Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla situazione geopolitica, con particolare attenzione all’Europa. Buona lettura e diffusione.
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La Germania e la UE verso il suicidio politico
di Matteo Castagna
Lorenzo Monfregola è un giornalista freelance che lavora come inviato da Berlino per l’Agenzia italiana ANSA, soprattutto su analisi geopolitiche. Ha scritto un articolo per la rivista Aspenia online, che vale la pena far conoscere al grande pubblico, per i risvolti di cui tratta, che non vengono messi in luce dai media tradizionali.
“I decenni della Pax Americana sono ampiamente finiti per noi in Europa e per noi in Germania. Non esiste più così come l’abbiamo conosciuta. Ora dobbiamo perseguire anche i nostri interessi. E, cari amici, non siamo così deboli in questo senso, non siamo così piccoli”. Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz, spiegando che la Germania proverà ad implementare i propri soldati con la leva volontaria, ma, “se non riusciremo a farlo velocemente come abbiamo bisogno, dovremo discutere in questa legislatura dei requisiti obbligatori per la leva, riguardanti i giovani”.
La Zeitenwende, ovvero la promessa svolta epocale degli investimenti nella difesa è composta, oggi, da massicci finanziamenti nella spesa militare e di una possibile ristrutturazione industriale per creare la “più forte forza armata convenzionale in Europa”. Senza un convinto sostegno maggioritario nella società, qualsiasi svolta epocale è chiaramente destinata a fallire. L’opinione pubblica non sembrerebbe particolarmente entusiasta della proposta di Merz, non solo perché considerato politicamente debole e, per molti, addirittura, con un mandato scricchiolante, ma soprattutto per il consenso in ascesa di AfD, quindi di posizioni euroscettiche.
Tra i tedeschi che oggi hanno tra i 16 e i 29 anni, cioè proprio quelli che sarebbero ora interessati dal servizio militare, questo consenso non esiste: in controtendenza con il resto del Paese, la maggioranza dei cittadini in questa fascia d’età è infatti contraria alla reintroduzione della leva.
Fino a tre anni fa, la Germania stava continuando a scommettere sul pacifismo e sulle garanzie della NATO, cioè per definizione sul sostegno USA. Per Berlino, l’accelerazione geopolitica, dal 2022 in poi, è stato uno shock sistemico. L’appeasement con Mosca era stato portato avanti fino alle più estreme possibilità, ad esempio con la decisione, sotto Angela Merkel, di aumentare i rapporti di dipendenza energetica.
A Berlino cresce la scommessa che più la Germania assumerà responsabilità all’interno della NATO, meno gli Stati Uniti saranno irritati e spinti ad abbandonare l’impegno atlantista in Europa, unica autentica svolta, in politica estera, della politica di Trump rispetto ai predecessori.
Nel quadro delle attuali difficoltà produttive ed economiche tedesche, “la separazione tra industria militare e civile non ha senso” – ha affermato il ministro tedesco della Difesa, Boris Pistorius a inizio dicembre.
I progetti direttamente militari sono rivolti sia alla produzione classica – munizioni, droni, armi per la fanteria – sia a quella più specializzata. La vertiginosa crescita negli ultimi tre anni dell’azienda d’armi tedesca Rheinmetall è considerata l’ avanguardia. Significativo è il progetto integrato europeo “European Sky Shield Initiative”, così come l’acquisto tedesco del sistema israeliano-americano di missile anti-balistico Arrow 3.
“Sembra dunque emergere l’intenzione di trasferire sulla Zeitenwende militare quello slancio industriale con cui per decenni la Germania aveva trionfato nell’export, ricavando grandi guadagni dalla globalizzazione. Tale dinamica potrà causare anche attriti con specifici partner europei. I ripetuti problemi nel progetto franco-tedesco-spagnolo FCAS (Future Combat Air System), riemersi proprio ora, sono un esempio di difficoltà bilaterali.
Se la Francia, unica potenza nucleare dell’UE, resta pietra angolare della geometria di difesa in Europa, un volume così massiccio di investimenti militari convenzionali da parte tedesca potrà ulteriormente squilibrare il cosiddetto asse franco-tedesco – anche se per un altro verso i due apparati militari risulterebbero complementari, secondo una tesi che si sta rafforzando anche in ambienti militari”.
Non c’è esercito senza soldati e non c’è personale militare senza una società civile che condivida l’idea di addestrare una parte significativa delle giovani generazioni alla guerra. L’aspetto più critico di questo “fattore umano” della Zeitenwende è l’arruolamento di soldati nella Bundeswehr. L’obiettivo di Berlino è passare dagli attuali 182.000 a 260.000 uomini e donne nel 2035, il tutto da compiere nel quadro già difficile della decrescita demografica tedesca.
C’è una questione di Weltanschauung: l’attuale generazione Z tedesca è ampiamente cresciuta e si è formata in un ideale pacifista e nell’ inimmaginabilità di essere coinvolta in un potenziale conflitto armato. “Gli ucraini dovevano arrendersi…io preferirei essere comandato da Putin in Germania piuttosto che trovarmi in guerra” – ha detto recentemente un 18enne in un’agitata trasmissione della tv pubblica tedesca.
Simili posizioni sembrano svilupparsi soprattutto nelle aree studentesche di sinistra, cioè quelle più vicine alla Linke e a una parte degli stessi socialdemocratici di governo. Le proteste si sono già intrecciate con altre posizioni dei settori militanti che si professano anti-imperialisti, anti-NATO e anti-colonialisti, seguendo il modello di quelle che furono le mobilitazioni del “Fridays for Future” sulle questioni ambientali.
Alternative für Deutschland (AfD), che i sondaggi stimano in testa alle intenzioni di voto, è politicamente affine sia alla visione politica trumpista, sia all’idea di una distensione con la Russia di Vladimir Putin. Il partito è piuttosto spaccato sulla questione degli investimenti per la difesa e il ruolo dei giovani nella Bundeswehr.
La corrente maggioritaria di destra populista e Völkisch (etno-popolare) si oppone alla Zeitenwende e alle misure del governo, restando innanzitutto fedele alla propria posizione filo-russa. Il “pacifismo” di molti parlamentari di AfD appare principalmente come obbedienza ai dettami e alle necessità tattiche del Cremlino, oltre a radicarsi in una lunga tradizione anti-atlantista e anti-americana della destra radicale tedesca.
Il leader della corrente di estrema destra nella stessa AfD, Björn Höcke, rifiuta il potenziamento della Bundeswehr dicendo che la Repubblica Federale non meriterebbe di essere protetta nei suoi fondamenti liberali, woke e nelle sue politiche d’immigrazione. “Prima che anche un solo giovane in questo Paese sia costretto a indossare nuovamente l’uniforme, questo Stato deve finalmente tornare ad essere uno Stato per i tedeschi” – ha tuonato Höcke.
“I nemici del rilancio della Bundeswehr hanno intanto già iniziato a scatenare i mezzi di una guerra culturale per condizionare il dibattito nella società tedesca. Reinserire il soggetto militare negli equilibri istituzionali, industriali e sociali sarà una prova complessa per la Repubblica Federale” – conclude Aspenia, ponendo una questione assai realistica, che sembrerebbe comune anche a Francia ed Inghilterra, considerando che l’Italia ha recentemente espresso posizione contraria all’invio di truppe in Ucraina e non appare convinta di una reale necessità di riarmo, quanto di una “ripresa del dialogo con Mosca”.
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha compreso perfettamente la condizione di debolezza della UE, nella quale deve destreggiarsi, fungendo da ponte tra Bruxelles e Washington. I messaggi di questi giorni sono, peraltro, molto chiari: da un lato Trump ha sostenuto che Putin è pronto per la pace, ma Zelensky no, dall’altro Putin gli ha fatto da eco, sostenendo la stessa cosa. Dunque, l’ex attore, secondo molti commentatori, mantiene una posizione oltranzista, per continuare la guerra, in quanto avrebbe le spalle e il conto corrente del Paese coperti dai “volenterosi”. Col disimpegno degli Stati Uniti, la UE non ce la fa ma persevera su una linea guerrafondaia suicida.
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2 commenti su “La Germania e la UE verso il Suicidio Politico. Matteo Castagna.”
Con las tasas de natalidad que hay en Europa, ésta carece de juventud para constituir una milicia fuerte. A eso hay que añadirle la expansión de la ideología LGBT que hace más difícil poseer un ejército aguerrido. A lo que pueden aspirar es a dar formación militar a los jóvenes sin integrarlos propiamente a las fuerzas armadas o usar a los inmigrantes quienes carecerán de afecto por la patria.
“C’è una questione di Weltanschauung: l’attuale generazione Z tedesca è ampiamente cresciuta e si è formata in un ideale pacifista e nell’ inimmaginabilità di essere coinvolta in un potenziale conflitto armato. “Gli ucraini dovevano arrendersi…io preferirei essere comandato da Putin in Germania piuttosto che trovarmi in guerra” – ha detto recentemente un 18enne in un’agitata trasmissione della tv pubblica tedesca.”
Premesso che anche su Putin sia doveroso dar un giudizio il più negativo possibile, penso che questa frase sia emblematica:
-) totale sfiducia nella propria classe dirigente
-) totale mancanza di una qualsiasi cultura ‘militarista’ che renda accettabile il doversi sacrificare per la propria; la cultura edonistica degli scorsi decenni ha completamente allontanato nelle giovani generazioni questo concetto.
Con questo non voglio addentrarmi dentro una questione di merito, né in un senso e nemmeno nell’altro; solo sottolineare come è semplicemente impensabile un ripristino, da un giorno all’altro, della leva obbligatoria con la prospettiva, nemmeno tanto lontana, di finire in I linea in una qualche località dell’Europa orientale.
Per far questo ci vorrebbero decenni, oltre al ripristino del rapporto di fiducia tra le giovani generazioni e le classi dirigenti che ora è completamente rotto.
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