Come si Estingue la Chiesa in Piemonte. Lo Spiffero.

Marco Tosatti

 

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Lo Spiffero, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

§§§

 

 

Repole “ripensa” ma la Chiesa batte in ritirata: 13 seminaristi

 

Le parrocchie si accorpano a forza, il clero appare sempre più stanco e disilluso, i numeri delle vocazioni sono da estinzione. E mentre a Torino ci si arrabatta, da Lione arrivano i dati sorprendenti di un risveglio con catecumeni e battesimi in crescita

 

Repole Cardinale 877yu6 In una recente intervista il cardinale Roberto Repole sostiene che il grande problema del mondo odierno non è quello degli uomini che non conoscono Cristo ma è la superficialità «perché ascoltano fiumi di schiamazzi ma poche idee». Il che è pur vero ma a questi uomini, che «non hanno più voglia di ragionare a fondo su niente e pochi guardano lontano e in cui la massa si accontenta di arrivare alla sera», bisognerebbe indicare forse qualche orizzonte soprannaturale ed evangelizzarli. Così la fede è data troppo per scontata nell’assemblea del clero di Torino e Susa svoltasi in un salone del Santo Volto piuttosto rarefatto di preti. All’inizio l’arcivescovo ha riproposto il tema consunto del «ripensamento» della presenza cristiana sul territorio che, tradotto, significa la riduzione e l’accorpamento drastico delle parrocchie mettendo a capo di più di esse un clero che appare ed è apparso sempre più stanco e sfiduciato. Lo ha fatto però con un accento inatteso, rimarcando che la Chiesa deve rimanere «la Chiesa di sempre». Quella cioè che prevede, affinché ci sia una comunità cristiana, «la presenza del presbitero il quale, in forza del sacramento ricevuto, ha il compito di presiederla».

Besson 7yr43Due delle tre relazioni hanno evidenziato situazione diverse e poco confrontabili con Torino. Mentre quella del vescovo di Asti, monsignor Marco Prastaro, ha raccontato della sua esperienza trascorsa in Kenia, quella del padre Gian Antonio Sozzi, dei Missionari della Consolata, ha parlato del vescovo di Riobamba nell’Ecuador, aderente alla teologia della liberazione (sulla quale persino Clodovis Boff è stato recentemente assai critico) e della sua pastorale impostata sul sociale e a tratti socialista. Ben più interessante è stata la relazione di don Eric Besson sulla situazione pastorale della diocesi di Lione, che ha messo in luce un fenomeno recente e inaspettato: il crescente numero delle domande di catecumenato e, di conseguenza, il numero dei battesimi di adolescenti e adulti.

Battesimo Adulti 56re3Non si tratta di un fenomeno soltanto locale ma che riguarda tutta la Francia: contando le 104 diocesi del Paese, c’è stato un aumento di catecumeni del 28% nel 2023 e del 30% nel 2024, un indubbio segno di risveglio in una nazione altamente secolarizzata. Il relatore è passato quindi ad illustrare i percorsi formativi di chi chiede di diventare cristiano vivendo situazioni personali spesso complesse. Un’iniziativa interessante della Chiesa sono le “fraternità missionarie”, livello intermedio tra la vita personale e l’appartenenza a una parrocchia, dove sono favorite la conoscenza personale e la vita cristiana. Da notare che nella diocesi non esistono ministri istituiti. Su tale relazione si è concentrato il dibattito nei gruppi.

Aversano Don 242q1Come buoni scolaretti i preti presenti hanno poi ricevuto il compito a casa: «indicare dopo la due giorni quali scelte ritieni prioritarie nel tuo modo di vivere il ministero nella Comunità cui appartieni?». Prima che iniziasse l’incontro del Santo Volto, un gruppo di giovani ha distribuito dei volantini ai preti in cui, ricordando la cacciata dei Padri del Verbo Incarnato, chiedeva loro di non subire una «sinodalità solo formale» e di dare un segnale di dissenso. Ieri, il missus ridens, don Mario Aversano, ha insistito su quanto sia importante preparare i laici per unificare in futuro le parrocchie e ha anche trattato delle reazioni ai 34 ingressi e alle 86 parrocchie dove si è passati dall’accoglienza al dialogo alla resistenza facendo riferimento alla vicenda dei Padri in una forma nebulosa e allusiva.

***

Seminaristi 356Dalle parole ai fatti drammatici che riguardano il futuro della Chiesa torinese: sono stati resi noti i dati che riguardano il seminario maggiore di Torino. Al primo anno di corso vi sono 2 seminaristi di Torino, 1 di Susa e 2 di Saluzzo; al secondo anno 3 di Torino; al terzo anno 1 di Torino (Sermig) e 2 di Cuneo- Fossano; al quarto anno 2 di Torino, 1 di Saluzzo e 1 di Cuneo-Fossano; al quinto anno 4 di Torino; al sesto anno 2 di Torino e 1 di Vercelli. In totale vi sono 22 seminaristi di cui 13 di Torino su 7 anni per una diocesi di due milioni di abitanti. Di questo passo si renderà necessaria, oltre agli accorpamenti, una drastica riduzione delle parrocchie. Per altre diocesi è in forse la loro stessa sopravvivenza. Si possono fare molte e sofisticate analisi sulla crisi vocazionale ma una sola cosa è certa osservando la platea del Santo Volto: difficile che un simile modello, anche umano, anzi, soprattutto umano, possa essere attrattivo per un giovane di oggi.

***

Cei Chiesa 876Sta circolando in questi giorni la bozza del cammino sinodale della Cei: più che un documento teologico sembra un progetto sociologico. La Chiesa vi appare non come il Corpo Mistico di Cristo ma come frutto di «una visione condivisa» percorsa da relazioni e dinamiche di gruppo, si parla poi di «Chiesa di Chiese» per descrivere il rapporto tra Chiese locali e Chiesa universale alimentando la confusione ecclesiologica. La dottrina cattolica insegna che la Chiesa universale non è la somma delle Chiese particolari, ma che il mistero della Chiesa intera è presente in ogni Chiesa locale. Vi si afferma poi che la conversione nasce dalla lettura dei «segni dei tempi» (quali?) e non dall’incontro personale con Dio e dall’accettazione della Grazia di Gesù Cristo operante per mezzo dello Spirito Santo.

Messa Streaming 8788Circa la liturgia essa, secondo la bozza, deve tornare a «essere un’esperienza, significativa, attrattiva e accessibile» e ciò significa ammettere che le attuali celebrazioni non hanno queste caratteristiche. Dopo sessant’anni di riforma arrivare a queste conclusioni appare sconfortante e anche stupefacente perché se oggi la liturgia non produce accessibilità significa dire che tutte le sperimentazioni prodotte dai vari documenti e uffici liturgici in tutti questi decenni hanno completamente fallito il loro obiettivo. La bozza dice che la liturgia deve «prendere forma» anche dall’assemblea in quanto suo prodotto che deve essere resa «comprensibile» attraverso «strumenti di analisi sociale» o «laboratori». Quindi non più la liturgia come Opus Dei, l’opera stessa di Cristo e la continuazione dell’ufficio sacerdotale di Cristo e della Chiesa, ma un puro prodotto affidato alla creatività dell’assemblea, una semplice esperienza umana da adattare alla sensibilità del momento. Siamo, per citare dom Prosper Guéranger all’«eresia anti-liturgica». Sul documento torneremo ancora ma per adesso si può dire che il desiderio dei cristiani di essere lievito per la società si sia trasformato, secondo la Cei, nella farina che si lascia modellare dal mondo fino ad assomigliargli perdendo così la sua voce profetica.

§§§

 

Aiutate Stilum Curiae

IBAN: IT79N0200805319000400690898

BIC/SWIFT: UNCRITM1E35

***

Banner 250x115

2 commenti su “Come si Estingue la Chiesa in Piemonte. Lo Spiffero.”

  1. “Le parrocchie si accorpano a forza”, a Torino come in tutta Italia. Le diocesi pure, cancellando storie secolari ancora vivaci. È una eutanasia della Chiesa, operata dalla sua Gerarchia traditrice e corrotta.
    I vescovi vengono scelti al ribasso: giovani, di scarsa intelligenza e acume, di scarsa preparazione e dottrina (sui duemila anni di Chiesa prima del Vaticano II non sanno nulla, o qualcosa di ideologico e fazioso), di debole personalità, pavidi, proni alla Cei ma anche al potere civile. Con le dovute ma rare eccezioni.
    Non si può pensare che tutto ciò avvenga per caso, e che non ci sia un progetto dietro.

  2. Sarò banale: manca la dottrina. A tutti i livelli. I vescovi la disdegnano, i seminari non la insegnano, i preti la sanno a spizzichi e bocconi, i catechisti nemmeno quello e i parrocchiani men che meno.
    Invece sanno molti cose di psicologia, sociologia e comunicazione.
    Il problema è che non comunicano più l’essenziale del cristianesimo, ma un surrogato.
    Per iniziare non servirebbe essere tutti dei San Tommaso d’Aquino, perché basterebbe utilizzare con umiltà e impegno il compendio del catechismo. Poi bisognerebbe che i sacramenti fossero celebrati con dignità attenendosi persino alla disciplina del novus ordo, clamorosamente disattesa. Infine più adorazione e più silenzio, con liturgie lente, assaporate e non farcite di petardi scoppiettanti e peti che poco assomigliano all’incenso (in senso figurato: intelligenti pauca).
    Siamo spiritualmente depressi e la cura non sono gli antidepressivi, ma Cristo che è Medico e Farmaco, sacerdote, altare e vittima, alfa e omega.
    Torniamo alla dottrina.
    Inginocchiamoci davanti al Santissimo sacramento. Preghiamo nei misteri del Rosario la vita di Cristo e l’eccezionale santità di Maria. Tutto andrà a posto senza fa molto altro.

I commenti sono chiusi.

Se hai letto « Come si Estingue la Chiesa in Piemonte. Lo Spiffero. » ti può interessare:

Torna in alto