Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione sulla situazione in Medio Oriente, e sull’immagine che ne viene data dall’informazione filo-israeliana. Buona lettura e diffusione.
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Il primo è questo post pubblicato su Instagram:

Tel Aviv invia la velina, e la redazione di palazzo Chigi la fa pubblicare .
Tecnicamente si chiama agenda-setting indotto: si prende un dettaglio secondario di un documento complesso, lo si gonfia a titolo, e si oscura deliberatamente il contenuto più grave. È un’operazione di framing manipolativo, usata per controllare la percezione pubblica di un rapporto che, letto davvero, sarebbe devastante per la parte che si vuole proteggere.
Dal titolo sembra che il testo assolva Israele.
In realtà lo inchioda.
Amnesty afferma, in linguaggio giuridico non ambiguo:
• l’esistenza di un “sistema di oppressione e dominazione” che costituisce apartheid contro i palestinesi;
• una “punizione collettiva” inflitta all’intera popolazione di Gaza, proibita dal diritto internazionale;
• attacchi indiscriminati e sproporzionati contro civili, qualificabili come crimini di guerra;
• atti che possono costituire genocidio ai sensi della Convenzione sul genocidio, in base a pattern, intenzionalità e distruzione sistematica dei mezzi di sopravvivenza.
Qui non si parla di “eccessi”.
Si parla di un apparato strutturato di violenza di Stato, costruito e mantenuto nel tempo con la stessa logica dei capi d’imputazione che a Norimberga venivano chiamati crimini contro l’umanità: azioni coordinate, sistematiche, dirette contro una popolazione in quanto tale.
E i giornali?
Questo lo “dimenticano”.
Non informano: coprono.
È la solita tecnica: urlare la riga che fa comodo a Tel Aviv e seppellire quella che brucia.
Ridurre un report di decine di pagine a “Amnesty accusa Hamas” non è giornalismo.
È propaganda da dopolavoro, scritta per lettori a cui non deve mai arrivare ciò che il documento dice davvero.
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Poi c’è questo post di Instagram, che testimonia una volta di più come e perché ci sia sempre meno gente che compera i cosiddetti giornali. E di come la stampa di destra non esiti a usare qualunque mezzo. Definirli una vergogna per la “professione” è veramente un eufemismo.

Oggi “Il Giornale” si è superato e ha scatenato nei confronti della relatrice Onu Francesca Albanese una dose extra di fango quotidiano.
Lo ha fatto lanciando quello che presenta come un grande scoop giornalistico, la prova regina dei legami tra Albanese e Hamas.
E uno pensa: ohibò, chissà cosa avrà fatto? Chissà cosa avrà detto? Chissà a quali segrete riunioni terroristiche avrà partecipato?
Invece sapete qual è il grande “scoop” de “Il Giornale”? Nel 2022 – ovvero un anno prima del 7 ottobre – Albanese è intervenuta come ospite a una conferenza dal titolo «16 Years of Siege on Gaza: Impact and Prospects».
Ovvero ha fatto il suo lavoro di relatrice Onu per i territori palestinesi occupati.
Parlando, tra le moltissime altre cose, genericamente del dritto alla resistenza da parte di un popolo oppresso.
Durante il convegno sarebbero intervenuti – separatamente da lei – anche due membri di Hamas, Ghazi Hamad e Bassem Naim.
Il tutto quando il 7 ottobre non era neanche nella testa e nei piani dell’organizzazione.
E questo, secondo “il Giornale”, dimostrerebbe il “legame” – giuro, lo hanno chiamato così – tra Francesca Albanese e Hamas.
Ora, ci son molte cose su cui si può criticare Francesca Albanese, come tutti, e io stesso non ho apprezzato la sua frase sul “monito” ai giornalisti, ma spacciare una roba del genere come scoop o accusarla di legami coi terroristi solo per aver fatto il proprio lavoro ben prima del 7 ottobre non aggiunge nulla su Francesca Albanese ma qualifica e squalifica la destra che ossessivamente infanga, accusa, delegittima questa donna capace e coraggiosa.
A Francesca Albanese la mia solidarietà per l’indegna caccia alle streghe economica, politica e mediatica che sta subendo.
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C’è anche questo post di InsideOver:

In zone di guerra i giornalisti non muoiono. Vengono uccisi.
Secondo l’ultimo rapporto di Reporters Sans Frontières, nel 2025 Israele è responsabile dell’uccisione di quasi la metà dei giornalisti uccisi in tutto il mondo.
“Il 43% dei giornalisti uccisi negli ultimi 12 mesi sono stati uccisi a Gaza dalle forze armate israeliane”, si legge nel rapporto.
Dal 2023 l’esercito israeliano ha ucciso oltre 300 giornalisti di cui 37 donne, moltissimi mentre svolgevano il proprio lavoro, alcuni seguiti dai droni e colpiti mentre entravano in casa, per uccidere così anche tutta la famiglia.
Secondo il rapporto di Reporters Sans Frontières, Israele è anche al secondo posto per numero di detenzioni di giornalisti stranieri.
Dopo Israele, il Messico è il secondo Paese più pericoloso per chi fa informazione: nel 2025, 9 giornalisti sono stati uccisi, per lo più da cartelli e gruppi criminali che controllano intere regioni.
“In Sudan, i giornalisti affrontano gravi abusi mentre il conflitto continua a imperversare”, scrive Reporters Sans Frontières, notando che le forze paramilitari RSF hanno ucciso più di 4 giornalisti nel 2025, tra cui 2 dopo essere stati stati rapiti dal gruppo ribelle.
In Siria, un totale di 37 giornalisti su 135 risultano scomparsi durante il governo del presidente deposto Bashar al-Assad.
Ad oggi, sono 503 i giornalisti attualmente detenuti in tutto il mondo.
#reporterssansfrontier #israel #journalistsarenotatarget #gazagenocide
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Sempre di insideOver questo post sui sanitari detenuti senza accuse senza processo e senza possibilità di difesa da Israele:

Il 10 dicembre, giornata internazionale dei diritti umani, nove reti di operatori sanitari provenienti da Italia, Stati Uniti, Belgio, Regno Unito e Francia si mobilitano insieme per chiedere la liberazione di oltre 90 operatori sanitari palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri israeliane.
“Come lavoratrici e lavoratori della salute” -si legge nel comunicato- “è un dovere etico e professionale alzare la voce e rifiutare il silenzio di fronte a queste violazioni”.
La chiamata all’azione è semplice: presentarsi nel proprio ospedale o luogo di lavoro portando le fotografie degli operatori sanitari palestinesi detenuti — e di tutti i prigionieri palestinesi — trasformando ogni struttura sanitaria in uno spazio di solidarietà e testimonianza.
Tra le organizzazioni aderenti figurano: Doctors Against Genocide (USA), Physicians for Humanity (USA), Health Workers 4 Palestine Connecticut (USA), Blouses Blanches Pour Gaza (Francia), British Arab Nursing & Midwifery (UK), Health Workers 4 Palestine (UK e Belgio), Digiuno Gaza (Italia) e Sanitari per Gaza (Italia).
Per i 95 operatori sanitari che rimangono in detenzione, la durata media della prigionia ha raggiunto i 511 giorni.
80 di loro provengono da Gaza e quindici dalla Cisgiordania occupata.
Dal solo territorio di Gaza, risultano detenuti 31 infermieri, 17 medici, 15 membri dello staff gestionale o di supporto ospedaliero, 14 paramedici, due farmacisti e un tecnico sanitario. 25 di loro ricoprivano posizioni senior, cinquanta ruoli intermedi e cinque posizioni junior; tutti, tranne uno, sono uomini.
Il collasso del sistema sanitario a Gaza è aggravato dal fatto che il 94% degli ospedali è stato danneggiato o distrutto, mentre molti altri hanno cessato le attività.
Tra il 7 ottobre 2023 e il 20 ottobre 2025, 431 operatori sanitari palestinesi sono stati detenuti.
Di questi, 309 sono stati finora rilasciati, inclusi 67 liberati nell’ultimo scambio di prigionieri del 13 ottobre.
5 risultano dispersi e 5 sono morti durante la detenzione, senza che i loro corpi siano stati restituiti alle famiglie.
#gazagenocide #internationalhumanrightsday
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E infine questo post che mostra le immagini di Gaza, in questi giorni, mentre Israele non permette l’ingresso alla stampa internazionale e blocca l’arrivo di tende e case prefabbricate per alleviare la situazione catastrofica di centinaia di migliaia di persone nelle tendopoli allagate.
Cliccate sul collegamento per vedere il video.

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1 commento su “G@z@, I$r@ele, H@m@s, Amnesty, Albanese; Strage di Giornalisti, Vergogne dei Giornali.”
William Shakespeare in una sua opera, esattamente Giulio Cesare, fa dire al relatore, dopo che Bruto uccise il grande Imperatore Giulio Cesare “… anche tu Bruto figlio mio……..ma Bruto è un uomo rispettabile…”
Ma Israele ha un governo rispettabile?!?!?!
I commenti sono chiusi.