Beatificazione di Ratzinger? Un Buon Fine Necessita di un Buon Mezzo…

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, riceviamo da un sacerdote bavarese questo messaggio, che doverosamente portiamo alla vostra attenzione. Buona lettura e condivisione.

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UN BUON FINE NECESSITA DI UN BUON MEZZO ….

Buongiorno dottore Tosatti, leggo su Catholic News Agency che l’ex Segretario di Benedetto XVI, Mons. Georg Ganswein, attualmente arcivescovo e Nunzio in Lituania, sta promuovendo (o solo auspicando ? non mi è chiaro)  la Causa di Beatificazione di Papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger.

Io credo questo sia molto bene.

Ma è anche bene capire cosa potrebbe accadere in questo  processo ed evitare ogni conseguenza che possa essere negativa per la  straordinaria  figura di Joseph Ratzinger.

Voglio dire che un Buon Fine (la Beatificazione ), vuole anche un Buon Mezzo per essere ottenuto, poiché un buon fine non giustifica un  mezzo  non perfettamente adeguato.

Io credo proprio che un mezzo non adeguato possa compromettere, anziché sostenere, questo Processo.

Pertanto mi permetto di suggerire la scelta di “promotori” (o Postulatori) di assoluta credibilità e prestigio che accompagnino il  buon progetto del Vescovo Ganswein, al fine di sostenerne il successo.

Io son fiducioso  che il Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, Cardinal Semeraro (che è successo al Card. Becciu  nel 2020), nominato  da Papa Francesco,  apprezzerà molto questo progetto.

Mi viene in mente  il card. Brandmuller, antico  amico personale di Ratzinger..O il Card. Sarah, legato a Ratzinger da affetto spirituale fuori dal comune.

Grazie.

Un sacerdote bavarese.

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13 commenti su “Beatificazione di Ratzinger? Un Buon Fine Necessita di un Buon Mezzo…”

  1. Anche Escivà de Balaguer fu canonizzato a spron battuto. Oggi usa così. Domani chissà. Poi, chi vuol credere alle canonizzazioni spray è padronissimo di farlo. Come chi, invece, le ritiene farsesche.

  2. Renato Maria Mazza

    La causa di beatificazione di Benedetto XVI può essere postulata da Cardinali suoi allievi spirituali quali Muller, Eijk, Sarah e dallo stesso mons. Ganswein. Inoltre, si può beatificare una persona anche senza la presenza di alcun miracolo, ma si va a guardare in questo caso la Santità della sua vita e il contributo che ha dato alla Chiesa, sulla stregua di grandi teologi come Tommaso d’Aquino, Domenico di Guzman, Roberto Bellarmino, Carlo Borromeo, per fare degli esempi illustri. Presto, il prefetto delle Cause dei Santi cambierà, si vedrà chi il Pontefice sceglierà al posto di Semeraro. Auspicabile un uomo retto e dotato di spirito cattolico.

  3. Mi si consenta porre una domanda : dal CV II° tutti i Papi tranne GP I° ( ritengo per brevità del Pontificato e qualche dubbio sulla dipartita ? ) sono stati santificati. Ora viene il turno di Benedetto XVI ° poi verrà sicuramente anche quello di Francesco, il quale da dove è andato sicuramente aspetta. Orbene quello che salta immediatamente sotto la mia percezione è che nella storia bimillenaria della Chiesa mai vi è stata una così tambureggiante successione di Santi e nel contempo una crisi della stessa così profonda. Dal mio penso lacunoso punto di vista ciò sembra inspiegabile.

    1. Può darsi, invece, che sia spiegabilissimo: il corso del Concilio Vaticano II, manipolato e corrotto, ha da essere consolidato con la santificazione di tutti i Papi e non-Papi che lo hanno avallato.
      Con Bergoglio- Prevost si giunge la culmine del processo.
      Con buona pace dei tradizionalisti a cui è (sarà) concessa la celebrazione della liturgia tridentina, a patto, come sostiene giustamente don Minutella, che se ne stiano buoni buoni, senza rompere le scatole al programma sinodalistico.

    2. Don Ettore Barbieri

      Lei ha perfettamente ragione. È una farsa voluta per santificare più che il Concilio, i cui testi pochi hanno letto, ciò che ne è seguito e spegnere ogni dubbio che possa sorgere sulla bontà di ciò che è stato fatto.

  4. La Signora di tutti i popoli

    Si attesta (finalmente) che il fine deve giustificare i mezzi.
    Ma andiamo per ordine. I tempi sono cambiati, cari amici e non deve sembrar strano che la santità di un cattolico (e vale anche per un papa!) debba essere richiesta piuttosto da promotori credibili, i cd. postulatori, magari già da vivi riconosciuti santi perchè aperti al mondo Lgbt, sinodali in vita e che per influsso analogico e per grazia umana trasfondano la loro stessa santità sul postulato. È così da un po’ di tempo: la santità deve seguire nuove regole e modi di essere.
    Si è fatto un passo in avanti rispetto al periodo pre-bergogliferino, ora si fanno santi solo per cause sinodali e non più coloro che dimostrano inutili virtù eroiche e magari si accompagnano con miracoli e guarigioni a cui nessuno importa un fico secco. Possono proporre i candidati non anonimi segretari ma quei padrini che, per soldi o amicizia particolare, attestino che il loro promosso sia davvero maturo per la menzione di santità. È una santità questa più vera, discreta ed umana che apprezza la nostra madre terra, la casa comune più concreta e vicina del Cielo, del quale a malapena vediamo le scie chimiche che fanno solo piovere, arrecando reumatismi e raffreddori. Guardiamo ai nuovi santi in questa ottica: perchè credere in un Dio che non si vede se non si crede prima alla grande varietà di fratelli, migranti, gay o bigami, pieni di problemi che tutti vedono per strada?
    Mons. Gaenswein, che ha avuto fin troppo da un generoso Bergoglio per un inutile servizio di segreteria, premiato col significativo freddo polare di Vilnius, certo non sarebbe il miglior postulatore per il povero Benedetto, che avrebbe bisogno di amici potenti e non di un ininfluente vescovo ai confini del mondo. Ma quegli amici -in vita- Ratzinger se li alienò per la sua ristretta visione della fede, per una castità stantia per preti e laici e una devozione esagerata a vecchi principi evangelici; ciò fece reagire persino il mondo finanziario che giustamente gli negò la fiducia ed il credito bancario.
    Se accettiamo la nuova concezione di santità che notiamo operante nelle Cause dei Santi da mons. Becciu in poi, dobbiamo dare per acquisiti anche nuovi tipi di valore eroico e non certo la bontà in vita o i miracoli in morte, perchè sono mutate le verità di fede per la Chiesa, che non pretende più che ciò che lega in terra rimanga pure legato in Cielo. Il Cielo non c’entra: per esser santi in questo mondo, con il suo Príncipe e i suoi princípi (sinodalità, accoglienza di comportamenti diversi, dialogo con altre più vere religioni e con tante donne pronte pure a darla per la talare) significa non essere legati a una dottrina che continui a tediare le nuove istanze emergenti. Occorrerebbero futuri postulatori tipo un novello McCarrick o un Rupnick così aperto alle religiosità femminile, che garantissero per Ratzinger le nuove virtù così amate da Bergoglio: allora Benedetto avrá più chances di santità.
    Da che nasce tutta questa smania di far santo un tizio che si è dimesso per problemi di insonnia e ha creato problemi alla congrega di S.Gallo per trovare un sostituto più valido? La cui strana abdicazione senza valore canonico ha spinto le anime a dubitare della legittimità del buon Bergoglio e degno successore, neanche fossero alla stregua di vili antipapi. Perchè non far santo invece Bergoglio che col suo “todos todos” e “chi sono io per giudicare” che ha proclamato lecito e santo ogni comportamento umano su questa terra e ben accetto alla sua chiesa?
    Incomprensibile come m. Gaenswein possa invocare e pregare Benedetto XVI, una persona che ha mollato il mandato per andarsene in pensione, senza alcuna costrizione poi, e lo prega assurdamente come santo, senza le giuste basi comportamentali in vita. Quando nessuno rammenta che Bergoglio invece ha introdotto la democrazia nella Chiesa, la comunione ai risposati e benedizioni gaie e abbondanti ai rapporti fluidi dai buchi di riserva… ma nessuno ne tiene conto!
    Solo Bergoglio è in Paradiso, santo subito!

    1. Renato Maria Mazza

      Durante le feste natalizie lei avrà alzato un po’ troppo il gomito… Bergoglio ha introdotto la democrazia? Ma se ha governato come un dittatore sudamericano per 12 anni, promuovendo chi gli aggradasse e si dimostrasse zerbino nei suoi confronti, e condannando alla damnatio memoriae quelli che avessero osato muovergli delle critiche, molto spesso anche gente del suo cerchio magico.

    2. Don Pietro Paolo

      Nel cattolicesimo la santità non segue il mondo, non nasce dal consenso culturale, non si misura sull’inclusività sociologica né sull’allineamento ideologico. La santità è risposta personale alla chiamata di Dio, non riconoscimento umano, e non cambia con le stagioni storiche.

      1. Il fine non giustifica i mezzi

      La morale cattolica rifiuta in modo assoluto l’idea che il fine possa giustificare i mezzi. Questo principio non è un dettaglio superabile, ma una colonna portante della coscienza cristiana.
      Nessuna causa – per quanto presentata come “buona”, “progressista” o “necessaria” – può legittimare la falsificazione della verità, la manipolazione delle persone o la violazione della legge morale.

      2. La santità non è ideologica

      La santità non nasce dall’adesione a correnti culturali, agende sociali o parole d’ordine del tempo. Non esistono “santi sinodali”, “santi inclusivi”, “santi funzionali”.
      Esistono santi convertiti, obbedienti, casti, umili, fedeli fino alla fine.

      Le virtù eroiche non sono un residuo del passato, ma il cuore stesso del riconoscimento ecclesiale della santità. I miracoli non sono folklore: sono segni che Dio conferma, non strumenti che l’uomo inventa.

      3. Il Cielo è decisivo

      Nel cristianesimo il Cielo non è una metafora, né un accessorio simbolico. È la meta reale della vita umana.
      Ogni discorso sulla santità che prescinde dal Cielo cessa di essere cristiano, anche se conserva il vocabolario ecclesiastico.

      La Chiesa non proclama santi per migliorare l’immagine istituzionale, ma per indicare testimoni credibili della vita eterna.

      4. La rinuncia, il silenzio, la fedeltà non sono colpe

      Nella logica evangelica, il silenzio non è fallimento, la rinuncia non è vigliaccheria, la marginalità non è inutilità.
      Il criterio del Vangelo non è l’efficacia, ma la fedeltà; non il successo, ma la verità.

      Per questo la figura di Benedetto XVI resta quella di un uomo che ha servito la Chiesa con intelligenza, fede e coscienza, non di un ostacolo al progresso. La sua vita non si giudica con parametri aziendali o politici, ma alla luce di Dio.

      5. Papa Francesco non è un’ideologia

      Anche Papa Francesco non può essere ridotto a simbolo di una rivoluzione morale che renderebbe lecito tutto.
      La Chiesa non ha mai insegnato che ogni comportamento umano sia santo o indifferente. La misericordia non abolisce la verità, la accoglie per guarirla.

      Chi trasforma il Papa in una bandiera ideologica – in un senso o nell’altro – tradisce il suo ruolo e la natura stessa del ministero petrino.

      6. La Chiesa non è una democrazia morale

      La Chiesa non decide la verità per consenso, non modifica la fede per pressione sociale, non ridefinisce il bene e il male per essere accettata.
      Ciò che lega sulla terra resta legato in Cielo, perché non è arbitrio umano, ma partecipazione all’autorità di Cristo.

      Cara signora,
      A questo punto, per coerenza interna, non resta che completare il quadro.

      Se la santità non ha più a che fare con l’obbedienza ecclesiale, con la comunione visibile, con la rettitudine dottrinale, con la pace della Chiesa; se la rottura diventa segno profetico, la disobbedienza criterio di autenticità, l’auto-investitura prova di elezione; se l’isolamento è elevato a martirio e l’ossessione identitaria a zelo per la verità, allora il percorso è lineare.

      Allora sì: santo subito Minutella.

      Santo per aver resistito da solo contro tutti.
      Santo per aver trasformato il sospetto in metodo teologico.
      Santo per aver sostituito il discernimento ecclesiale con la convinzione personale.
      Santo per aver fondato una chiesa parallela senza ammetterlo formalmente.
      Santo per aver confuso la coscienza con l’assoluto.

      In questa nuova agiografia, non servono virtù eroiche ma certezze incrollabili su se stessi; non miracoli ma followers fedeli; non il giudizio della Chiesa ma l’autocertificazione carismatica. La scomunica, da ferita gravissima, diventa medaglia; la separazione, da tragedia, diventa sigillo di purezza.

      Se il criterio è questo, Minutella non è un problema: è un modello.
      Non una ferita ecclesiale, ma un’icona alternativa.
      Non una deriva, ma una tappa evolutiva.

      Naturalmente, tutto questo ha un solo piccolo difetto:
      non ha nulla a che fare con il cattolicesimo.

      Perché nella fede cattolica il santo non è chi grida più forte,
      ma chi obbedisce fino alla fine;
      non chi si proclama perseguitato,
      ma chi resta nella comunione anche quando costa;
      non chi si erge a giudice della Chiesa,
      ma chi si lascia giudicare da Dio nella Chiesa.

      Ma se il Cielo è ormai opzionale,
      se la Chiesa è solo un ostacolo,
      se la verità coincide con la propria voce interiore,
      allora sì:
      santo subito Minutella.

      Con tanto di aureola… rigorosamente fai-da-te.

      Quando questa convinzione viene meno, non si ha un cristianesimo più umano, ma un cristianesimo svuotato.

  5. MAGARI! la grande sapienza dottrinale di questo Papa verrà ricordata in futuro.
    Se è vero che Papa Paolo VI disse “il fumo di satana è entrato in Vaticano” e S. Pio da Pietralcina aggiunse “è nelle pantofole”.
    Se è vero che nella Cappella Sistina (alcuni diavolo) fecero due “messe nere”, e Paolo VI riconsacro la Cappella Sistina
    I successivi Papi, come avranno dovuto/potuto combattere?
    Il Papa Giovanni Paolo I, perché lo hanno ucciso?
    Papa Benedetto XVI morto il 31 dicembre 2022 lasciandoci con l ‘ultimo respiro, queste parole “Gesù ti amo” sembra chiudersi un certo tempo ed aprirsi un altro ricco di prove.

  6. Santa Rita da Cascia ha impiegato 446 anni per la canonizzazione, Santa Veronica Giuliani 113 anni, Santa Margherita Maria Alacoque 230 anni, San Domenico Savio 97, San Luigi Gonzaga 121 anni.
    I papi post-concilio: Giovanni XXIII 51 anni, Giovanni Paolo II 9 anni, Paolo VI 40 anni, tutti canonizzati da papa Bergoglio.
    Le procedure di canonizzazione post-conciliari hanno messo il booster.
    Per la distanza abissale tra il dire e il fare, per gli equilibrismi tra modernismo e tradizione, per l’ambiguità di certe aperture, per il suo indecisionismo, per aver rinunciato proprio mentre il nemico minacciava gli ultimi bastioni, per non aver fatto, prima delle proprie dimissioni, comunque inopportune, nomine che avrebbero potuto arginare il fiume in piena dei nemici interni ed esterni, mettendo da parte il sentimentalismo, da semplice battezzato, credo che Benedetto XVI, alfiere dei semi-modernisti tenacemente aggrappati all’ermeneutica della discontinuità, sia uno dei papi peggiori della storia della Chiesa.
    Claudio Gazzoli

    1. Uno dei peggiori della storia, forse.
      Eppure sicuramente uno dei migliori del postconcilio!
      Già, perché Giovanni XXIII, Paolo VI, Bergoglio e Prevost sono ben peggio.

    2. Renato Maria Mazza

      Veramente Benedetto era un fautore dell’ermeneutica della continuità. Ma vedo che l’astio nei suoi confronti non cessa, a distanza di anni, verso un Pontefice che ha cercato di tenere unita la Chiesa nonostante mille difficoltà, ma che è stato lasciato da solo come un agnello in mezzo ai lupi.

  7. Non Metuens Verbum

    Se ci sarà una causa di beatificazione, pregheremo volentieri. Ma io ricordo quando si declamava per Giovanni Paolo II ” Santo Subito !” Io dicevo, a me stesso non avendo alcuna voce udibile da altri, convintamente ma ahimé inutilmente “Santo Quasi Subito”, un quarto d’ora dopo Pio XII. Quel quarto d’ora non suonò, e non suonerà neanche stavolta, ma io continuo a pensare che sia un grave errore.

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