Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae offriamo alla vostra attenzione questo commento del prof. Jeffrey Sachs pubblicato su Facebook, e che ci sembra interessante. Buona lettura e diffusione.
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PAROLE SAGGIE E RISOLUTIVE –
Jeffrey D. Sachs (Professore alla Columbia University) – “Basta con la propaganda. Basta con la puerile morale presentata ai cittadini. Gli Europei sono perfettamente capaci di comprendere che le questioni securitarie sono serie, che le azioni della NATO hanno conseguenze e che la pace non si raggiungerà fingendo che le preoccupazioni securitarie della Russia non esistano. La sicurezza europea è indivisibile. Questo principio significa che nessun paese può rafforzare la propria a spese di quella degli altri senza provocare instabilità. Significa anche che la diplomazia non implica la deroga ai propri valori e che l’onestà storica non equivale al tradimento. Un tempo, la Germania ne aveva consapevolezza. La Ostpolitik non era debolezza: era maturità strategica. Si riconosceva che la stabilità europea dipendeva dagli impegni presi, dal controllo delle armi, dai legami economici e dal rispetto per i legittimi interessi securitari della Russia. Oggi, alla Germania serve nuovamente quella maturità.
Si smetta di parlare della guerra come di qualcosa di inevitabile o virtuoso.
Si smetta di appaltare la riflessione strategica agli incontri dell’Alleanza.
Ci si incominci ad impegnare seriamente nell’azione diplomatica – non come esercizio di pubbliche relazioni, ma come sforzo genuino di ricostruire un’architettura securitaria europea che includa, invece che escludere, la Russia. Una rinnovata architettura securitaria europea deve cominciare con chiarezza ed equilibrio. In primo luogo, richiede LA FINE INEQUIVOCABILE dell’allargamento verso est della Nato – verso l’Ucraina, la Georgia e gli altri stati lungo il confine russo. L’espansione della NATO non era una conseguenza inevitabile dell’ordine succeduto alla Guerra Fredda: era una scelta politica, presa in violazione delle solenni assicurazioni fornite nel 1990 e perseguita a dispetto dei ripetuti avvisi che avrebbe destabilizzato l’Europa.
La sicurezza dell’Ucraina non sarà il frutto di uno sconsiderato dispiegamento di truppe tedesche, francesi o di altri paesi europei, che avranno il solo risultato di approfondire le divisioni e prolungare la guerra. Sarà il frutto della neutralità, sostenuta da credibili garanzie internazionali. I fatti storici non sono contestabili: né l’Unione Sovietica, né la Federazione Russa hanno violato la sovranità di stati neutrali nell’ordine post-bellico – non quella della Finlandia, dell’Austria, della Svezia, della Svizzera o di altri. La neutralità funzionò perché rispose ai legittimi interessi di sicurezza di tutte le parti. Non c’è nessuna seria ragione per sostenere che non possa funzionare ancora.
In secondo luogo, la stabilità richiede la demilitarizzazione e la reciprocità. Le forze russe devono restare bene a distanza dai confini della NATO e le forze NATO – inclusi i sistemi missilistici – devono restare bene a distanza dai confini della Russia. La sicurezza è indivisibile, non unilaterale. Le regioni di confine dovrebbero essere demilitarizzate in seguito ad accordi verificabili sul terreno, non saturate con sempre più armi. Le sanzioni dovrebbero essere rimosse all’interno di un accordo negoziato: non sono servite a portare la pace e hanno inflitto danni severi all’economia europea. La Germania, in particolare, dovrebbe rigettare la sconsiderata confisca degli asset di stato russi – una sfacciata violazione della legge internazionale che mina la fiducia nel sistema finanziario globale. Rivitalizzare l’industria tedesca attraverso un commercio legale e concordato con la Russia non è una capitolazione: è realismo economico. L’Europa non dovrebbe distruggere la propria base produttiva in nome di un moralismo di facciata.
Infine, l’Europa dovrebbe tornare ai fondamenti istituzionali della propria sicurezza. L’OSCE, non la NATO, dovrebbe tornare ad essere il forum primario per la sicurezza europea, la costruzione della fiducia e il controllo delle armi. Per l’Europa, autonomia strategica significa precisamente questo: un ordine europeo definito dagli interessi europei, non una perenne subordinazione all’espansionismo della NATO. La Francia potrebbe giustamente estendere il suo deterrente nucleare fornendo un ombrello di sicurezza all’Europa, ma solo con una postura strettamente difensiva, senza posizionamento avanzato di sistemi che minaccino la Russia. L’Europa dovrebbe fare pressione perché si ritorni urgentemente al quadro previsto dall’INF e per negoziati complessivi sul controllo delle armi nucleari strategiche che coinvolgano Stati Uniti e Russia – e successivamente Cina.
Più importante di tutto, Cancelliere Merz, IMPARI LA STORIA – e sia onesto al suo riguardo. Senza onestà non ci può essere fiducia. Senza fiducia, non ci può essere sicurezza. E senza diplomazia, l’Europa rischia di ripetere le catastrofi dalle quali sostiene di aver imparato. La Storia giudicherà cosa la Germania sceglie di ricordare – e cosa sceglie di dimenticare. Questa volta, la scelta sia quella della pace e della diplomazia, e del rispetto della parola data”.
Con rispetto, Jeffrey D. Sachs Professore alla Columbia University
(traduzione di Domenico Ortolani)
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