Leone XIV Cita la Bibbia CEI 1974, non 2008…Forse Legge Investigatore Biblico?

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di Investigatore Biblico, a cui va il nostro grazie. Buona lettura e diffusione.

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“Il Papa cita la Bibbia CEI 1974, non la 2008: una preferenza che interroga. E se leggesse ‘Investigatore Biblico’?” di IB

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C’è un dettaglio che, a un ascolto attento, smette di essere marginale e diventa rivelatore. Non riguarda l’impostazione teologica complessiva né il tono pastorale del discorso, ma il modo puntuale in cui la Scrittura viene citata. Nel discorso pronunciato dal Papa durante la Celebrazione dei primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e nel Te Deum di ringraziamento per l’anno trascorso, il 31 dicembre 2025 (qui https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/12/31/1026/01854.html), emerge con chiarezza un dato che non può essere liquidato come casuale: le citazioni bibliche seguono sistematicamente la traduzione CEI del 1974 e non quella ufficiale del 2008. Non una volta, ma tre. Non per distrazione, ma con coerenza testuale. Ed è proprio questa coerenza a far pensare. E non è la prima volta che succede.

Il primo esempio è noto e immediatamente riconoscibile. Dal Magnificat viene citato Luca 1,50 nella forma: «Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono». È la formulazione della CEI 1974. La versione del 2008, oggi ufficiale, recita invece: «di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono». La differenza può apparire minima, ma non lo è. “Si stende” introduce un movimento, un’espansione che attraversa il tempo, una misericordia che accade e si prolunga. La versione più recente, più asciutta, rinuncia a questo dinamismo. Il Papa non la adotta. Sceglie consapevolmente la parola che apre, non quella che chiude.

Il secondo caso riguarda Efesini 1,9-10. Anche qui la citazione papale è inequivocabile: «Nella sua benevolenza lo aveva in lui prestabilito, per realizzarlo nella pienezza dei tempi». È ancora la CEI 1974. La CEI 2008 propone invece: «secondo la benevolenza che in lui si era proposto, per il governo della pienezza dei tempi». Il Papa non utilizza questa formulazione. Preferisce un linguaggio che accompagna il disegno di Dio come una storia che giunge a maturazione, non come un sistema da amministrare. “Realizzarlo” conserva una tensione narrativa e salvifica che “governo” inevitabilmente attenua.

Ma è il terzo esempio a rendere il quadro definitivo. Citando Galati 4,4-5, il Papa dice: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli». Anche questa è la CEI 1974, senza alcuna ambiguità. La CEI 2008 introduce una variazione sottile ma reale: parla di “quelli” invece che di “coloro”. Dal punto di vista grammaticale, nulla di problematico. Dal punto di vista stilistico e antropologico, però, qualcosa cambia. “Coloro” mantiene un riferimento personale, quasi relazionale; “quelli” tende a oggettivare. Ancora una volta, il Papa sceglie la forma che preserva una maggiore densità umana del testo.

Tre citazioni su tre. Tutte dalla CEI 1974. Nessuna dalla CEI 2008. A questo punto è difficile parlare di coincidenza. O chi prepara i discorsi papali utilizza deliberatamente la traduzione del 1974 come riferimento privilegiato, oppure il Papa stesso orienta questa scelta. In entrambi i casi, il messaggio implicito è chiaro: non tutte le traduzioni, pur legittime, producono lo stesso effetto spirituale. E non tutte servono allo stesso modo l’ascolto.

La CEI 2008 è il frutto di un lavoro sicuramente serio, accurato. Ma proprio questa precisione, in alcuni passaggi, si accompagna a un linguaggio più astratto, più concettuale, talvolta meno capace di evocare. La CEI 1974, pur con le sue lacune ormai riconosciute, conserva una linearità e una forza simbolica che favoriscono la risonanza interiore della Parola. Non spiega tutto, non definisce tutto, e forse proprio per questo lascia spazio al mistero.

Qui la questione smette di essere puramente tecnica e diventa ecclesiale. Che cosa privilegiamo quando facciamo parlare la Scrittura? L’ultima versione disponibile o quella che, in un determinato contesto, permette alla Parola di essere ascoltata più profondamente? Il Papa, con queste scelte ripetute, sembra indicare una via: la fedeltà non è solo aggiornamento, ma discernimento.

E a questo punto, con un sorriso appena accennato, si può anche permettere una domanda ironica ma non del tutto peregrina: tre citazioni su tre dalla CEI 1974 vorranno pur dire qualcosa. È solo una consonanza di sensibilità? È un messaggio implicito rivolto a chi ascolta? O, chissà, non è che il Papa, nel silenzio delle sue letture, incroci anche le riflessioni di chi da tempo segnala queste differenze, come accade nel blog “Investigatore biblico”? La domanda resta aperta, e forse è giusto così.

In ogni caso, ciò che emerge con chiarezza è un invito a non banalizzare le parole della Scrittura. A riconoscere che una variazione, anche minima, può cambiare il modo in cui il testo abita la fede. E a ricordare che la Parola di Dio, prima di essere amministrata, deve continuare a essere ascoltata. Anche — e forse soprattutto — attraverso traduzioni che, pur non essendo le più recenti, sanno ancora parlare al cuore.

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4 commenti su “Leone XIV Cita la Bibbia CEI 1974, non 2008…Forse Legge Investigatore Biblico?”

  1. Ho seguito la rubrica “Santi e caffè” di oggi a cura di don Alessandro Minutella intitolata “Successione apostolica e Tradizione: questione urgente”.
    Al confronto, l’ argomento proposto da IB si scioglie come neve al sole.

  2. Si va bbè… e invece in tutti gli altri casi, molto più “pratici”, usa le formulazioni o le disposizioni più recenti, anzi recentissime: vedi Nicea o il mantenimento del posto della seconda carica della Chiesa…
    Claudio Gazzoli

  3. Anche a me non piace la CEI 2008, ma secondo me ha semplicemente commentato i tre testi perché fanno parte della liturgia delle ore romana, che usa ancora la CEI 1974.

I commenti sono chiusi.

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