Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un problema che si sta ponendo in evidenza. Buona lettura e condivisione.
§§§
SINDACI MUSSULMANI: PROBLEMA RELIGIOSO O PEGGIO?
di Matteo Castagna
Il mussulmano Zohran Mamdani ha ufficialmente iniziato il suo mandato come sindaco Dem di New York. Dall’altra parte dell’Atlantico, lo seguirà da vicino il suo omologo londinese Sadiq Khan.
A quasi dieci anni dalla sua elezione come primo sindaco musulmano di una capitale occidentale, Khan, ora cinquantacinquenne e al suo terzo mandato, ha dichiarato di essere “straziante” vedere gli stessi stereotipi antislamici un tempo rivolti a lui, ora rivolti a Mamdani. Eppure, ha osservato in un’intervista alla rivista Politico, Mamdani ha reagito di petto agli attacchi e ne è uscito vittorioso.
Il sindaco laburista di centro-sinistra ha scambiato alcuni messaggi con il socialista democratico americano durante la campagna elettorale e chiama Mamdani per nome. Khan ha molte ragioni per scambiare messaggi con il sindaco di New York, e non solo per la fede in comune, la gestione del capitale finanziario globale e il desiderio di discutere di strategia politica. “È carismatico, è bello: ecco perché lo odio”, ha dichiarato scherzosamente, Khan alla rivista Politico.
Il sindaco mussulmano di Londra si è accomodato nel suo nuovo municipio, un elegante edificio in vetro che si affaccia su un molo e una funivia riqualificati nella zona est di Londra, poco dopo che il presidente degli Stati Uniti lo aveva definito “un sindaco orribile, crudele e disgustoso” e aveva supposto che fosse stato eletto a causa dell’elevato numero di immigrati a Londra. Mamdani, dopo le prime parole dure ricevute dal Tycoon, si è incontrato con lui e, da allora, pare essere in brodo di giuggiole, ma Khan è scettico sulla durata del buon rapporto.
Sebbene Khan e Mamdani abbiano idee politiche diverse, entrambi ora amministrano le città più progressiste del resto del Paese e si concentrano sul costo della vita alle stelle. Riusciranno a usare i
loro programmi per unire un elettorato frammentato o la polarizzazione della politica occidentale sta andando solo in una direzione?
Le risposte avranno ripercussioni ben oltre Londra o New York, tanto che alcuni osservatori stanno già commentando la nascita di un partito islamico che si presenti con un proprio candidato a sindaco di Roma, magari supportato dal Pd. Sarebbe la terza grande capitale occidentale a guida islamica, per giunta col Vaticano al di là del Tevere. Fantapolitica? Staremo a vedere.
Mamdani ha detto che uno zio benintenzionato gli aveva consigliato di tenere per sé la sua fede, che è motivo di grande pregiudizio in una città come New York, che ospita la comunità ebraica più grande del mondo ed il mondo della grande finanza, orientato su posizioni differenti dalle sue e molto vicine a quelle dello storico establishment Democratico o neocon Repubblicano.
Khan sostiene, sempre su Politico, che negli anni ’80, nel Partito Laburista, c’erano serie preoccupazioni sulla possibilità che le persone di colore potessero essere elette come parlamentari e che gli islamici dichiarati potessero essere eletti a sindaco.
Perciò è interessante la definizione che, al terzo mandato, dà di se stesso: “non sono un sindaco musulmano. Non sono un politico musulmano. Sono un politico che è anche musulmano. Ho molteplici identità. Sono londinese, inglese, britannico, musulmano, di origine etnica pakistana, indiana e sud asiatica. Sono tifoso del Liverpool”.
Il premio Nobel per la letteratura Luigi Pirandello scrisse nel celebre “Uno, nessuno e centomila” che tutti si mascherano: per difenderci, per difendersi, per essere accettati, per accettare, rendendo arduo conoscere il vero essere di una persona, sempre che ne esista solo uno o centomila, perché “ogni realtà un inganno”. Pirandello ci insegna che essere noi stessi implicherebbe accettare il
peso del confronto, dibattere, affrontare conflitti e sperimentarne i danni, mettere in discussione le proprie idee con il pericolo che vengano demolite.
“Nessuno” è la condizione finale in cui il protagonista si ritrova, rifiutando ogni maschera fissa per accettare il flusso continuo del divenire, diventando nessuno per potersi liberare. È una crisi esistenziale che porta alla scoperta che mille identità significano nessuna identità. Forse è questo il reale programma accettato dai londinesi e iniziato dai newyorkesi: sciogliere nel nulla cosmico ogni
identità, per un’omologazione comunemente accettata al pensiero unico effimero, a seconda dei momenti. Hegel avrebbe trionfato.
Perciò, il consenso ottenuto dall’islamico come figura politica è figlio del progressismo moderno, che non vuole un Paese dominato dalla Sharia, ma un Paese cosmopolita, fatto di cittadini del mondo, di maschere senza volto, di fluidità amorale, logica del profitto, distopia culturale, mondialismo ed eguaglianza assoluta nell’omologazione al pensiero unico politicamente corretto, con ciascuno il suo credo domestico, che non possa realizzarsi in pubblico, pena la censura, perché nulla sia divisivo. Tutte le identità, per nessuna identità.
Sarebbe la “sharia dell’umano”, che si fonda sulla trasfigurazione antropologica del bianco, etero, cristiano e di destra in multietnico, multi-sessuale, multireligioso e multi-politico. In ultima analisi è l’abrogazione delle tradizioni, l’annullamento delle differenze e dei ruoli, l’uguaglianza assoluta nell’adorazione del Vitello d’Oro. L’intercambiabilità partitica, che già esiste, in Italia, perché non è la prima volta che un Soumahoro potrebbe passare da AVS a Forza Italia o altri che sono passati da da Forza Italia a Italia Viva.
Se vogliamo, questa visione è perfettamente compatibile con l’ecumenismo e la libertà religiosa uscite dal Concilio vaticano II, che ha stabilito l’unità nella diversità, a scapito della Verità. Ma è pienamente compatibile anche con un governo unico globale, grande aspirazione del deep State in salsa liberal. Tutto ciò è ben peggiore della guerra santa coi tagliagole, perché è il suicidio assistito dell’essere, in favore di un non essere che fa diventare ibrido tutto ciò che tocca.
È la “sharia delle anime”, private di una ragione soprannaturale e spirituale per vivere. Nel trionfo della fratellanza ipocrita si crea un disordine innaturale, accettato da tutti, quindi un conflitto continuo, dato per nuova normalità, che cambierà in accettazione dell’unicum esistenziale, per il quieto vivere e per la tranquillità, che rimane un’ambizione irremovibile.
Tanto è vero che, sempre a Politico, il sindaco di Londra risponde alla domanda: E i nostri valori? “I newyorkesi hanno scelto la speranza anziché la paura, l’unità anziché la divisione. E, a proposito, lo stesso ha fatto Londra nel 2016, nel 2021 e nel 2024, città che, pian piano, complice il declino della monarchia, ridotta sempre più a fattore di gossip, in nome del “panem et circenses” con cui la realpolitik ha sempre governato la plebe, forse si è già adattata a seguire questo programma totalizzante.
Khan stupisce quando dice a Politico che “quando qualcuno attacca la mia città, i nostri cittadini, i nostri valori, il nostro stile di vita, quando qualcuno fa certe generalizzazioni sui seguaci di una fede, penso che sia doveroso opporsi”. A quali valori, se hai una, nessuna, centomila identità? A chi continua a voler avere una sola identità, plasmata e definitiva, con una religione dogmatica e una sessualità biologica, con una Patria da amare e dei confini da difendere, con la propria personalità differente dalle altre.
La narrativa da Calimero, quindi del piagnisteo, per attribuire la colpa di “mandante morale” di ogni male all’avversario politico, soprattutto su questi temi, dimostra che egli è un nemico della “società nuova” degli zombie multi-tutto.
E sulla questione Medio Oriente? Khan dice a Politico: “sapevo, come la notte segue il giorno, che, quando Hamas avrebbe attaccato Israele e ucciso quelle persone innocenti il 7 ottobre 2023, avremmo assistito a un aumento dell’antisemitismo qui, cosa che è accaduta. Ciò che non avevo
previsto era la risposta di Netanyahu a quanto fatto a Gaza e in Cisgiordania, ed è stata dura. È stata dura per gli ebrei londinesi. È stata dura per i musulmani londinesi. È stata dura per qualsiasi londinese che abbia a cuore il Medio Oriente. Ma è importante essere in grado di fare due cose contemporaneamente: condannare inequivocabilmente le azioni di Hamas e quanto accaduto il 7 ottobre, ma anche dire che ciò che Netanyahu sta facendo in risposta è inaccettabile, e che si può condannare anche questo”.
Dunque, si deve avere una doppia identità. Perciò ha di nuovo ragione Pirandello nel concludere che non si ha alcuna identità, perché due negazioni non fanno un’affermazione (né proposte). Si annullano a vicenda, nel nichilismo del politicamente corretto, che non vuole mai essere divisivo e, per questo, odia Colui che è pietra angolare tra il Bene ed il male, Colui che ha detto “Chi non è con me, disperde”. Per questo, il presepe dà fastidio e lo si vilipende o annulla, per far posto solo a renne che volano, addobbi, abbuffate e consumismo. E’ già questa la “sharia delle anime”, se ci pensiamo…
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***


1 commento su “Sindaci Musulmani: Problema solo Religioso, o Peggio? Matteo Castagna.”
“quando qualcuno attacca la mia città, i nostri cittadini, i nostri valori, il nostro stile di vita…”
A cosa mai si riferirà?
Al fatto che secondo la sua fede (a meno che non sia spergiuro o mentitore, o entrambe le cose) le donne valgono la metà degli uomini? O che sono equiparate a cavalli o asini? O che non è loro premesso guidare o andare in giro senza essere accompagnate da parenti maschi? O che sono obbligate a nascondere viso e/o capelli?
O forse si riferiva agli omosessuali, che vanno trattati a pietrate o fatti saltare dai piani alti senza paracadute?
Beninteso, il botto non lo ha fatto lui, con queste dichiarazioni. Lo ha fatto il silenzio assordante delle se_non_ora_quandiste, o delle non_una_di_meniste, sempre pronte a insorgere per il “fascismo imminente” o per la “violazione dei diritti”, e a menare (e non metaforicamente) chi si permette il lusso di non pensarla come loro. Vergognosamente mute davanti al mediaticamente corretto, in compagnia della sinistra salottiera e degli aedi cantori del progressismo à la page. Che, in questo come in altri casi, hanno perso la voce. E anche quel poco di dignità che gli restava.