Cari Tradizionalisti, su Leone e la Messa Antica vi State Sbagliando…Americo Mascarucci.

Marco Tosatti

 

Carissimi StilumCuriali, Americo Mascarucci, a cui va il nostro grazie, mi ha scritto questo messaggio, che doverosamente porto alla vostra attenzione. Buona lettura e diffusione.

§§§

 

Caro Marco

so che molti lettori del blog probabilmente non condivideranno ciò che mi appresto a scrivere, ma trovo francamente fuori luogo le critiche rivolte a papa Leone in merito agli esiti e allo sviluppo del recente concistoro, dove qualcuno forse si aspettava una sorta di cancellazione del bergoglismo.
Trovo decisamente immotivata la polemica intorno alla mancata discussione sulla liturgia antica, e anzi credo che Prevost non ne abbia voluto discutere ben consapevole della delicatezza dell’argomento, che non può certamente essere liquidato in poche ore.
Ho letto la relazione preparata dal cardinale Roche in difesa di Traditionis Custodes con l’invito a proseguire sulla strada tracciata da Francesco e quindi ad uniformare tutta la Chiesa alla liturgia conciliare.
Se devo dirla tutta, penso che Leone XIV abbia deciso di rinviare la discussione consapevole di come la relazione di Roche avrebbe scatenato forti polemiche e lacerato nuovamente il collegio dei cardinali e il mondo cattolico come ai tempi del motu proprio bergogliano. Non ha ritenuto evidentemente maturi i tempi per una discussione che avrebbe certamente acuito le tensioni con il mondo tradizionalista.
Come ben sai ho sempre ritenuto un grande errore Traditionis Custodes, ho criticato quel documento nei miei ultimi due libri perché è stato una dannosa fonte di lacerazione nella Chiesa, utile soltanto a Francesco per dare un contentino ai progressisti e modernisti (divido le due categorie come mi ha insegnato il teologo e amico padre Giovanni Cavalcoli) delusi dalle mancate riforme nel campo dell’ordinazione diaconale delle donne, del celibato sacerdotale, delle unioni Lgbt, dell’autonomia delle conferenze episcopali e altri temi cari all’agenda del sinodo tedesco.
Colpendo la messa in latino, Bergoglio ha voluto rassicurare i suoi sostenitori “di sinistra” di non essere affatto ostaggio di Benedetto XVI e dei conservatori, buttando al macero il motu proprio Summorum Pontificum con l’Emerito ancora in vita.
Ciò premesso, davvero oggi il tema della messa in latino è così importante da rappresentare una priorità per il pontefice regnante?
Ma quanti cattolici ritengono davvero che il tema della difesa della liturgia pre conciliare rappresenti una questione così fondamentale? Massimo rispetto per gli amanti della messa tridentina, ma non mi pare ci sia questa grande richiesta di tornare al passato nella Chiesa universale?
Lungi da me trattare con disprezzo i tradizionalisti, ma non si può misurare il pontificato leoniano con il metro di giudizio del suo essere favorevole, contrario o disponibile a concedere le messe in latino.
Se devo dirla tutta, a mio giudizio, la materia era stata perfettamente regolata da San Giovanni Paolo II con l’Ecclesia Dei del 1988 che univa il rispetto per l’antica liturgia con la necessità di attuare le riforme conciliari, demandando ai vescovi il compito di autorizzare le celebrazioni secondo il messale di San Pio V con spirito conciliante e aperto.
Il contrario di Traditionis Custodes che invece raccomanda ai vescovi la massima intransigenza, con l’esplicito invito a negare il permesso.
Personalmente ho difeso il Summorum Pontificum di Benedetto XVI comprendendo lo spirito e le ragioni del motu proprio ratzingeriano, ovvero garantire ai fedeli tradizionalisti la massima inclusione nella Chiesa evidenziando la continuità fra rito antico e liturgia conciliare.  Ma devo anche ammettere, cosa anche questa che ho scritto nei miei ultimi libri, che da parte del mondo tradizionalista lo spirito di Ratzinger è stato completamente travisato e tradito, fino a creare uno “scisma di fatto”, con la messa in latino utilizzata come vessillo anti conciliare e come simbolo identitario tradizionalista, di fatto sancendo non la continuità, ma l’assoluta discontinuità rispetto all Chiesa conciliare e sconfessando quell’ ermeneutica della continuità tanto cara proprio a Benedetto XVI.
Ecco perché ritengo che la soluzione migliore sia quella di tornare a San Giovanni Paolo II.
Ma tornando al tema iniziale, credo sia il caso di evitare giudizi troppo affrettati su Leone, alla luce della pesante eredità lasciata da Bergoglio e che il pontefice agostiniano si trova a dover gestire con grande prudenza, considerando anche l’ampio  fronte che ha sostenuto la sua elezione. Prevost sta chiaramente cercando un equilibrio nella Chiesa, ma pretendere da lui una sorta di repulisti anti-bergogliano appare pretesa decisamente  eccessiva.
Leone sta correggendo il bergoglismo, superando chiaramente lo spirito sincretista che aveva ispirato il suo predecessore all’insegna dell’enciclica Fratelli Tutti, riportando Cristo al centro e riaffermando il valore dell’essere cattolici sminuito nei dodici anni precedenti. Sta anche superando la bergogliana retorica della povertà, simboleggiata dall’abbandono dei simboli papali e delle solennità, per affermare il principio di una Chiesa non povera ma vicina ai poveri, e sta restituendo sacralità alla figura del successore di Pietro sminuita da Francesco con le comparsate da Fabio Fazio e i discorsi a ruota libera spesso grossolani e inappropriati.
Ma sbaglia chi pensa ad un papa reazionario o restauratore che possa annullare tutto ciò che ha fatto Francesco, dimenticando forse che è proprio grazie al predecessore se Robert Prevost  è stato nominato cardinale ed è potuto diventare papa. L’eredità di Bergoglio c’è e pesa, e per papa Leone certamente non tutto il bergoglismo è da buttare o da consegnare alla storia come un errore di percorso  dello Spirito Santo.
Lo stesso percorso sinodale non è da rottamare ma da governare, spuntando le armi alle posizioni radicali e riportando la discussione in un’ ottica di sano progressismo, non modernista, un progressismo insomma coerente ed in continuità con la tradizione e con la dottrina della Chiesa proprio come ha insegnato Ratzinger.
Perché la Chiesa non deve uniformarsi allo spirito del tempo e assecondare ma nemmeno restare ferma e arroccata in una sorta di fortino tradizionalista, dimenticando che nel corso di secoli la forza della Chiesa è stata anche quella di saper guardare avanti, rinnovarsi, rigenerarsi e progredire, nella fedeltà al Vangelo.
San Giovanni Paolo II è stato dipinto dai suoi nemici modernisti come Hans Kung come un papa conservatore e oscurantista, ma non c’è stato forse pontefice più progressista di lui, fedele alla tradizione ma capace di gesti rivoluzionari (l’ ingresso in sinagoga, le giornate interreligiose di Assisi, le ripetute richieste di perdono per gli errori passati della Chiesa, la promozione di un concetto di santità accessibile a tutti come dimostrato dalla canonizzazione di figure non legate alla Chiesa e agli ordini religiosi, ma persone di tutti i giorni che hanno testimoniato il Vangelo con un esempio di vita che può essere di tutti e per tutti). Per giudicare un pontificato non può bastare un concistoro di due giorni.
Americo Mascarucci 
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14 commenti su “Cari Tradizionalisti, su Leone e la Messa Antica vi State Sbagliando…Americo Mascarucci.”

  1. Quanto ecclesialese e burocratese, con commentatori che si inchinano come la Costa Concordia. Credono di convincere qualcuno e invece danno solo squallido spettacolo di sé, in un momento di sofferenza per le anime e lacerazioe del corpo ecclesiale. Signore, fino a quando? Non a noi, ma al Tuo Nome dà gloria, affinché non si dica tra le genti: “Dov’è il tuo Dio?”

  2. ‘Per giudicare un pontificato non può bastare un concistoro di due giorni.’
    In un concistoro un (vero) papa chiede proposte e pareri e solo dopo, con i suoi tempi autonomamente pontifica, qualunque siano gli argomenti proposti.
    Quindi non ha alcun senso la frase riportata alla fine di questa fritto misto di opportunistici e falsi colpi alla botte e al cerchio. Dopo nove mesi di pontificato però si possono giudicare eccome i comportamenti omissivi di Prevost, a parte le sue nomine di vescovi indegni e a parte la sua inerzia alle eresie e oltraggi a Dio della Gerarchia: bisogna essere onesti e notarle tutte queste cosette gravi per un (vero) papa. Ma ,se non lo si è, si farà finta di non vedere che tutta la produzione eretica di Bergoglio è rimasta pienamente in vigore, le ferite inferte alle anime sono aperte e sanguinanti e le offese al Cristo e alla Vergine non riparate.
    Quale Dio abbiamo adorato a Natale e abbiamo detto di amare? Questo americano, eletto in modo dubbio e che fa omissioni indubbie sarebbe un ‘papa’ ? E quanto a noi, la religione che risulta dai nostri certificati demografici sarebbe ‘cattolica’ o “fluida”? E chi legge questo articolo di equilibrismo e di fine gatekeeping, non chiede all’autore quale Dio ama e quale Vergine difende?
    Se c’è un (falso) papa, è giusto che ci sia, perchè lo si merita.

  3. Don Pietro Paolo

    Leggendo con attenzione i vari interventi critici verso Leone XIV, emerge purtroppo una contraddizione di fondo che merita di essere detta con chiarezza e senza animosità.

    Molti qui si presentano come difensori della Tradizione e della fede cattolica, ma finiscono per negare ciò che la Tradizione cattolica ha sempre ritenuto essenziale: la comunione con la Chiesa visibile e con il Romano Pontefice legittimamente eletto. Contestare singoli atti, documenti o scelte pastorali è legittimo; dichiarare “antipapa” un Papa, “illegittimo” un conclave, o riscrivere il diritto canonico sulla base di convinzioni personali non è tradizionalismo, ma rottura della comunione ecclesiale.

    Altre affermazioni lasciano ugualmente perplessi: sostenere che la santità sia un privilegio di pochi significa contraddire apertamente il Vangelo e il Magistero, che parlano invece di vocazione universale alla santità; reinterpretare i segni liturgici e i sacramenti come “tecniche” energetiche, chakra o pratiche iniziatiche introduce categorie estranee al cristianesimo e incompatibili con la fede cattolica.

    Anche sul piano liturgico, occorrerebbe maggiore onestà intellettuale: la Tradizione non coincide con una forma rituale assolutizzata né con la delegittimazione indiscriminata della forma ordinaria. “Lex orandi, lex credendi” non autorizza a bollare come infedele ciò che la Chiesa celebra validamente e universalmente, né a trasformare il dissenso in criterio di appartenenza.

    Infine, il tono. Disprezzo, sarcasmo, insinuazioni e scomuniche fai-da-te non sono segni di fedeltà alla Tradizione, ma di una ideologizzazione speculare a quella che si dice di combattere. La Tradizione cattolica non è una bandiera identitaria, ma una realtà viva che si trasmette nella verità, nella carità e nell’unità.

    Si può e si deve discutere, anche duramente, di liturgia, di governo e di scelte pastorali. Ma se viene meno la comunione, se si sostituisce la Chiesa con il proprio giudizio, se si innestano nella fede elementi estranei o si nega l’autorità stessa che garantisce la Tradizione, allora non si sta più difendendo il cattolicesimo: lo si sta frammentando.

    Ed è questa, oggi, la vera contraddizione.

  4. E bravo Mascarucci!
    Proprio un bell’assist per il peggior bergoglismo, che viene impudentemente perpetuato da Prevost con le sue nomine e i suoi discorsi vaticansecondisti!
    Comunque lo ringrazio. Perché d’ora in avanti risparmierò il tempo necessario a leggere i suoi articoli.

  5. Cesarino Mariani

    Caro Sig. Mascarucci riprendo quello da lei scritto – “Se devo dirla tutta, a mio giudizio, la materia era stata perfettamente regolata da San Giovanni Paolo II con l’Ecclesia Dei del 1988 che univa il rispetto per l’antica liturgia con la necessità di attuare le riforme conciliari, demandando ai vescovi il compito di autorizzare le celebrazioni secondo il messale di San Pio V con spirito conciliante e aperto.” Visto il risultato la “materia” non era stata perfettamente regolata. Dove vivo io, in una città di 500 mila abitanti, “buon test”, un sacerdote di 33 anni mi ha candidamente confessato che la S. Messa Tridentina è ABORRITA dalla stragrande maggioranza dei sacerdoti San Giovanni Paolo II è stato dipinto dai suoi nemici modernisti come Hans Kung come un papa conservatore e oscurantista, ma non c’è stato forse pontefice più progressista di lui, fedele alla tradizione ma capace di gesti rivoluzionari (l’ ingresso in sinagoga, le giornate interreligiose di Assisi, le ripetute richieste di perdono per gli errori passati della Chiesa, la promozione di un concetto di santità accessibile a tutti come dimostrato dalla canonizzazione di figure non legate alla Chiesa e agli ordini religiosi, ma persone di tutti i giorni che hanno testimoniato il Vangelo con un esempio di vita che può essere di tutti e per tutti). Vediamo dove siamo giunti con certe aperture. “Concetto di santità accessibile a tutti?” Ma stiamo scherzando! La santità è un privilegio di pochi. Testimoniare il Vangelo con esempi di vita è un dovere di tutti. C. Mariani

  6. Dal “velo pietoso” steso nel mio precedente commento estraggo un’altra “perla” che ritengo non possa essere passata sotto silenzio. Ovvero la doppia idea che 1. Modernismo e Progressismo siano due cose diverse; 2. Ci siano un cattivo progressismo e un “buon progressismo” (di Giovanni Paolo II fra gli altri).

    1. Modernismo e Progressismo sono due cose differenti, solo nel senso che il Modernismo è una ideologia ben specifica e storica, mentre Progressismo è un termine più generale che designa una ideologia che legge nella storia umana una evoluzione verso il meglio, un progredire verso traguardi sempre più alti di civiltà (Rinascimento, Illuminismo, Liberalismo, Comunismo, Modernismo, Femminismo, Genderismo ecc). Qui sta l’unica differenza, ma la matrice ideologica è comune, essendo il Modernismo una incarnazione storica del Progressismo. E il Progressismo un concetto che contiene il Modernismo, come tanto altro.
    2. Data la natura ideologica del Progressismo, ha esso diritto di cittadinanza nella Chiesa di Gesù Cristo “lo stesso, ieri, oggi e sempre”?
    Giustificandosi il Progressismo con l’idea che ci sia un miglioramento, la risposta non può che essere No. Perché miglioramento implica che in precedenza tutte o alcune cose siano state fatte in modo errato o siano errate nella loro essenza, e dunque vadano cancellate in toto, corrette, migliorate… E le novità dovrebbero essere necessariamente migliori, principalmente perché noi contemporanei siamo migliori di chi ci ha preceduto, più intelligenti, colti, santi, aperti allo Spirito… Una utopia che fa a pugni con la realtà, a meno di non avere delle fette di prosciutto sugli occhi. La Chiesa attuale non è infatti migliore di quella degli anni ’90, degli anni ’70, degli anni ’50 del Novecento, dell’Ottocento, del Cinquecento, del medioevo o dei primi secoli del Cristianesimo. Anzi.
    Per quanto riguarda poi il “buon progressismo” è una idea che si nega da sola. Se tale ideologia non ha diritto di cittadinanza nella Chiesa, non ci può essere “buon” progressismo, ma è tutto indistintamente “cattivo”, come dimostrano gli esempi fatti, primo fra tutti Assisi ma non solo.
    Quella che ci dovrebbe stare a cuore è la Fede che, come Gesù Cristo, dovrebbe essere “la stessa, ieri, oggi e sempre”. E trasmessa nella sua interezza e immutabilità, senza ideologie di sorta (‘Tradizione’). Ma a chi importa, oggigiorno?

  7. Caro Americo,
    Mi dispiace dirlo, ma questa lettera è uno “scivolone” da molti punti di vista…
    Mi appunto però in particolare sulle tue seguenti domande, stendendo un velo pietoso su tutto il resto:

    “…davvero oggi il tema della messa in latino è così importante da rappresentare una priorità per il pontefice regnante?
    Ma quanti cattolici ritengono davvero che il tema della difesa della liturgia pre conciliare rappresenti una questione così fondamentale?”

    L’errore qui è basilare. Perché si insinua che una questione è fondamentale solo quando è sentita dalla maggioranza dei cattolici… In realtà, per fortuna, la Chiesa non è una democrazia parlamentar-referendaria, dunque l’opinione dei più o di molti o di pochi non conta. Ciò che conta è la Verità (oggettiva), la Tradizione (pure oggettiva), e anche la Liturgia (che fa parte della Tradizione). “Lex orandi, lex credendi”, “la legge della preghiera è legge del credere”, cioè “quello che si prega è anche da credere”.
    È ovvio che chiunque abbia analizzato attentamente il NO non può che convenire spassionatamente che non tutto quello che si trova nella Nuova Messa sia da credere alla cieca: non il fraseggio ambiguo delle varie nuove preghiere, non le sciocchezze e castronerie teologiche, non l’orizzontalismo di fondo, non i pistolotti moralistici politicamente corretti, non le traduzioni delle letture riviste e “migliorate” (traduttore traditore), non il “non abbandonarci alla tentazione” e così via.

    Il problema quindi non è il tradizionalismo, ma la Tradizione (trasmissione della Fede in tutta la sua interezza, senza cambiarne uno iota) che ahimè sta svanendo. Anche grazie a Leone, che continua il bergoglionismo, pur con una faccia e uno stile apparentemente più moderati (ma non per questo meno perniciosi) di quelli del Bergoglione unico e inimitabile… nelle sue follie!

    1. Bravissimo! Perfetto!
      E quello di Mascarucci è uno scivolone IMPERDONABILE.
      Quel “Per giudicare un pontificato non può bastare un concistoro di due giorni” poi, è semplicemente SURREALE.
      Mah…

  8. giorgio rapanelli

    Finché il Sangue di Cristo sarà versato per TUTTI, ossia pure per cani e porci, nemici ideologici del Cristo, e non per i MOLTI che hanno accettato il Cristo, come dichiarato per secoli e in nome della Verità rivelata, la Chiesa sarà nel mare in tempesta del naufragio quasi totale.
    Purtroppo, passati i tempi in cui il Cristo era nella società, da cui è stato cacciato, non basta più chiedere “fede”, ma occorre cominciare a “svelare” che nulla nelle forme dei Sacramenti e dei Sacramentali è affidato alla sola “fede”, ma che è pure una “tecnica” affinché il “miracolo” avvenga. Ad esempio, i tre segni di Croce che si fanno col pollice sulla fronte, sulle labbra e sullo sterno (sul cuore), altro non sono che tecniche di “ripulitura” sui tre chakra della “chiaroveggenza”, della “saggezza” e dell'”Amore del Cristo”, con la intenzione che questi tre “centri di forza” vengano resi più funzionali ad opera dei poteri occulti che il Cristo ha dato ai suoi Apostoli e alla Successione Apostolica (soprattutto il chakra del Cuore, o del Cristo, unico che con certezza si può “aprire” all’influsso divino). Chi è sulla Via della Mano Destra (leggere su Google) deve solo seguire ciò che la Chiesa (partiamo pure da S. Agostino, con qui possiamo identificarci in questi tempi moderni di peccato costituzionale, istituzionale, politico e di opinione), ci dà come indicazione di percorso. Un giovane sacerdote, nella sua omelia, ci diceva che l’umanità è nella notte oscura dell’anima… Sì, siamo a ciò, sia per chi è in qualche misura un “iniziato” (come lo è un presbitero), sia per l’umanità intera. In fondo alla quale, per chi ci arriva, si raggiunge ciò che San Giovanni della Croce indica come risultato finale. Forse non ci arriveremo, come è capitato a Madre Teresa di Calcutta… Ma non demordiamo… E ricominciamo a parlare di Miracoli (tipo quella della traslazione della Santa Casa, a cui non credono più neanche i Cardinali) e di Satana, nei personaggi di Lucifero e di Arimane (i Satana che tentò Gesù nel deserto), attivissimi insieme alle legioni di accoliti invisibili e visibili… Gli omicidi giornalieri di donne e quelli di nuovi di adolescenti è un argomento da affrontare solo da parte di psicologi e psichiatri, o lo è pure – e soprattutto – di presbiteri e di vescovi?

  9. Don Pietro Paolo

    Ho trovato questo intervento di Americo Mascarucci particolarmente lucido, equilibrato e onesto intellettualmente. È raro leggere un’analisi che riesca a tenere insieme, senza slogan né pregiudizi, il riconoscimento degli errori oggettivi di Traditionis Custodes con la consapevolezza realistica delle condizioni ecclesiali e storiche in cui oggi si muove il nuovo Pontefice.

    L’articolo ha il merito di sottrarsi sia alla tentazione della restaurazione ideologica sia a quella dell’apologia acritica del passato recente, ricordando che la Chiesa non si governa per strappi, ma per discernimento. In particolare è condivisibile il richiamo a non ridurre il giudizio sul pontificato di Leone XIV alla sola questione della liturgia antica, come se essa fosse la cartina di tornasole di tutto il magistero e dell’azione pastorale di un Papa.

    Molto centrata anche la lettura del rinvio del tema liturgico come atto di prudenza e non di ambiguità: una scelta che evita nuove lacerazioni e riconosce la complessità di una materia che non può essere affrontata in modo emotivo o ideologico. Così come è equilibrata la valutazione del Summorum Pontificum, difeso nelle intenzioni ma criticato per le sue degenerazioni pratiche, che hanno spesso tradito l’ermeneutica della continuità cara a Benedetto XVI.

    Convincente, infine, il richiamo a San Giovanni Paolo II come possibile punto di equilibrio ecclesiale: fedele alla tradizione, ma tutt’altro che immobile; capace di autentico progresso senza cedere al modernismo. È una prospettiva che aiuta a uscire dalle contrapposizioni sterili e a recuperare una visione veramente cattolica, cioè universale.

    Un contributo serio, pacato e utile al dibattito ecclesiale, che invita a giudizi meno istintivi e più storicamente e teologicamente fondati.

  10. Lo ” scontro ” nella Chiesa, a mio modesto parere, e’ interno al modernismo. Essi possono essere ragionevolmente divisi in modernisti progressisti che innestano impazientemente il turbo raggiungere lo scopo demolitorio dall’interno dell’Ecclesia e modernisti ”conservatori ” , molto piu’ cauti, usano tattiche di consolidamento dei ” successi ” gia’ ottenuti e proseguono con lentezza verso lo stesso fine. Ma, sopratutto questi ultimi, estremamente guardinghi nell’ evitare qualsiasi scivolamento all’indietro rispetto ai traguardi raggiunti. Questo Papa, sempre secondo il mio parere, media fra queste due anime interne al modernismo, prevalenti complessivamente per quantita’ e comune scopo finale.

  11. stilumcuriale emerito

    E’ certamente per caso ma non mi è passato inosservato il fatto che i due giorni del concistoro hanno coinciso con i primi due giorni del Carnevale 2026 !

  12. Perfavore, rispondetemi:
    In base a quale legge Gesù Cristo avrebbe stabilito come Suo vicario in terra un massone luterano (Bergoglio) mentre il legittimo papa BXVI non era né morto né abdicatario?
    Forse per il can. 332 §2 o per l’art. 76 UDG?
    Rispondetemi!

    Ed è forse per la legge n. 37 UDG che alla morte di un antipapa (Bergoglio) Gesù avrebbe eletto il suo successore in un ILLEGITTIMO CONCLAVE ?

    No. Come insegna papa Leone XIII in SATIS COGNITUM, Gesù tornerà a governare VISIBILMENTE la Sua Chiesa e liberarla dalle mani dei nemici SOLO attraverso il legittimo futuro successore di Pietro BXVI stabilito in un valido Conclave costituito SOLO da CARDINALI DI SANTA ROMANA CHIESA ( art. 9-33-37 UDG) (quelli cioè che riconoscono BXVI ultimo legittimo Romano Pontefice stabilito da Cristo e che mai ha abdicato!

    Ps: ringrazio gli amministratori del blog, per la pazienza con con mi permettono di esprimere le mie convizioni di cristiana fedele a Cristo e solo al Suo ultimo Vicario BXVI ❣️

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