Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla recente intervista di mons. Georg Gaenswein. Buona lettura e condivisione.
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di Matteo Castagna
Georg Gänswein, già Segretario particolare di Ratzinger ha esortato Prevost affinché ponga fine alle restrizioni sulla Messa in latino e a ripristinare Summorum Pontificum.
Egli ha affermato che la Messa tradizionale non può essere “valida e preziosa ieri e poi non più valida domani”.
Quel provvedimento, secondo lui, avrebbe messo unità nella Chiesa.
Nell’intervista, trasmessa il 7 dicembre dall’emittente tedesca Katholisches Fernsehen (K-TV), Gänswein ha elogiato la Messa tridentina, che per secoli ha forgiato nella fede tutti i cattolici.
Si è anche chiesto perché Bergoglio abbia promulgato Traditionis Custodes, dal momento che la maggioranza degli ordinari diocesani era soddisfatta del motu proprio del suo predecessore.
Probabilmente – e Georg sa bene dove andare a parare con linguaggio diplomatico-perché li sgravava dalla responsabilità diretta di concedere o meno la Messa di sempre, come sono costretti a fare, con Traditionis Custodes, dal 2021.
«È proprio la Messa tradizionale ad aver permesso alla Chiesa non solo di vivere, ma di vivere bene per secoli, e da essa, e attraverso di essa, è stato alimentato il senso del sacro» – ha dichiarato.
«Non può essere che fosse valida e preziosa ieri e poi non lo sia più domani. È una situazione innaturale».
Gänswein ha richiamato, senza citarlo, il rapporto pubblicato in estate dalla giornalista vaticana Diane Montagna sui risultati complessivi del sondaggio tra i vescovi del 2020, condotto dall’allora Congregazione per la Dottrina della Fede.
La misura prossima della fede sinodale sta diventando il sondaggio? Non ci sono interrogativi dottrinali, come nel Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae (card. Ottaviani e Bacci, 1969) che mai ebbe una risposta ufficiale articolata e precisa, quanto fattori sentimentali e burocrazia.
«I risultati non sono mai stati pubblicati ufficialmente, ma, naturalmente, se ne è venuti a conoscenza, e alla fine ne è emersa una valutazione positiva», ha detto Georg.
Lasciare, insomma, che i pochi nostalgici di pizzi e merletti possano celebrare o assistere a un “pezzo da museo”, senza mettere in discussione la rottura evidente fra il Concilio e la Tradizione Cattolica, era e resta l’obiettivo per la “normalizzazione” del dissenso di chi comprende si tratta di due fedi diverse di due riti diversi, nella sostanza, non nella lingua utilizzata.
Il Summorum Pontificum era considerato un cammino di pace, soprattutto in campo liturgico, che è un ambito fondamentale della vita religiosa, e non ci dovrebbero essere cambiamenti, sostengono i conservatori, evidentemente fallibilisti dell’ Autorità Papale, in nome del compromesso tra Vero e falso.
«Ritengo che la saggia disciplina stabilita da Papa Benedetto, in Summorum Pontificum, sia la strada giusta: lo è stata per oltre dieci anni, e dovremmo continuare su questa via senza polemiche e senza restrizioni», ha affermato. «Posso solo sperare che anche Papa Leone vada in questa direzione e prosegua semplicemente quest’opera di pacificazione, così da poter guardare avanti e lavorare insieme».
A giugno, il porporato americano Raymond Leo Burke, che ha celebrato una Messa in latino nella Basilica di San Pietro pochi mesi dopo, in occasione del pellegrinaggio annuale “Summorum Pontificum”, si è espresso in maniera analoga: «Mi auguro che Leone XIV ponga fine all’attuale persecuzione, dentro la Chiesa, dei fedeli che desiderano rendere culto a Dio secondo l’uso più antico del rito romano. Ho già avuto occasione di dirlo al Santo Padre. Mi auguro che, non appena sarà possibile, egli affronti seriamente lo studio di questa questione e cerchi di ripristinare la situazione così com’era dopo Summorum Pontificum e persino di sviluppare ciò che Papa Benedetto XVI aveva così saggiamente e con tanto amore stabilito per la Chiesa».
Il suo collega Robert Sarah, in un’intervista di ottobre, ha rivelato di aver avuto anche lui la possibilità di parlare a Prevost della fine delle restrizioni sulla Messa tradizionale durante un’udienza privata nel mese di settembre.
Un altro porporato, Kurt Koch, recentemente nominato presidente di “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (cioè la Chiesa che farebbe soffrire se stessa, in questo caso? Ma non è più Santa…?) ha detto:
«Personalmente, sarei contento se riuscissimo a trovare una buona via d’uscita». Come si trattasse di un accordo per la pace in Ucraina…
«Papa Benedetto XVI ha indicato una strada utile, perché ha ritenuto che qualcosa praticato per secoli non possa essere semplicemente proibito. Questo mi ha convinto», ha scritto Koch. Capito? L’archeologia non si può vietare!
«Papa Francesco ha scelto, su questo punto, una linea molto restrittiva. Sarebbe certamente auspicabile riaprire, almeno in parte, la porta che ora è stata chiusa», ha concluso Koch, come riporta il sito LifeSiteNews. Sembrerebbero le parole del console americano a Kiev.
Nel mio ultimo libro, “All’ estrema destra del Padre” (ed. Solfanelli, Chieti, 2025, pag. 158, eu.12,00) ho osservato che Bergoglio, in realtà, sciolse un equivoco fondamentale, che i conservatori non amano sentire, ovvero che il Novus Ordo è espressione della fede scaturita dal Concilio Vaticano II e che da essa non si torna indietro. Su questo argomento, anche Prevost si è già espresso, in piena continuità su Vatican News, a pochi giorni dalla nomina.
Dunque, il motivo fondamentale che mosse Bergoglio fu un atto di estrema chiarezza e sincerità dottrinale: la lex orandi figlia dell’assise conclusa da Giovanbattista Montini e da lui promulgata nel 1969 è la lex credendi della nuova Chiesa collegiale e sinodale uscita dai documenti dogmatici e pastorali Sacrosantum Concilium, Dignitatis Humanae, Lumen Gentium, Nostra Aetate.
Mutando la Fede codificata al Concilio di Trento, in ottica modernista, è logico che ne sia espressione solo il Novus Ordo Missae. Per una volta, aveva ragione Bergoglio!
L’ atto d’ottica liberale, lungi dall’ essere la mens tradizionale della Chiesa Cattolica, aveva, invece, sottomesso la Messa tradizionale all’altra, quale forma extra-ordinaria dell’ unico rito romano, che è quello presieduto ordinariamente in ogni parrocchia da oltre cinquant’anni.
Va riconosciuta a Ratzinger un’abilità nel fare hegelianamente Sintesi fra opposte posizioni dottrinali, che Giulio Andreotti, al confronto, era un dilettante!
Non può dire lo stesso San Pio V che con la bolla di Magistero infallibile e immutabile “Quo Primum Tempore” non solo anatemizzo’ chi avesse avuto l’ardire di cambiarne anche una virgola, ma diede alla Messa tridentina l’indulto perpetuo.
Tornare al Summorum Pontificum significherebbe sacrificare nuovamente l’unità nella Verità, come Tradizione insegna, sull’altare, o meglio, sulla tavola sincretista dell’unità nella diversità dottrinale e liturgica, che rende incompatibili la Messa cattolica e il rito scritto da mons. Annibale Bugnini, in odor di Massoneria e lodato dai protestanti per l’ambiguità delle sue formule.
Transustanziazione quale rinnovamento incruento del Sacrificio perfetto (Olocausto) di Gesù Cristo sulla Croce e quindi la Sua Presenza Reale, in corpo, anima e divinità, oppure semplice commemorazione dell’Ultima Cena?
Bergoglio risolse l’equivoco. Ora, per motivi di comodo, non certo di Fede autentica, si vorrà tornare a confondere il popolo tra la Chiesa Cattolica Apostolica Romana e la Sua maggioritaria (numerica, ma non davanti a Dio!) brutta copia conciliare?
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9 commenti su “L’ Eventuale Ritorno al Summorum Pontificum è un Errore. Confonde il Popolo. Matteo Castagna.”
“La misura prossima della fede sinodale sta diventando il sondaggio?”
Una evidente forzatura di Castagna, in quanto il sondaggio non riguardava la validità o il merito della Messa VO, quanto semplicemente l’applicazione pastorale di Summorum Pontificum.
Il quale, con tutti i suoi limiti, ha permesso notevolmente la diffusione e la conoscenza e la frequenza alla Messa VO. Senza di esso i tanti matteo castagna che oggi pontificano sarebbero per lo più ancora ad agitare le mani prima del Vangelo, estasiati dall’Alleluia delle Lampadine.
Anche sulla rivalutazione di Bergoglio come chiarificatore ci sarebbe da discutere. Se fosse vero che nella Chiesa Cattolica c’è un solo rito, il NO, i tanti pontificatori dovrebbero con coerenza uscire all’istante dalla Chiesa Cattolica, andando a farsi cancellare dai registri battesimali parrocchiali.
L’opportunità di poter celebrare liberamente secondo il Vetus Ordo nasce proprio da “Lex orandi, lex credendi”; la speranza di chi chiede che si torni al Summorum Pontificum è proprio quella di poter ottenere nei fedeli una crescita nella qualità e nella consapevolezza della propria fede grazie agli effetti che scaturiscono dalla frequentazione con quella liturgia, il risveglio di un senso critico che il Novus Ordo ha addormentato e addomesticato, così che si possano rendere conto di che cosa sia diventata la Chiesa oggi e iniziare un’opera di riedificazione che certamente sarà lunga, ma non impossibile. Proprio per le qualità intrinseche del Vetus Ordo non vi può essere il rischio che i fedeli cadano nell’equivoco di una supina accettazione del presente della Chiesa perchè tanto il Vetus Ordo è stato finalmente ridato loro e così tanto basta. Il Vetus Ordo va visto come se fosse una medicina per curare i mali attuali della Chiesa e poterne uscire, questo ne rende auspicabile il ritorno. Mi appare fuori luogo il timore che la concessione del Vetus Ordo possa rendere irreversibili i cambiamenti modernisti, come a dire che dato questo contentino ai fedeli che lo chiedono e che criticano la deriva modernista, questi poi se ne staranno tranquilli e non pretenderanno più altro. Il Vetus Ordo è l’antidoto, per questo non lo si vuole, sanno che sarebbe solo il primo passo verso la disfatta totale…
La Sua osservazione, per quanto pertinente e comprensibile, mi sembrerebbe datata. Dopo 60 anni di consolidamento, la Contro-Chiesa ha sostituito la Chiesa Cattolica Apostolica Romana in Vaticano, nelle diocesi e nelle parrocchie. Ha la sua fede e la sua morale. Ha la sua liturgia e la sua disciplina. Ha i suoi riti di consacrazione episcopale e ordinazione sacerdotale con le formule nuove del 1968. Tutto figlio del Modernismo. Poi c’è la Chiesa Cattolica Apostolica Romana che si è molto ridotta nella Sua dimensione visibile, ha mantenuto la Fede, la Tradizione ed il Magistero Perenne, infallibile e immutabile della Chiesa, ossia le fonti della Rivelazione, inalterate. Ha mantenuto la Messa, la morale e la disciplina di sempre, incorrotte e non negoziabili come la Fede. È dispersa nel mondo a causa della Grande Apostasia predetta da San Giovanni Apostolo. Ma c’è, è visibile, lotta e non abbraccia il mondo. Questi vescovi, sacerdoti, frati, suore, fedeli ci sono e ci saranno sempre per il dogma dell’ indefettibilità della Chiesa. Sull’esempio di Sant’ Atanasio, non possiamo usare compromessi con gli “ariani” di oggi, ossia i modernisti. Non vogliamo concessioni cattoliche da chi ha un’ altra fede, in un Cristo aggiornato ai desideri dell’ uomo. Non vogliamo che i cattolici siano ancora ingannati da progressisti o conservatori. Siamo Tradizionalisti perché troppi hanno tradito. Noi non stiamo coi giuda e coi caifa né coi ponzio pilato né coi barabba. Stiamo col Gesù Cristo dei Vangeli. Senza alcun compromesso sulla Verità perché la Fede non è la politica.
La ringrazio di avermi onorato con la sua attenzione e con una sua risposta; condivido le sue affermazioni in ordine alla sostanza della Chiesa odierna nella sua componente umana (non parlo ovviamente solo delle gerarchie, ma anche e forse ancor più del livello penosissimo della gran parte dei fedeli che costituiscono il popolo di Dio) in quanto usurpata dai modernisti; ma l’ininterrotta successione apostolica ne fa comunque, piaccia o non piaccia, la sola Chiesa legittima e vera Sposa di Cristo; certamente questa condizione è, come ella afferma, al momento più dovuta a sconosciuti fedeli o anonimi consacrati che non alle sue gerarchie più alte che assomigliano in diversi casi più a furfanti e traditori che non a servi di Dio, ma questa è la sola Chiesa della quale si può e si deve dire “Extra Ecclesiam nulla salus”. Io temo che se le sue corrette osservazioni dovessero essere portate alle estreme conseguenze, il solo sbocco possibile sarebbe appunto la fuoriuscita dalla Chiesa e ciò non avrebbe futuro, a mio modesto modo di vedere. Viviamo un alluvione di eresie e menzogne e falsità e inganni, ciò che solo possiamo ora fare è ciò che diceva Guareschi: il contadino cosa fa di fronte a un’alluvione? La sola cosa possibile: salva il seme, lo preserva per il dopo, quando tornerà finalmente il tempo della buona seminagione cui seguirà la buona mietitura con abbondante raccolto; ma se il seme non venisse salvato, come si potrebbe poi seminare di nuovo? Ecco, il Vetus Ordo è un salvare il seme, a mio avviso, in attesa di tempi migliori, quando Dio li disporrà. Personalmente, mi trovo abbastanza d’accordo con le attuali posizioni espresse da Michael Matt, il quale in passato probabilmente avrebbe affermato che non si sarebbe dovuto cedere di fronte a semplici concessioni mirate a “disinnescare” il problema Tradizionalisti senza spostare di una virgola la sostanza della realtà effettiva, ma oggi di fronte alla possibilità di diffondere il Vetus Ordo si pone in maniera molto più propositiva, anche se nell’immediato più di questo non è possibile (né sarebbe realistico) attendere; si tratta di un primo passo, ne dovranno seguire altri, puntare ad avere tutto subito potrebbe invece esitare in un fallimento definitivo. La componente umana della Chiesa militante è stata espugnata dai suoi nemici con piccoli passi, la sua riconquista non può che avvenire allo stesso modo.
Con stima.
«E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». (Matteo 16, 17)
Lei afferma: “Questi vescovi, sacerdoti, frati, suore, fedeli ci sono e ci saranno sempre…”
Sì, ma fedeli a chi? A quale autorità, di grazia?
Alla propria personalissima idea di tradizione — che pretende di tarpare le ali alla Rivelazione — oppure alla Chiesa così come l’ha costituita Gesù Cristo — che invece concilia Tradizione e Rivelazione secondo la guida del Romano Pontefice?
Quella particolare ‘tradizione’ che rigetta il magistero dei Papi (legittimi) sostituendolo con le proprie personali convinzioni e opinioni da un punto di vista cattolico è definibile con i termini di ‘scisma, eresia e/o apostasia’, a seconda di quanto in là ci si vuole spingere nella ribellione…
Anche i farisei e i sadducei erano tradizionalisti ‘a modo loro’. Il sinedrio, proprio in nome della rigida aderenza a una conveniente ‘ortodossia’, rigettò, calunniò poi condannò a una morte atroce il Messia. Agli occhi di questi pseudo-tradizionalisti, il ‘vino nuovo’ portato da Gesù Cristo era una bestemmia e un ripudio dell’Antica Legge; o così vollero credere, proprio per non essere costretti a mettersi in discussione di fronte alla Verità rivelata…
Anche per la rigidità e l’infedeltà di certi ‘tradizionalisti secondo il loro cuore’ il modernismo ha potuto propagarsi come una metastasi nella Chiesa Cattolica Romana dopo il Concilio Vaticano II. Se i Papi postconciliari avessero trovato maggior supporto, apertura e fedeltà da parte dei tradizionalisti, i modernisti non avrebbero di certo avuto gioco facile nel distorcere il loro magistero per conformare sempre di più la Chiesa a un mondo alla deriva.
E invece, in un clima generale di infedeltà — chi per un verso, chi per un altro — i Pontefici sono stati costretti a scendere a compromessi con le velleità e le aspettative delle diverse fazioni, ognuna delle quali, dietro una fedeltà solo di facciata, di fatto voleva (e vuole…) dettar legge, piuttosto che obbedire all’autorità legittima e accogliere le nuove verità che emergono con il procedere della Rivelazione.
Questo accampare pretese volendo imporre agli altri cattolici il proprio sentire ‘senza compromessi’ è prepotenza e faziosità politica a discapito della Fede, che lo voglia ammettere oppure no. San Paolo mise in guardia i Corinzi (1, 10-13) da simili derive.
Perdoni la banale ironia, Santità, ma l’ho proprio presa in Castagna…
Matteo Castagna difensore della tradizione?
Ne dubito fortemente.
L’idea che una “Contro-Chiesa” abbia sostituito la Chiesa Cattolica Apostolica Romana e che la vera Chiesa sopravviva oggi come realtà distinta, ridotta e parallela, non appartiene alla dottrina cattolica, ma a una sua deformazione ecclesiologica.
La Chiesa di Cristo è indefettibile non solo nella fede astratta, ma come soggetto storico visibile. Lo insegna il Concilio Vaticano I:
«Questa Chiesa […] durerà stabile fino alla fine dei secoli» (DS 3056).
San Roberto Bellarmino è ancora più esplicito:
«La Chiesa è una società di uomini, visibile e palpabile come il Regno di Francia o la Repubblica di Venezia» (De Ecclesia militante, c. 2).
Una Chiesa “vera” che sopravvive separandosi formalmente dalla struttura visibile, dichiarandola nel suo complesso apostata, cessa ipso facto di essere cattolica, perché nega uno dei suoi notae Ecclesiae: l’unità visibile.
Il Concilio di Trento, proprio in risposta alle crisi dottrinali e disciplinari del suo tempo, presuppone e riafferma senza esitazioni la continuità visibile della Chiesa, anche quando uomini di Chiesa tradiscono la loro missione. Non esiste in Trento alcuna ecclesiologia del “doppio soggetto” o della Chiesa sostituita:
la Chiesa che riforma è la stessa Chiesa che è stata ferita, non un’altra.
Sant’Atanasio viene spesso evocato, ma quasi mai letto con attenzione.
Sant’Atanasio viene spesso brandito come icona, ma il paragone è forzato e improprio. Egli non negò mai la validità dell’episcopato nel suo insieme, non parlò mai di sacramenti “altri”, non costruì mai una Chiesa parallela. Resistette nella Chiesa, subendo persecuzioni, non ridefinendo l’identità ecclesiale.
San Vincenzo di Lerino, che pure ammette la possibilità di crisi gravissime, pone il criterio decisivo:
«Ci si attenga a ciò che è stato creduto ovunque, sempre e da tutti» (Commonitorium, 2).
Ma attenzione: ovunque e sempre non significano “da un gruppo che si autodefinisce resto puro”, bensì nella continuità del medesimo soggetto ecclesiale.
Quanto all’affermazione secondo cui la Chiesa avrebbe oggi “un’altra fede, un’altra morale, un’altra liturgia” come realtà sostitutiva, essa collide frontalmente con la dottrina cattolica sulla visibilità e identità della Chiesa. Pio XII insegna:
«La Chiesa di Cristo è una sola, identica a se stessa nel corso dei secoli» (Mystici Corporis, n. 40).
Leone XIII, nell’enciclica Satis Cognitum, è ancora più netto:
«È del tutto impossibile che la Chiesa di Cristo sia divisa o che abbia cessato di essere una e la stessa in tutti i tempi» (SC, 3).
E aggiunge un principio decisivo, spesso dimenticato:
«Separarsi dalla Chiesa visibile significa separarsi da Cristo» (SC, 9).
Se fosse realmente avvenuta una “sostituzione ontologica” della Chiesa, la promessa di Cristo sarebbe semplicemente venuta meno:
«Le porte degli inferi non prevarranno» (Mt 16,18).
Il richiamo a Giuda, Caifa, Pilato e Barabba, infine, è suggestivo ma pericoloso: nella storia della Chiesa tutti gli scismatici si sono sempre riconosciuti nel “piccolo resto fedele”, a cominciare dai donatisti.
Sant’Agostino risponde loro con una frase che resta attualissima:
«Extra Ecclesiam etiam vera dicentes, nihil prosunt» (Contra Donatistas).
La fede non è politica, concordo. Proprio per questo non si difende ridefinendo la Chiesa, ma soffrendo nella Chiesa, come hanno fatto i santi nei tempi di corruzione, eresia e scandalo.
«Ubi Petrus, ibi Ecclesia» —
non ubi nos,
non ubi pauci,
non ubi puriores.
L’articolo pone questioni reali, ma le risolve in modo teologicamente scorretto.
Non esistono “due fedi” nella Chiesa cattolica. Il Novus Ordo Missae, per quanto spesso celebrato male, è rito valido, sacrificial-eucaristico e pienamente cattolico, come insegna il Catechismo. Presentarlo come “semplice commemorazione” è falso.
Il Concilio Vaticano II è Concilio ecumenico della Chiesa: non una deviazione modernista, ma parte della Tradizione viva. Chi sostiene che dal Concilio sia nata “un’altra Chiesa” esce, di fatto, dalla dottrina cattolica, anche se si proclama difensore della Tradizione.
Summorum Pontificum non era un dogma, ma una scelta disciplinare prudenziale. Traditionis Custodes può essere pastoralmente discutibile, ma non è illegittimo. Trasformare una questione disciplinare in una prova di “rottura della fede” è un salto ideologico, non teologico.
Accuse a Bugnini, allusioni massoniche e sarcasmi sulla “Chiesa conciliare” non sono argomenti dottrinali. La Chiesa giudica i sacramenti per validità e dottrina, non per sospetti o simpatie altrui.
La pace liturgica non nasce contrapponendo rito contro rito, ma riconoscendo che la Chiesa è una, la fede è una, e che la Tradizione non si difende contro il Magistero, ma dentro il Magistero.
Quanti i frutti del concilio, innumerevoli!
Don Pietro Paolo (veramente don?) ne è uno palesemente ben maturo.
È confortante sapere che, oltre a teologi improvvisati, il Concilio abbia prodotto, che siano giornalisti o no, anche esperti di maturazione altrui… più tempi bui di così…..
È vero: i frutti sono innumerevoli. Alcuni maturano nella fede, altri nell’acredine e, come sempre, si riconoscono dal modo in cui parlano degli altri.
«Ex abundantia cordis os loquitur.»
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