Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione su quanto sta accadendo in Medio Oriente. Buona lettura e condivisione.
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C’è questo post su Instagram:

Il 16 gennaio la Casa Bianca ha annunciato il nuovo organismo che Trump presenta come la “soluzione” alla fase due del piano su Gaza: un “Comitato della pace” per supervisionare transizione, ricostruzione, governance, investimenti e “accountability” nella Striscia.
C’è l’ex premier britannico Tony Blair, il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga, Jared Kushner, genero di Trump e inviato speciale per il Medio Oriente, il segretario di Stato USA Marco Rubio.
Non è solo un organismo diplomatico, è soprattutto un meccanismo di governance e capitale, pensato per controllare la transizione e renderla “credibile” agli occhi dei mercati, delle capitali alleate e dei grandi donatori.
Non a caso su X qualcuno l’ha ribattezzato con sarcasmo: “Board of Colonialism”.
Il caso simbolo, in questo senso, è Tony Blair. Non è solo un ex primo ministro britannico: è anche Special Advisor for Global Affairs dell’Anti-Defamation League (ADL), una delle organizzazioni più influenti negli USA per la difesa del governo di Netanyahu.
Il segretario di Stato Rubio è noto per posizioni storicamente filo-israeliane. Accanto a lui Robert Gabriel, viceconsigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca.
Nel board anche Mark Rowan, Ceo del private equity Apollo, fondo di primo piano negli investimenti strategici americani e tra i grandi donatori del presidente Trump.
Fermo sostenitore di Israele, Rowan ha condannato le manifestazioni nei campus Usa contro le stragi a Gaza e ha definito “anitamericani”, non solo antisraeliani, gli studenti.
Poi c’è Mladenov che dal 2022 direttore generale di un think tank, l’Anwar Gargash Diplomatic Academy di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, e secondo il Times of Israel è figura su cui tanto l’esecutivo Netanyahu quanto l’Autorità Nazionale Palestinese puntano.
Completa il board Ajay Banga, presidente della Banca Mondiale, istituzione che opera un’attenta supervisione dei conti dell’Autorità Nazionale Palestinese. Banga è stato alto manager di Citi e Ceo di Mastercard ed è l’ex presidente di Exor, holding degli Agnelli-Elkann.
Leggi l’articolo di @orceanwall
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Poi c’è questo post su Instagram:

All’alba di ieri, 14 gennaio, nella cittadina di Anabta, a est di Tulkarm, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione nelle case di due minori palestinesi di notte e li hanno portati via senza alcuna accusa: Iyad Alaa Faqha e Mohammad Yousef Akka.
Il caso di Anabta non è un episodio isolato: irruzioni e prelievi nel cuore della notte, minori separati dalle famiglie e trasferiti sotto custodia militare senza accuse formali, sono la quotidianità in Cisgiordania occupata.
Il 30 settembre 2025 dei soldati israeliani sono stati ripresi mentre trattenevano due bambini palestinesi, uno di 4 anni, a Hebron: nel video, i militari chiedono informazioni sul padre, parlano apertamente di “spionaggio” e, quando un passante interviene invitandoli a lasciarli andare perché bambini un soldato risponde senza esitazioni: “Non mi interessa, sono colpevoli”.
A novembre 2025, Defense for Children International – Palestine (DCIP), ha raccolto il caso di due ragazzi di 17 anni, Wesam e Rami, portati con la forza in un carcere israeliano a Jenin e sottoposti a tortura e maltrattamenti: lividi e contusioni dopo ore di abusi, fino al rilascio il giorno successivo in serata.
Gli abusi sui minori in custodia israeliana è documentata da tempo anche da fonti israeliane.
Un articolo del giornale Haaretz del 2009 riporta che oltre 100 minori palestinesi avevano denunciato abusi in custodia di IDF e polizia: 69 raccontavano di essere stati picchiati, 4 dichiaravano di aver subito aggressioni sessuali mentre 12 affermavano di essere stati minacciati di violenza sessuale.
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Inoltre, c’è questo post su Instagram:

È morto detenuto a Ofer, in Cisgiordania occupata, il 19 aprile 2024. Aveva 50 anni, due meno di me.
Non era “uno qualunque”.
Era uno dei chirurghi più importanti di Gaza: un uomo che ha rimesso in piedi corpi devastati, che ha salvato arti, che ha lavorato dove la medicina è diventata resistenza quotidiana. Si era formato anche all’estero, in Romania, all’Università di Iași, e poi era tornato dove serviva davvero: tra i feriti della sua terra.
Il 5 dicembre 2023, mentre curava i feriti nel nord, Adnan è stato prelevato con la forza durante l’assedio all’ospedale Al-Awda.
Da quel momento è sparito nel sistema di detenzione.
Noi abbiamo tremato, pregato, fatto pressioni, bussato ovunque.
Non siamo riusciti a salvarlo.
Per quasi quattro mesi è rimasto nelle mani di chi ancora oggi viene descritto come “l’esercito più morale del mondo”.
Poi è arrivata la notizia: Adnan è morto in “custodia”.
Un’esperta delle Nazioni Unite ha chiesto un’indagine internazionale indipendente sulle circostanze della sua morte, perché ciò che emerge è gravissimo: stupro ripetuto in detenzione.
Adnan è morto per lacerazioni rettali e dissanguamento.
E qui non si può balbettare.
Su Adnan e su altri detenuti palestinesi esistono accuse documentate di violenza sessuale in custodia.
Ed io lo so. Io lo so.
Io volevo entrare in quei lager per sentire l’odore dei miei fratelli.
Volevo entrare in un lager del Negev per documentare e testimoniare in prima persona ciò che, fino a ottobre 2025, era rimasto senza testimoni esterni, raccontato solo dai palestinesi.
Non essendo riuscito ad arrivare a Gaza con aiuti e medici, volevo almeno assumermi la responsabilità della prova di quei luoghi, perché nessuno potesse dire: “non sapevamo”.
La verità è cristallina: stanno rastrellando le menti.
Medici, accademici, giornalisti, artisti: chiunque tenga in piedi una società.
Adnan, amico mio: ricordo le nostre nuotate sotto casa tua. Un giorno torneremo a nuotare.
Ora avrai tempo di ridere con Sami, con quel vostro humour britannico che mi faceva impazzire. ❤️🩹❤️🩹❤️🩹
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E infine – ma l’elenco potrebbe continuare – questo post su Instagram:

Così i palestinesi hanno commentato l’avvio della fase due del piano di “pace” per Gaza sponsorizzato dagli Stati Uniti.
La fase due nella Striscia è iniziato con l’ennesimo bollettino di morte che non si è mai fermato nonostante il cessate il fuoco di ottobre.
Nelle stesse ore in cui gli USA hanno dato l’annuncio del passaggio alla fase due della tregua, sul campo si registra un’escalation di bombardamenti: una serie di attacchi aerei contro abitazioni, colpite e distrutte in punti diversi della Striscia, nelle ultime 24 ore hanno ucciso almeno dieci persone.
Due case sono state rase al suolo nella parte occidentale di Deir el-Balah, in un’area indicata come “safe zone”, una zona che teoricamente avrebbe dovuto offrire protezione.
Un altro raid ha colpito il campo profughi di Nuseirat.
Subito dopo l’annuncio dell’inizio della fase due, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito il passaggio solamente “simbolico”.
Dall’inizio della tregua ad ottobre 2025 le forze israeliane hanno ucciso oltre 450 persone e ferito almeno 170,000.
Un rapporto del giornale israeliano Haaretz pubblicato il 15 gennaio conferma inoltre che, sulla base di immagini satellitari, Israele ha spinto la “linea gialla” in profondità nella Striscia di Gaza e ampliato l’area del suo controllo fino al 58% della Striscia.
Secondo l’organizzazione britannica Forensic Architecture, dal cessate il fuoco fino a metà dicembre, le forze di occupazione israeliane hanno allestito 13 nuovi avamposti all’interno di Gaza, tra cui due grandi postazioni nell’area di Jabalia
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