastica, con lo scopo di distruggere Cristo e la Sua Chiesa costruendo un nuovo idolo, cioè un falso Cristo ed una FALSA CHIESA.
Ma per la legge canonica, Voi sapete che anche le elezioni di Prevost risultano invalide, perché avvenute in un illegittimo Conclave, successivo alla PROCLAMAZIONE della Sede Apostolica “ILLEGITTIMAMENTE” VACANTE alla morte dell’antipapa JMB e non alla morte dell’ultimo Pietro BXVI.
Così come invece richiesto dall’art. 37 UDG:
“Dal momento in cui la Sede Apostolica sia “LEGITTIMAMENTE” VACANTE, si attendano per quindici giorni interi gli assenti prima di iniziare il Conclave.”
E pertanto, non essendo ancora eletto il legittimo successore di BXVI, noi fedeli della chiesa Discente, da tre anni ci troviamo privi della Chiesa Docente, costituita dal legittimo papa e dei vescovi e sacerdoti a lui uniti che celebrano la s. Eucaristia “valida” in comunione con lui e con la Sua Chiesa. (Ecclesia de Eucharistia n. 39 S.GPII) – (Il Primato del successore di Pietro nella Chiesa n. 11-15 Ratzinger)
Ma, come spiega S. Pio X nel C.M. n. 821:
“Il Sacerdozio cattolico è assolutamente necessario nella Chiesa; perché senza di esso noi fedeli siamo privi del Santo Sacrificio della Messa e della maggior parte dei Sacramenti non avendo più chi ci ammaestra nella fede siamo come pecore senza pastore in balia dei lupi, a dir breve NON ESISTE PIÙ LA CHIESA come Gesù Cristo l’ha istituita”.
E siccome senza Gesù Eucaristia noi fedeli non possiamo più vivere, è con fiducia filiale che ci appelliamo a Voi, cardinali di S. Romana Chiesa, per esortarVi a prenderVi cura delle nostre anime, ponendo fine a questa già troppo prolungata impostura religiosa, riconoscendo BXVI ultimo papa legittimo CHE MAI abdicato e dichiarando formalmente la LEGITTIMA Sede Apostolica Vacante dalla morte dell’ultimo vero papa BXVI (art. 37 UDG), affinché venga indetto un Valido Conclave, laddove Cristo stesso possa stabilire il Petrus Romanus successore di BXVI, attraverso il quale tornare a governare visibilmente la Sua Chiesa e liberarla dalle mani degli astuti nemici.
https://youtube.com/shorts/_M9f-O1dgBc?si=5tWTEnYi0blm0L6v
Grazie E. R. per la Vostra paterna attenzione.
Che la Vergine di Guadalupe, Corredentrice del Mondo e Mediatrice di tutte le Grazie Vi guidi e Vi custodisca nel Suo Cuore Immacolato.
Viva Cristo Re!
Se Benedetto XVI non ha mai abdicato i suoi successori sono stati papi nulli e invalidi. È chiaro: le sue scelte pontificali, di Magistero, i discorsi, gli addii eloquenti, i libri intervista oltre la Declaratio esplicitano il desiderio di lasciare solo l’esercizio del Ministerium, tutte furono ponderate e coperte da ispirazione divina proveniente dal Munus. Scelte consapevoli e volute anche negli effetti sulla vita della Chiesa che gli uomini della Gerarchia provocarono quando la loro fregola li ritenne liberi di agire. Furono loro (e non Benedetto) che elessero un falso papa, abboccando all’esca gustosa di una “rinuncia” che sembrava facilmente strappata e che per gola di potere non capirono a fondo.
Effetti prevedibili o no? Chi può dirlo: Benedetto da parte sua aveva una grande intelligenza e poi una conoscenza dei suoi polli: vescovi, cardinali e curia corrotti, venali e senza remore morali; esperienza accresciuta dalle profezie mariane e dal suo dovere di amare la Chiesa.
Fra la Curia, gerarchia ma anche fra i fedeli, oggi solo chi è ingenuo o in malafede per interesse rifiuta la continuità del papato ratzingheriano; solo per difendere le proprie posizioni pregresse può ancora dichiarare di aver dubbi e disconoscere le interpretazioni coerenti spiegate in questo articolo da Russo/Settesoldi; spavaldamente non ammettere che dette interpretazioni sono confermate dai “fatti” verificatesi a ridosso della decisione di BXVI e di ciò che nacque nei due successivi antipapati. Esplicita dimostrazione di consapevolezza della Curia e del Consiglio Cardinalizio che non vi fu una abdicazione è la falsificazione della Declaratio -avallata da Bergoglio- divulgata alla stampa con termini cambiati e riportata con le stesse modifiche anche sugli Acta Ap. Sedis. Una differente Declaratio che doveva nascondere, con un senso diverso, le parole originali pronunciate in Concistoro da Ratzinger, le sole che per norma fanno fede, perchè per prime rese pubbliche. Nonostante piccole differenze interpretative anche nelle precedenti traduzioni argomentate da Cionci/Corrias, non cambia la realtà che Benedetto non ha mai ceduto il Munus e che è rimasto papa dall’inizio del pontificato sino alla sua morte, si spera naturale, il 31.12.2022.
Cosa si deduce da un Benedetto non dimissionario?
La nullità dei due seguenti pontificati, la invalidità della nomina dei due “papi”, delle loro decisioni in materia, anche canonica, in tema di fede e di morale, invalide o illecite le nomine di consacrati e nulli tutti gli atti magisteriali. Nullo ogni tipo di funzione religiosa, benedizioni, matrimoni, battesimi e ogni tipo di Sacramento impartito “Cum antipapa” perchè con Bergoglio e con Prevost è inficiata la Comunione Ecclesiale. Esclusa e realizzata – solo se invocata- la Communio cum Benedicto fino al 31.12.2022 e la Communio con la Chiesa Cattolica se riconosciuta in sede Vacante dall’ 1.1.2023 in poi.
E Bergoglio e Prevost? Antipapi pienamente coscienti della loro illeggittimità sin dal primo giorno della loro nomina! Arrestabili e condabili a morte.
Cardinali di nomina bergogliana e pre-bergogliana? Sono pseudo-cardinali o cardinali scismatici pienamente coscienti sin dal primo giorno della loro nomina o del loro scisma sin dal giorno della Declaratio! Stessa incriminazione, condanna e scomunica.
I governi della terra? Offesi e ingannati da due papi abusivi!
I cattolici? Abbandonati dalla gerarchia collusa e dai preti rei di tradimento e scismatici.
Anime dei fedeli non in buona fede? Perse o sulla via.
La Chiesa?
In piena apostasia.
Benedetto XVI ha determinato a suo dire una situazione inedita nel Papato negli ultimi mille anni (quindi che non ha nulla a che vedere con altri casi più recenti).
Nel modo più coraggioso, sbeffeggiato da chi gli ha affibbiato la patente di codardo, ha salvaguardato il Papato da una sostituzione non cattolica, ma legittima.
Si è fatto sostituire illegittimamente da Bergoglio.
Non è detto che Leone sia illegittimo. Ma per dirlo, spiegando bene come sono andate le cose, ci vuole un coraggio da Leone! Quelli che hanno costretto Benedetto alla declaratio sono tanti. Leone ne è circondato.
“signora”, ma non tanto,
Meno male che qualcuno ci ha finalmente aperto gli occhi.
Dunque: Benedetto XVI non avrebbe mai abdicato, tutti i papi successivi sarebbero nulli, gli atti sacramentali invalidi, i cardinali scismatici, la Chiesa in apostasia, e Bergoglio e Prevost addirittura “arrestabili e condannabili a morte”.
A questo punto, tirando le somme, lo dica per favore, meno male che il munus petrinum non si è perso nel nulla, ma è passato – per vie arcane e mistiche – al guru di Carini il Micio, oh pardon, al leone di una certa maria, unico interprete autorizzato del latino, della volontà divina, delle intenzioni segrete di Benedetto e persino dei complotti tipografici degli Acta Apostolicae Sedis.
È davvero consolante sapere che lo Spirito Santo, incapace di custodire la Chiesa visibile, la successione apostolica, il diritto canonico e i sacramenti, abbia però trovato il modo di trasferire l’infallibilità a un ristretto circolo di esegeti autoeletti, dotati di decoder esoterico per cogliere ciò che né il Papa, né i cardinali, né la Chiesa universale avrebbero mai capito.
Del resto, in questo schema perfetto:
• la Chiesa è apostata,
• i sacramenti sono nulli,
• i fedeli sono ingannati,
• i vescovi sono traditori,
• i papi sono criminali,
• ma, per fortuna, la verità sopravvive integra in una radio, in un commento e in una rivelazione privata di seconda mano.
È una teologia rassicurante: Cristo promette che le porte degli inferi non prevarranno, ma in realtà – apprendiamo ora – hanno prevalso su tutto, tranne che su pochi illuminati.
Una Chiesa distrutta, ma una gnosi impeccabile; una gerarchia corrotta, ma una setta purissima; un caos totale, ma una chiarezza assoluta… per chi già è d’accordo.
Davvero: se questo è il cattolicesimo, meno male che non lo è.
Se mettete a confronto l’intervista rilasciata a Scalfari e il seguente episodio dell’opera valtortiana, vi accorgerete che Giuda di keriot la pensa allo stesso modo di Bergoglio in merito all’inferno, per loro non esiste.
https://www.valtortamaria.com/operamaggiore/volume/5/ccclvi-verso-gadara-le-eresie-di-giuda-iscariota-e-le-rinunce-di-giovanni-che-vuole-solo-amare
La Chiesa è la Sposa di Cristo. L’odio verso Cristo implica l’odio verso la Chiesa.
La Chiesa infatti non è una realtà solamente umana, ma supera la natura delle cose naturali.
Da sempre la creatura ribelle tenta di mettere le mani sulla Chiesa, pensandolo alla sua portata.
Di sfida in sfida si è arrivati a mettere le mani sul Papato.
Chi ha abbastanza potere, in terra, per ambire a portare la sfida a un livello così elevato?
Chi cova sufficiente motivazione per investire tanto, tantissimo, su un progetto come questo?
Di certo è che possiamo immaginarci uno scenario accuratamente preparato e pianificato.
Uno scenario in cui anche molti in buona fede concorrono allo sviluppo della sceneggiatura.
L’Autorità preposta a difendere il Papato può così diventare complice del sicario…
In Alto, dove tutto è semplicemente chiaro, la pietà celeste sussurra avvertimenti preparando agli eventi.
Ricatti? Insipienza? Poca fede? Convenienza? Lassismo? Prepotenza?
Tutto questo insieme e prende le mosse da molto lontano, ben oltre un secolo fa.
Tra chi pronunciò il giuramento antimodernista c’era chi stava mentendo sapendo di mentire.
Dentro la Chiesa qualcuno aveva deciso, in combutta con il nemico, di attentare al Papato.
Le visioni e le intuizione dei Sommi Pontefici Leone XIII e San Pio X lo lasciano intendere.
Un potente messaggio della Madonna viene da Fatima, con i suoi segreti affidati al Papa.
Prima (con Pio XII), durante e dopo il Concilio (con Giovanni XXIII e Paolo VI) si prosegue.
Altri messaggi, da Garabandal ad Akita: il post concilio sta dando fiato alle trombe della regia.
I documenti conciliari diventano la scusa per stravolgerli: il vento soffia ovunque sul fuoco.
Non è il fuoco dello Spirito, ma un fuoco devastatore. La Sposa sta bruciando.
La primavera assomiglia ad un inverno rigido. Il fumo di Satana si è infiltrato nella casa.
A Giovanni Paolo I succede di morire improvvisamente in circostanze mai chiarite.
Poi due Papi coraggiosi tentano di porre riparo alla catastrofe: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Fatima torna alla ribalta con l’attentato del 13 maggio 1978. Poi ancora nel 2010.
Intanto un cardinale dalla carriera un po’ strana sta diventando un candidato al Papato: Bergoglio.
Sembra accadere tutto in fretta e invece è un processo portato avanti da tempo, inesorabilmente.
La gran parte dei cattolici, gerarchia inclusa, è caduta nell’apostasia di un cattolicesimo adulterato.
Dietro i valori e gli ideali a cui attingere per darsi un tono, si nasconde una spaventosa crisi fede.
La grazia santificante dei sacramenti si è inaridita, scambiata per un’operatività psico-socio-politica.
La Chiesa da Sposa torna ad essere popolo e il popolo, per quanto di Dio, ragiona politicamente.
In questa ambiguità, in questo equivoco, la Chiesa sta autodistruggendosi per la gioia del nemico.
Manca solo di mettere legittimamente le mani sul Papato e di farlo suo, nel diritto.
Qui torna la prova che la Chiesa non è un affare umano: la grazia di stato ispira Benedetto XVI.
Bergoglio arriva dove per lui si tramava che fosse, da almeno un decennio, ma non è un vero Papa.
Nel Catechismo post conciliare ci sono tre paragrafetti che dicono la sapienza antica.
La Tradizione ha retto al modernismo, scolpendo nel diritto la sua inscalfibile natura.
Il munus petrino non viene dagli uomini. A questi resta solo la facoltà di un ministerium.
No: non riusciranno ad omologare il cattolicesimo alle comunità dei protestanti.
L’ordine mondiale voluto dal nemico ha bisogno di una Chiesa che sollecita ad accettarlo.
Una larga fetta di alti prelati è ben disposta a questo turpe commercio, vendendo la Sposa.
Interi settori sono da decenni al lavoro per assecondare questa deriva e “negotium”.
Senza abbandonare la Chiesa, ma agendovi dai luoghi di potere terreno, tra vizio e compromessi.
Elevando se stessi ad artefici di un cambiamento che salva l’umanità senza Cristo e la sua croce.
Il pretesto lo si trova nel dialogo con i lontani, nelle riforme, nell’essere misericordiosi…
Riduzione dei sacramenti a simboli, liturgie desacralizzate, la guerra alla famiglia cristiana…
Fratellanza universale, ambientalismo, omosessualismo, donne-prete, oscuramento del dogma…
Arriva Bergoglio e la Chiesa pare separarsi da sé stessa, dalla Tradizione e dalla Missione.
Assecondando certi atti di amore viene chiusa per paura, diversamente da ogni altra epoca.
Tuttavia sappiamo che questa è una parodia, come è la parodia del Papato.
Nella Sposa resta ancora qualcosa che non è negoziabile. Vale ancora la Dominus Iesus (2000).
Vale ancora il Papato come l’ha istituito Cristo, affidandolo a Pietro.
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