I Rutte della Nato. A Che Cosa Serve, in Realtà il “Pericolo” Russo. David Nieri, Tommaso Merlo.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione due elementi di valutazione della situazione relativa a Europa orientale, Unione Europea, Nato e accessori. Il primo è un commento di David Nieri, il secondo è un articolo di Infosannio. Buona lettura e diffusione.

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I RUTTE DELLA NATO

È di oggi l’ennesima dichiarazione di Rutte, secondo il quale la Russia starebbe preparando un attacco alla NATO. A tal proposito, una parola è troppa e due sarebbero poche.
Mi limito a qualche considerazione, ovviamente personale.
Kiev ha perso la guerra, o, meglio, non può vincerla. Mosca ha vinto la guerra, o, meglio, non può perderla. Al netto di tutte le considerazioni sull’aggressore, l’aggredito, l’invasore e l’invasato, la situazione, ormai è evidente, è questa. Kiev non potrebbe avere la meglio neanche se la NATO decidesse di rifornirla di alabarda spaziale, raggi gamma e doppi magli perforanti.
L’Ucraina ha perso la guerra, l’Europa ha perso la faccia.
La NATO è in balia delle decisioni del Biondo, al quale interessa poco della pace e molto degli affari. E qui si aprirebbero parentesi infinite.
È ovvio che le condizioni per la pace le stabilisce soprattutto il vincitore. Ci sono i territori contesi. Mosca li vuole, l’Europa e l’invasato giramondo dicono no, sarebbe una resa, serve una pace giusta. Pace giusta, per l’Europa e per lo screanzato ipercorrotto, significa ritiro immediato delle truppe russe e poi nemici come prima.
Grandi statisti, i “volenterosi” (che nome a bischero), grandi politici. Lungimiranti.
Il pericolo russo serve. Perché “bisogna difenderci da soli” significa alimentare l’industria bellica per creare un apparato militare degno della guerra fredda.
Significa poter riconvertire alla produzione di armi interi settori “improduttivi”. È l’ultima frontiera del capitalismo, insieme all’emergenza sanitaria e al cambiamento climatico (benintesi: di origine antropica). Armi, vaccini ed economia green. Con tanti saluti al welfare (che?).
In Ucraina, però, si continua a morire. Perché i volenterosi stanno violentando l’intelligenza e anche quel poco che rimane del vecchio continente. In questa prospettiva, ha davvero ragione il Biondo: siamo destinati all’estinzione. Perché, come sosteneva il grande Arnold J. Toynbee, “le civiltà muoiono di suicidio, non di assassinio”.

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E’ iniziata la terza guerra mondiale

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(Tommaso Merlo) – I politicanti vogliono mandare a morire in guerra i nostri figli ed i nostri nipoti. Ma da oggi al giorno in cui moriranno, non ne parleranno mai. Eppure la guerra non è altro che morte e distruzione oltre che una onda di dolore che devasta le famiglie per generazioni. I politicanti parlano dei giovani morti al fronte solo dopo, quando sottoterra diventano eroi che si sono sacrificati per tutti noi. A quel punto erigono monumenti e una volta all’anno le autorità si presentano tutte eleganti e col volto triste. Poi però i politicanti cambiano e il tempo passa. Come per i monumenti sparsi per l’Italia che ricordano le giovani generazioni morte nel corso della prima Guerra Mondiale.

È passato poco più di un secolo e quei monumenti si sono ingrigiti per le intemperie e sono sovente ricoperti di erbacce. A fatica si leggono ancora i loro nomi antichi e le date di nascita e di morte di quelle vite spezzate nel pieno della loro giovinezza. Furono intorno ai 650.000 i morti italiani, erano i figli e nipoti dei nostri avi che un giorno hanno ricevuto a casa una cartolina e sono stati obbligati a mollare tutto di colpo e partire per il fronte. Prima l’addestramento per imparare ad ammazzare, poi la trincea a bere grappa per trovare il coraggio di lanciarsi verso la morte, verso altri giovani nascosti sull’altura di fronte. Figli e nipoti di famiglie straniere ma vittime della stessa identica angoscia e disperazione. Alcuni storici faticano perfino ed identificare il vero casus belli di quella guerra sanguinaria definendola una follia collettiva. Ma tutte le guerre lo sono. È passato poco più di un secolo ed i confini per cui sono morti tutti quei giovani italiani, si passano in auto senza nemmeno bisogno di mostrare la carta d’identità.

E questo perché dopo essersi sterminati per secoli a vicenda, i popoli europei hanno deciso nel frattempo di unirsi. Hanno scoperto che cooperando e condividendo invece di spararsi addosso, sono tutti più sicuri e più ricchi. Ci è voluta un’altra guerra mondiale per capirlo, ma comunque ci siamo arrivati dando vita al più lungo periodo di pace e di progresso della storia continentale. Ma si sa, se gli uomini non imparano dai loro errori, prima o poi li ripetono. Ed eccoci qui. E’ iniziata la terza guerra mondiale coi paesi europei che hanno rimesso in moto la macchina della morte. Trovato il pretesto, hanno iniziato a spargere odio e paura tra la cittadinanza in modo da sottrargli immense risorse per produrre marchingegni omicidi e raccattare reclute.

Gli servono giovani, quelli che fino a ieri trascuravano ed ignoravano e di colpo diventano indispensabili. I figli dei potenti finiranno al massimo in qualche ufficio nelle retrovie, mentre i figli della gente comune in prima linea. A sparare all’impazzata fino alla bomba che li dilanierà, fino al ritorno avvolti nella bandiera mentre i politicanti si godono il macabro spettacolo dalle loro poltrone vellutate e l’industria della morte incassa immensi profitti nell’ombra.

E tutto questo senza uno straccio di motivo, con la Russia che ha ripetuto fino alla noia di non aver nessun interesse ed intenzione di invaderci e nemmeno la capacità, ma vuole solo essere lasciata in pace. E tutto questo per mano di classi dirigenti talmente detestate dai cittadini che la maggioranza non vota nemmeno più rendendo di fatto la democrazia monca e lorsignori politicamente zoppi. E tutto questo quando i popoli europei vogliono e chiedono la pace da anni ed una politica che si occupi di loro invece che di deliri bellici suicidi da secolo scorso. E tutto questo tradendo il vero grande traguardo dell’Europa che è la pace e quindi mettendo a rischio la sua sopravvivenza. E tutto questo con ordigni che oggi attraversano i cieli per migliaia di chilometri a velocità ipersonica rendendo di fatto la casa di ognuno di noi, una trincea. E tutto questo col rischio di una escalation nucleare dalle conseguenze inaudite. Davvero folle, davvero vergognoso.

L’unica speranza è che rispetto ad un secolo fa, la cittadinanza è più istruita e libera ed emancipata. Al punto che certe manipolazioni propagandistiche di massa potrebbero fare cilecca e addirittura scatenare rivolte popolari in grado di bloccare per tempo la macchina della morte. Già, la terza guerra mondiale è già iniziata, ma gli servono i nostri figli e i nostri nipoti per combatterla e siamo ancora in tempo. Sia per fermarli sia per dar vita ad una politica decente in modo da girare questa penosa pagina storica e riprendare la via della pace.

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2 commenti su “I Rutte della Nato. A Che Cosa Serve, in Realtà il “Pericolo” Russo. David Nieri, Tommaso Merlo.”

  1. L’azione propedeutica, su scala globale, è stata il rincretinimento generale.

    Operazione riuscita. A mo’ d’esempio ricordo che al parlamento israeliano qualcuno a gran voce chiedeva di bombardare la striscia di Gaza con l’atomica. Dimenticando che è a due passi – poche centinaia di metri, potremmo dire – dal centro della nazione e dal parlamento stesso.

    Se i popoli non fossero ormai così stupidi basterebbe molto meno per prendere a calci questi guerrafondai.

    I quali, forse – anzi, senza forse – sono i più stupidi di tutti.

    Non credo, però, che sarà un’attenuante davanti al Giudice divino. Forse perchéerché sono anche malvagi.

  2. Maria Luisa Moriconi

    Da come si è svolta l’operazione pandemia, con tanto di balli e canti dai balconi, non credo ad una cittadinanza, come dice Merlo?, “più istruita e libera ed emancipata”. Anzi, forse c’era più buon senso agli inizi del secolo scorso. Ora sono tutti ipnotizzati e non ci sarà nemmeno bisogno dei corpi speciali di carabinieri che vanno a rastrellare i renitenti (come nel secolo scorso). Basterà sventolare sotto il naso la promessa di laute prebende ai volontari e ci sarà la fila. Dio abbia pietà di noi.

I commenti sono chiusi.

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