Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione due articoli di vita vaticana, che ci sembrano interessanti…il primo, pubblicato da Vatican News, è questo, relativo al diaconato femminile:
Commissione Petrocchi: no al diaconato femminile, anche se il giudizio non è definitivo
Vatican News
“Lo status quaestionis intorno alla ricerca storica e all’indagine teologica, considerati nelle loro mutue implicazioni, esclude la possibilità di procedere nella direzione dell’ammissione delle donne al diaconato inteso come grado del sacramento dell’ordine. Alla luce della Sacra Scrittura, della Tradizione e del Magistero ecclesiastico, questa valutazione è forte, sebbene essa non permetta ad oggi di formulare un giudizio definitivo, come nel caso dell’ordinazione sacerdotale”. È questo il risultato al cui è pervenuta la seconda Commissione presieduta dal cardinale arcivescovo emerito de L’Aquila Giuseppe Petrocchi, che su mandato di Papa Francesco aveva preso in esame la possibilità di procedere con l’ordinazione delle donne diacono e che ha concluso i suoi lavori lo scorso febbraio. Lo si legge nella relazione di sette pagine che il porporato ha inviato a Leone XIV lo scorso 18 settembre e che ora viene resa pubblica per volere del Papa.
LEGGI QUI IL DOCUMENTO INTEGRALE
La Commissione, nella prima sessione di lavori (2021) era arrivata a stabilire che “la Chiesa ha riconosciuto in diversi tempi, in diversi luoghi e in varie forme il titolo di diacono/diaconessa riferito alle donne attribuendo però ad esso un significato non univoco”. Nel 2021, all’unanimità, il confronto teologico ha portato ad affermare che “l’approfondimento sistematico sul diaconato, nel quadro della teologia del sacramento dell’ordine, suscita interrogativi sulla compatibilità dell’ordinazione diaconale delle donne con la dottrina cattolica del ministero ordinato”. Sempre all’unanimità la commissione si è espressa in favore dell’istituzione di nuovi ministeri che “potrebbe contribuire alla sinergia tra uomini e donne”.
Nella seconda sessione di lavori (luglio 2022), la commissione ha approvato (con 7 voti favorevoli e uno contrario) la formulazione riportata integralmente all’inizio di questo articolo, che esclude la possibilità di procedere verso l’ammissione delle donne al diaconato come grado del sacramento dell’ordine ma senza formulare oggi “un giudizio definitivo”.
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Poi c’è questa notizia ANSA:
(ANSA) – CITTÀ DEL VATICANO, 04 DIC – Papa Leone ha deciso, con un Chirografo pubblicato oggi, che la “Commissio de donationibus pro Sancta Sede”, la Commissione incaricata di coordinare le donazioni, istituita con il Chirografo di Papa Francesco dell’11 febbraio 2025 (una delle ultime decisioni prima del ricvero al Policlinico Gemelli) “è soppressa”.
“Sarà istituito un gruppo di lavoro per formulare proposte relative alla questione generale del fundraising per la Santa Sede, insieme alla definizione di una struttura appropriata. Il Consiglio per l’Economia proporrà i nominativi dei componenti di detto gruppo che saranno sottoposti al Romano Pontefice tramite la Segreteria di Stato”, si legge nel provvedimento di Prevost.
“La questione delle donazioni e del fundraising per la Santa Sede – spiega in premessa Papa Leone – rappresenta un importante aspetto” del vincolo di unità e carità “tra le Chiese particolari e la Sede Apostolica, in particolare dal punto di vista dell’effettivo esercizio del ministero petrino”. Il Pontefice riferisce che “il Consiglio per l’Economia, al quale compete la vigilanza sulle strutture e le attività amministrative e finanziarie della Santa Sede, ha dedicato particolare attenzione allo studio di suddetta questione, esaminandola nuovamente e consultando esperti del settore. In seguito, nel valutare positivamente i primi passi recentemente compiuti, il Consiglio ha formulato alcune raccomandazioni finalizzate a rimodulare l’attuale struttura istituzionale preposta alla gestione dell’ambito”. (ANSA).
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7 commenti su “Vaticano. No al Diaconato Femminile, Abolita la Commissione per le Donazioni.”
Caro Roberto,
Il diaconato è a pieno titolo un grado del Sacramento dell’Ordine, insieme a episcopato e presbiterato. Lo affermano in modo esplicito il Concilio Vaticano II (Lumen gentium, 28-29) e il Catechismo (CCC 1536). Il diacono riceve una vera ordinazione sacramentale, mediante imposizione delle mani e preghiera consacratoria.
È vero però che il diaconato non è sacerdozio: il diacono non offre il Sacrificio eucaristico né agisce in persona Christi Capitis, ma è ordinato “per il servizio”. Ciò non toglie, però, la sua piena appartenenza all’Ordine sacro.
Alla luce di questo, l’ipotesi di un diaconato femminile sacramentale non regge. Le cosiddette diaconesse della Chiesa antica, soprattutto in Oriente, a quanto finora sappiamo ( lo studio serve a questo) , non erano diaconi ordinati: svolgevano compiti assistenziali e caritativi, soprattutto a favore delle donne, senza funzioni liturgiche né carattere sacramentale. I riti a loro riferiti erano benedizioni o istituzioni, non ordinazioni.
Anche oggi, nelle Chiese orientali dove esistono figure simili, si tratta di ministeri non sacramentali, distinti dal diaconato propriamente detto.
Il punto decisivo è questo: poiché il diaconato è un grado del Sacramento dell’Ordine, non può essere separato dalla struttura sacramentale voluta da Cristo. Se la Chiesa non ha la facoltà di conferire l’Ordine del presbiterato, e di conseguenza delll’episcopato, alle donne, ciò vale per tutti i suoi gradi. Non si può “aprire” il diaconato e “chiudere” il sacerdozio senza contraddizione teologica. qualcuno ha tentato di sostenere che episcopato, presbiterato e diaconato sarebbero tre “ordini” distinti tra loro, quasi tre sacramenti diversi. Ma questa tesi non è cattolica e contraddice la dottrina costante della Chiesa.
La fede della Chiesa insegna che esiste un solo Sacramento dell’Ordine, articolato in tre gradi. Non tre ordini separati, ma un unico sacramento con una struttura interna gerarchica. Lo affermano con chiarezza il Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 1536). Separare i tre gradi significherebbe spezzare l’unità del sacramento e alterare la costituzione divina della Chiesa.
È vero che i tre gradi non sono identici:
– l’episcopato possiede la pienezza dell’Ordine,
– il presbiterato vi partecipa in modo subordinato,
– il diaconato è ordinato per il servizio e non per il sacerdozio.
Ma la diversità di funzioni non equivale a diversità di sacramenti.
Per questo l’argomento secondo cui si potrebbe ammettere un diaconato femminile “separandolo” dagli altri ordini non regge: se il diaconato fosse un ordine diverso, non sarebbe più il diaconato cattolico, ma un nuovo ministero creato ex novo. E questo non è nella potestà della Chiesa.
In sintesi:
il diaconato è sacramentale, maschile e distinto dal sacerdozio;
le diaconesse antiche non erano diaconi;
il diaconato femminile sacramentale non appartiene alla Tradizione cattolica.
Il barometro delle aperture e chiusure ecclesiastiche su questo scottante argomento continua ad impennarsi con continui alti e bassi il cui dichiarato scopo sarebbe l'”approfondimento” della Verità di Fede, che -pur ritenuta eterna-, soggiace a mutamenti “tsunamici” di tipo eracliteo.
Beh, certo, bisogna risolvere la faccenda con “processi” in continuo divenire.
Suppongo che il prossimo “processo” si farà all'”imputato” Gesù.
Ci vede benissimo don Minutella: se si discute del diaconato femminile già ci si è allontanati dalla volontà fondativa di Cristo, ed il fatto che il no non sia definitivo lo conferma. E’ il solito metodo diabolico dei piccoli passi. Davvero a san Pietro non c’è più la Chiesa cattolica, che non è la “chiesa sinodale” anticristica.
Come? “diamo tempo” a Prevost? 😱
Esatto, è un esempio da manuale della cd finestra di Overton: un altro processo è stato iniziato. Intanto si incomincia a parlarne.
È utile rileggere la Lettera Apostolica Ordinatio Sacerdotalis del S.Padre GPII: “La Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo…”
Gentile Alessandro,
vorrei precisare una cosa in modo netto: neanch’io sono favorevole a un diaconato sacramentale conferito alle donne. Non lo ritengo opportuno né teologicamente fondato, e personalmente non ne vedo alcuna necessità pastorale.
Detto questo, occorre però evitare confusioni che, pur in buona fede, generano allarmismi inutili.
Lei cita Ordinatio Sacerdotalis di san Giovanni Paolo II. È un documento chiarissimo, ma riguarda esclusivamente l’ordinazione sacerdotale.
Il Papa afferma che la Chiesa non ha alcuna facoltà di conferire alle donne il sacerdozio ministeriale (cioè il presbiterato e, a maggior ragione, l’episcopato).
Il testo parla sempre e solo di sacerdotium, non del diaconato.
Perché?
Perché il diaconato non è il sacerdozio. Non lo è mai stato. Non compie la consacrazione eucaristica, non agisce in persona Christi capitis, non partecipa del ministero sacerdotale nel senso proprio stabilito dal Concilio di Trento e ribadito da Vaticano II.
La questione teologica che la Commissione sta studiando non è:
“Possiamo ordinare sacerdoti le donne?” – su questo la risposta è definitivamente NO.
La domanda è un’altra:
“Nel primo millennio, ciò che veniva chiamato ‘diaconessa’ era un vero grado dell’Ordine o un servizio liturgico-pastorale non sacramentale? E se era non-sacramentale, può essere ripristinato come ministero istituito?”
Questa è una ricerca storica, non un tentativo di scardinare la fede.
Ripeto: io non auspico un diaconato sacramentale alle donne. Ma è bene non fare cortocircuiti tra ciò che è definito infallibilmente (il sacerdozio maschile) e ciò che la Chiesa sta ancora esaminando con metodo teologico e storico.
Studiare non significa approvare.
E soprattutto non significa aprire la porta al sacerdozio femminile: quello è già stato chiuso definitivamente da Giovanni Paolo II.
Gentile Nippo,
Lei ha una sorprendente abilità che definirei luciferina: qualunque tema teologico venga affrontato, riesce immancabilmente a trasformarlo in un presunto “segno dell’apostasia”. Ma poi, da quale pulpito viene la predica. Si apre un dossier storico? Per Lei è già la fine dei tempi. Si studia una questione antica? Per Lei è la prova che “a San Pietro non c’è più la Chiesa.
Il suo è allarmismo costruito e compulsivo.
Quanto al diaconato femminile, un paio di precisazioni elementari che chiunque mastichi un minimo di teologia dovrebbe conoscere:
1. Il diaconato non è il sacerdozio.
Confondere le due realtà è, mi spiace dirlo, un errore da principianti. Nessuno sta toccando la natura sacramentale dell’Ordine.
2. Il dato storico è reale.
Le diaconesse nella Chiesa primitiva sono documentate, e in alcune Chiese orientali esistono tuttora. Studiare un fatto storico non equivale a canonizzarlo.
Solo chi teme la verità ha paura degli studi.
3. Una questione allo studio non è una questione approvata.
Ma per Lei pare, e vuol farlo intendere, che anche solo parlarne sia un tradimento. Questa incapacità di distinguere tra ricerca e decisione magisteriale è all’origine di molti allarmi del tutto immotivati.
La Chiesa non tradisce Cristo perché analizza un tema.
Ma chi, ad ogni passo, grida al complotto e al satanismo ecclesiale, finisce per costruirsi una sua contro-chiesa: una setta personale fatta di sospetti, diffidenze e anatemi lanciati al vento.
Concludo: se per Lei la Chiesa non può neppure studiare la propria storia senza essere accusata di apostasia, allora il problema non è né Pietro né Roma.
È semplicemente la Sua idea di Chiesa: fragile, impaurita e molto poco cattolica.
Il diaconato è un “grado” del Sacramento dell’Ordine oppure no?
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