Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae offriamo alla vostra attenzione questo post pubblicato su Facebook da Francesco Agnoli, a cui va il nostro grazie, e che troviamo molto interessante e utile a capire il rapporto fra l’ebraismo ortodosso e lo Stato di Israele. Buona lettura e condivisione.
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In un commento mi si chiede di approfondire l’avversione della gran parte dell’ebraismo religioso di fine Ottocento nei confronti del sionismo:
1) il sionismo è una ideologia che nasce tra Russia e Germania, cioè laddove si sarebbero affermati socialismo e nazionalismo. E’ esattamente figlio di quella cultura. I primi sionisti sono socialisti, nazionalisti, o socialisti nazionalisti. Di cultura sono per lo più germanofili, figli di Hegel, o addirittura, come Moses Hess, amici di Marx. Per loro (Hess e Nordau) Dio è pura superstizione (Hess è colui che conia l’espressione “religione oppio dei popoli”); oppure è un qualcosa di cui non occuparsi; qualche volta è utilizzato con l’accezione panteista di Hegel o con quella di Mazzini. C’è poi il sionismo di Jabotinsky che è profondamente influenzato dal Risorgimento laico e secolarizzato italiano: i suoi eroi sono Mazzini e Garibaldi, massoni (non è qui il luogo per approfondire il rapporto tra sionismo e massoneria).
2) Il mondo ebraico ottocentesco esprime personalità come Marx e Freud, che sono tra quelle che più hanno contribuito alla critica verso il cristianesimo, ma anche verso l’ebraismo religioso.
3) l’ebraismo religioso vede nel sionismo l’effetto della secolarizzazione; il tradimento dell’idea messianica religiosa: i sionisti vogliono salvarsi da soli, non attendono più il messia, pretendono di essere il messia di se stessi. Se Dio ha condannato il suo popolo alla diaspora, solo Lui potrà ricondurlo nella Terra Promessa. Per i conservatori religiosi il sionismo è un «attentato alla fede nel messia: lui soltanto deve riportare gli ebrei in Palestina».
Tra i nemici del sionismo, poi, si segnalano i pochi ebrei residenti in Palestina prima delle immigrazioni sioniste cominciate nel 1882, il cosiddetto vecchio Yishuv. Per costoro i sionisti vengono a rovinare un rapporto pacifico tra ebrei, musulmani e cristiani. Non mancano, già in principio, gli scontri: l’ebreo religioso antisionista Jacob Israël de Haan viene ucciso nel 1924 dai terroristi sionisti che poi accusano dell’omicidio gli arabi.
Per gli ebrei ortodossi, pur molto divisi tra loro, “ancora oggi il popolo ebraico vive in questo esilio per decreto divino, come cittadini leali dei paesi in cui si trovano. In quest’ottica è proibito, sotto giuramento, sulla base di quanto è scritto nel Talmud (Ketubot 111a), cercare di porre termine all’esilio con l’opera delle nostre mani, ribellandoci al giogo delle nazioni: cercare di formare uno Stato ebraico in Terra di Israele con la forza e con la politica.
Contravvenire a queste proibizioni significa ribellarsi alla volontà dell’Onnipotente, con le tremende conseguenze che un simile tentativo comporta.
La Redenzione giungerà solo per mano Divina, quando Egli vorrà, in base ai meriti del popolo ebraico nell’osservanza della Halachà dal punto di vista etico e spirituale.
La formazione di uno Stato ebraico in senso tradizionale, prima dell’era messianica, è considerata una trasgressione della Halachà, una profanazione e un ostacolo alla vera Redenzione” (Rabbi M.M. Schneerson citato in S.D. Volpe, Daat HaTorah).
4) C’è infine un altro nemico del sionismo, nel mondo ebraico: quello dei socialisti atei anch’essi, che sposano una visione inconcialiabile con quella nazionalista. Per costoro basterà il socialismo a risolvere anche il problema ebraico. L’esponente più famoso di questa critica è l’ebreo ucraino Leon Trotsky, fondatore dell’Armata Rossa. Per lui, come per molti che stanno con lui, non c’è alcun bisogno di scappare dalla Russia, come fanno i primi sionisti, bisogna invece costruirvi il socialismo.

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3 commenti su “Ebraismo Ortodosso. Perché è contro il Si0nism0 e lo Stato di I$r@ele. Francesco Agnoli.”
“Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla Legge neppure un iota o un segno, senza che tutto sia compiuto.” (Matteo 5, 17-18).
S. Paolo, nella sua lettera ai Romani (7, 4-6) ci indica la via (stretta…) per trascendere la Legge:
“Alla stessa maniera, fratelli miei, anche voi, mediante il corpo di Cristo, siete stati messi a morte quanto alla legge, per appartenere ad un altro, cioè a colui che fu risuscitato dai morti, affinché noi portiamo frutti per Dio. Quando infatti eravamo nella carne, le passioni peccaminose, stimolate dalla legge, si scatenavano nelle nostre membra, al fine di portare frutti per la morte. Ora però siamo stati liberati dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva prigionieri, per servire nel regime nuovo dello Spirito e non nel regime vecchio della lettera.”
Parole sante!
Tuttavia, per tutti coloro che ancora non hanno avuto cuore di arrivare in fondo alla via della trascendenza (e mi ci metto in mezzo anch’io), il vincolo della Legge rimane. In altre parole: senza una profonda e stabile comunione con Cristo vige l’antica legge mosaica (Rm 10, 5):
“Mosè infatti descrive la giustizia che viene dalla legge così: ‘L’uomo che la pratica vivrà per essa.'”
Dunque, in un modo o nell’altro, la Legge va rispettata: spontaneamente, grazie alla comunione con Cristo; oppure con sforzo continuo, ‘vivendo per essa’.
[Spoiler: la seconda via, qualora escluda la prima, a lungo andare è fallimentare… a un certo punto ci si esaurisce e si torna sotto il giogo di satana, che pare un gran sollievo, lì per lì, ma che a lungo andare è ben peggiore di quello (pur gravoso) della rigida osservanza della Legge]
Chi si sforza di rispettare la Legge nel ‘timor di Dio’ (rigettando orgoglio e ipocrisia) si purifica sempre di più e si predispone (grazie al sorgere e poi al tramontare del Testimone della Verità) all’eterna comunione con Cristo/Redentore/Figlio di Dio, unica e sola salvezza.
Che dire?
Se è vero (come è vero) che vi è un solo Messia, una volta rifiutato il Cristo vero ogni speranza riposta in chiunque altro sarà vana…
Tuttavia, per queste ‘anime alla deriva’, una speranza la si può comunque trovare in queste parole del Signore Gesù:
“Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo gli sarà perdonato, ma chi bestemmierà lo Spirito Santo non gli sarà perdonato.” (Luca 12, 10)
Esorto quindi i fratelli ebrei a rispettare fedelmente i Dieci Comandamenti senza eccezioni o compromessi, tenendo vivo il ricordo dei patriarchi e traendo ispirazione dai personaggi più virtuosi dell’Antica Tradizione.
A chi si atterrà fedelmente alla Legge il vero Messia, a suo tempo, si rivelerà, portando perdono e salvezza.
Veramente S.Paolo considerava l’obbedienza alla Legge soltanto un intrigante peso… molto dopo arrivò Giovanni Paolo II che disse il contrario (per quanto riguardava la fede ebraica). A chi credere?
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