Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione queste memorie nostalgiche di una Roma che adesso non c’è più. E che ricordiamo con nostalgia. Anche perché, senza conoscerci, dividevamo luoghi e immagini. Compresa la visione della Chiesa di san Claudio…La sede della Stampa era allora a Largo Chigi. Buona lettura e diffusione.
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Per più di venti anni, oramai remoti, ho abitato interi pomeriggi al terzo piano di Palazzo Marignoli dove s’animavano, in stanzoni comuni, le redazioni dei giornali locali che avevano la loro sede romana in Sala Stampa. Il Principe (questo il suo soprannome), Gino Corigliano, era il presidente e lo era per davvero, voglio dire principe, nei modi siciliani suoi, a modo loro regali. E’ stato lui, Gino a volermi nella redazione romana del quotidiano “La Sicilia” e poi a caldeggiare la mia candidatura con l’allora caporedattore del Gazzettino di Venezia, Giampiero Rizzon, che mi assunse e che, sì, lo voglio dire, mi tenne molto cara.
Così, sali e scendi le scale ampie, di marmo, con ringhiera brunita arrotolata in ampie volute, passavo i giorni e le ore, inseguendo le notizie, scrivendo il mio pezzo, vivendo, da solitaria e lontana dalla Fede, la vita della redazione che, a dire il vero, comprendeva poche anime e alcune belle altre così e così…
Il portone di Palazzo Marignoli s’apriva allora su una Piazza San Silvestro animata da mille autobus e, sotto le pensiline, l’umanità varia che andava e veniva facendo lì il suo capolinea. Diritto per diritto, piegando sulla destra, c’era e c’è ancora San Claudio dei Borgognoni, una piccola chiesa che fu per me l’inizio della conversione. E, se vi va di ascoltarmi, vi spiegherò il perché. Dunque, a volte, stanca di scrivere e per svagarmi un poco scendevo una mezz’ora dabbasso e mi perdevo in due o tre negozi dove, a volte, comperavo e altre volte no. Una sera, verso le sei, mentre attendevo non so quale politico da intervistare, invece dei soliti giri mercantili, mi infilai in Chiesa. Il Santissimo splendeva sull’altar maggiore, incornato da raggi d’oro, mi inginocchiai, rimasi lì con il cuore nella strozza per molto tempo. E lì tornai spesso per mesi e forse per anni non ricordo più…
Stamane, recandomi all’ordine dei giornalisti a pagar la quota annuale, m’ero riproposta di andar lì, a san Claudio, alla Santa Messa che sapevo essere alle 8 e 30. Che delusione ho provato nel trovar le porte chiuse e orari alieni per le funzioni! Sono corsa a Santa Maria in Via, poi a San Silvestro in Capite, infine a Sant’Andrea delle fratte, ma una Messa per me non c’era e anzi nella stupenda chiesa dei Minimi, tanti lavori chiassosi, sotto gli occhi attoniti degli angeli stupendi del Bernini. Così sono tornata sui miei passi e sono entrata a San Silvestro in Capite per pregare nel suo bel silenzio e occhi negli occhi con il Santo Volto. D’un tratto m’accorgo che accanto a me c’è San Vincenzo Pallotti, raffigurato in splendida, piccola statua, che mi invita a leggere la Buona Novella. Io amo San Vincenzo anche perché fu lui il maestro spirituale della “mia” Beata Elisabetta Sanna, sarda e romana insieme come sono io… Sì, tutte le strade mi conducono a Lui. Sempre.
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