Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Ruggero Sangalli, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla Chiesa, la Fede, e la Tradizione. Buona lettura e meditazione.
§§§
Immagino già i primi pruriti e cerco di spiegare quel che ci ha detto il don: la Tradizione precede la Scrittura. E’ il vissuto di fede nel Signore Gesù Cristo (e prima ancora nella Rivelazione veterotestamentaria) tramandato dai primi testimoni prima di sedimentarsi nella Sacra Scrittura.
La Tradizione, correttamente intesa, consegna -mediante l’annuncio, la predicazione e la testimonianza fino al martirio- le autentiche verità di fede. I dogmi (vedasi Nicea) sono genuinamente frutto della Tradizione, basati anche sulla Sacra Scrittura, ma nel solco di una trasmissione ininterrotta.
Ad esempio, a scorno dei protestanti, l’Immacolata Concezione non è esplicitamente scritta da qualche parte, eppure essa è creduta evidente nella fede in Maria Madre di Dio, aprendo lo sguardo a tanti spunti scritturistici qua e là nell’Antico e nel Nuovo Testamento.
Allora l’attuale stato di necessità in cui versa la Chiesa è veramente un’emergenza, perché purtroppo in molti casi la predicazione voluta dalla gerarchia e ripresa nelle parrocchie non garantisce nè l’insegnamento dell’autentica dottrina, nè un adeguato accostarsi ai mezzi della Grazia (i sacramenti).
Lo stato di necessità consiste in una carenza della cattolicità nella sua interezza e integrità tramandata nei secoli. Per molti cattolici la situazione viene vissuta inconsapevolmente, ma di fatto è così, con maggior o minor dispiacere, fatica e dolore. Nelle parrocchie quello che ci viene detto e ripetuto spesso è inutile -se non deleterio- per la salvezza eterna, mentre il catechismo continua a dire altro.
Il disastro del dodicennio bergogliano non è stato un inciampo casuale, ma la deliberata volontà, determinata e intelligente, di deviare la linea dottrinale e di interrompere la Tradizione bimillenaria. Non nasce tutto con lui, ma con Francesco c’è decisamente uno scossone pensato, voluto e attuato non senza scaltrezza e anche qualche atto di forza.
Viene abusata “la misericordia” di Dio per inibire almeno tre opere di misericordia spirituale (ammonire i peccatori, insegnare agli ignoranti, consigliare i dubbiosi). La condanna dell’eresia è stata detta sbagliata (rigida) e così il peccatore viene confermato nell’errore, dubitando della regalità sociale di Cristo nella necessità di conversione al Regno, preferendo dialogare con chiunque “si senta a posto”, così com’è.
Viene imposta “la fratellanza universale“, tema che puzza di massoneria, dicendo che è Dio a volere la pluralità delle religioni: ma Gesù (che è vero Dio) non aveva forse detto che “io sono la via, la verità e la vita”? Dio è Uno e Trino o no? Francesco ha usato spesso l’immagine (massonica) del poliedro, giungendo a dare dei neognostici a quelli “fissati con la dottrina”, tacendo però di certe innovazioni molto sospette che attribuirebbero a Dio l’errore!
Viene predicata “l’ecologia integrale” per portare un cristianesimo già antropocentrico a concentrarsi sul creato più che sul Creatore, cercando la salvezza della terra e nella terra. La conversione ecologica è una dottrina fuorviante, perché distoglie dal peccato spirituale per dedicarsi a quello ambientale, innescando un cammino che dallo spirito va alla carne, usando a vanvera l’Incarnazione per dire tutto questo “vero e giusto”.
Viene usata la “sinodalità” per spendersi sul contenitore prima che sul contenuto, ma soprattutto utilizzando un altro simbolo sospetto, la piramide rovesciata, per dire che il discepolo va ascoltato e che alla fine il magistero viene dal basso, togliendo alla gerarchia, ben contenta a quanto pare, la responsabilità del munus docendi e sanctificandi: un intero mondo ecclesiale rovesciato tanto che la già tanto criticabile collegialità pare destinata a dissolversi in un “soggettivismo a modo mio” della fede.
Tutto ciò stride con la Tradizione e la rende necessaria, proprio perché la Chiesa è in uno stato di necessità. Una Chiesa confusa pare terrorizzata di non piacere al mondo, o troppo compiaciuta di piacergli, quando invece la Tradizione ha sempre consegnato ai credenti la speranza e la fede necessarie a non temere il mondo. Infatti Cristo l’ha vinto dalla croce, lasciando i cristiani nell’alveo di una carità dono di Dio e non azione equo-solidale antropocentrica, capace di fare e donare del bene a tutti anno dopo anno!
Quasi venti secoli di Chiesa non si possono smentire per un’emergenza e Maria è il martello sopra tutte le eresie.
Personalmente mi domando e chiedo se possa essere stato veramente Papa uno come Bergoglio, visto che ha interrotto la Tradizione. Lascio aperta la questione. Secondo la Tradizione, la fede cattolica ha già la risposta. La Verità è immarcescibile e non si riesce a sotterrarla.
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***


4 commenti su “La Chiesa, il Suo Reale Stato di Necessità. Perché la Tradizione è Vitale. Ruggero Sangalli.”
Io, piuttosto, mi chiederei questo.
Se – come insegna san Paolo – «è Dio che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo beneplacito» (Fil 2,13), e se il Signore ha promesso che le porte degli inferi non prevarranno contro la sua Chiesa, allora la domanda decisiva non è anzitutto se Papa Francesco sia stato Papa, ma perché il Signore ne abbia permesso l’elezione e che cosa abbia voluto dire alla Chiesa attraverso questo pontificato.
La fede cattolica insegna che Dio guida la storia della Chiesa anche attraverso tempi di prova e di chiarificazione. Nulla nasce dal nulla: alcune tensioni già presenti sono semplicemente emerse, soprattutto nel rapporto tra dottrina, pastorale e annuncio.
Quando si parla di Tradizione, occorre però evitare equivoci. Non si tratta di una corrente, di un gusto o di una nostalgia. La Tradizione è la trasmissione viva della fede ricevuta dagli Apostoli, criterio di continuità del credere ecclesiale. Come ricorda san Vincenzo di Lerino, essa è ciò che è stato creduto «quod ubique, quod semper, quod ab omnibus». Questo non immobilizza la Chiesa, ma la preserva dall’arbitrio.
Se oggi la Tradizione appare necessaria, non è per spirito di contrapposizione, ma perché nei tempi di confusione essa resta il riferimento oggettivo che orienta la fede, senza sostituirsi al Magistero né dissolversi nel soggettivismo.
Forse è questo che il Signore sta dicendo alla sua Chiesa: tornare a ciò che è stato consegnato, perché ciò che è sempre stato creduto non perde forza nelle crisi, ma diventa più chiaro.
Bergoglio assurgendo alla soglia papale ha portato con sè, e non era possibile che facesse diversamente, tutta la sua personalità maturata in 78 anni di vita : conoscenza, cultura, sentimenti, disposizioni ad operare. Non è lui che ha sbagliato ma chi lo ha eletto in barba allo Spirito Santo, che non può sbagliare.
Caro S.E.
non ti sembra di cavartela un po’ troppo a buon mercato?
“Farla in barba allo Spirito Santo” non sembra un’espressione felice: se fosse verosimile che qualcuno può farla in barba allo Spirito Santo vorrebbe dire che lo Spirito Santo non è lo Spirito Santo.
Conosci senz’altro il detto: “Non si muove foglia he Dio non voglia”, che riassume perfettamente l’operare di Dio-Spirito Santo. E poi c’è il famoso “beneplacito” di Dio che, come recita l’escamotage teologico, “vuole o “permette” tutto – tutto! – quello che accade.
Quindi non è che lo Spirito Santo opera quando lo dici tu, o lo dico io o chiunque altro.
Lo Spirito Santo opera senza soluzione di continuità , “volendo” o permettendo” ciò che accade, altrimenti si dovrebbe ammettere che allo Spirito Santo sfugge il controllo di tutto ciò che accade.
Quindi Bergoglio la ditta massonica Bergoglio, Prevost, Fernadez & Company, la vuole o la permette lo Spirito Santo.
Ciao.
Dio chiama, lo Spirito Santo illumina, ma Dio ha concesso all’uomo il libero arbitrio. Questo è ciò che noi cattolici da secoli professiamo.
I commenti sono chiusi.