New York, Mamdani, 1° Giorno. Abrogate le Misure filo-I$r@ele del Predecessore. Lavinia Marchetti.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo post pubblicato su Facebook da Lavinia Marchetti, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

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ZOHRAN MAMDANI E IL PRIMO GIORNO DA SINDACO DI NEW YORK.
RETROFONT AI PROVVEDIMENTI PRO-ISRAELE DEL PREDECESSORE.
di Lavinia Marchetti
Avevo molte riserve su Zohran Mamdani. Le porto ancora con me, sia chiaro, indosso la diffidenza con una certa nonchalance, come si porta una diffidenza maturata dopo decenni di delusioni. Quel tipo di figura, giovane, brillante, svelta nel linguaggio pubblico, tende a riaccendere una fede, un consenso che mi pare sempre meno fondata, quella fede nel cambiamento dall’interno, nella bonifica morale delle istituzioni e nella vitalità residua di democrazie che sembrano spesso gusci amministrativi, sorvegliati, permeabili a pressioni esterne, pronti a chiamare “ordine” ciò che è disciplina del dissenso e autoritarismo. Su questo, resto scettica. Il potere educa i suoi servitori con una pazienza infinita. Lo abbiamo visto mille volte come li addestra alla dissidenza per poi farli rientrare nel “sistema” illudendoci che esista un’opposizione. Il PD in Italia ci insegna molto in tal senso.
Poi arriva il primo atto. 2 gennaio 2026. Mamdani revoca, fra le misure ereditate dalla giunta Adams, l’adozione comunale della definizione IHRA di antisemitismo e abroga il divieto che impediva alle agenzie cittadine di adottare boicottaggi, disinvestimenti e sanzioni contro Israele. Tiene invece in vita, giustamente, l’ufficio cittadino contro l’antisemitismo. Qui mi si è imposto un riconoscimento. Un riconoscimento necessario. Perché il nodo vero sta nel diritto di critica, nella possibilità di dire Israele senza venire spinti, per automatismo, dentro la categoria dell’odio antiebraico o peggio nella spirale dell’antisemitismo. La definizione IHRA, nella sua ricezione politica e mediatica, ha spesso funzionato come uno spartiacque morale dove la critica a uno Stato scivola verso il sospetto, poi verso la sanzione sociale. Mamdani, con una firma, segnala che quel meccanismo a New York riceverà resistenza, almeno sul piano amministrativo. Da questa parte dell’Atlantico, il clima lo conosciamo fin troppo bene. Ricordo dichiarazioni e campagne, ricordo un lessico di intimidazione travestito da “tutela”, ricordo anche la postura di Gasparri e di Delrio evocati come garanti dell’ordine pubblico dell’opinione. Chi parla di Palestina viene spesso spinto fuori dal discorso legittimo attraverso una confusione deliberata: antisemitismo e antisionismo, odio razziale e critica politica, minaccia e parola. Su questo terreno, un sindaco di una delle città più importanti e influenti del mondo che revoca IHRA e riapre lo spazio del boicottaggio politico manda un segnale importante.
IN DETTAGLIO
In particolare, il neosindaco, ha cancellato l’adozione da parte della città della definizione di antisemitismo IHRA, che equipara alcune critiche verso Israele (come l’opposizione all’idea di uno Stato etnicamente ebraico) all’antisemitismo, e ha tolto il divieto per le agenzie cittadine di attuare politiche di boicottaggio, disinvestimento o sanzioni contro Israele. Altri ordini abrogati includevano un provvedimento che incaricava il NYPD di regolamentare le proteste vicino alle sinagoghe (introdotto dopo contestazioni contro eventi filo-israeliani).
Dal punto di vista legale, il sindaco ha esercitato un normale potere esecutivo. Al momento della presa di carica infatti il sindaco deve decidere se “continuare o revocare” gli ordini esecutivi del predecessore. Perciò Mamdani ha firmato subito un ordine che annulla automaticamente tutti gli executive orders firmati da Adams dopo la sua incriminazione il 26 settembre 2024, garantendo, secondo il suo staff, “una nuova partenza”. In pratica non è servita alcuna legge nuova: gli ordini IHRA e anti-BDS di Adams non erano norme approvate dal Consiglio comunale ma semplici direttive interne. Da un punto di vista procedurale quindi non vi sono profili di illegittimità.
Sul piano simbolico, però, le decisioni di Mamdani segnano un netto cambio di linea rispetto all’amministrazione precedente. Lui stesso si è insediato facendo il giuramento sul Corano, il primo sindaco musulmano di New York, e ha posto al centro del suo programma temi progressisti come case popolari e tutela degli inquilini. Nel frattempo, sull’asse New York-Tel Aviv la mossa assume un forte significato politico: indica che Mamdani intende alzare il volume su libertà di critica a Israele e su diritto di boicottaggio come forme legittime di dissenso politico. Dalla sua campagna elettorale, il sindaco ha esplicitamente legato la propria identità politica alla solidarietà palestinese, posizionandosi su posizioni filo-BDS. Come ha spiegato lui stesso, “dobbiamo distinguere tra antisemitismo e critica al governo israeliano” e non usare definizioni come l’IHRA per confondere i due concetti. Dal versante opposto, critici come il nostro (sic! Purtroppo) Maurizio Gasparri hanno subito strumentalizzato il gesto: Gasparri ha denunziato “un esordio preoccupante” del sindaco che “giura sul Corano, inneggia all’economia collettiva… e soprattutto rivede le dichiarazioni di principio contro l’antisemitismo”. Anche il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto ha commentato che «colpire in modo selettivo la comunità ebraica sembra contare più delle politiche sociali» di cui Mamdani ha parlato in campagna. Conosciamo bene la pochezza di questi personaggi.
LE POLEMICHE INTERNAZIONALI
Le revoche hanno immediatamente sollevato polemiche e preoccupazioni su più fronti. Israele in blocco ha bollato la decisione come provocatoria. Il Ministero degli Esteri israeliano ha postato su X (Twitter) che «nel suo primissimo giorno da sindaco di New York, Mamdani mostra il suo vero volto: elimina la definizione IHRA di antisemitismo e rimuove le restrizioni al boicottaggio di Israele. Questa non è leadership, è benzina antisemita gettata su un fuoco acceso». Le revoche hanno immediatamente sollevato polemiche e preoccupazioni su più fronti. Israele in blocco ha bollato la decisione come provocatoria. Anche il ministro della Diaspora Amichai Chikli ha definito Mamdani «simpatizzante di Hamas» accusandolo di diffondere odio antiebraico (insieme al sindaco islamico di Londra) tramite slogan come “Globalize the Intifada”.
Anche tra la comunità ebraica di New York le reazioni sono state dure. Una coalizione insolita di grandi organizzazioni ebraiche (UJA-Federation, JCRC, ADL, AJC, Board of Rabbis, Agudath Israel, Orthodox Union) ha pubblicato una dichiarazione congiunta durissima: ha ricordato come Mamdani «si era impegnato a costruire una New York inclusiva e a combattere ogni forma di odio, antisemitismo incluso», ma le prime mosse del suo mandato abbiano invece «annullato due significative protezioni contro l’antisemitismo: l’adozione IHRA e le tutele contro il movimento di boicottaggio (BDS)». In sostanza, secondo gli esponenti ebraici “revocare questi ordini esecutivi toglie strumenti chiave per affrontare l’antisemitismo”, compresa la lotta ai tentativi di «demonizzare, delegittimare e isolare lo stato ebraico». Il direttore della sezione ADL di New York e New Jersey ha dichiarato: «Siamo profondamente turbati che, nel suo primo giorno in carica, il sindaco Mamdani abbia indebolito le protezioni contro l’antisemitismo». Tra i leader ebraici conservatori, la consigliera comunale repubblicana Inna Vernikov (di origine ucraina) ha lanciato avvertimenti apocalittici: sul suo profilo social ha scritto che «gli antisemiti filo-Hamas incoraggiati» dal sindaco «stanno arrivando!». I rabbini e le organizzazioni ortodosse principali (Orthodox Union, Agudath Israel) hanno firmato la nota sopra citata, sostenendo che “mettere in atto sanzioni solo contro Israele non farà sentire inclusi e al sicuro gli ebrei di New York”. In risposta, Mamdani si è difeso pubblicamente affermando che la sua amministrazione sarà «implacabile nella lotta all’odio in tutta la città, e ciò include combattere la piaga dell’antisemitismo», con investimenti in programmi di prevenzione dei crimini d’odio e “celebrando i nostri vicini, praticando una politica di universalità”. Ha inoltre promesso che verranno rispettati gli impegni presi «per proteggere gli ebrei di New York» anche se non con l’adozione dell’IHRA.
Nel dibattito pubblico americano il tema ha visto interventi anche istituzionali: ad esempio il Dipartimento di Giustizia di Trump (alla scadenza del mandato) ha fatto sapere che monitorerà «qualsiasi violazione delle libertà religiose» in città. In campo politico, i Democratici progressisti (tra cui alcuni congressisti a favore di diritti palestinesi) e organizzazioni islamiche come CAIR hanno salutato le mosse di Mamdani come affermazione della libertà di parola. Afaf Nasher di CAIR ha detto ad Al Jazeera che l’ordine anti-IHRA di Adams era «incostituzionale, una misura “prima Israele” contro la libertà di espressione che non avrebbe mai dovuto essere emanata». Il giovane scrittore palestinese YL Al-Sheikh (collegato al sindacato democratico-socialista DSA) ha commentato: «Penso sia meraviglioso che il sindaco Mamdani abbia preso misure al giorno uno per rafforzare i nostri diritti di libertà di parola, incluso il diritto di criticare e opporsi all’apartheid e al genocidio israeliani». Tra gli attivisti pro-palestinesi si è dunque vista una visione opposta: la mossa è vista come protezione del dibattito politico interno, non certo come attacco alle comunità ebraiche.
IMPLICAZIONE PER LA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE E RELAZIONI INTERNAZIONALI.
Le decisioni di Mamdani avranno conseguenze complesse per le politiche cittadine e le relazioni esterne di New York. Sul fronte della libertà di espressione, le critiche maggiori riguardano l’incertezza sul come l’amministrazione definirà da ora l’antisemitismo senza IHRA. Fino ad ora l’ufficio anti-antisemitismo comunale operava con la misura IHRA come riferimento; la sua abrogazione rischia di creare «confusione» sui criteri d’intervento e sui limiti del dissenso politico In base al Times of Israel, questo potrebbe influire sul modo in cui NYPD e altre agenzie cittadine gestiranno eventi o discorsi anti-sionisti: ad esempio, proposte di regolamentazione delle proteste (stazioni di polizia vicino alle sinagoghe) dovranno essere riesaminate in chiave neutrale. D’altra parte, sostenitori delle revoche sottolineano che finora tale definizione era poco vincolante (una “working definition” non giuridica) e che già molte giurisdizioni hanno introdotto leggi esplicite anti-boicottaggio: in realtà le città americane non possono adottare sanzioni commerciali verso Israele per effetto di leggi statali sulle discriminazioni di origine nazionale. In sintesi, molti osservatori notano che l’impatto legale delle revoche è marginale, mentre quello politico e simbolico è enorme: modifica la percezione di libertà di criticare il governo di Israele senza essere accusati di antisemitismo. Non è poco. Lo vediamo tutti i giorni noi che scriviamo di Palestina su un social come Facebook.
Sul piano delle relazioni internazionali, New York rischia di accentuare tensioni con Israele. La metropoli di per sé non definisce la politica estera USA, ma è un nodo nevralgico per la diaspora ebraica mondiale. Un sindaco con agenda filopalestinese e reazioni così nette del governo israeliano può far vacillare precedenti iniziative di cooperazione culturale o economica (ad es. consigli di partenariato New York-Israele). Più in generale, il caso Mamdani è emblematico del dibattito globale su cosa sia antisemitismo e sul diritto al boicottaggio politico. La definizione IHRA è stata adottata da decine di governi e istituzioni (dagli Stati Uniti all’Unione Europea all’Italia) proprio per chiarire cosa rientri nell’odio antiebraico. Sappiamo bene che la definizione IHRA è stata spesso strumentalizzata per reprimere il dissenso sui diritti palestinesi: come documenta un rapporto europeo, numerosi paesi (Germania, Austria, Repubblica Ceca) hanno legiferato contro il BDS appellandosi all’IHRA, e università o centri culturali si sono auto-censurati per timore di violare quelle linee guida.
Il movimento di boicottaggio (BDS) è infatti al centro della controversia: oltre all’ordine cittadino revocato da Mamdani, molti stati U.S.A. e paesi occidentali hanno già normative statali o federali che vietano la discriminazione nei contratti sulla base della nazionalità (colpendo implicitamente il boicottaggio di Israele). Allo stesso tempo, associazioni per i diritti civili sostengono che criminalizzare il BDS violi la costituzione e i diritti fondamentali di protesta politica. Nel caso newyorkese, l’azione di Mamdani alimenta proprio questo scontro: da un lato i leader ebraici ammoniscono che “isolare Israele” minaccia la sicurezza degli ebrei; dall’altro i difensori del sindaco evocano la libertà di critica verso qualunque stato sovrano.
In conclusione, il primo atto “sul conflitto” del sindaco Mamdani ha un “taglio militante” (o almeno, in un mondo repressivo a autoritario, appare “militante”): vuole riequilibrare la bilancia fra protezione antirazzista e diritto al dissenso pro-palestinese. Quanto inciderà sulla vita quotidiana dei newyorkesi resta da vedere, ma è certo che ha già innescato un acceso dibattito sulle frontiere tra antisemitismo e critica legittima a Israele, riflettendo i conflitti globali su questi temi.
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1 commento su “New York, Mamdani, 1° Giorno. Abrogate le Misure filo-I$r@ele del Predecessore. Lavinia Marchetti.”

  1. “O tempora, o mores”…
    Vuoi vedere che ci toccherà sentirci soddisfatti per l’operato del sindaco musulmano?

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