Gli Astri, i Magi e il Re dell’Universo. Ruggero Sangalli.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, un amico fedele del nostro sito, Ruggero Sangalli, mi ha inviato come lettura per questi giorni di convalescenza, lo scritto che troverete qui sotto. Ma mi sembrava ingeneroso tenerlo solo per me…Buona lettura e condivisione.

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GLI ASTRI E IL RE DELL’UNIVERSO

 

Grazie ad appositi programmi, facilmente accessibili anche gratuitamente, è possibile osservare le carte astronomiche del cielo in una data e località qualsiasi. Gli anni meritevoli di indagine circa la nascita di Gesù a Betlemme di Giudea e i fenomeni astronomici che vennero osservati, riportati nel vangelo di Matteo, cadono un trentennio prima del quindicesimo di Tiberio (nel 29 d.C.) nel biennnio precedente la morte di Erode il Grande. La “stella” (nel vangelo: astron) seguita dai Magi riguarderebbe così un evento astronomico verificatosi attorno al 2 a.C.

Giuseppe Flavio è lo storico che più di tutti fornisce dettagli interessanti di quegli anni: in Antichità giudaiche  17.6.4 scrive tra l’altro che un’eclissi lunare fu osservata poco prima della morte di Erode. Una delle possibili date ricavabili con certezza dallo studio delle fasi lunari, la più citata da molti autori, è quella del marzo del 4 a.C. ma si trattò di un’eclissi parziale minore e troppo a ridosso della pasqua successiva perché potessero svolgersi tutti gli avvenimenti che Giuseppe Flavio elenca tra la data della morte del re e la Pasqua successiva. Un’altra eclissi lunare molto più visibile ci fu il 29 dicembre 1 a.C. (appena tre giorni prima dell’inizio dell’anno “d.C.”). La luna sorse già con un’eclissi del 53% in Israele e l’evento terminò nelle prime iore della sera. Ventisette antiche versioni di  Antichità giudaiche e numerosi indizi sparsi nel testo sia di Antichità giudaiche che di Guerre giudaiche indicano che Erode morì qualche anno più tardi di quanto molti suppongono comunemente. Un’altra argomentazione riguarda la datazione delle monete emesse dai successori di Erode il Grande. Le prove dimostrano che nessuna di esse può essere datata prima del 1 d.C.  Il conio era sotto il controllo di Roma e solo dopo la morte di Erode poterono essere prodotte le nuove monete.

 

I MAGI SAPEVANO TANTE COSE

Gesù nasce a Betlemme sul finire del 2 a.C del nostro attuale calendario. Il re Erode è ancora in vita e morirà settantenne già nel 1 d.C. (l’anno zero non esiste), dopo un’eclisse di luna avvenuta proprio al termine dell’1 a.C. nel trentasettesimo anno di regno. Da Giuseppe Flavio sappiamo che era il suo settimo anno all’epoca della battaglia di Azio, nel settembre del 31 a.C.: se il 31/30 è il settimo anno, il trentasettesimo è necessariamente nel -1/1.

I Magi giungono dall’Oriente osservando un fenomeno celeste e vanno da Erode. Non arrivano a Gerusalemme per caso, perchè pongono una domanda precisa: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo“. Perchè cercavano proprio il re dei Giudei? E perchè doveva nascere proprio allora? Erode era noto da anni in tutto il mondo di allora per potere e magnificenza. Ma questo re bambino suscita attese più grandi, messianiche.

I Magi chiedono di un re che è già nato. Motivano la richiesta con l’aver visto la sua stella, con una tale certezza sul significato di quell’osservazione da averli determinarli a partire da molto lontano alla volta della Giudea. Le parole dei Magi sono esplicite e diventano di dominio pubblico: tutta Gerusalemme ne rimase turbata, segno che dovevano aver utilizzato argomenti convincenti. L’astro che seguivano rispondeva come minimo a questi requisiti:

1) avere attinenza con qualche antica profezia, o credenza, nota agli studiosi;
2) aver mostrato qualche fenomeno del tutto particolare, facendosi notare come straordinario;
3) sorgere a oriente, ma indirizzare verso occidente per chi risiedesse ad oriente;
4) aver a che fare con la regalità;
5) aver a che fare con una nascita;
6) aver a che fare non in generale con gli Ebrei, ma in particolare con la tribù di Giuda;
7) confermare nel tempo ogni possibile supposizione, forzando i più scettici alla verifica diretta;
8) perdurare almeno il tempo necessario per un viaggio durato alcuni mesi;
9) segnalare in qualche maniera di essere arrivati nel posto giusto.

Quando i Magi si presentano da Erode sono già stati verificati i primi otto punti. La domanda che essi rivolgono agli abitanti di Gerusalemme mira a ottenere l’ultima informazione, il riferimento biblico del profeta Michea. A questo punto anche Erode dispone di un’informazione meno vaga e cerca di saperne di più,con esattezza riporta il vangelo, riguardo questa “stella” determinante nel rendere così certi del suo significato gli astronomi venuti dall’oriente.

Erode vuole conoscere i dettagli di tutta la faccenda e i Magi glieli spiegano. Le ipotesi formulate sul fenomeno astronomico rimandano principalmente a una spettacolare congiunzione di pianeti. Grazie ai planetari virtuali è possibile conoscere con certezza le date di quelle più appariscenti non solo per l’epoca, ma fino ai nostri giorni.

Ad attirare l’attenzione e suscitare la curiosità sono soprattutto gli avvicinamenti di Giove e Venere proprio a ridosso della stella fissa di Regolo (piccolo re) nella costellazione prima del Leone e poi della Vergine. La “stella” seguita dai Magi probabilmente fu Giove in combinazione con Venere. Il ciclo sinodico di Venere (pianeta “interno” e astro più luminoso del cielo dopo Sole e Luna) è molto particolare e scandito secondo tempi precisi (583,92 giorni), che alternano questo pianeta come stella del mattino o stella della sera. Giove (pianeta “esterno”) ha un periodo sinodico di 398,88 giorni, per 365 dei quali è visibile per poi finire in ombra, invisibile dalla Terra, per circa un mese. Giove procede nel cielo da est a ovest per 278 giorni, mentre per altri 121 inverte il suo senso apparente di marcia in un moto cosiddetto retrogrado rispetto allo sfondo stelle “fisse”, eseguendo una sorta di traiettoria “a nodi”.

Nel mese di agosto del 3 a.C. Venere transitò dapprima su Giove e quindi su Regolo. Fino all’agosto del 1 a.C. Giove incontrò più volte in modo ravvicinatissimo Venere. La congiunzione più spettacolare avvenne nel giugno del 2 a.C. (data associabile alla nascita di Giovanni il Battista), quando Giove e Venere sembrarono fondersi in cielo (con un telescopio sarebbe stato possibile scorgere una specie di “otto” luminoso: i due pianeti sono a 1/15 di grado di distanza). È interessante che il movimento di Giove, da pianeta “esterno” rispetto alla Terra nel suo orbitare attorno al Sole, configura una specie di danza attorno a Regolo, avvicinandolo ben tre volte: il 12 settembre del 3 a.C., il 18 febbraio e il 4 maggio del 2 a.C. Il 10 giugno anche Venere tocca Regolo, prima di fondersi con Giove al tramonto.

Non si sa quanto tempo era trascorso da quando i Magi partirono dalle loro città. Il viaggio non è stato breve e potrebbe essere durato qualche mese, considerando i quattro mesi che impiegò Esdra circa quattro secoli prima (Es 7,1-9). Per un astronomo i fenomeni descritti sono tra i più appariscenti degli ultimi tremila anni.

Il “moto retrogrado” dei pianeti è un’illusione causata dalla rotazione terrestre: un pianeta che si muove temporaneamente nella direzione opposta a quella in cui “dovrebbe” andare nella sua orbita appare “fermo” nel passaggio da una direzione all’altra. A Betlemme i Magi ricevono un’ulteriore conferma: “la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino”. Procedendo verso Betlemme Giove sta sempre loro davanti finchè scompare alla vista per effetto del ciclo sinodico del pianeta; poi lo rivedono e si “ferma” proprio quando -dal loro punto di osservazione- sta sopra Betlemme. Proprio attorno alla fine di dicembre del 2 a.C. Giove inverte il proprio moto rispetto alle stelle fisse più vicine, in pratica “fermandosi” (rispetto ai punti fissi del firmamento costituito dalle stelle della costellazione della Vergine), tra il 20 e il 30 dicembre del 2 a.C. nel meridiano a sud di Gerusalemme, sopra Betlemme, a 65° sull’orizzonte meridionale.

A questo punto riprendiamo con ordine le conoscenze dei Magi come potrebbero averle riferite a Erode sapendo con discreta precisione (grazie alle moderne tecnologie e alla regolarità degli astri) come questo si palesò in cielo:

1) gli astronomi babilonesi conoscevano i riferimenti biblici sulle profezie riguardanti una stella (Num 24,17: la stella di Giacobbe, che è l’altro nome di Israele; Is 62,1: la stella della giustizia);
2) le congiunzioni planetarie descritte sono davvero insolite e particolarmente spettacolari e luminose;
3) Giove sorge ad est, poi è visibile per 365 giorni nella notte, tramontando ad ovest.
4) Giove è sempre stato mitologicamente il re dei pianeti, paganamente creduto la divinità più importante;
5) Giove, re dei pianeti, dopo aver incontrato Venere -astro che richiama una divinità femminile- danza attorno a Regolo, il piccolo re: anche questa una stella associata alla regalità, sia per i Babilonesi, sia per i Romani; nel periodo descritto Giove ci gira intorno tre volte ed è come se il pianeta dei re incoronasse il piccolo re;
6) tutto questo avviene nella costellazione del Leone e sappiamo (Gen 49,9) che proprio la tribù di Giuda è associata biblicamente a questa simbologia, esplicitamente messianica;
7) non fosse bastato, Giove torna ad essere osservabile nel suo successivo periodo sinodico, proprio entrando nella costellazione della Vergine, visibile dal settembre del 2 a.C., concomitante con la festa ebraica delle capanne, la più messianica (in quell’anno cadde a metà settembre). Giove è a est, come “stella del mattino” (i Magi non lo sapevano, ma lo scriverà Giovanni: Ap 22,16; anche in 2Pt 1,19 la stella del mattino allude a Gesù).
8) a ottobre del 2 a.C. c’è un’altra congiunzione tra Giove e Venere (“la stella” del vangelo di San Matteo).
9) sanno di Betlemme e su Betlemme Giove, tornato visibile, si “ferma” per cambiare apparentemente direzione.

A rimanere incerta è solo la data di partenza dei Magi sia all’andata, sia per fare ritorno alle loro case. Potrebbero aver impiegato almeno due mesi, ma probabilmente tre o quattro, per raggiungere la meta a dorso di cammello. Questo scenario consentirebbe loro una “finestra” di circa sei mesi tra la straordinaria congiunzione del 17 giugno del 2 a.C. osservata nella loro terra e poi la stella di Betlemme fermatasi in cielo (apparentemente) per circa sei giorni al loro arrivo. Gesù era già nato e non lo trovarono più in una grotta, ma in un’abitazione più decente.

E’ curioso che essi si siano mossi in ossequio alla Tradizione e abbiano trovato conferme dalla Scrittura. Chi ha fede attinge a Tradizione e Scrittura, chi invece non ce l’ha ha paura, come Erode, e fa strage di innocenti invece di adorare il Re dell’Universo, creatore di tutto ciò che esiste, Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo, l’alfa e l’omega.   

L’arrabbiatura di Erode, disobbedito dai Magi, fu logicamente quasi immediata e la strage dei piccoli betlemiti deve essere accaduta proprio in quei giorni. Erode ordinò di uccidere tutti i bimbi maschi fino ai due anni di età e questo provvedimento può originare dalla prima delle date riferite dai Magi a proposito di una spettacolare ed inusuale congiunzione tra Giove e Venere dalle parti (in cielo) di Regolo. L’ordine di Erode riguardò i bambini giunti al secondo anno di età e quindi colpì chi, nell’anno 1 a.C., aveva già compiuto un anno intero di vita.

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