Libertà di Stampa, Conflitti di Interesse dei Padroni, e la Fuga dal Fisco Italiano. Alessandro Volpi.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione queste riflessioni di Alessandro Volpi, a cui va il nostro grazie, pubblicate su Facebook. Buona lettura e diffusione.

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La destra sociale. Antonio Angelucci è uno dei recordman delle assenze parlamentari con una percentuale che sfiora il 90%.

Tuttavia è in Parlamento, ininterrottamente, dal 2008, avendo iniziato con il Popolo delle Libertà, poi dal 2013 al 2018 con Forza Italia e da allora con la Lega.

E’ membro della Commissione attività produttive.

Probabilmente non partecipa mai per i suoi non troppo nascosti conflitti di interesse.

Angelucci, infatti, è il “proprietario” del Gruppo San Raffaele, che controlla attraverso una holding lussemburghese, Three, e attraverso una finanziaria italiana a sua volta controllata dalla stessa holding lussemburghese.

Tale gruppo possiede 26 strutture sanitarie in Italia, ha convenzioni con la sanità pubblica italiana e, tuttavia, paga le imposte sui propri profitti in un paradiso fiscale.

Un parlamentare italiano di lungo corso fa affari con lo Stato ed evita il fisco del suo paese di cui è rappresentante istituzionale.

Ma le attività di Angelucci non finiscono qui.

E’ proprietario di ben tre testate giornalistiche, pervicacemente a destra, come Il Giornale, Libero e Il Tempo, ed è azionista pressoché esclusivo della Tosinvest Real Estate, una società immobiliare, che è stata fatta confluire nella proprietà della già citata holding lussemburghese Three.

Un particolare non trascurabile tale holding ha utilizzato lo scudo fiscale del 2009, quando Angelucci era già parlamentare. Ha anche aderito a due rottamazioni per chiudere contenziosi fiscali pendenti.

La meglio gioventù.

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A proposito di libertà di stampa, e di egemonia di sinistra.

Può essere utile ricordare di chi sono i principali giornali italiani.

Partirei dai casi più evidenti di conflitto di interessi e, certamente, espressione di una posizione decisamente filogovernativa.

Si tratta dei giornali riconducibili a Gaetano Caltagirone, comprendenti tra gli altri Il Messaggero, il Mattino e il Gazzettino, e ad Antonio Angelucci, a cui appartengono il Giornale, Libero e Il Tempo.

Caltagirone e Angelucci, come è noto, hanno un peso decisivo nel sistema bancario, in quello immobiliare e in quello della sanità privata.

Angelucci è anche parlamentare della Lega.

Il Secolo XIX è diventato di proprietà dell’armatore Aponte, mentre il gruppo Monti-Riffeser controlla La Nazione, il Resto del Carlino e il Giorno.

Il banchiere Enrico Marchi, presidente di Finint, ha acquistato da poco una filiera di giornali del Triveneto e ora punta alla Stampa che Gedi, di proprietà Exor vorrebbe cedere, in maniera separata da Repubblica, il cui compratore sarebbe l’armatore greco Kyriakou,  il gruppo greco Antenna Group, che sta comprando La Repubblica e le radio GEDI, ha un socio molto ingombrante che dal 2022 è socio del PIF (Public Investment Fund), ovvero il fondo sovrano dell’Arabia Saudita controllato direttamente da Bin Salman.

Si aggiungono il Foglio di proprietà dell’immobiliarista Walter Mainetti, con una quota del banchiere Matteo Apre, Il Riformista e l’Unità dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo.

Non mancano nell’elenco il quotidiano di Confindustria e quello del sempre imprendibile Carlo Benedetti. Confindustria Verona e Confindustria Vicenza hanno, a loro volta, giornali propri come L’Arena, Il giornale di Vicenza e Brescia oggi.

Naturalmente non deve essere trascurato il quotidiano di proprietà di Maurizio Belpietro, La Verità.

Infine è obbligatorio menzionare il più venduto quotidiano italiano, Il Corriere della sera, di Urbano Cairo. Ora, scoprendo questa breve, ma densa lista, mi sembra molto chiaro che una parte rilevante del giornalismo italiano sia attraversata da evidenti conflitti di interesse e da un chiaro posizionamento compreso fra la destra più dura e i liberi moderati, con una evidente predilezione per il centro destra.

Dove sia lo spauracchio dell’egemonia della sinistra mi risulta difficile da capire; ma gridarla consente al monopolio della narrazione filogovernativa di apparire decisamente meno illiberale.

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4 commenti su “Libertà di Stampa, Conflitti di Interesse dei Padroni, e la Fuga dal Fisco Italiano. Alessandro Volpi.”

  1. L’autore, a mio parere, soffre di amnesia, probabilmente interessata. Come può iniziare l’analisi circa la proprietà dei principali giornali italiani, dimenticando i primi 3 per diffusione, cioè: Corriere, Republica e Stampa? Questo è l’errore che potremmo definire “tecnico”, macroscopico ai più. Esso però è figlio di altri errori, squisitamente politici: il primo è aver dimenticato la lezione di Del Noce che previde per primo la trasformazione del PCI a “partito radicale di massa”. La parabola del costume in Italia dagli anni ’70 in poi, ed il successo del quotidiano “la Repubblica” sono lì a confermarlo. In molti osservano che la “sinistra rossa” è diventata “sinistra fucsia”. Il secondo , forse ancora più grave, è quello di analizzare la forma, secondo la quale esistono partiti di centro destra e sinistra che si combattono, trascurando però la sostanza, cioè le questioni politiche dirimenti (UE, Covid, Guerra in Ucraina), che invece evidenziano una “sostanziale identità di intenti”.
    A volerla dir tutta c’è pure da osservare che è inutile accanirsi sui giornali che ormai sono giudicati inutili pure dalle proprietà, segno evidente che vi sono altri mezzi per veicolare il consenso ovvero che detto consenso è ormai dato per acquisito. Per dirne una: è possibile oggi ipotizzare un governo che proponga di ridiscutere la legge sull’aborto?

  2. Antonio de Felip

    Non condivido l’articolo. La stampa italiana, salvo quattro/cinque testate, è saldamente in mano alla sinistra: quanto rappresentano il Corriere, la Stampa, Repubblica, tutti più o meno schierati con la sinistra se non con l’estrema sinistra, sul totale del venduto dei quotidiani? E con chi sono schierati il Domani, l’Unità, il Fatto quotidiano, il Manifesto? Vogliamo parlare de l’Avvenire, ex cattolico e ora su posizioni apertamente di sinistra, immigrazioniste, persino filo-abortiste e eutanasiche? E il Sole 24 ore, che tradisce giornalmente gli imprenditori che lo pagano con il suo fanatico schieramento pro-UE? E poi, le testate facenti capo al Quotidiano nazionale, il Messaggero, il Gazzettino e le sue edizioni locali non sono certo di destra, e neppure di destra moderata. La realtà è che la stampa italiana è saldamente in mano al fronte progressista e ultra-progressista. E’ una delle tante forme della feroce, gramsciana egemonia culturale della sinistra che domina la scuola, l’università, le case editrici, i premi letterari, il cinema, le televisioni (un esempio: la rassegna stampa di RAI24 del mattino è scandalosa per la sua faziosità). E purtroppo la presunta destra al potere non riesce (o non vuole) mettere in atto una vigorosa strategia di contro-egemonia.

  3. articolo dilettantesco…caltagirone, angelucci, de benedetti, cairo etc etc… Nomi che significano qualcosa solo se accanto a loro poni i cognomi Rotschildt, Soros, e i vari fondi di investimento Street State, Vanguard Group…. che controllano anche quelli candidati a ‘acquistarli’ e farli diventare un blog …carta straccia…

I commenti sono chiusi.

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