Iran, Usuale Modulo per un Golpe. Iraq, Libia, Afghanistan, Siria, Ucraina. Crediamoci, mi Raccomando.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra  attenzione alcuni elementi di valutazione su quanto sta accadendo in Iran, e intorno all’Iran. Non dobbiamo dimenticare ovviamente il ruolo di Israele in questa crisi, degli USA a guida Trump, chiaramente condotto e guidato – con quali strumenti di pressione? Epstein files?…- dal governo di Netanyahu. Buona lettura e condivisione.

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Il primo è questo post su Telegram. Per vedere il video, andate sul collegamento e seguite le istruzioni.

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Il governo iraniano ha convocato gli ambasciatori di Italia, Regno Unito, Germania e Francia dopo che i loro governi hanno espresso sostegno alle recenti manifestazioni antigovernative. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Tasnim, durante l’incontro sono state mostrate ai diplomatici immagini delle azioni violente dei manifestanti, definite “atti di sabotaggio organizzato” che avrebbero superato i limiti della protesta pacifica. ❕Teheran ha chiesto agli ambasciatori di trasmettere direttamente le immagini ai rispettivi ministri degli Esteri e di ritirare le dichiarazioni di sostegno ai manifestanti. Il governo iraniano ha affermato che qualsiasi sostegno politico o mediatico alle proteste è “inaccettabile e costituisce una palese ingerenza nella sicurezza interna dell’Iran”.

 

Questo è il commento di Andrea Zhok:

Ho appena fatto la mia passeggiatina quotidiana sui social.
Il numero delle persone che con toni di volta in volta pensosi o barricaderi, coscienziosi o da curva sud, auspicano una rivoluzione popolare in Iran, che cambi l’attuale regime è impressionante.
In gran parte sono persone con un onesto pedigree progressista, talvolta di destra antislamica.
Ora faccio fatica a non riflettere sul fatto che queste persone – della cui buona fede non dubito – sta auspicando, dal comodo del proprio tinello postprandiale, una rivoluzione (cioè un rovesciamento violento, con inevitabile spargimento di sangue) dell’attuale cornice istituzionale iraniana.
Se gli si chiede, en passant, cosa sanno della Costituzione iraniana, le riposte sono imbarazzanti: il nulla sotto vuoto spinto.
Se gli si chiede dei dibattiti interni tra partiti in Iran (sì, perché è un sistema pluripartitico, non una dittatura), si spalanca the sound of silence.
Ciò che “sanno” e su cui si erge l’auspicio di un bel massacro in un paese remoto sono quattro banalità attaccate con lo sputo sulla “repressione dei costumi”, estrapolate spesso da notizie di dieci o venti anni prima.
Qualche episodio divenuto virale sui social.
Qualche storia edificante letta dal parrucchiere.
E tutte queste “pezze d’appoggio” informative sono in effetti solo giustificativi d’occasione per poter formulare in pubblico la propria fede ideologica.
Se sei progressista sei contro i conservatori.
Se sei liberale sei contro i reazionari.
Se sei democratico sei contro gli autoritari.
Se sei cristiano sei contro gli islamici.
E via gigionando con schemini mentali da scuola primaria.
Ecco, quando vedo queste persone agitarsi, auspicando rivolgimenti, rivoluzioni, sognando vittoriosi eroi della libertà dall’altra parte del globo, non posso fare a meno di notare che non sono in grado neanche di ottenere una riduzione delle accise sulla benzina a casa propria.
A casa propria subiscono le vessazioni del fisco, soggiacciono a disfunzioni burocratiche infinite, sopportano la giustizia politicizzata, tollerano il canone TV per ricevere liquami a domicilio, patiscono pensioni da fame, si rassegnano alle repressioni di piazza, accettano che cambino i governi senza che niente cambi, ecc. ecc.
Perché, si sa, da noi “è complicato”.
Invece dall’altra parte del mondo, lì è tutto semplice.
Con quattro nozioni orecchiate e un cugino di secondo grado che c’ha la fidanzata espatriata, eccoci – finalmente – a tifare una bella rivoluzione!
Una rivoluzione giusta, doverosa, emancipativa.
E d’altro canto, se non ci fossero le fiction su Netflix e la tifoseria per il Bene Mondiale sui social, come sopportare la propria impotente quotidianità?

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Questo il commento di Francesco Agnoli:

 

Iran

È sconcertante vedere che dopo quello che è accaduto in Iraq, Libia, Afganistan e Siria, dopo i frutti delle “primavere arabe”, ci siano ancora persone convinte che la rivoluzione in Iran sia del tutto spontanea, e che un suo eventuale successo porti inevitabilmente ad un miglioramento per l’ Iran e per il mondo.

Quand’ anche la narrazione dei nostri media questa volta fosse vera ( non lo è quasi mai stata), quand’ anche il problema fosse l’ Islam sciita ( perché con quello sunnita, molto più intollerante anche con i cristiani, si fanno sempre affari), non è evidente che il crollo di un governo con legami con Cina e Russia, dopo ciò che è accaduto in Venezuela, con la guerra in Ucraina e in Israele ancora calde, potrebbe scatenare un inferno?

No, in massa convinti che tutti si risolverà con la “liberazione” delle donne iraniane e il “vivranno tutti felici e contenti’. Così come doveva accadere in Iran, Siria, Egitto dopo Mubarak, Afganistan, Libia senza Gheddafi, e con la vittoria a costo zero dell’ Ucraina…

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Poi c’è questo commento:

In Iran ci avevano già provato a giugno, ci stanno riprovando adesso. Però sembra che le manifestazioni contro il regime si stiano ridimensionando. Si parla delle vittime tra i manifestanti (si danno tanti numeri, ma in realtà non sappiamo quante siamo realmente), ma non si dice che tra le forze governative le vittime sono più di 100 e che addirittura sono state date alle fiamme oltre 350 moschee. E neanche che i manifestanti inneggiano a Trump, Netanyau e all’erede di Reza Palhavi (l’ex Scià).

Segno che le manifestazioni non sono “spontanee”. Il fatto è che ai benefattori yankee e ai sionisti non interessano le “libertà” o che le donne possano passeggiare in minigonna. A loro interessano altre cose. Il Biondo sa bene che l’Iran custodisce il 13% delle riserve mondiali di gas naturale e il 16% di petrolio. Se a questo si unisce una posizione geografica assai appetibile in chiave geopolitica, il fine ultimo è chiaro. Voci “iraniane” mi dicono che non ce la faranno, a meno che non intervengano “militarmente”.

D. N.

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E poi c’è questo post su X: di Francesca Donato @ladyonorato. Cliccate sul link per vedere il video:

Di questa notizia non avrete contezza dai mass media. L’Iran ha convocato gli ambasciatori dei Paesi UE per mostrare loro i filmati di “manifestanti” armati di mitra che sparano ai civili nelle strade. Costoro sono infiltrati nelle proteste da agenti stranieri (indovinate quali?) per aumentare il numero dei morti e provocare scontri con i Pasdaran. Una tattica già vista molte volte nelle “rivoluzioni” provocate dall’occidente – chiamiamolo così – in vari paesi poi teatri di cadute dei governi sgraditi. Insomma, prima di tifare per la caduta del regime, pensiamo bene ai regimi precedenti caduti per mano dei governi occidentali “democratici” e a ciò che è venuto dopo. Ricordate che ciò che vi fanno vedere non sempre è quel che sembra.
Citazione
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5 commenti su “Iran, Usuale Modulo per un Golpe. Iraq, Libia, Afghanistan, Siria, Ucraina. Crediamoci, mi Raccomando.”

  1. Certo che quel che ci fanno vedere non è mai quel che sembra, perché dicono e fanno vedere solo ciò che è stato loro ordinato di dire e di far vedere.
    P.Pio chiamava la televisione “la scatola del diavolo”…

  2. Basta vedere la composizione ” gruppo dirigente che auspica il cambio ” per rendersi conto dei quarti di ”democrazia ” che esprimono : sion, zio sam, nonche’ valvassori e valvassini d’occidente. Della tifoseria meglio non parlare, tanto la sapienza non arriva in menti ipervaccinate e drammaticamente vuote.

  3. So solo che tanti anni fa ( 9? 10? ) Don Nitoglia già diceva ” la Terza Guerra scoppierà quando gli Usa pesteranno i piedi o alla Russia o all’Iran”. Questo dopo una analisi filosofica !!!!

I commenti sono chiusi.

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