Remigrazione, Numeri Importanti per Donald Trump. Ma sul Costo della Vita…Matteo Castagna.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla politica di remigrazione di Trump. Buona lettura e diffusione.

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di Matteo Castagna

Will Gottsegen è uno scrittore dello staff di The Atlantic e autore della newsletter Atlantic Daily.
In un articolo molto interessante del 5 dicembre 2025 esprime un’ argomentata critica ad alcune questioni riguardanti il Presidente Donald Trump.

Egli ha promesso non solo che l’America tornerà “grande”, ma anche che tornerà “sana”, “ricca”, “bella” e, soprattutto, “accessibile”. Mentre il Paese si trova ad affrontare un’inflazione persistente, una crisi immobiliare e l’aumento dei prezzi dei beni di consumo, quindi pare aver cambiato idea su quest’ultima affermazione.

“La parola accessibilità economica è una truffa democratica” – ha dichiarato martedì durante una riunione del Consiglio dei Ministri, riportata da USA Today. In un sondaggio di Fox News del mese scorso, quasi il doppio degli intervistati ha affermato che Trump, non Joe Biden, è responsabile delle attuali condizioni economiche. Secondo un nuovo sondaggio di Politico, il 46% degli americani afferma che il costo della vita negli Stati Uniti è il peggiore che ricordi, mentre il 46% pensa che Trump sia responsabile di questi costi elevati. La tendenza non è del tutto nuova: gli elettori hanno incolpato Trump per lo stato attuale dell’economia interna.

Gli americani ora si trovano ad affrontare sia un dollaro debole che livelli di reddito stagnanti. L’inaspettata implementazione di dazi punitivi ha finito per rendere più costosi tutti i tipi di beni, inclusi abbigliamento e carne bovina – dice sempre Atlantic Daily.

Trump ha provato strategie differenti per gestire l’instabilità degli elettori. Spesso attacca la precedente amministrazione Dem. All’inizio del suo mandato, pronunciava il nome di Biden in media sei volte al giorno, spesso per accusarlo dei problemi economici ereditati e della piaga sociale dovuta all’ immigrazione.

Non possiamo dargli torto, perché è noto in tutto il mondo quali siano le politiche fallimentari dei progressisti, con o senza campo largo, sia a livello finanziario che mondialista. Entrambe molto costose per il popolo, hanno prodotto solamente profonde disuguaglianze fra i lavoratori con la globalizzazione iper-liberal e disagi sociali con la sub-cultura woke e l’immigrazione selvaggia. E’ difficile risanare queste due problematiche in breve tempo. Nessuno ha la bacchetta magica. Eppure, va dato atto a Trump di aver lavorato molto per la remigrazione.

Sono i dati ufficiali a parlare per lui. Martedì, il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) ha annunciato, sul suo sito ufficiale, che “2 milioni di immigrati clandestini sono stati espulsi o se ne sono andati liberamente, dal 20 gennaio ad oggi”. “L’amministrazione Trump – prosegue il sito del DHS – è sulla buona strada per infrangere record storici ed espellere quasi 600.000 clandestini entro la fine del primo anno di mandato del presidente Donald Trump. Due milioni di immigrati irregolari hanno lasciato gli Stati Uniti in meno di 250 giorni, di cui circa 1,6 milioni di persone se ne sono andate volontariamente e oltre 400.000 attraverso le espulsioni”.

Un recente studio delle Nazioni Unite ha riportato che le politiche sull’immigrazione del Presidente Trump hanno portato a una riduzione del 97% degli immigrati clandestini diretti a nord degli Stati Uniti, dall’America Centrale. Lo stesso studio ha rilevato che il 49% dei potenziali immigrati clandestini che hanno deciso di interrompere il loro viaggio verso gli Stati Uniti, lo hanno fatto perché ritenevano che sarebbe stato impossibile entrare negli Stati Uniti sotto la presidenza Trump. Allo stesso modo, il 46% ha affermato che il timore di detenzione o espulsione ha portato ad abbandonare il tentativo di entrare illegalmente negli Stati Uniti. Un enorme effetto deterrenza, che sta impressionando il mondo intero e rendendo migliore la vivibilità sul piano della sicurezza.

La Segretaria del DHS Kristi Noem ha dichiarato a settembre, sempre sul sito ufficiale del dipartimento, che la giornata del lavoro ha celebrato “i 2,5 milioni di lavoratori americani entrati a far parte della forza lavoro statunitense da quando il Presidente Trump è entrato in carica. A titolo di paragone, l’88% dei posti di lavoro creati nello stesso periodo sotto Biden è andato a lavoratori nati all’estero. I nuovi posti di lavoro creati sotto il Presidente Trump sono andati a lavoratori americani”.

L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha ricevuto più di 150.000 domande nelle ultime settimane, e il 100% di tutti i nuovi posti di lavoro creati sono andati a cittadini statunitensi, da quando il presidente Trump è entrato in carica.

La capacità di espulsione continua ad aumentare mentre la Segretaria Noem sta negoziando nuove strutture di detenzione come “Alligator Alcatraz”, Speedway Slammer, Cornhusker Clink e Louisiana Lockup. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha inoltre annunciato di aver firmato oltre 1000 accordi 287 (g) in 40 Stati.

Tutti questi successi renderanno l’arresto, la detenzione e l’espulsione degli immigrati clandestini più efficienti e snelle che mai, aprendo la strada a un’ondata sempre maggiore di remigrazione. Tutto ciò ha un costo elevato, ma gli americani comprendono dai risultati, quanto sia necessaria questa politica in controtendenza con le precedenti amministrazioni.

Durante un recente incontro con il sindaco eletto di New York, Zohran Mamdani, il presidente è sembrato frenare il suo impulso a denigrare i democratici, sorridendo alle proposte di Mamdani per risolvere la crisi del costo della vita. “Alcune delle sue idee sono davvero le stesse che ho io”, ha detto Trump: “La nuova parola è accessibilità economica”. Circa una settimana dopo, si è autodefinito “Presidente dell’accessibilità”, su Truth Social.

Ma, ancora una volta, è durato solo per un po’: l’accessibilità economica in realtà “non significa nulla per nessuno”, ha dichiarato martedì. La prossima settimana, cambierà ancora una volta rotta, partendo per un tour nazionale, al fine di tranquillizzare gli elettori sull’economia e l’inflazione. Le opinioni sull’approccio di un presidente all’economia di solito si ripercuotono sul partito in carica e, al momento, la relativa impopolarità di Trump su questi temi potrebbe rivelarsi un vantaggio per i Democratici. La retorica sul costo della vita che ha catapultato Mamdani alla vittoria a New York City ha aiutato altri due Democratici a vincere importanti elezioni, il mese scorso.

La politologa Lynn Vavreck ha detto a Will Gottsegen di Atlantic Daily che “quando Trump minimizza la questione, rischia di ripetere parte di ciò che ha portato alla caduta di George H.W. Bush nel 1992. Bush perse quelle elezioni contro Bill Clinton in gran parte perché il suo ottimismo sull’economia non si è sintonizzato con la realtà degli elettori. Biden ha sofferto di una simile disconnessione e lo stesso problema si sta insinuando in Trump, in vista delle elezioni di medio termine.

Gli indici di gradimento per il primo anno di mandato di un presidente beneficiano spesso di quello che lo storico dell’economia Robert J. Gordon chiama “effetto luna di miele”, un rialzo che non si spiega con altro se non con la propensione degli elettori a dare ai leader il tempo di scaldarsi. Ma quando arriva la stagione di metà mandato, gli elettori tendono a essere meno indulgenti. A dieci mesi dall’inizio della presidenza di Trump, i sondaggi stanno iniziando a seguire un andamento simile: i suoi indici di gradimento sono partiti dal 47% e da allora sono scesi al 36%.

Trump è noto per la sua capacità di riprendersi, altra caratteristica che lo rende simile a Silvio Berlusconi. Dovrà concentrare il suo operato per migliorare l’economia del Paese, altrimenti gli volterà le spalle. Uscire da gravosi impegni bellici all’estero utilizzando tutta la sua forza diplomatica, strategica e politica, potrebbe essere un modo per implementare risorse nel “Make America great agaist” che gli ha dato una straordinaria vittoria, quasi un anno orsono.

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